L’assistente – Lila


L’assistente – Lila è tratto da I racconti più belli, la raccolta dei racconti più belli contenuti nei libri intitolati La moglie nuora, Le chiavi di Portofino e Al Polo Sud, integrata da una mezza dozzina di inediti. Poco più di quaranta racconti suddivisi in due parti: nella prima i racconti sono tratti da avvenimenti e fatti accaduti, romanzati con nuovi fatti, eventi e personaggi. Nella seconda, in cui le protagoniste sono le donne, i racconti hanno una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti e da fatti di cronaca. Il quadro che risulta è talvolta surreale o, perlomeno meta-reale anche perché i racconti sono costruiti mixando fatti reali e immaginari, trasposti in tempi o luoghi diversi e popolati da personaggi di fantasia.

I racconti più belli si può acquistare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it. Una volta cliccato sul link con una delle librerie, inserite in “cerca” Edoardo Noseda e troverete tutti i libri da me pubblicati. Buona lettura.

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L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

L’assistente – Lila

«Mi chiamo Lila Gutierrez Marino, Lila, come il fiore di Lillà. La famiglia di mia mamma è di origine italiana, mio bisnonno emigrò in Messico da Narni, in Umbria. Ho studiato italiano alla Dante Alighieri poi ho frequentato per un anno l’università a Perugia». A conferma dell’esperienza italiana indossava un elegante giacchino grigio bordato di verde sul quale erano appuntati distintivi colorati di università italiane. Così Lila si presentò a Guido, amministratore delegato di una società di assicurazione controllata da un Gruppo italiano, al colloquio conclusivo per l’assunzione della sua assistente. Ormai integrato nell’ambiente di lavoro con importanti contatti nel mondo istituzionale e imprenditoriale, due anni prima Guido si era trasferito con moglie e due figli da Milano a Città del Messico con l’obiettivo di dare impulso alla società Anglo-Mexicana de Seguros, recentemente acquisita da un gruppo inglese. Appena giunto, il presidente della società, italiano, residente nel Paese da più di trent’anni, aveva messo a sua disposizione la sua segretaria, di origine inglese, che conosceva discretamente l’italiano. Margaret, molto cortese e disponibile, gli era stata di grande aiuto nell’organizzazione dell’ufficio ma, ormai non più giovane. aveva deciso di smettere di lavorare.

«Così, lei non è sposata, ha trentadue anni, ha studiato e sa scrivere in italiano. Conosce l’inglese?», le chiese Guido.

 «Sì, come vedrà dal curriculum sono stata la segretaria del presidente della filiale di una società americana».

Il lunedì successivo Lila prese servizio come assistente di Guido. Grande lavoratrice, sveglia e gentile, non era però molto ferrata in italiano. Qualche volta Guido le aveva corretto lettere e relazioni, anche se, a dire il vero, ciò era capitato anche con lo spagnolo, soprattutto per la posizione delle virgole, problema endemico in ufficio. Tutto sommato era molto soddisfatto perché si sentiva seguito e coccolato come non era mai stato prima.

Lila era anche molto cortese con Carla, sua moglie. Si erano conosciute qualche mese dopo l’assunzione a una posada, festa tipica della tradizione messicana che si tiene in uno dei nove giorni precedenti il Natale. Anche a Carla piaceva Lila sebbene la sua bellezza le desse qualche inquietudine, nonostante fosse certa della fedeltà del marito. Un giorno Francisco, un amico argentino di Guido conosciuto in Messico, dopo avere conosciuto Lila gli confidò: «Non sei ancora stato con Lila? Sai, qui è scontato che uno vada con la segretaria, soprattutto se è una bella ragazza. Alcune segretarie non vedono di buon’occhio che il capo non le voglia perché pensano di non essergli gradite e ciò causa loro un grande dispiacere». Guido pensò bene di non seguire il suggerimento di Francisco: dopotutto era felicemente sposato con Carla, bella donna, invidiata da tutti, e padre di due bambini. Chi glielo faceva fare?

Come negli anni precedenti, finite le scuole – i bambini frequentavano una scuola americana – a metà giugno Carla e figli rientrarono in Italia per rimanere al mare fino alla fine di luglio. Sarebbero stati raggiunti da Guido con il quale avrebbero passato agosto in montagna per rientrare insieme a Messico ai primi di settembre. Nonostante le mogli dei colleghi lo invitassero spesso a cena e a pranzo con parrilla nei weekend, alla fine di giugno Guido cominciò a sentirsi solo. Lila era sempre sorridente, gentile e disponibile. Un venerdì sera, in ufficio, decise di invitarla a pranzo per il giorno dopo. Con molto piacere, fu la risposta. Passò a prenderla verso l’una e mezza, bellissima in un elegante tailleur sportivo. Pranzarono in un ristorante italiano dove Guido era poco conosciuto, parlarono a lungo, prima di lavoro, poi di loro, della famiglia, della solitudine, e infine decisero di andare a prendere un caffè a casa di Guido.

La casa, una villa di medie dimensioni circondata da un giardino che Carla teneva come fosse il green di un campo da golf, si trovava nel quartiere di Lomas de Chapultepec, un paio di centinaia di metri sopra la convalle dove giace la sterminata Città del Messico. Entrati, Guido parcheggiò l’auto nel garage e da lì passarono alla casa dove incrociarono Clarita, la cameriera che era rimasta per seguire Guido durante l’assenza di Carla e figli. Si accomodarono in salotto, Clarita portò il caffè poi salutò dicendo che sarebbe stata a disposizione nella sua stanza. Dopo qualche minuto, Guido prese per mano Lila e l’accompagnò al piano di sopra, alla camera matrimoniale dov’era a loro disposizione un letto king size. In poco tempo si ritrovarono sotto le coperte, abbracciati, Lila con gli occhi scintillanti di felicità. Finalmente c’era riuscita. Ora poteva dire di essere considerata dal capo!

Due ore dopo lasciarono la casa senza dire nulla a Clarita. Passarono per l’avenida Mazaryk, una delle più eleganti della città, e in una boutique di un famoso stilista italiano Guido acquistò un tubino nero da sera, con grande felicità di Lila. Durante luglio si incontrarono altre volte in casa di Lila, poi Guido partì per raggiungere la famiglia in Italia. In seguito, al di là del rapporto di ufficio non ebbero altre occasioni, finché, poco prima di Natale, Lila chiese di lasciare la società. Non si seppe mai se la decisione fosse legata alla relazione avuta con Guido o ad altro motivo.

Nella primavera dell’anno seguente Guido incontrò di nuovo Francisco che gli commentò: «Ho saputo che alla fine hai seguito il mio consiglio».

«Come l’hai saputo?». 

«Da lei stessa. L’ho incontrata di nuovo, le ho fatto una gran corte e alla fine l’ho avuta. Che donna e che carattere! Ora è mia moglie».

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