Villa D’Este. Golf Club House


Il dipinto digitale mostra la Club House del Circolo di Villa D’Este vista dall’uscita della buca #18. Il Circolo di Villa D’Este, uno dei più antichi d’Italia, fondato nel 1925, è da sempre ai primi posti per bellezza, classe, tradizione e fascino. Dispone di un percorso di 18 buche famoso per la sua bellezza e difficoltà. Nell’elegante Club House, in stile inglese, si trova un bar dove è possibile gustare ottimi drinks e un ristorante di rinomata qualità.

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Semplice curiosità


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Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Al circolo, un giocatore di golf di una certa età viene invitato a giocare da un’ospite svizzerotedesco, mancino e con la fede all’anulare sinistro. Il golfista, curioso, vuole avere conferma della religione dell’ospite che risponde dichiarandosi protestante fidanzato e non cattolico sposato, come poteva sembrare.     L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Semplice curiosità

Claudio arrivò al circolo di primo mattino. Andò al bar per un caffè, chiese una bottiglietta d’acqua, proseguì per gli spogliatoi e si cambiò. Raggiunse il caddie-master, prese il carrello elettrico con la sacca e si recò al tee della buca #1. Ormai non più giovane, discreto giocatore di golf, per tenersi in forma faceva nove buche un paio di volte la settimana. Talvolta solo, il più delle volte con altri abituè del circolo o, saltuariamente, con ospiti stranieri. Al tee della buca #1 incrociò un giocatore che gli sembrò straniero, sui cinquant’anni, che gli chiese se volesse giocare con lui. Accettò volentieri anche perché quella mattina avrebbe voluto giocare con qualcuno. Franz e Claudio si presentarono, dandosi subito del tu, come si usa tra golfisti. Franz era svizzero-tedesco, di Zugo, vicino a Zurigo, simpatico e cordiale. Portava il guanto alla mano destra, era mancino. [I giocatori di golf portano un guanto aderente in pelle o materiale sintetico, per migliorare la presa dell’impugnatura del bastone. I destri lo portano alla mano sinistra, i mancini alla destra]. “No problem”, pensò Claudio, “il golf non è come la scherma o la box. I mancini possono non essere avversari difficili”.

Iniziarono a giocare. Franz giocava discretamente bene, appena al di sopra del livello di Claudio, quindi un buon compagno. Giunti al tee della buca #3, Claudio notò che Franz aveva la fede all’anulare della mano sinistra. “È un cattolico”, pensò, “nonostante sia della Svizzera interna. Se fosse protestante avrebbe la fede all’anulare della mano destra, ora nascosta dal guanto”. La curiosità, però, lo spinse ad avere la conferma da Franz. “Anche tu cattolico, vedo”, gli chiese indicando la sua mano sinistra. “No, sono protestante, un pastore protestante, fidanzato”, rispose Franz. “Un prete protestante?” Pensò Claudio, “passi che giochi a golf, ma addirittura fidanzato” “Fidanzato?” Domandò Claudio con un sorriso, senza fare cenno al fatto del pastore. “Sì, fidanzato. Non tutti i cattolici sanno che i protestanti portano la fede all’anulare della mano sinistra quando sono fidanzati e della mano destra quando sono sposati. Avendo la fede all’anulare della mano sinistra potrei essere un cattolico sposato o, piuttosto, un protestante fidanzato. Ed io sono protestante. Tutto chiaro?”. “Sì, grazie”. “Come mai la domanda?” Chiese Franz. “Semplice curiosità”.

Alla fine delle prime nove buche, prima che Franz iniziasse le seconde, si fermarono alla buvette per un aperitivo. Franz gli presentò Brigitte, la fidanzata, una splendida bionda, trentenne, con un sorriso accattivante. “Lei non gioca?”, le chiese Claudio, mostrando grande interesse alla risposta. “Sto imparando, da quando ho conosciuto Franz. Sono ancora a livello di campo pratica. Però, vorrei accelerare il tirocinio per dedicarmi al più presto, con Franz, a questo bellissimo sport”. Franz, assentì con un sorriso alle parole della fidanzata. Claudio ordinò Campari shakerato per tutti. E, alla faccia delle guerre di religione, brindarono alla salute dei fidanzati.

L’ultimo put


Il Dipinto digitale, realizzato nel 2014 con l’applicazione AdobeIdeas, mostra un giocatore di golf che si appresta a tirare una palla in buca (a puttare, con un brutto neologismo) nel pomeriggio di una bella giornata d’inverno, quando il sole basso proietta grandi ombre sul green. Si noti il cappello a coppola, giustificato dalla stagione, e l’asta della bandiera – che segna la buca – adagiata sul green.

Circolo Golf e Tennis Rapallo. Buca #7


Il Dipinto digitale, realizzato nel 2014 con l’applicazione AdobeIdeas, mostra il green della buca #7 (par 5, hcp 17), protetto da un bunker, con lo sfondo del campanile dell’antico Monastero di Valle Christi. Il campo del Circolo, dove ho giocato in molte occasioni quando avevamo casa a Paraggi, presenta una difficoltà importante dovuta alla presenza del fiume Boate che si deve superare più volte durante il percorso, e un neo dovuto al doppio attraversamento del campo pratica alle buche 2 e 18.

Il percorso è spettacolare, in alcuni punti un po’ insidioso a cominciare dalla partenza della buca #1, stretta dalle fronde degli alberi che la fiancheggiano. Poi il campo si apre con grande respiro soprattutto alle buche della parte alta, molto scenografiche.

Il Golf di Rapallo nacque a nove buche nella prima metà degli anni ’30 quando vennero messe a dimora centinaia di piante che ancora oggi sono una delle caratteristiche più spettacolari del percorso. Nella prima metà degli anni ’70 venne ampliato a 18 buche a seguito del grande successo riscosso da parte dei soci e di numerosi visitatori, italiani e stranieri.