Alonissos. Baia di Tzortzi Gialos


Il dipinto digitale mostra la baia di Tzortzi Gialos nell’isola di Alonissos, Grecia. L’isola è parte delle Sporadi settentrionali con altre isole famose come Skiatos, Skopelos, Skiros. Il punto di osservazione è una terrazza di una villa da cui si domina la spiaggia di Tzortsi Gialos, frequentata da greci e turisti e dove, in un ristorante rustico, si può mangiare bene e spendere il giusto. Nel dipinto, all’orizzonte, sulla sinistra, si intravedono gli Adelfi, due isolotti gemelli. Nella baia sono ancorate alcune barche a vela, in transito, affittate da turisti provetti per una crociera nelle Sporadi. Poche ville hanno la fortuna di essere in prossimità della baia e godere del bellissimo panorama.

img_1823-1Alonissos é la più tranquilla e naturale delle isole Sporadi. Si trova all’interno di un esteso parco marino protetto e questo le consente di preservare un ecosistema unico. Essendo ancora preservata dal turismo di massa, è possibile vivere in pace tra pinete, ulivi e macchia mediterranea.

È abitata quasi esclusivamente nella parte meridionale, dove esiste una limitata rete stradale. Qui si trova Patitiri, porto e capoluogo dell’isola. A sette minuti di auto da Patitiri, nel villaggio di Rousoum si trova la spiaggia più popolare dell’isola. Lungo la costa, non lontano da Patitiri, si trova il porto di Votsi con casette candide arroccate sulle scogliere giallo ocra.

L’antico villaggio della Cora, ex capoluogo di Alonissos, abbandonato dopo il terremoto del 1965, sorge sulle colline all’interno dell’isola a circa 3 km da Patitiri. Da ricordare l’ottimo ristorante Astrofegia, bell’ambiente, caro al punto giusto. Vale una gita il piccolo porto di pescatori di Steni Bala, a 12 km a nord di Patitiri, dove si trova una sfilata di ristoranti tipici.

La fondazione di Novum Comum


I comaschi, alleaati dei Galli Insubri, combatterono con fierezza i Romani dai quali furono sconfitti nel 196 a.C. in un una sanguinosa battaglia. Non furono assoggettati in modo traumatico e il processo di romanizzazione del territorio comasco portò a una forte integrazione tra i due popoli volta in primis alla difesa dei confini settentrionali con le popolazioni retiche. Per rinsaldare tali confini, nel 59 a.C. Giulio Cesare fondò Novum Comum, così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la città preesistente distrutta dai Romani nel 196 a.C. L’arrivo di alcune migliaia di coloni con le famiglie, voluto da Giulio Cesare, sommato alla presenza degli altri coloni insediati nei precedenti quarant’anni, diede vita alla realizzazione di una grande città il cui progetto fu approvato dal Senato di Roma. Quanto segue è in gran parte un estratto dal libro “Civiglio e il convento di san Tomaso”, in corso di redazione da parte di mio fratello e mia, e trae ispirazione dall’opera di Giorgio Luraschi intitolata Storia di Como antica. Saggi di archeologia, diritto e storia.

img_1557Nel III secolo a.C., a seguito dell’espansione nell’area centrale della penisola, l’interesse di Roma volse all’Italia settentrionale dove i Galli rappresentavano un elemento di forte instabilità. I Galli Insubri tentarono di confrontarsi con la potenza romana nell’Italia centrale e ciò convinse Roma che la sottomissione delle popolazioni galliche dovesse essere ottenuta solamente con la conquista della Pianura padana. La supremazia romana venne però messa in discussione con la seconda guerra Punica (218-202 a.C.) e la discesa in Italia di Annibale (settembre 218 a.C.). I Galli si allearono ai Cartaginesi ma furono sconfitti dai Romani che mossero così alla riconquista della Gallia Cisalpina.

A nord del Po, i Galli Insubri, decisi a non sottomettersi, promossero un’alleanza anti img_1560-1romana alla quale parteciparono anche i Comensi. Il primo impatto cruento dei Comensi con i Romani fu nel 196 a.C. quando, a seguito di una sanguinosa battaglia in cui persero la vita oltre quarantamila uomini, la città di Como – Comum oppidum – venne espugnata dal console Marco Claudio Marcello. Subito dopo si arresero ventotto piazzeforti, ossia i ventotto castelli che rappresentavano i distretti in cui era diviso il territorio lariano. Rimane insoluto il problema dell’ubicazione di Comum Oppidum. È possibile che, pur ridotta in dimensioni, occupasse un’area sul versante ovest delle colline della Spina Verde nei pressi di Prestino (località segnata in rosso sulla mappa del Parco della Spina Verde).

L’assoggettamento dell’Insubria non fu un fatto traumatico. I Romani strinsero un trattato di amicizia con i Comensi e incoraggiarono gli scambi commerciali tra il settentrione e il centro Italia, mediante la realizzazione di grandi infrastrutture viarie, come la via Emilia. Il processo di romanizzazione del territorio lariano venne inizialmente avviato con una minima presenza di coloni e senza forme amministrative, lasciando ai comaschi la loro identità culturale, sotto la protezione romana. La mancanza di uno stabile presidio militare romano rese però precaria la sicurezza dell’abitato comasco. Così nell’89 a.C. avvenne un’incursione da parte di popolazioni Retiche, stanziate a nord del Lario, che scesero fino a Como e la devastarono, disperdendone la popolazione. In base al trattato di amicizia che legava i Comensi ai Romani e per rendere più stabile l’area subalpina, il console Pompeo Strabone intervenne a sostegno di Como riconducendovi le popolazioni disperse, garantendone la sicurezza e restaurando l’abitato. Sempre nell’89 a.C., con l’intervento di Pompeo Strabone Como ottenne il privilegio dello “jus latii”, che le fu concesso affinché costituisse una zona di sicura fedeltà contro i pericolosi movimenti dei Galli nell’area transalpina. Con lo “jus latii” i comensi acquisirono gli ambíti diritti e privilegi delle colonie latine, a un passo dall’ottenere la cittadinanza romana.

Per rinforzare i confini verso i Reti, sempre in agitazione e con il fine di ripopolare img_1547l’area, nell’89 Strabone fece arrivare un primo gruppo di coloni. In seguito, nel 77 a.C., a Caio Scipione si deve l’arrivo a Como di 3.000 coloni con le famiglie. Infine nel 59 a.C., all’inizio delle guerre galliche, Giulio Cesare fondò Novum
Comum, con il fine di assicurare una maggiore capacità di resistenza alle invasioni. Novum Comum venne così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la vecchia città espugnata dal console Marcello 140 anni prima. La fondazione di Novum Comum fu un evento di grande risonanza: ne riferiscono ben sei autori: Catullo, Cicerone, Strabone, Plutarco, Svetonio e Appiano. Per consentire la realizzazione dell’impianto urbano furono deviati tre torrenti immissari del lago (Cosia, Valduce, Fiume Aperto), prosciugati gli acquitrini che rendevano inospitale la piana prospiciente il lago e posta mano alla costruzione delle mura della città. Resti delle mura romane si possono ancora oggi scorgere in alcuni sotterranei lungo il perimetro della città, pochi metri all’interno delle mura di Federico Barbarossa delle quali ricalcano federesti mura romanelmente il tracciato.

Il progetto di Cesare, approvato dal Senato romano, fu un’iniziativa in grande scala cheimg_1544-1 coinvolse ben 5.000 nuovi coloni, con le loro famiglie, cui sono da aggiungere i 3.000 coloni condotti da Scipione nel 77 a.C., sempre con famiglia, per un totale di almeno 32.000 persone. Di questi, si pensa che 10.000 circa siano stati ospitati in città mentre gli altri si siano insediati nelle campagne, da poco dissodate e rese produttive. Dei 5.000 coloni portati da Cesare 500 erano della Magna Grecia. È probabile che Cesare intendesse affidare loro, notoriamente abili naviganti, lo sviluppo della navigazione lacuale e dei commerci transalpini. Una loro eredità è verosimilmente il comballo, dal greco Kumbalion, tipica barca da trasporto lariana che sopravvisse fino a qualche decina d’anni fa. Strabone ricorda che alcuni coloni greci erano nobili e ad essi fu concessa la cittadinanza romana. Di questi solo una parte si fermarono in Città; altri, essendo attratti dal Lario, si trasferirono sulle sue sponde e sulle vicine colline. Non è da escludere che ad essi si debba l’introduzione delle colture della vite e dell’ulivo sulle sponde del lago. Ancora oggi si incontrano località che ricordano nel nome la Grecia: Nesso (Nasso), Piona (Peonia), Corenno (Corinto), Lenno (Lemno), Dervio (Delfo), Peglio (Pelio).

Giulio Cesare, una volta passato il Rubicone e   sconfitto Pompeo a Farsalo (48 a.C.), divenne signore di Roma. Non dimenticò i Galli cisalpini e volle ricompensare la fedeltà dimostrata nelle battaglie in Gallia concedendo la cittadinanza romana a tutti coloro che abitavano tra il fiume Po e le Alpi. Como venne ascritta alla tribù Ofentina e ottenne l’onore di diventare Municipio, potendo così conservare le antiche leggi e scegliere i propri magistrati.

Lago di Como veduta aerea

Il Lago di Como


Screenshot 2018-01-09 10.49.14Il Lago di Como o Lario, detto Larius dai latini, è situato a un’altitudine di circa 200 metri sopra il livello del mare. È il lago più profondo d’Italia raggiungendo più di 400 metri di profondità fra le località di Argegno e Nesso. Il bacino del lago ha una geometria molto articolata con forma di “Y” rovesciata. E’ composto da tre comparti, detti rami: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco, pressoché simmetrici, e a nord il ramo di Colico o Alto Lago, il più ampio e aperto dei tre.

Lecco

Alle estremità inferiori dei rami di sud-ovest e di sud-est si trovano rispettivamente Como e Lecco. Alla città di Como ho dedicato un precedente articolo. La città di Lecco (a destra) deve la sua fama, tra l’altro, al celebre romanzo del Manzoni che nel suo territorio ambientò il capolavoro letterario de I promessi sposi.

Il Lago di Como è di origine glaciale. Al tempo delle glaciazioni, l’immenso ghiacciaio che occupava tutta la Valtellina si protendeva a sud nel ramo di Colico e da lì in quelli di Como e di Lecco. Le colline moreniche che fanno da corona al lago, erano le sponde di scorrimento del ghiacciaio il cui ramo occidentale terminava nella convalle dov’è attualmente si trova gran parte della città di Como. Con il ritiro del ghiacciaio la convalle venne progressivamente interrata dai sedimenti portati da tre torrenti, successivamente deviati dai Romani all’epoca della fondazione di Novum Comum.

bellagio-como-lake-view-1200x480Decantato fin dall’800 dai maggiori poeti e musicisti del Romanticismo, da Manzoni a Stendhal, da Byron a Liszt, il lago offre un paesaggio molto vario e ricco di storia e, nello stesso tempo, discreto e armonioso. I tre rami confluiscono al centro del lago davanti al promontorio di Bellagio, celebre in tutto il mondo per la bellezza del paesaggio e la mondanità della frequentazione. Nel Medioevo, quando il lago era solcato da vascelli armati, la posizione di Bellagio era strategica.

isola-comacina-1I rami meridionali del lago racchiudono il montagnoso Triangolo Lariano. Nel ramo di Como, stretto e tortuoso, con versanti ripidi e boscosi, si trova l’Isola Comacina, l’unica del Lario, di modeste dimensioni ma con un notevole passato storico. Nel Medioevo l’Isola fu una roccaforte indipendente e al centro di importanti avvenimenti. Alleata di Milano durante la guerra decennale con Como, nel 1169 venne rasa al suolo dai comaschi alleati dell’imperatore Federico Barbarossa. L’isola è delimitata da una baia detta “Zoca de l’oli“, così chiamata per la tranquillità delle acque del lago e per la crescita spontanea dell’ulivo. Oltre la baia, si protende verso Lenno la penisola di Lavedo che delimita il golfo di Venere e che culmina nella Villa Balbianello, patrimonio del FAI.

Lungo le sponde del lago si trovano molte località con rinomanza internazionale, visitate dalla primavera all’autunno da un turismo anche di elite, raggiungibili con i battelli della Navigazione del Lago di Como. Tra i più importanti, sulla sponda ovest, salendo da Como troviamo: Cernobbio, Moltrasio, Laglio, Argegno, Lenno, Tremezzo, Cadenabbia, Menaggio, Dongo, Gravedona, Domaso. Sulla sponda est partendo la Lecco: Abbadia, Mandello, Lierna, Varenna, Bellano, Dervio, Dorio, Colico.

img_1430-3Il ramo di Lecco vede a oriente il gruppo montagnoso delle Grigne. A nord, sulla sponda lecchese del lago, tra Dorio e Colico vi è un piccolo golfo chiamato laghetto di Piona, quasi fosse indipendente dal lago. Sul promontaorio, prospiciente il lago, si trova l’omonima Abbazia cistercense (XII secolo).

Seguono due video ottenuti da Youtube, della durata il primo di circa 5 minuti e il secondo di 7, meritevoli di considerazione e raccomandati a chi desidera approfondire l’argomento con immagini.

Le origini storiche di Como


Molte persone sono alla ricerca delle loro radici o, perlomeno, desidererebbero conoscerle. Sono prevalentemente coloro che vivono nei paesi del nuovo mondo nei quali gli antenati emigrarono da uno a più secoli. In generale, la conoscenza delle proprie origini dà un maggiore senso di appartenenza e la consapevolezza della propria condizione. Questo articolo racconta le origini storiche del comprensorio comense partendo dalle ipotesi sulla provenienza dei primi abitanti. Per la redazione ho attinto in parte al libro Civiglio e il convento di san Tomaso, in corso di redazione da parte di mio fratello Marco e mia. e a documentazione disponibile sul Web.

Le origini di Como

Storici comaschi, da Plinio il giovane a Maurizio Monti e a Cesare Cantù, hanno ipotizzato che i primi abitanti del territorio comasco siano stati gli Orobi, montanari stanziati nella zona oggi chiamata Insubria. L’origine degli Orobi è controversa. Alcuni storici ritengono che provengano dall’Anatolia e abbiano inizialmente preso possesso delle montagne a nord della Pianura padana.  Altri li fanno discendere dai Liguri oppure attribuiscono loro un’origine Celtica oppure, infine, li dicono discendenti dagli Umbri o dagli Etruschi.

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Grotta del Buco del Piombo

Alla fine dell’Era Glaciale le prime popolazioni che abitarono la zona lariana furono probabilmente gruppi di cacciatori e raccoglitori che, nel periodo interglaciale, si spostavano senza costruire insediamenti stabili. Alcuni reperti di selci lavorate, riferibili a circa 40 mila anni a.C. sono state rinvenute nelle grotte del Buco del Piombo (Albavilla) e nell’alta valle del Cosia, presso Como. Verso la tarda Età della Pietra (5500-5000 a.C.) le popolazioni divennero più stabili e scelsero come luoghi di residenza le rive dei laghi della Brianza dove rimasero fino all’Età del Rame (5000-3500 a.C.). Le popolazioni della zona alpina e padana si dedicavano alla coltivazione di cereali, alla pastorizia, alla caccia, alla lavorazione della ceramica e alla raccolta di prodotti spontanei dalla terra. Diedero vita a una civiltà unitaria, comunque in grande ritardo rispetto all’area mediterranea, dove da tempo si erano affermate le grandi civiltà che avevano sperimentato i sistemi politici, sociali, economici e religiosi.

Alla fine della tarda Età del Bronzo (ca. 1200 a.C.), con l’avvento nell’area comasca dell’Età del Ferro, il rito dell’incinerazione delle salme sostituì quello dell’inumazione, fino ad allora utilizzato. L’origine di questo rito funebre sembra collocarsi nella penisola anatolica da dove, portato da genti di stirpe indoeuropea, si propagò nelle pianure dell’Europa centrale, per poi estendersi alla Pianura padana attraverso i passi friulani. Un secondo flusso migratorio sarebbe da attribuire a popolazioni che, attraverso le Alpi Marittime, entrarono nella Pianura padana dalla Liguria. Un terzo flusso sarebbe provenuto dall’arco alpino attraverso i passi svizzeri per poi diffondersi in Lombardia scendendo lungo i corsi dei fiumi Ticino e Adda.

Queste migrazioni provocarono contraccolpi alle popolazioni stanziali che mossero dai villaggi vicini ai laghi della Brianza alle colline adiacenti il Lago di Como, zone non facilmente accessibili e quindi molto meglio difendibili. pre_proto19È da questi incontri/scontri tra i nuovi arrivati e gli indigeni che si sviluppò la nuova cultura detta di Golasecca, attestata da numerosissime testimonianze archeologiche, fiorita nel primo millennio a.C. Ciò colloca il comprensorio comense, soprattutto a partire dalla metà del VII secolo a.C. fino alle invasioni celtiche del IV secolo a.C., come centro di un vasto territorio, culturalmente uniforme, esteso da Bergamo fino al Ticino.

In questi secoli Como, che non era ubicata nella sede attuale bensì più a sud sul versante ovest della Spina Verde dove oggi si trova la frazione di Prestino, sviluppò una civiltà che viene chiamata comense o della Ca’ Morta, dal nome della necropoli comasca, centro dei riti funebri sino dal X secolo a.C..

Tra i secoli VI e III a.C. Como conobbe una fase di espansione economica e culturale che vide emergere ampi strati della popolazione dedita alla produzione agricola, a lavorazioni artigianali e a scambi commerciali. Diventò così una sorta di capitale di una federazione di villaggi, in gran parte autonomi, probabilmente sotto la guida di un capo che rispondeva a un’assemblea. Como era un importante centro commerciale che sorgeva sulla via principale che tuttora collega il Mediterraneo con il Nord Europa. Fu così che Como trovò il suo ruolo di intermediazione commerciale e culturale con il mondo Celtico, Etrusco e Greco. Alcuni oggetti rinvenuti negli scavi archeologici documentano una rete di rapporti con tali popolazioni.

L’espansione dei Celti dal 700 al 150 a.C.

Verso il IV secolo a.C. i Celti, originari delle aree tra la Senna e la Garonna, mossero alla volta dell’Italia settentrionale alla ricerca di migliori terre e pascoli per le loro mandrie. Sulle sponde del Ticino sconfissero gli Etruschi, giunti anni prima e vissuti pacificamente nelle nostre terre, e si stanziarono nella zona in seguito chiamata Gallia Cisalpina, tra le Alpi e il Rubicone. A Como i Celti, detti Galli dai Romani, si riunirono con le popolazioni esistenti, pur mantenendo la diversità tra le genti. Vennero bonificate paludi, coltivati terreni incolti e fondate nuove città tra le quali è da ricordare Milano.

Nel III secolo a.C. Como fu considerata capoluogo di una vasta area culturalmente omogenea che si estendeva dal Sottocenere (Canton Ticino) a tutto il Lario fino all’Adda, al Brembo e al Serio, forse coincidente con quel territorio che a distanza di anni avrebbe ricalcato l’antica diocesi di Como. Nonostante le popolazioni comensi fossero uscite abbastanza indenni dalle grandi penetrazioni celtiche, l’influenza dei Galli Insubri, stabilmente stanziati nell’area del Milanese, cominciò a farsi sentire dal III secolo a.C. e Como entrò progressivamente nell’orbita gallica con l’insediamento nella zona lariana di nuclei di questa gente. La presenza dei Galli Insubri nel territorio condizionò la partecipazione dei comaschi alla guerra condotta dai Galli contro Roma che portò alla distruzione di Comum Oppidum nel 196 a.C.. Da lì prese avvio la romanizzazione del comprensorio comasco. Il tema sarà trattato nel prossimo articolo La fondazione di Novum Comum.

La città di Como


Como è situata all’estremità meridionale del ramo occidentale del Lago di Como, in una convalle circondata da boscose colline di origine morenica. Raccontare Como è per me un piacere. Conosco la città da quando ero ragazzo e vi giravo in bicicletta solo o in compagnia di amici che in gran parte – salvo qualche dolorosa eccezione – sono tuttora i miei amici. Nei decenni la città si è espansa urbanisticamente ma non altrettanto demograficamente: oggi conta circa 85.000 abitanti contro circa 87.000 del 1990. Degli attuali abitanti, nel 2015 circa 12.000 erano stranieri. Ricordo che, in una zona della Città dove ora vi sono quartieri residenziali, fino agli anni ’60 vi era un’enorme piazza d’armi con alle spalle una collina per le esercitazioni dei militari addestrati dal CAR. Stessa sorte è toccata alle fabbriche ubicate in Città e ad alcune parti delle colline che circondano la convalle.

La storia di Como ha avuto inizio più di 5000 anni fa ed è appassionante. Dalla fine dell’Età della Pietra all’Età del Ferro, alle invasioni di popolazioni di diversa origine, anatolica, ligure, etrusca, greca, celtica, fino all’arrivo dei Romani che fecero di Como un importante centro di raccordo tra le culture cispadane e transalpine. Due prossimi articoli saranno dedicate a Le Origini storiche di Como e a La Fondazione di Novum Comum, la città costruita nel 59 a.C. per volere di Giulio Cesare. L’impianto romano di Como è tuttora presente. La cosidetta città murata, per gran parte ancora circondata dalle mura del Barbarossa difese da tre alte torri, racchiude il centro storico della Città e, in particolare, la città medioevale, sorta sulla preesistenze romane, con edifici e strade di quel periodo storico.

Negli ultimi anni Como è divenuta meta di turismo su vasta scala, attività nel passato snobbata dai comaschi, forti della rilevante presenza nell’industria tessile. Questa opportunità  potrebbe rilevarsi ora una leva importante per risollevare le sorti di una città con ha notevolmente ridotto la sua vocazione manifatturiera.

La Città dispone di bellissime basilche, monumenti ed edifici di pregio architettonico nonché bellezze naturali non comuni. Tra i primi basterebbe citare le basiliche di S. Abbondio, S. Carpoforo, S. Fedele e la Cattedrale; le case medioevali del centro città; il Monumento ai Caduti,il Tempio Voltiano; la Casa del Fascio, il Transatlantico, l’Asilo di Sant’Elia e la Fontana di Camerlata. Tra le bellezze naturali: in primis, il Lago con i suoi magnifci paesaggi, le colline della Spina Verde, il Castello Baradello, la Funicolare di Brunate, San Maurizio con il Faro Voltiano

funicolare_hcomo-300x169-1IMG_4804.jpg.

Da ricordare, inoltre, i principali Musei presenti in Città: Archeologico, Storico Giuseppe Garibaldi, Didattico della Seta, la Pinacoteca e le Terme Romane.

Capitolo a parte meritano le numerose passeggiate che si possono effettuare nel comprensario comasco e, in particolare, sulle colline che circondano il lago, sulle quali mi propongo di scrivere un articolo.

Per avere in pochi minuti una rappresentazione visiva di quanto sopra accennato suggerisco prendere visione del video molto bene realizzato dall’Assessorato del Comune di Como

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