L’Europa e il Dilemma della Difesa: Possiamo proteggerci senza gli USA?


In questi giorni ho letto su The New York Times un articolo scritto da Katrin Bennhold che reputo molto interessante, stimolante e attuale. Molti si domandano se l’Europa possa farcela da sola, autonomamente, a difendersi da eventuali altre aggressioni dalla Russia senza il supporto degli USA. Di seguito riporto una rielaborazione sintetica dell’articolo.

L’Europa e il Dilemma della Difesa. Possiamo proteggerci senza gli USA?

L’opinione prevalente è netta: l’Europa non può difendersi da sola. Dipendiamo da Washington per la deterrenza nucleare, la difesa missilistica e l’intelligence d’élite. Ma mentre il panorama geopolitico muta, sorge una domanda provocatoria: e se l’Europa non avesse bisogno di copiare il modello americano per essere sicura?

1. La sfida: “Essere migliori della Russia, non degli USA”

Christian Mölling, fondatore del think tank European Defense in a New Age, suggerisce un cambio di paradigma. Il confronto numerico, dopotutto, è a favore del Vecchio Continente:

 * Popolazione: 450 milioni (UE) contro 144 milioni (Russia).

 * Soldati attivi: 1,5 milioni contro 1,1 milioni.

L’obiettivo non è proiettare potenza globale come gli Stati Uniti, ma garantire la stabilità regionale. Questo approccio, definito “il modo europeo di fare la guerra”, richiede un’autonomia strategica che non sia la semplice copia carbone del Pentagono.

2. Il “Modello Americano” vs La Realtà Europea

Il modo di combattere degli Stati Uniti è figlio della loro geografia (protetti dagli oceani) e della loro cultura:

 * Predominio aereo totale: uso massiccio di tecnologia invisibile.

 * Bassa tolleranza alle perdite: strategie volte a minimizzare i rischi per il personale.

 * Proiezione globale: un esercito progettato per colpire ovunque nel mondo.

L’Europa ha ereditato questa mentalità tramite la NATO, ma oggi molti esperti avvertono: concentrarsi solo sull’acquisto di caccia F-35 per sostituire ciò che l’America fornisce potrebbe essere una distrazione. La vera sfida è psicologica: ripensare la sicurezza basandoci sulla nostra geografia e sulle nostre risorse.

3. Come sarebbe una difesa “Made in Europe”?

Senza l’ombrello totale statunitense, la difesa europea cambierebbe volto, diventando più terrestre e, purtroppo, più cruda:

 * Meno jet, più missili: Sostituire la superiorità aerea con una massiccia potenza di fuoco terrestre (missili da crociera).

 * Difese statiche: Trincee, terrapieni nei paesi baltici e campi minati lungo i confini NATO.

 * Costi umani più alti: Senza l’intelligence superiore americana, l’identificazione dei bersagli sarebbe più lenta, aumentando il rischio per i soldati.

Mine terrestri e confini militarizzati in stile Guerra Fredda: un ritorno alla realtà che le basi aeree americane ci avevano permesso di dimenticare.

4. La lezione ucraina: un laboratorio per il futuro

L’Ucraina sta già tracciando la via. Non avendo ottenuto tutto ciò che chiedeva agli USA, ha adattato la sua strategia:

 * Innovazione asimmetrica: uso massiccio di droni e start-up tecnologiche per la difesa.

 * Resilienza terrestre: compensazione della carenza di truppe con fortificazioni e mine.

 * Focus regionale: l’obiettivo non è la proiezione di potenza, ma la difesa dai vicini aggressivi.

L’esercito ucraino è oggi il più esperto del continente. La recente intesa tra Germania e Ucraina per l’addestramento dei soldati tedeschi ai droni segna l’inizio di questo passaggio di competenze.

5. Il nodo gordiano: Chi comanda?

Il limite più grande del “modo europeo di fare la guerra” non è tecnologico, ma politico. Con gli Stati Uniti, la gerarchia è chiara. Senza di loro, la questione della leadership diventa esplosiva.

Come sottolinea Christian Mölling: “Se non si ha una leadership che decida quando usare la forza, tutte le armi del mondo non serviranno a salvarvi.”

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