La moglie nuora e altri racconti


Nella seconda metà del 2017, volendo cimentarmi in qualcosa di diverso dalle precedenti pubblicazioni, provai a scrivere un libro di racconti che fosse un po’ “brioso”. Nacque così La moglie nuora e altri racconti, sedici storie brevi, ognuna con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono mixati con fatti e personaggi immaginari e trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. Di seguito troverete La Proposta uno dei capitoli del libro che tratta delle avventure di un ingegnere italiano in Messico che riceve una proposta irrinunciabile destinata a cambiare la sua vita. La copertina è stata ideata e realizzata da me. Il libro mi piace molto. Fatemi conoscere la vostra opinione.

La moglie nuora e altri racconti è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it, L’editing dell’estratto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La Proposta (Valeria)

Franco, direttore commerciale di una società di costruzioni, si trovava a Città del Messico per partecipare a una riunione convocata per trovare una soluzione al finanziamento di un progetto siderurgico entrato in difficoltà con il cambio presidenziale. Era una tranquilla domenica mattina: aveva viaggiato il giorno prima con un volo da Milano via Amsterdam e passato la notte all’Hilton Reforma, uno dei più noti alberghi della città. Verso le dieci, dopo una leggera colazione a base di papaya e mango, decise di fare due passi lungo l’avenida fiancheggiata dall’hotel.

Venti minuti dopo si fermò a un caffè con tavolini all’aperto dove era stato altre volte nei precedenti viaggi. Lì si poteva gustare un ottimo Campari shakerato accompagnato da appetitosi bocadillos. Il bar era frequentato da persone per bene e anche per questo gli piaceva. Mentre sorseggiava il Campari in una grande coppa a forma di cono rovesciato, fu avvicinato da un signore di una certa età che si era alzato da un tavolino, distante qualche metro dal suo, dove si trovava seduto con un’altra persona.

“Buongiorno signore”

“Buongiorno a lei”, rispose Franco.

“Permette che mi presenti?”, chiese il signore con un leggero accento spagnolo, “il mio nome è Mauro Vincenzi”.

“Lieto di conoscerla”, rispose Franco e diede nome e cognome.

“Sa, è da tempo che il mio collega ed io la stiamo osservando, non solo oggi. Lei è già stato in questo caffè. Ci ha colpito per il suo contegno, per come veste e … per il suo portamento. Pensiamo che lei non sia né messicano né residente, ma italiano, a Messico per motivi di lavoro. Posso chiederle che attività svolge?”

“Sono ingegnere e sto seguendo un progetto a Monterrey”

“Ecco, immaginavo fosse ingegnere. Quanti anni ha?”

“Trentasei”

“Perfetto, anche il mio collega era sicuro che lei fosse la persona giusta!”

“Giusta per che cosa?”

“Giusta per la proposta che le vorremmo fare. Permette che chieda al collega di unirsi a noi?”

“Faccia pure”.

L’altro signore li raggiunse e sedette al tavolino. Parlando un discreto italiano, disse: “Sono molto lieto di fare la sua conoscenza: sono Giuseppe Soncini e vivo in Messico da più di cinquant’anni. Sbarcai a Veracruz con i miei genitori quando avevo dieci anni. Sono un imprenditore nel settore delle costruzioni, con un’attività molto ben avviata. Il signore col quale lei stava parlando è un avvocato, mio amico, che mi sta aiutando a portare a termine questo mandato. Dovrebbe sapere che Valeria, mia unica figlia, è rimasta vedova a soli ventitré anni. Una tragedia. Il marito, italiano, un ingegnere come lei, che l’amava moltissimo, morì due anni fa in un incidente aereo, in avioneta, all’età di trentadue anni. Dalla morte del marito Valeria si è chiusa in se stessa, non vuole vedere nessuno. Mia moglie ed io siamo molto preoccupati: abbiamo chiesto un parere all’amico avvocato che ci ha suggerito di presentare a Valeria un buon partito, come riteniamo sia lei”

“La ringrazio per la testimonianza e per la considerazione riposta nella mia persona nonostante non ci siamo mai incontrati prima. Si dà il caso, però, che io sia sposato con due figli e quindi …”

“Ma non le ho ancora detto tutto! Mia figlia è una bellissima ragazza, ha vinto concorsi di bellezza ed è un’ereditiera. Oltre alla dote di due milioni di dollari, che sono pronto a bonificare al futuro genero, con la morte del marito Valeria ha ereditato una fortuna in edifici e terreni pari a più di venti milioni di dollari. Ci pensi bene: sono molti soldi e in più una ragazza bellissima, il tutto da comparare con una moglie e due figli che lei potrebbe sempre mantenere in Italia, facendo fare loro una vita da nababbi”

“Si, ma …”

“Inoltre, lei avrebbe un ruolo importante nella mia impresa di costruzioni, vicepresidente per iniziare, per poi ereditarla dopo il mio ritiro”

“Certo, ma …”

“Dopotutto si tratterebbe di un doppio matrimonio in paesi lontani tra loro. Chi lo verrebbe a sapere? Da noi, chi può permetterselo ha almeno due famiglie. A lato della famiglia principale ne ha un’altra, detta casa chica, con moglie, figli e parenti. Nel nostro caso si tratterebbe di stabilire quale delle due è la casa chica: quella in Italia o quella in Messico. Per quanto detto, direi che la casa chica dovrebbe essere quella italiana”

“Se ho ben capito, non dovrei rinunciare ma declassare la mia famiglia a serie B per un’ereditiera che non conosco, che dovrebbe diventare la mia vera moglie. Mi pare una proposta indecente”

“Indecente, non direi”, replicò l’avvocato. È un contratto che tutti vorrebbero firmare, non solo per i soldi ma anche per la ragazza”

“Non le abbiamo ancora fatto vedere una foto di Valeria”, disse il padre. “Veda che bel viso, che bel sorriso, veda questa in bikini: cosa le avevo detto, ha vinto concorsi di bellezza. Ci pensi bene prima di rifiutare”

“Stando così le cose dovrei prendere in considerazione la vostra proposta. Datemi però tempo per riflettere. Non è un passo facile per una persona come me”

“Le andrebbe bene un mese per prendere la decisione? Ci ritroveremo qui ai primi del mese prossimo. Si ricordi che mia figlia non dovrà mai venire a sapere che il matrimonio è stato combinato. Molto lieto di averla conosciuta”. Poi pregò l’avvocato di lasciare a Franco il biglietto da visita.

“Arrivederci”, “Arrivederci”.

“Buongiorno”, “Buongiorno”.

Franco era lusingato della proposta, interessante sotto ogni aspetto, ma nel contempo molto dibattuto: era in gioco la famiglia con moglie e due figli. Come avrebbe potuto lasciarli o tenerli in secondo piano? Che fare? Dirlo a Daniela – la moglie – oppure aspettare per vedere come sarebbero andate le cose? Decise per il momento di non dirle nulla. Una volta conclusa la riunione del progetto rientrò a Milano e non sfiorò il tema con Daniela neppure quando gli disse che le sembrava preoccupato. “Questioni di lavoro”, tagliò corto Franco, “quasi certamente dovrò tornare a Messico alla fine del mese”. Decise che sarebbe andato comunque all’appuntamento per verificare come stavano veramente le cose e conoscere la ra-gazza. Per coincidenza – strana coincidenza pensò – fu indetta a Messico un’altra riunione del progetto per il secondo giorno del mese seguente. Chiese tre giorni di ferie in modo da disporre del tempo sufficiente per approfondire la proposta e dare la risposta.

Lì giunto, telefonò all’avvocato per fissare l’appuntamento con lui e il padre di Valeria. All’incontro disse che non aveva ancora preso una decisione anche se era interessato ad approfondire. Gli premeva conoscere due cose: la ragazza e la sua situazione patrimoniale. Decisero di procedere così: i documenti da esaminare sarebbero stati disponibili presso l’ufficio dell’avvocato, mentre l’incontro con la ragazza sarebbe avvenuto occasionalmente affinché Valeria non sospettasse che fosse stato combinato: Franco avrebbe partecipato a un vernissage di un promettente pittore messicano durante il quale, con una scusa qualsiasi, l’avvocato l’avrebbe presentato a Valeria. Il giorno dopo, nell’ufficio dell’avvocato, Franco ebbe la conferma dell’ottima situazione immobiliare e finanziaria della ragazza. Nel pomeriggio al vernissage gli venne presentata Valeria: una bellissima ragazza con viso e corpo splendidi. Portava un’elegante blusa ricamata sotto la quale si intravedevano seni sodi e puntuti.

“Molto lieto di conoscerla”, esordì Franco.

“Anche da parte mia”, rispose Valeria. “Parlo italiano perché ho studiato alla Dante Alighieri e ho avuto un marito romano”.

Seguì una piacevole conversazione che toccò diversi temi: arte, musica, vacanze e sport. Alla fine Franco la invitò a cena per la sera del giorno seguente.

“Potremmo fare questa sera?”, rispose Valeria, domani sera avrei un impegno”

“Va bene per questa sera”, rispose Franco, “potremmo cenare a La Taberna, un ristorante italiano vicino all’Hilton, dove al- loggio, alle otto e mezzo, se sei d’accordo”

“Va bene”, confermò Valeria, “ciao, a questa sera” “Ciao, a dopo”, la salutò Franco.

Una giornata impegnativa per il nostro: esame della situazione patrimoniale di Valeria, sua conoscenza e ora cena tête-à-tête con lei. Valeria giunse puntualissima al ristorante. Indossava un top da sera di lamé con calzoncini di velluto nero che mettevano in risalto le bellissime gambe abbronzate. Il ristorante era la versione messicana di una taverna italiana con grandi tavoli rettangolari, panche e tovaglie abbondanti a scacchi rossi e bianchi. Era presto per la cena a Messico, quindi non ci fu nessun problema per la scelta del posto. Sedettero uno di fronte all’altro nel mezzo di un tavolo d’angolo, un po’ appartato. Dopo gli ordini, continuarono la conversazione iniziata al vernissage. Mentre cenavano, approfondendo la conoscenza reciproca, arrivò, in compagnia di una ragazza, un amico di Valeria che la apostrofò così:

“Cosa fai con questo tipo, non dovresti stare con i tuoi amici?”

“Lasciami in pace”, rispose Valeria.

“Ti avevo avvertito”, ribatté l’amico con un atteggiamento tra lo scherzoso e il minaccioso, e si allontanò con la ragazza.

Dopo di ciò, come per chiedergli scusa dell’intrusione e per manifestargli la sua simpatia, allungandosi un poco sotto il tavolo, Valeria lo accarezzò dolcemente con il piede nudo: al primo momento, non capendo, Franco ebbe una sensazione di disagio, subito convertita in sorriso di compiacimento. E si domandò quale potesse essere il significato di un gesto così affettuoso. Sul finire della cena Franco invitò Valeria alla discoteca dell’Hilton che si trovava all’ultimo piano dell’hotel. All’entrata gli venne richiesta la giacca. “Scendiamo un attimo in camera a prenderla”, disse a Valeria. Arrivati nella stanza, mentre Franco toglieva la giacca dall’armadio, Valeria si levò il top e con grande naturalezza, a seno nudo, si volse a Franco sorridendo. Dopo l’abbraccio e il bacio che seguì, si avvicinarono al grande letto matrimoniale, dove si lasciarono cadere con delicatezza, continuando a baciarsi e a scambiarsi tenerezze. “Che bello. È magnifico”, commentò affettuosamente Valeria. Dopo avere fatto l’amore si infilarono sotto le coperte abbracciati. Ripeterono la performance a mezzanotte prima di addormentarsi e, infine, un’altra volta verso le cinque di mattina, prima che Valeria lasciasse l’hotel per non dare troppo nell’occhio.

Nacque così una grande passione, con sbandata da parte di entrambi, cui fece seguito un altro incontro la sera dopo, avendo Valeria annullato l’impegno. A seguito di questa seconda notte Franco fu sempre più convinto della strada da seguire e prese la decisione. Incontrò nuovamente il padre di Valeria al quale confermò l’accettazione della proposta. Chiese e ottenne una scrittura, sottoscritta dal futuro suocero e dall’avvocato, a conferma del bonifico di due milioni di dollari da eseguire il giorno delle nozze. Con scrittura a parte gli venne riconosciuta la nomina a vicepresidente e la cessione del 50% delle azioni dell’impresa di costruzioni quando il suocero si sarebbe ritirato. L’altro 50% sarebbe andato a Valeria che – da parte sua – aveva confermato che l’ingegnere italiano che le era stato presentato dall’avvocato le piaceva moltissimo e sa- rebbe stato il marito ideale.

Tornato a Milano Franco raccontò a Daniela l’occasione offertagli “da un impresario di origine italiana residente in Messico”. Spiegò: due milioni di dollari, l’impresa di costruzioni, la ragazza, la casa chica, naturalmente a Messico.

“Come hai potuto accettare tutto questo? Non hai pensato a noi?”, chiese Daniela.

“Ho pensato a voi e al vostro futuro. La decisione non è ancora stata presa, deve essere confermata, ma sarebbe un delitto non accettare la proposta”.

Dopo qualche giorno Daniela si mostrò disponibile a prendere in considerazione la proposta sia per non perdere definitivamente il marito sia per assicurare il futuro dei figli e suo. Trascorso un mese dal suo ultimo rientro a Milano, Franco ritornò a Messico una settimana, per lavoro. Il weekend si recò con Valeria, in avioneta, a Zihuatanejo, località esclusiva sul Pacifico. Valeria, in T shirt e pantaloncini bianchi, era abbronzatissima. Giocarono una partita di pallavolo con coetanei di Valeria, lei e le amiche in topless. Grande eccitazione. Notte d’amore in bungalow. “Che bello! Magnifico!”, ripeté più volte Valeria. La domenica pomeriggio, al rientro a Messico, non appena giunti sull’altopiano, l’avioneta iniziò a librarsi come fosse un foglio di carta in balia del vento. Le correnti ascensionali dovute alla differenza di temperatura tra pianura e altopiano facevano svolazzare il piccolo aereo mentre il pilota cercava, con difficoltà, di mantenerne il controllo. Improvvisamente si scatenò una tempesta e una violenta grandinata colpì le ali e la fusoliera dell’avioneta. Valeria andò in panico sia per il rumore assordante causato dalla grandine sulla fusoliera – che faceva rimbombare la cabina – sia per il ricordo del marito, morto in circostanze analoghe. Franco cercò di confortarla, pur essendo anch’egli scioccato e frastornato dal rumore. Cessata la grandine e passata la tempesta, tutto tornò come prima e i due ripresero colore e voglia di vivere e amarsi.

Il martedì seguente Franco rientrò a Milano dove ebbe il colloquio decisivo con la moglie. Daniela era ormai convinta che il marito avrebbe comunque accettato la proposta ed era preparata a tutto pur di salvaguardare il futuro dei figli e suo. Franco le confermò di avere accettato la proposta e che avrebbe sposato Valeria: in cambio avrebbe avuto molti soldi e un incarico importante in una azienda solida che un giorno sarebbe diventata sua. Cosa poteva desiderare di più?

“Come pensi di mantenere la promessa di assicurare ai nostri figli e a me un futuro onorevole, come se tu fossi ancora con noi?”, chiese Daniela.

“Non vi dovete preoccupare: depositerò sul tuo conto corrente un importo iniziale di 100.000 € per le spese extra e ogni mese riceverai un bonifico di 10.000 € per le spese correnti. Questo dovrebbe essere sufficiente per farvi condurre una vita più che decorosa.”

Daniela accettò la proposta economica di Franco sapendo che, se si fosse opposta, avrebbe comunque seguito il suo impulso. Franco chiese e ottenne dall’azienda un mese di ferie e ritornò a Messico per il matrimonio. Si sposò con rito civile: non accettò il matrimonio religioso adducendo di essere cattolico praticante. Il viaggio di nozze, offerto dal suocero, durò tre settimane e toccò Rio de Janeiro, le Cascate del Iguazu, Buenos Aires, la Patagonia e il Perito Moreno, la Terra del Fuoco. Un viaggio indimenticabile.

Al termine delle ferie rientrò in Italia. Diede le dimissioni motivandole con un lavoro molto promettente che gli era stato offerto in Messico. Gli venne concesso di ridurre il preavviso a un mese con la promessa di passare puntualmente le consegne al suo vice. Visse l’ultimo mese in Italia con i figli e la moglie alla quale bonificò sul conto corrente l’importo concordato per le spese extra e, prima di partire, il primo mensile per le spese correnti. Promise infine a lei e ai figli che sarebbe rientrato in Italia quattro volte all’anno.

Nonostante le buone intenzioni Franco tornò in Italia solo due volte all’anno i primi due anni, una sola volta il terzo, per poi non farsi più vedere. Negli anni seguenti non fece mancare nulla alla famiglia e in particolare ai figli, i quali ricevettero bei regali in occasione delle feste e dei compleanni. Daniela, ancora giovane e bella, trovò un altro compagno col quale visse splendidamente, senza alcun problema economico e affettivo. Qualche anno dopo Valeria si mise con Julio, il ragazzo che l’aveva apostrofata in tono tra lo scherzoso e il minaccioso la sera del loro primo incontro a La Taberna. Julio, innamorato di Valeria, non aveva mai rinunciato a lei e, soprattutto, non aveva accettato che si fosse risposata con un altro gachupin italiano. Alla fine Valeria, che non aveva avuto figli neanche da Franco, l’ebbe vinta: chiese e ottenne il divorzio in cambio della cessione gratuita, a Franco, dell’altro 50% delle azioni della società che aveva ricevuto dal padre al momento del suo ritiro. Franco, ormai assorbito totalmente dal lavoro, non si oppose al divorzio perché così avrebbe potuto disporre dell’impresa di costruzioni a suo piacimento. Un giorno avrebbe potuto cederla ad altri e, chissà, ritornare in Italia ricco come un nababbo, in barba a tutti.

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