L’ape e la farfalla


La favola fa parte del libro Dieci nuove favole illustrate presentato in un precedente articolo. Narra la storia dellamicizia tra una bella farfalla e un’ape operaia che si incontrano sulla corolla di un fiore. Mentre si raccontano le loro esperienze di vita, la farfalla viene attaccata dal capo di uno sciame di vespe. L’ape gli va incontro, lo trafigge e lo uccide, sapendo che non potrà estrarre il suo pungiglione se non a spese della propria vita. Il capo dello stormo di api, giunto in soccorso, commemora il gesto della valorosa ape operaia che ha salvato la vita alla bella farfalla.

Dieci nuove Favole illustrate è disponibile in edizione cartacea ed eBook presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it, L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

L’ape e la farfalla

Personaggi: la Farfalla: Lalla; l’Ape: Maya; una Vespa; il Comandante dello stormo delle api

C’era una volta una farfalla variopinta che si era posata su un fiore proprio mentre un’ape stava succhiando il nettare dal fiore. La farfalla era nata da poco tempo e non conosceva ancora il mondo e, tantomeno le api, mentre l’ape conosceva le farfalle che vedeva spesso sulle corolle dei fiori. La farfalla si rivolse all’ape e disse:

“Cara amica, mi chiamo Lalla, sono nuova del mondo e conosco poco o niente della vita. Potresti dirmi chi sei?”

“Cara farfalla, poiché sei bella e hai ali di magnifici colori gialli e marroni, ti dirò chi sono. Mi chiamo Maya, sono un’ape operaia che raccoglie il nettare per produrre il miele che piace molto ai bambini e che fa molto bene perché cura tante malattie”

“Hai detto di essere un’ape operaia. Esistono altri tipi di api?”, chiese Lalla.

“Sì, siamo organizzate in una società, proprio come gli uomini. Ci sono api che lavorano per raccogliere il cibo, come me, quelle che badano all’alveare, la nostra casa, quelle che seguono la produzione del miele e altre che curano le riserve di cibo (polline e miele). Siamo governati da un regina, molto più grossa di me, che con le sue uova genera tutte le nuove api dell’alveare. Ci sono anche api che seguono le uova e le larve, i nostri bebè”

“Molto interessante”, rispose Lalla, “purtroppo non conosco ancora molto di noi farfalle ma non mi pare che abbiamo un’organizzazione come la vostra. Anch’io però sono nata larva. Poi, diventata bruco, ho mangiato tante foglie e, a un certo momento, mi sono rinchiusa in un bozzolo, un guscio simile a quello di una nocciolina americana, appeso a un ramo. Dopo un po’ ho sentito un grande desiderio di uscire dal bozzolo e, facendo sforzi di ogni tipo, sono riuscita a farlo. Sono uscita tutta bagnata, il sole mi ha asciugato e ora … eccomi qui”.

A questo punto il colloquio fu interrotto da una vespa che scese in picchiata sul fiore dove si trovavano Lalla e Maya per poi risalire verso il cielo e ridiscendere in picchiata un’altra volta. Al primo momento la farfalla si spaventò poi, credendo fosse un’altra ape domandò a Maya il perché di quelle acrobazie. Maya tranquillizzò Lalla dicendole che non era un’ape ma una vespa, insetto simile all’ape ma di un’altra famiglia. Allora Lalla chiese a Maya di spiegare la differenza tra le api e le vespe.

Per tutta risposta Maya lanciò un messaggio alla vespa dicendole di smettere di fare la gradassa perché le sue picchiate avevamo spaventato la farfalla, sua grande amica. La vespa rispose come un pilota d’aereo “Ok, ricevuto, abbandono” e scomparve rapidamente dalla loro vista.

Dopo di ciò Maya disse a Lalla: “Vuoi conoscere la differenza tra api e vespe, nostre cugine alla lontana. Eccoti accontentata: le api e le vespe sono molto simili, sia per l’aspetto sia perché entrambe le famiglie di cui fanno parte sono organizzate in società. Mentre la società delle vespe dura un anno – dalla primavera all’autunno – la nostra società dura anni, anche se ogni anno cambia la regina. Tra parentesi, anche le vespe hanno una regina. Per quanto riguarda l’aspetto simile: le vespe hanno un corpo liscio a strisce nere e giallo oro, e noi, come vedi, abbiamo un corpo peloso a strisce nere e giallo scuro”.

Poi Maya proseguì dicendo: “Per difenderci, entrambe usiamo un pungiglione. Quello delle vespe è liscio, per cui entra ed esce facilmente dalla puntura. Il pungiglione delle api, invece, ha degli uncini che lo trasformano in una specie di arpione che non si sfila ma rimane infilato nella puntura. Al punto che l’ape, per liberarsi, deve strappare la parte inferiore del corpo dove si trova il pungiglione e così muore poco dopo.

Improvvisamente, mentre Lalla ringraziava Maya della spiegazione e le confermava la sua amicizia, sopra di loro apparve uno sciame di vespe a forma di triangolo guidato da una vespa più grossa. Maya si guardò in giro e vide un’amica operaia che stava impollinando un fiore e le chiese di andare all’alveare a chiedere aiuto. Subito dopo arrivò uno stormo di api che si gettò sullo sciame di vespe per respingere l’attacco. Il capo dello sciame di vespe si staccò dalle altre per precipitarsi in picchiata a colpire la farfalla. Maya, che era rimasta sulla corolla del fiore per difendere Lalla dallo sciame di vespe,volò incontro al capo delle vespe e lo trafisse con il pungiglione. I due caddero sulla corolla del fiore, il capo delle vespe morto e Maya con il pungiglione infilato nel suo corpo. Maya sapeva che sarebbe morta se si fosse staccata dal suo pungiglione. Parlò a Lalla dicendole:

“Cara amica, sebbene ci siamo conosciute da poco ho capito che sei una brava farfalla e meriti di vivere. Io, purtroppo, non potrò continuare a vivere ma sono felice di averti conosciuto e salvato la vita”.

Nel frattempo lo stormo delle api aveva sconfitto lo sciame delle vespe che era fuggito abbandonando il campo di battaglia. Il comandante dello stormo delle api si posò sul fiore e disse:

“Onore all’ape Maya, grande lavoratrice e valorosa guerriera. Tu, bella farfalla, devi essere riconoscente a Maya che ti ha salvato la vita a costo della sua”. Poi, parlando per proverbi, il comandante disse: “Ricordati farfalla: chi trova un amico trova un tesoro e gli amici si conoscono nel momento del bisogno. Quindi l’amicizia è un bene che va coltivato sempre”.

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