L’attacco delle Vespe


L’illustrazione digitale é tratta dalla favola L’Ape e la Farfalla che fa parte del libro Dieci nuove favole illustrate. La favola narra la storia di una farfalla che incontra un’ape operaia su un fiore variopinto. Mentre le due stanno facendo conoscenza sopraggiunge una vespa che cerca di molestare la farfalla. L’ape reagisce e fa allontanare la vespa che però, subito dopo, torna alla carica con uno sciame di vespe guidate da un capo. L’ape, per proteggere l’amica farfalla, attacca il capo delle vespe e lo uccide con il proprio pungiglione decretando così la sua stessa fine. I due cadono sul fiore dove il capo delle api, sopraggiunto nel frattempo con uno sciame in difesa della sua operaia, ne inneggia il grande coraggio ed esalta la virtù dell’amicizia.

Il libro è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

Le origini storiche di Como


Molte persone sono alla ricerca delle loro radici o, perlomeno, desidererebbero conoscerle. Sono prevalentemente coloro che vivono nei paesi del nuovo mondo nei quali gli antenati emigrarono da uno a più secoli. In generale, la conoscenza delle proprie origini dà un maggiore senso di appartenenza e la consapevolezza della propria condizione. Questo articolo racconta le origini storiche del comprensorio comense partendo dalle ipotesi sulla provenienza dei primi abitanti. Per la redazione ho attinto in parte al libro Civiglio e il convento di san Tomaso, in corso di redazione da parte di mio fratello Marco e mia. e a documentazione disponibile sul Web.

Le origini di Como

Storici comaschi, da Plinio il giovane a Maurizio Monti e a Cesare Cantù, hanno ipotizzato che i primi abitanti del territorio comasco siano stati gli Orobi, montanari stanziati nella zona oggi chiamata Insubria. L’origine degli Orobi è controversa. Alcuni storici ritengono che provengano dall’Anatolia e abbiano inizialmente preso possesso delle montagne a nord della Pianura padana.  Altri li fanno discendere dai Liguri oppure attribuiscono loro un’origine Celtica oppure, infine, li dicono discendenti dagli Umbri o dagli Etruschi.

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Grotta del Buco del Piombo

Alla fine dell’Era Glaciale le prime popolazioni che abitarono la zona lariana furono probabilmente gruppi di cacciatori e raccoglitori che, nel periodo interglaciale, si spostavano senza costruire insediamenti stabili. Alcuni reperti di selci lavorate, riferibili a circa 40 mila anni a.C. sono state rinvenute nelle grotte del Buco del Piombo (Albavilla) e nell’alta valle del Cosia, presso Como. Verso la tarda Età della Pietra (5500-5000 a.C.) le popolazioni divennero più stabili e scelsero come luoghi di residenza le rive dei laghi della Brianza dove rimasero fino all’Età del Rame (5000-3500 a.C.). Le popolazioni della zona alpina e padana si dedicavano alla coltivazione di cereali, alla pastorizia, alla caccia, alla lavorazione della ceramica e alla raccolta di prodotti spontanei dalla terra. Diedero vita a una civiltà unitaria, comunque in grande ritardo rispetto all’area mediterranea, dove da tempo si erano affermate le grandi civiltà che avevano sperimentato i sistemi politici, sociali, economici e religiosi.

Alla fine della tarda Età del Bronzo (ca. 1200 a.C.), con l’avvento nell’area comasca dell’Età del Ferro, il rito dell’incinerazione delle salme sostituì quello dell’inumazione, fino ad allora utilizzato. L’origine di questo rito funebre sembra collocarsi nella penisola anatolica da dove, portato da genti di stirpe indoeuropea, si propagò nelle pianure dell’Europa centrale, per poi estendersi alla Pianura padana attraverso i passi friulani. Un secondo flusso migratorio sarebbe da attribuire a popolazioni che, attraverso le Alpi Marittime, entrarono nella Pianura padana dalla Liguria. Un terzo flusso sarebbe provenuto dall’arco alpino attraverso i passi svizzeri per poi diffondersi in Lombardia scendendo lungo i corsi dei fiumi Ticino e Adda.

Queste migrazioni provocarono contraccolpi alle popolazioni stanziali che mossero dai villaggi vicini ai laghi della Brianza alle colline adiacenti il Lago di Como, zone non facilmente accessibili e quindi molto meglio difendibili. pre_proto19È da questi incontri/scontri tra i nuovi arrivati e gli indigeni che si sviluppò la nuova cultura detta di Golasecca, attestata da numerosissime testimonianze archeologiche, fiorita nel primo millennio a.C. Ciò colloca il comprensorio comense, soprattutto a partire dalla metà del VII secolo a.C. fino alle invasioni celtiche del IV secolo a.C., come centro di un vasto territorio, culturalmente uniforme, esteso da Bergamo fino al Ticino.

In questi secoli Como, che non era ubicata nella sede attuale bensì più a sud sul versante ovest della Spina Verde dove oggi si trova la frazione di Prestino, sviluppò una civiltà che viene chiamata comense o della Ca’ Morta, dal nome della necropoli comasca, centro dei riti funebri sino dal X secolo a.C..

Tra i secoli VI e III a.C. Como conobbe una fase di espansione economica e culturale che vide emergere ampi strati della popolazione dedita alla produzione agricola, a lavorazioni artigianali e a scambi commerciali. Diventò così una sorta di capitale di una federazione di villaggi, in gran parte autonomi, probabilmente sotto la guida di un capo che rispondeva a un’assemblea. Como era un importante centro commerciale che sorgeva sulla via principale che tuttora collega il Mediterraneo con il Nord Europa. Fu così che Como trovò il suo ruolo di intermediazione commerciale e culturale con il mondo Celtico, Etrusco e Greco. Alcuni oggetti rinvenuti negli scavi archeologici documentano una rete di rapporti con tali popolazioni.

L’espansione dei Celti dal 700 al 150 a.C.

Verso il IV secolo a.C. i Celti, originari delle aree tra la Senna e la Garonna, mossero alla volta dell’Italia settentrionale alla ricerca di migliori terre e pascoli per le loro mandrie. Sulle sponde del Ticino sconfissero gli Etruschi, giunti anni prima e vissuti pacificamente nelle nostre terre, e si stanziarono nella zona in seguito chiamata Gallia Cisalpina, tra le Alpi e il Rubicone. A Como i Celti, detti Galli dai Romani, si riunirono con le popolazioni esistenti, pur mantenendo la diversità tra le genti. Vennero bonificate paludi, coltivati terreni incolti e fondate nuove città tra le quali è da ricordare Milano.

Nel III secolo a.C. Como fu considerata capoluogo di una vasta area culturalmente omogenea che si estendeva dal Sottocenere (Canton Ticino) a tutto il Lario fino all’Adda, al Brembo e al Serio, forse coincidente con quel territorio che a distanza di anni avrebbe ricalcato l’antica diocesi di Como. Nonostante le popolazioni comensi fossero uscite abbastanza indenni dalle grandi penetrazioni celtiche, l’influenza dei Galli Insubri, stabilmente stanziati nell’area del Milanese, cominciò a farsi sentire dal III secolo a.C. e Como entrò progressivamente nell’orbita gallica con l’insediamento nella zona lariana di nuclei di questa gente. La presenza dei Galli Insubri nel territorio lariano condizionò la partecipazione dei comaschi alla guerra condotta dai Galli contro Roma e portò alla distruzione di Comum Oppidum nel 196 a.C.. Da lì prese avvio la romanizzazione del comprensorio comasco. Il tema sarà trattato nel prossimo articolo La fondazione di Novum Comum.

Lo sposalizio delle Triglie


L’illustrazione è tratta della favola Le Triglie innamorate che fa parte dal libro Dieci nuove favole illustrate, presentato in un precedente articolo. La favola narra la storia di due triglie, una di scoglio e l’altra di fango, che si innamorano. Osteggiate dai genitori, si rivolgono al vecchio Polpo saggio che le aiuta a fuggire lontano cavalcando un’enorme Manta. Giunte a una scogliera accogliente vengono sposate da un manifico Paguro Bernardo. Lì passano una felice luna di miele. Dopo qualche tempo decidono di tornare a casa però senza utilizzare i servizi della Manta. Non l’avessero mai fatto! Incappano nella rete di un Peschereccio e vengono gettate nella stiva con un gran numero di sarde. Da lì, per miracolo, riescono a fuggire attraverso lo scarico dell’acqua a mare. Raggiungono così, un po’ malconce, ma salve, la loro scogliera, accolte dai genitori felici di  saperli vivi e … sposati.

Dieci nuove favole illustrate è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

La Volpe e il Pollaio


La favola La Volpe e il Pollaio fa parte del libro Dieci nuove favole illustrate presentato in un precedente articolo. Narra la storia di una volpe affamata che vede al limitare del bosco un pollaio con tante galline e vorrebbe acchiapparne almeno un paio. Purtroppo – per la volpe – il pollaio ha una recinzione di metallo molto alta che non si può né perforare né scavalcare… e quindi? La volpe – animale molto furbo – ha un’idea: sbucare nel pollaio attraverso una galleria costrìuita dalle talpe in cambio di una lunga tregua. Terminata la galleria, la sera stessa la volpe la percorre e sbuca nel pollaio. Agguanta due galline che si mettono a strillare – coccodè, coccodè – svegliando tutto il pollaio e il padrone che l’impallina proprio mentre si stava infilando nella galleria. 

L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura. Il libro è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

La Volpe e il Pollaio

Personaggi: La Volpe: Foxy; Il Capo delle Talpe: Scavone; Il Pollaio con le Galline; Il Contadino

C’era una volta una Volpe che aveva adocchiato un bel Pollaio con tante Galline. Digiunava da alcuni giorni e il desiderio di mangiarne un paio era molto forte. La Volpe, di nome Foxy, viveva nel bosco e si nutriva di piccoli animali ma quando non trovava cibo si avvicinava alle fattorie, ai limiti del bosco, per rubare galline e altri animali da cortile che le piacevano tanto. Il Pollaio che aveva adocchiato era ben costruito, circondato da una rete metallica molto alta, invalicabile. La rete era robusta e non c’era la possibilità di passare attraverso alcuna apertura.

La Volpe pensò: “Come fare per superare una barriera così impenetrabile? Se non è possibile passargli attraverso o sopra, è possibile passargli sotto? E come?”. La Volpe è un animale molto furbo, così si dice. Foxy si ricordò delle Talpe che, come si sa, sono animali molto lenti e un po’ goffi ma sono veri minatori del sottosuolo. Sanno fare bene il loro lavoro: scavano nel terreno gallerie e caverne per conservare le loro provviste (lombrichi, lumache, insetti). Foxy conosceva da molto tempo le Talpe, in particolare Scavone, il loro Capo, e si recò in visita da lui.

La Volpe e la talpa copia“Caro Scavone, potremmo fare un accordo”, disse
la Volpe presentandogli il suo progetto. “Voi scavate una galleria da quel cespuglio fino all’interno del pollaio, in modo che io possa entrare e uscire. La galleria dovrà essere abbastanza grande per permettere il mio passaggio con un paio di Galline. In cambio ti assicuro che non darò la caccia a nessuna Talpa fino all’inizio del prossimo inverno”.

Il progetto della galleria

Il Capo Talpa, dopo essersi consultato con le Talpe anziane, rispose: “Va bene, però il nostro accordo dovrà essere valido fino alla fine della prossima primavera”. Le Talpe, infatti, non vanno mai in letargo.

Foxy accettò e le Talpe si misero subito al lavoro per costruire la galleria. Dovettero scavarla più profonda del solito e con un’apertura molto più grande per permettere il passaggio della Volpe con le Galline. Dopo tre giorni di duro lavoro la galleria fu pronta e Foxy volle provarla. Entrò e la percorse fino ad arrivare sotto il Pollaio.

Volpe e gallaria copiaIn quel punto le Talpe avevano lasciato a soffitto della galleria, come previsto dal progetto, uno strato di terreno – puntellato con paletti – per nascondere lo sbocco nel pollaio, in modo che i Contadini non si rendessero conto di nulla. Dopo l’ispezione, Foxy ritornò all’entrata della galleria e tutta soddisfatta disse tra se e sé: “Le Talpe hanno fatto un ottimo lavoro. Ho avuto una grande idea. Ho fatto un buon accordo, dopotutto ci sono altri piccoli animali da mangiare, oltre alle Talpe. E io mi prenderò due galline!”.

Venne la sera, poi la notte. Nella fattoria tutti dormivano, le Galline, il Gallo e i Contadini. Era una serata con una bella luna. La Volpe, quatta quatta, si avvicinò al cespuglio dov’era l’ingresso della galleria, entrò e la seguì fino in fondo, sotto lo strato di terreno che separava il soffitto della galleria dal pavimento del pollaio. Una volta tolti i puntelli dal soffitto e rotto con cautela lo strato di terreno, vide la notte stellata, sgusciò fuori e si trovò all’interno del Pollaio. “Che emozione! Ce l’ho fatta!”, disse la Volpe a bassa voce. Si avvicinò alla casetta delle Galline, aprì la porta e ne afferrò una per ciascuna zampa. Le due Galline si misero a chiocciare: coccodè, coccodè …. destando tutto il Pollaio, incluso il Gallo. Tutti insieme si misero a fare un gran fracasso. A questo punto si destò anche il Contadino che, pensando a un ladro di Galline, prese il fucile e corse al Pollaio.

La Volpe e il Pollaio finale

Foxy, avendo intuito che la situazione si era messa molto male per lei, si gettò precipitosamente verso lo sbocco della galleria. Infilò nell’apertura una prima Gallina, poi cercò di entrarvi con la seconda che teneva stretta nell’altra zampa. In quel mentre il Contadino, entrato nel Pollaio, prese la mira con il fucile e – pam, pam – impallinò la Volpe e la seconda Gallina.

La prima Gallina, molto spaventata, riuscì a scappare attraverso la galleria per poi rientrare nel Pollaio e raccontare la sua avventura alle amiche, emozionantissima. Il Contadino cercò di capire dov’era passata la Volpe e, con l’aiuto del gatto e di una corda legata al suo collare, riuscì a trovare l’ingresso della galleria dietro il cespuglio. Non riuscì però a immaginare chi aveva costruito la galleria e tantomeno pensò alle Talpe.

Con la pelliccia della Volpe, la moglie del Contadino si fece fare una bella stola. Il Capo Talpa, venuto a sapere dell’accaduto e della triste fine della Volpe disse alle compagne: qui vale il proverbio “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Basta sostituire la Volpe alla gatta, le Galline al lardo e la pelliccia allo zampino!”.

Le Odle al tramonto


Il dipinto digitale, realizzato con Paper 53 nell’estate 2014, mostra le Odle, magnifiche Dolomiti che separano la Val di Funes (Villnösstal) dalla Val Gardena (Grödnertal) viste da un balcone dell’Hoyel Tyrol a Santa Magdalena, alla fine della Val di Funes. Al tramonto lo spettacolo è fantastico ed emozionante: la roccia dolomite aasume una colorazione da giallo oro a rosso infuocato. Pubblicato sul mio Blog di Tumblr ha ricevuto 29 adesioni.

La città di Como


Como è situata all’estremità meridionale del ramo occidentale del Lago di Como, in una convalle circondata da boscose colline di origine morenica. Raccontare Como è per me un piacere. Conosco la città da quando ero ragazzo e vi giravo in bicicletta solo o in compagnia di amici che in gran parte – salvo qualche dolorosa eccezione – sono tuttora i miei amici. Nei decenni la città si è espansa urbanisticamente ma non altrettanto demograficamente: oggi conta circa 85.000 abitanti contro circa 87.000 del 1990. Degli attuali abitanti, nel 2015 circa 12.000 erano stranieri. Ricordo che, in una zona della Città dove ora vi sono quartieri residenziali, fino agli anni ’60 vi era un’enorme piazza d’armi con alle spalle una collina per le esercitazioni dei militari addestrati dal CAR. Stessa sorte è toccata alle fabbriche ubicate in Città e ad alcune parti delle colline che circondano la convalle.

La storia di Como ha avuto inizio più di 5000 anni fa ed è appassionante. Dalla fine dell’Età della Pietra all’Età del Ferro, alle invasioni di popolazioni di diversa origine, anatolica, ligure, etrusca, greca, celtica, fino all’arrivo dei Romani che fecero di Como un importante centro di raccordo tra le culture cispadane e transalpine. Due prossimi articoli saranno dedicate a Le Origini storiche di Como e a La Fondazione di Novum Comum, la città costruita nel 59 a.C. per volere di Giulio Cesare. L’impianto romano di Como è tuttora presente. La cosidetta città murata, per gran parte ancora circondata dalle mura del Barbarossa difese da tre alte torri, racchiude il centro storico della Città e, in particolare, la città medioevale, sorta sulla preesistenze romane, con edifici e strade di quel periodo storico.

Negli ultimi anni Como è divenuta meta di turismo su vasta scala, attività nel passato snobbata dai comaschi, forti della rilevante presenza nell’industria tessile. Questa opportunità  potrebbe rilevarsi ora una leva importante per risollevare le sorti di una città con ha notevolmente ridotto la sua vocazione manifatturiera.

La Città dispone di bellissime basilche, monumenti ed edifici di pregio architettonico nonché bellezze naturali non comuni. Tra i primi basterebbe citare le basiliche di S. Abbondio, S. Carpoforo, S. Fedele e la Cattedrale; lecase medioevali del centro città; il Monumento ai Caduti,il Tempio Voltiano; la Casa del Fascio, il Transatlantico, l’Asilo di Sant’Elia e la Fontana di Camerlata. Tra le bellezze naturali: in primis, il Lago con i suoi magnifci paesaggi, le colline della Spina Verde, il Castello Baradello, la Funicolare di Brunate, San Maurizio con il Faro Voltiano

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Da ricordare, inoltre, i principali Musei presenti in Città: Archeologico, Storico Giuseppe Garibaldi, Didattico della Seta, la Pinacoteca e le Terme Romane.

Capitolo a parte meritano le numerose passeggiate che si possono effettuare nel comprensario comasco e, in particolare, sulle colline che circondano il lago, sulle quali mi propongo di scrivere un articolo.

Per avere in pochi minuti una rappresentazione visiva di quanto sopra accennato suggerisco prendere visione del filmato molto bene realizzato dall’Assessorato del Comune di Como .

La Tartaruga, la Lumaca e la Formica


L’illustrazione digitale é tratta dalla omonima favola che fa parte del libro Dieci nuove favole illustrate. La favola narra la storia di una Tartaruga che, sentendosi in gran forma vuole trovare un contendente per una gara di corsa.  Una Lumaca si rifiuta per evidente impossibilià ma presenta come concorrente una Formica. La Tartaruga, riluttante, accetta la sfida della Formica concedendole all’inizio un vantaggio. Nonostante ciò, con la Lumaca arbitro,  la Formica giunge prima al traguardo e vince di nuovo, questa volta un ricco premio, quando la gara viene ripetuta una seconda volta.

Il libro è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

La Legge di Parkinson


NOS management
NOS Managemen

Rileggendo NOS Management– introdotto in un mio precedente articolo – nella parte finale del libro ho ritrovato tre capitoli intitolati, in ordine, Il Principio di PeterLa Legge di Parkinson e La Legge di Murphy. I primi due testimoniano grandi verità e sono ancora attuali, soprattutto se applicati a strutture gerarchicamente e/o burocraticamente organizzate. La terza legge è la riedizione di un famoso detto popolare applicato ai nostri tempi con tono apparentemente umoristico. Principi e leggi hanno avuto applicazioni che li hanno resi famosi anche al pubblico non specializzato.

NOS Management fu stampato e distribuito in milleduecento esemplari a favore della Fondazione Ariel. È previsto che prossimamente il testo sia aggiornato e pubblicato. L’editing dell’estratto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La legge di Parkinson

In una organizzazione burocratica la durata di un’attività tende ad espandersi fino a occupare tutto il tempo disponibile per la sua esecuzione

La legge fu enunciata dal Prof. C. Northcote Parkinson nel libro intitolato The Parkinson Law or The Pursuit of Progress, pubblicato nel 1958 e basato sulla sua grande esperienza come civil servant nel Servizio civile britannico. Tra le osservazioni scientifiche che contribuirono alla definizione della legge, Parkinson menziona il numero dei dipendenti dell’Ufficio delle Colonie che aumentò con il declinare dell’importanza dell’Impero Britannico di oltremare.

Secondo Parkinson, ciò fu motivato prevalentemente da due fattori concomitanti: (a) un funzionario vuole moltiplicare i suoi subordinati, non i rivali e (b) i funzionari si scambiano lavori da fare. Il Professore inoltre notò che il numero dei dipendenti di un’organizzazione burocratica tende ad aumentare con un tasso del 5-7% all’anno, indipendentemente da qualsiasi variazione dell’entità del lavoro da eseguire.

Concepita per spiegare la correlazione tra il carico di un lavoro e il tempo per eseguirlo, la legge fu applicata e ritenuta valida in molti campi. “La quantità di cianfrusaglie che c’è in casa si espande fino ad occupare tutto lo spazio disponibile nel ripostiglio” è un esempio di applicazione domestica. Anche l’Information Technology ha le sue applicazioni: “I dati si espandono fino a riempire lo spazio disponibile per il loro archivio” e “Il traffico in un network si espande fino ad occupare la larghezza di banda disponibile”.

Se in una organizzazione burocratica il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile per la sua realizzazione, si può ritenere che in quella organizzazione “più è il tempo impiegato per l’esecuzione di un lavoro e più il lavoro appare importante e impegnativo”. La seconda parte di questa enunciazione potrebbe essere considerata un corollario della legge di Parkinson.

Esempi ovvi e meno ovvi della validità della legge sono dati da Parkinson nel suo libro:

  • Due persone devono scrivere una cartolina: un’anziana signora può dedicare tutto il giorno a questa incombenza: un’ora per scegliere minuziosamente la cartolina, un’altra ora nella caccia agli occhiali, mezz’ora per trovare l’indirizzo, un’ora e un quarto per pensare a cosa scrivere e venti minuti nel decidere se prendere con sé un ombrello per andare alla buca delle lettere. Una persona occupata prenderà la prima cartolina che capita, la scriverà e la imbucherà andando a casa. L’attività che una persona occupata potrebbe svolgere in dieci minuti lascerebbe prostrata l’anziana signora dopo una giornata di dubbi, ansietà e fatiche.
  • Molti pensano che un incremento dei dipendenti pubblici rifletta necessariamente un aumento di carico di lavoro. Non è così secondo Parkinson che per dimostrarlo usa la seguente argomentazione. Il funzionario A è sovra occupato (ciò può essere illusorio oppure il funzionario potrebbe avere raggiunto il proprio livello di incompetenza, secondo la definizione data dal Principio di Peter). Il funzionario ha tre alternative: i) dare le dimissioni, ii) dividere il proprio lavoro con un collega dello stesso livello o iii) nominare due assistenti. Perché due e non uno solo? Un solo assistente potrebbe assumere rapidamente uno status pressoché uguale al funzionario sia davanti a loro stessi che agli occhi degli altri e perciò è da considerare un rivale. Questa è anche la ragione per non dividere il lavoro con qualcuno dello stesso livello.

Così ora, nell’ipotesi che A rimanga, avremo A e due assistenti B e C. Ma molto presto B (o C) si lamenterà per il superlavoro e pertanto saranno assunti due nuovi subordinati per affiancare B. Altri due saranno assunti per non fare ingiustizie con C.

Sette persone faranno così il lavoro di una sola. Tutte occupate a passare carte o, al giorno d’oggi, ad inviare e scambiare e-mail tra di loro, correggendo errori di grammatica, delegando le decisioni a livelli inferiori per poi riportarle al livello superiore quando si vuole che qualcun altro prenda la responsabilità di una decisione. Il funzionario A è ora confinato al management, un lavoro che non gli potrebbe piacere poiché potrebbe avere raggiunto il proprio livello di incompetenza.

I risultati degli studi di Parkinson ebbero inizialmente una valenza satirica, ma poi sono entrati a fare parte del pensiero corrente. In effetti la legge di Parkinson è così ampiamente citata che molti non si rendono conto che inizialmente ha avuto un intento umoristico.

Parkinson evidenzia alcune varianti alla sua idea base delle quali ricordo una di seguito.

Nell’approvazione dei progetti di investimento il tempo per raggiungere una decisione è inversamente proporzionale al costo dell’investimento. Per esempio la costruzione di un edificio di molti milioni di sterline viene approvata velocemente mentre la decisione sulla forma dei cassonetti delle immondizie potrebbe richiedere un progetto ed una discussione della durata di un mese!

La teoria sottesa è che quando i costi di investimento sono molto al di là delle entrate di coloro cui compete la decisione, questa è molto rapida: “dopotutto che cos’è un altro milione in più”. Quando, invece, l’entità degli importi è prossima a quella cui i decisori sono abituati, questi stessi sono molto desiderosi di discutere sull’approvazione di poche migliaia di sterline.

Il lago di Como da Bignanico in inverno


Il dipinto digitale rappresenta il panorama del lago di Como visto da una terrazza di Bignanico in inverno. In primo piano una lunga aiuola di erica, che fiorisce in febbraio. Sulla destra un gruppo di pini coprono parzialmente la vista del lago sul quale, al centro, si affacciano alcune ville. Sullo sfondo i monti che circondano il lago con la montagna di Brunate e il faro di San Maurizio. Pubblicato sul mio Blog di Tumblr ha ricevuto 23 adesioni.