Il portafoglio


Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Trae spunto da un fatto realmente accaduto qualche anno fa. Durante un viaggio in treno in uno scompartimento di prima classe, un manager è costretto ad assistere alle effusioni di una giovane coppia distesa comodamente sul divano opposto al suo. Dopo avere bevuto un caffè bollente servito da uno strano addetto, cade addormentato. Al risveglio il portafoglio e la coppia sono scomparsi. Chi l’avrà alleggerito. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Il portafoglio

Giorgio, un manager milanese quarantacinquenne, era di ritorno da Buenos Aires via Francoforte e Zurigo dove avrebbe preso il treno per Milano. Era stato a Buenos Aires per la chiusura di un contratto con un gruppo alimentare americano con importanti attività in Argentina. Lì era rimasto il suo vice, ingegnere, per concordare gli allegati tecnici. Era febbraio, in quei giorni la pianura padana era avvolta dalla nebbia che impediva atterraggi e decolli all’aeroporto della Malpensa. Per questa ragione aveva deciso di prendere il treno da Zurigo a Milano. Il volo Lufthansa era partito da Buenos Aires alle 16.55 e, dopo lo scalo a Francoforte, era atterrato in orario a Zurigo, alle 17.20 del giorno seguente. Dall’aeroporto aveva raggiunto direttamente la stazione ferroviaria con il treno navetta. Il treno per Milano era partito puntuale alle 19.09. L’arrivo alla stazione centrale era previsto dopo circa quattro ore.

Salito sul treno, Giorgio entrò in uno scompartimento di prima classe dove si ritrovò ad essere l’unico passeggero. Sedette vicino al finestrino in direzione della marcia del treno. Ad Arth Goldau, la seconda stazione dopo la partenza, entrò nello scompartimento una coppia. Lei snella, sui trent’anni, bruna con una grande capigliatura nera. Lui, biondo, ben vestito, con una barba leggera e occhiali di tartaruga con montatura spessa. Entrati, salutarono, lui con un cenno del capo, lei con un sorriso, e posero voluminose e pesanti valigie sul ripiano portabagagli. Una volta seduti di fronte sul divano a tre posti, si misero a parlare sommessamente. Giorgio cercò di captare qualche parola per capire da dove venissero. L’atteggiamento della ragazza era di grande apprezzamento per le parole del compagno. Si abbracciarono e a poco a poco finirono distesi sul divano, una di fianco all’altro. All’inizio Giorgio segui distrattamente le loro effusioni poi, con un po’ di imbarazzo, soprattutto per la sfacciataggine, chiuse gli occhi e si mise a pensare alla moglie e ai figli ai quali aveva portato un regalino. Rilassato, si appisolò.

Subito dopo, così gli parve, arrivarono a Bellinzona dove il treno si fermò qualche minuto. Erano appena ripartiti quando la porta dello scompartimento si aprì e si affacciò un viso sorridente di colore ambrato che chiese gentilmente se qualcuno volesse un caffè. I due erano troppo impegnati per rispondere. Giorgio, che aveva cenato in aereo poco prima di arrivare a Francoforte e fatto uno spuntino sulla tratta Francoforte Zurigo, pensò che un caffè caldo gli avrebbe fatto bene. “Quale caffè?”, chiese. “Moka bello caldo”, fu la risposta. Giorgio accettò, prese il portafoglio dalla tasca interna caffè, pagò il caffè ma non poté berlo subito tanto era bollente. Lo fece raffreddare un po’ sul tavolino. Mentre sorseggiava il caffè la performance dei due passò a uno stadio più avanzato. Le carezze e le effusioni divennero più evidenti, al limite della decenza. Sempre più imbarazzato si mise a guardare fuori dal finestrino. Le montagne innevate scorrevano veloci davanti ai suoi occhi, illuminate dalla luna che le faceva scintillare. A poco a poco, con lo scorrere del paesaggio, il rumore ritmico delle ruote del treno sulle rotaie e il caffè caldo, si appisolò, nonostante facesse il possibile per non addormentarsi, e cadde in un sonno profondo.

Si svegliò di soprassalto quando il treno stava ripartendo da Lugano. Non si era neanche accorto che il treno si era fermato. I due libertini erano scomparsi, così come le loro voluminose valigie. Valigie? Alzò subito gli occhi per vedere se c’era ancora il suo trolley e, soprattutto, se non fosse scomparsa la borsa con i documenti. Tutto a posto, per fortuna! Si stava mettendo tranquillo quando si ricordò del portafoglio nella tasca interna della giacca. Era stato in dubbio se rimetterlo dopo avere pagato il caffè ma aveva pensato che sarebbe stato come dire ai due amanti “non mi fido di voi”. E non lo fece. Fece male, perché il portafoglio era scomparso. Fermò il capotreno che stava passando in quel momento, spiegò l’accaduto, fece presente i suoi sospetti nei confronti dei due passeggeri che erano con lui nello scompartimento. Il capotreno disse di averli visti scendere a Lugano e che, comunque, furti come quello che aveva subito erano all’ordine del giorno. Disse: “Molte volte i malintenzionati, una volta rubate le banconote, gettano il portafoglio nei cestini dei corridoi dei vagoni o dei bagni”. Poi aiutò Giorgio a cercare il portafoglio nei cestini del vagone, senza esito.

Arrivato a Milano alle 23.00, quasi in orario, andò a casa dove la moglie gli spiegò che era tutta colpa sua. Che ben gli stava. Non doveva bere il caffè offerto da un inserviente senza divisa. Poteva essere drogato. Non doveva tenere il portafoglio nella tasca interna della giacca appesa all’attaccapanni e, tantomeno, rimettervelo dopo avere acquistato il caffè. Avrebbe dovuto fregarsene dei due sporcaccioni. Il giorno seguente Giorgio sporse denuncia in Questura dove attese il suo turno con una moltitudine di persone che doveva denunciare, come lui, un furto. Gli avevano rubato ottocento dollari, qualche decina di euro, la patente, due carte di credito, la carta d’identità e la tessera sanitaria.

Due mesi dopo, quasi per miracolo, ricevette una telefonata dalla Questura. Lo si informava di avere ricevuto, tramite la polizia cantonale di Lugano, un portafoglio contenente un documento di identità a lui intestato. Non appena possibile, andò a ritirare il portafoglio. Non mancava nulla a parte i dollari e i pochi euro! All’appuntato che glielo stava consegnando, commentò: “Ho fatto bene a sporgere la denuncia!”. “Sì. Ma non creda. Il portafoglio le è stato restituito, senza banconote, solo perché è stato trovato presso la stazione ferroviaria di Lugano da un cittadino svizzero molto rispettabile che l’ha portato alla polizia cantonale”. “Evviva”, disse Giorgio, “ci sono ancora persone per bene!”.

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