Anni 50


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Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri raccontiAlcune rimembranze degli anni ‘50 per coloro che non hanno vissuto quei tempi affinché abbiano un’idea di come si viveva allora e possano valutare il differenziale con i tempi attuali. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura. Le chiavi di Portofino e altri racconti, disponibile presso Youcanprint, si può trovare anche presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it.

Anni 50

Quando alle elementari chi poteva portava in cartella un pezzo di legno per alimentare la stufa di terracotta che riscaldava l’aula.

Quando alle elementari si raccoglievano pacchi di indumenti per gli alluvionati del Polesine.

Quando d’estate c’erano le ghiacciaie con grossi pezzi di ghiaccio venduti ogni giorno per strada da un addetto che segnalava il passaggio con il suono di una trombetta.

Quando le case erano riscaldate da stufe e si andava a letto con il pigiama di lana e, se faceva più freddo, con la bottiglia di ottone piena di acqua calda.

Quando dopo cena la famiglia riunita ascoltava la radio e l’immaginazione dei ragazzi correva aiutata dalla fantasia.

Quando un vecchietto entrava nel cortile di casa suonando il mandolino per raccogliere monete di poche lire che gli venivano buttate dalle finestre.

Quando l’arrotino passava per le strade con la bicicletta che funzionava anche come molatrice e la gente accorreva con coltelli e forbici da affilare.

Quando lo stagnino si accampava in uno spiazzo con gli attrezzi per riparare le pentole.

Quando all’oratorio con la mancia settimanale di 50 lire era possibile mangiare una granita, vedere un film e comperare dieci Golia!

Quando si giocava al pallone in cortile.

Quando le partite di calcio si ascoltavano alla radio commentate da maestri della comunicazione che facevano vivere ogni attimo del gioco.

Quando i gelati si vendevano per la strada sui carrettini.

Quando si facevano gli esami alla fine della seconda e della quinta elementare e per essere ammessi alle medie.

Quando alle medie si studiava il latino.

Quando alle medie, all’intervallo, un bidello vendeva meline caramellate infilate su bastoncini di legno.

Quando per un ragazzo la bicicletta rappresentava il premio di un risultato importante.

Quando Coppi e Bartali si sfidavano sulle montagne del Giro d’Italia

Quando per simulare il rumore di un motorino mosquito una cartolina veniva infilata nei raggi della bicicletta e fissata alla forcella con una molletta dei panni.

Quando i tabaccai vendevano le sigarette a numero in bustine di carta velina.

Quando andare in vacanza al mare era un lusso che non tutte le famiglie potevano permettersi.

Quando si andava in vacanza in campagna tutta l’estate nella casa dei nonni.

Quando in campagna si attaccava il rotolo di carta moschicida al lampadario della cucina.

Quando in campagna ci si lavava in camera con una brocca d’acqua e un catino.

Quando in campagna i wc erano ancora alla turca.

Quando durante le vacanze nelle giornate di pioggia si facevano partite interminabili di Monopoli con gli amici.

Quando a Pasqua si mangiava il prosciutto crudo con l’insalata russa in cestini coperti di gelatina.

Quando a Natale con il panettone si mangiavano i fichi ripieni di mandorle spediti dalla Sicilia da qualche conoscente.

Quando al liceo si facevano chilometri a piedi per andare a scuola e per passeggiare in “vasca” con gli amici e le amiche.

Quando al liceo i bidelli vendevano all’intervallo rosette imbottite di salame o di prosciutto cotto.

Quando al liceo si andava in gita scolastica per qualche giorno e come bagaglio si portava una borsa.

Quando lo scooter era il sogno di ogni liceale.

Quando imperversava il Rock and Roll.

Quando gli italiani erano innamorati di Brigitte Bardot.

Quando la Fiat 500 era l’auto per tutti.

Quando la prima Fiat 1100 costava 1.000 lire al chilo (oggi una berlina equivalente costa quasi 20 € al chilo).

Quando la gente andava dal vicino per seguire alla televisione “Lascia o raddoppia”.

Quando al cinema la proiezione del film iniziava alla fine di “Lascia o raddoppia”.

Quando tutti impazzivano per i Beatles.

Quando le canzoni di Frank Sinatra andavano per la maggiore.

Quando fu eletto papa Giovanni XXIII, il papa buono.

Lago di Como veduta aerea

Il Lago di Como


Screenshot 2018-01-09 10.49.14Il Lago di Como o Lario, detto Larius dai latini, è situato a un’altitudine di circa 200 metri sopra il livello del mare. È il lago più profondo d’Italia raggiungendo più di 400 metri di profondità fra le località di Argegno e Nesso. Il bacino del lago ha una geometria molto articolata con forma di “Y” rovesciata. E’ composto da tre comparti, detti rami: a sud-ovest il ramo di Como, a sud-est il ramo di Lecco, pressoché simmetrici, e a nord il ramo di Colico o Alto Lago, il più ampio e aperto dei tre.

Lecco

Alle estremità inferiori dei rami di sud-ovest e di sud-est si trovano rispettivamente Como e Lecco. Alla città di Como ho dedicato un precedente articolo. La città di Lecco (a destra) deve la sua fama, tra l’altro, al celebre romanzo del Manzoni che nel suo territorio ambientò il capolavoro letterario de I promessi sposi.

Il Lago di Como è di origine glaciale. Al tempo delle glaciazioni, l’immenso ghiacciaio che occupava tutta la Valtellina si protendeva a sud nel ramo di Colico e da lì in quelli di Como e di Lecco. Le colline moreniche che fanno da corona al lago, erano le sponde di scorrimento del ghiacciaio il cui ramo occidentale terminava nella convalle dov’è attualmente si trova gran parte della città di Como. Con il ritiro del ghiacciaio la convalle venne progressivamente interrata dai sedimenti portati da tre torrenti, successivamente deviati dai Romani all’epoca della fondazione di Novum Comum.

bellagio-como-lake-view-1200x480Decantato fin dall’800 dai maggiori poeti e musicisti del Romanticismo, da Manzoni a Stendhal, da Byron a Liszt, il lago offre un paesaggio molto vario e ricco di storia e, nello stesso tempo, discreto e armonioso. I tre rami confluiscono al centro del lago davanti al promontorio di Bellagio, celebre in tutto il mondo per la bellezza del paesaggio e la mondanità della frequentazione. Nel Medioevo, quando il lago era solcato da vascelli armati, la posizione di Bellagio era strategica.

isola-comacina-1I rami meridionali del lago racchiudono il montagnoso Triangolo Lariano. Nel ramo di Como, stretto e tortuoso, con versanti ripidi e boscosi, si trova l’Isola Comacina, l’unica del Lario, di modeste dimensioni ma con un notevole passato storico. Nel Medioevo l’Isola fu una roccaforte indipendente e al centro di importanti avvenimenti. Alleata di Milano durante la guerra decennale con Como, nel 1169 venne rasa al suolo dai comaschi alleati dell’imperatore Federico Barbarossa. L’isola è delimitata da una baia detta “Zoca de l’oli“, così chiamata per la tranquillità delle acque del lago e per la crescita spontanea dell’ulivo. Oltre la baia, si protende verso Lenno la penisola di Lavedo che delimita il golfo di Venere e che culmina nella Villa Balbianello, patrimonio del FAI.

Lungo le sponde del lago si trovano molte località con rinomanza internazionale, visitate dalla primavera all’autunno da un turismo anche di elite, raggiungibili con i battelli della Navigazione del Lago di Como. Tra i più importanti, sulla sponda ovest, salendo da Como troviamo: Cernobbio, Moltrasio, Laglio, Argegno, Lenno, Tremezzo, Cadenabbia, Menaggio, Dongo, Gravedona, Domaso. Sulla sponda est partendo la Lecco: Abbadia, Mandello, Lierna, Varenna, Bellano, Dervio, Dorio, Colico.

img_1430-3Il ramo di Lecco vede a oriente il gruppo montagnoso delle Grigne. A nord, sulla sponda lecchese del lago, tra Dorio e Colico vi è un piccolo golfo chiamato laghetto di Piona, quasi fosse indipendente dal lago. Sul promontaorio, prospiciente il lago, si trova l’omonima Abbazia cistercense (XII secolo).

Seguono due video ottenuti da Youtube, della durata il primo di circa 5 minuti e il secondo di 7, meritevoli di considerazione e raccomandati a chi desidera approfondire l’argomento con immagini.

Le origini storiche di Como


Molte persone sono alla ricerca delle loro radici o, perlomeno, desidererebbero conoscerle. Sono prevalentemente coloro che vivono nei paesi del nuovo mondo nei quali gli antenati emigrarono da uno a più secoli. In generale, la conoscenza delle proprie origini dà un maggiore senso di appartenenza e la consapevolezza della propria condizione. Questo articolo racconta le origini storiche del comprensorio comense partendo dalle ipotesi sulla provenienza dei primi abitanti. Per la redazione ho attinto in parte al libro Civiglio e il convento di san Tomaso, in corso di redazione da parte di mio fratello Marco e mia. e a documentazione disponibile sul Web.

Le origini di Como

Storici comaschi, da Plinio il giovane a Maurizio Monti e a Cesare Cantù, hanno ipotizzato che i primi abitanti del territorio comasco siano stati gli Orobi, montanari stanziati nella zona oggi chiamata Insubria. L’origine degli Orobi è controversa. Alcuni storici ritengono che provengano dall’Anatolia e abbiano inizialmente preso possesso delle montagne a nord della Pianura padana.  Altri li fanno discendere dai Liguri oppure attribuiscono loro un’origine Celtica oppure, infine, li dicono discendenti dagli Umbri o dagli Etruschi.

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Grotta del Buco del Piombo

Alla fine dell’Era Glaciale le prime popolazioni che abitarono la zona lariana furono probabilmente gruppi di cacciatori e raccoglitori che, nel periodo interglaciale, si spostavano senza costruire insediamenti stabili. Alcuni reperti di selci lavorate, riferibili a circa 40 mila anni a.C. sono state rinvenute nelle grotte del Buco del Piombo (Albavilla) e nell’alta valle del Cosia, presso Como. Verso la tarda Età della Pietra (5500-5000 a.C.) le popolazioni divennero più stabili e scelsero come luoghi di residenza le rive dei laghi della Brianza dove rimasero fino all’Età del Rame (5000-3500 a.C.). Le popolazioni della zona alpina e padana si dedicavano alla coltivazione di cereali, alla pastorizia, alla caccia, alla lavorazione della ceramica e alla raccolta di prodotti spontanei dalla terra. Diedero vita a una civiltà unitaria, comunque in grande ritardo rispetto all’area mediterranea, dove da tempo si erano affermate le grandi civiltà che avevano sperimentato i sistemi politici, sociali, economici e religiosi.

Alla fine della tarda Età del Bronzo (ca. 1200 a.C.), con l’avvento nell’area comasca dell’Età del Ferro, il rito dell’incinerazione delle salme sostituì quello dell’inumazione, fino ad allora utilizzato. L’origine di questo rito funebre sembra collocarsi nella penisola anatolica da dove, portato da genti di stirpe indoeuropea, si propagò nelle pianure dell’Europa centrale, per poi estendersi alla Pianura padana attraverso i passi friulani. Un secondo flusso migratorio sarebbe da attribuire a popolazioni che, attraverso le Alpi Marittime, entrarono nella Pianura padana dalla Liguria. Un terzo flusso sarebbe provenuto dall’arco alpino attraverso i passi svizzeri per poi diffondersi in Lombardia scendendo lungo i corsi dei fiumi Ticino e Adda.

Queste migrazioni provocarono contraccolpi alle popolazioni stanziali che mossero dai villaggi vicini ai laghi della Brianza alle colline adiacenti il Lago di Como, zone non facilmente accessibili e quindi molto meglio difendibili. pre_proto19È da questi incontri/scontri tra i nuovi arrivati e gli indigeni che si sviluppò la nuova cultura detta di Golasecca, attestata da numerosissime testimonianze archeologiche, fiorita nel primo millennio a.C. Ciò colloca il comprensorio comense, soprattutto a partire dalla metà del VII secolo a.C. fino alle invasioni celtiche del IV secolo a.C., come centro di un vasto territorio, culturalmente uniforme, esteso da Bergamo fino al Ticino.

In questi secoli Como, che non era ubicata nella sede attuale bensì più a sud sul versante ovest della Spina Verde dove oggi si trova la frazione di Prestino, sviluppò una civiltà che viene chiamata comense o della Ca’ Morta, dal nome della necropoli comasca, centro dei riti funebri sino dal X secolo a.C..

Tra i secoli VI e III a.C. Como conobbe una fase di espansione economica e culturale che vide emergere ampi strati della popolazione dedita alla produzione agricola, a lavorazioni artigianali e a scambi commerciali. Diventò così una sorta di capitale di una federazione di villaggi, in gran parte autonomi, probabilmente sotto la guida di un capo che rispondeva a un’assemblea. Como era un importante centro commerciale che sorgeva sulla via principale che tuttora collega il Mediterraneo con il Nord Europa. Fu così che Como trovò il suo ruolo di intermediazione commerciale e culturale con il mondo Celtico, Etrusco e Greco. Alcuni oggetti rinvenuti negli scavi archeologici documentano una rete di rapporti con tali popolazioni.

L’espansione dei Celti dal 700 al 150 a.C.

Verso il IV secolo a.C. i Celti, originari delle aree tra la Senna e la Garonna, mossero alla volta dell’Italia settentrionale alla ricerca di migliori terre e pascoli per le loro mandrie. Sulle sponde del Ticino sconfissero gli Etruschi, giunti anni prima e vissuti pacificamente nelle nostre terre, e si stanziarono nella zona in seguito chiamata Gallia Cisalpina, tra le Alpi e il Rubicone. A Como i Celti, detti Galli dai Romani, si riunirono con le popolazioni esistenti, pur mantenendo la diversità tra le genti. Vennero bonificate paludi, coltivati terreni incolti e fondate nuove città tra le quali è da ricordare Milano.

Nel III secolo a.C. Como fu considerata capoluogo di una vasta area culturalmente omogenea che si estendeva dal Sottocenere (Canton Ticino) a tutto il Lario fino all’Adda, al Brembo e al Serio, forse coincidente con quel territorio che a distanza di anni avrebbe ricalcato l’antica diocesi di Como. Nonostante le popolazioni comensi fossero uscite abbastanza indenni dalle grandi penetrazioni celtiche, l’influenza dei Galli Insubri, stabilmente stanziati nell’area del Milanese, cominciò a farsi sentire dal III secolo a.C. e Como entrò progressivamente nell’orbita gallica con l’insediamento nella zona lariana di nuclei di questa gente. La presenza dei Galli Insubri nel territorio condizionò la partecipazione dei comaschi alla guerra condotta dai Galli contro Roma che portò alla distruzione di Comum Oppidum nel 196 a.C.. Da lì prese avvio la romanizzazione del comprensorio comasco. Il tema sarà trattato nel prossimo articolo La fondazione di Novum Comum.

La città di Como


Como è situata all’estremità meridionale del ramo occidentale del Lago di Como, in una convalle circondata da boscose colline di origine morenica. Raccontare Como è per me un piacere. Conosco la città da quando ero ragazzo e vi giravo in bicicletta solo o in compagnia di amici che in gran parte – salvo qualche dolorosa eccezione – sono tuttora i miei amici. Nei decenni la città si è espansa urbanisticamente ma non altrettanto demograficamente: oggi conta circa 85.000 abitanti contro circa 87.000 del 1990. Degli attuali abitanti, nel 2015 circa 12.000 erano stranieri. Ricordo che, in una zona della Città dove ora vi sono quartieri residenziali, fino agli anni ’60 vi era un’enorme piazza d’armi con alle spalle una collina per le esercitazioni dei militari addestrati dal CAR. Stessa sorte è toccata alle fabbriche ubicate in Città e ad alcune parti delle colline che circondano la convalle.

La storia di Como ha avuto inizio più di 5000 anni fa ed è appassionante. Dalla fine dell’Età della Pietra all’Età del Ferro, alle invasioni di popolazioni di diversa origine, anatolica, ligure, etrusca, greca, celtica, fino all’arrivo dei Romani che fecero di Como un importante centro di raccordo tra le culture cispadane e transalpine. Due prossimi articoli saranno dedicate a Le Origini storiche di Como e a La Fondazione di Novum Comum, la città costruita nel 59 a.C. per volere di Giulio Cesare. L’impianto romano di Como è tuttora presente. La cosidetta città murata, per gran parte ancora circondata dalle mura del Barbarossa difese da tre alte torri, racchiude il centro storico della Città e, in particolare, la città medioevale, sorta sulla preesistenze romane, con edifici e strade di quel periodo storico.

Negli ultimi anni Como è divenuta meta di turismo su vasta scala, attività nel passato snobbata dai comaschi, forti della rilevante presenza nell’industria tessile. Questa opportunità  potrebbe rilevarsi ora una leva importante per risollevare le sorti di una città con ha notevolmente ridotto la sua vocazione manifatturiera.

La Città dispone di bellissime basilche, monumenti ed edifici di pregio architettonico nonché bellezze naturali non comuni. Tra i primi basterebbe citare le basiliche di S. Abbondio, S. Carpoforo, S. Fedele e la Cattedrale; le case medioevali del centro città; il Monumento ai Caduti,il Tempio Voltiano; la Casa del Fascio, il Transatlantico, l’Asilo di Sant’Elia e la Fontana di Camerlata. Tra le bellezze naturali: in primis, il Lago con i suoi magnifci paesaggi, le colline della Spina Verde, il Castello Baradello, la Funicolare di Brunate, San Maurizio con il Faro Voltiano

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Da ricordare, inoltre, i principali Musei presenti in Città: Archeologico, Storico Giuseppe Garibaldi, Didattico della Seta, la Pinacoteca e le Terme Romane.

Capitolo a parte meritano le numerose passeggiate che si possono effettuare nel comprensario comasco e, in particolare, sulle colline che circondano il lago, sulle quali mi propongo di scrivere un articolo.

Per avere in pochi minuti una rappresentazione visiva di quanto sopra accennato suggerisco prendere visione del video molto bene realizzato dall’Assessorato del Comune di Como

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I dipinti digitali


Come accennato nel post La passione di dipingere, fino ad oggi ho realizzato circa cinquanta dipinti digitali, nella quasi totalità paesaggi, più, per essere precisi, quarantanove illustrazioni contenute nel libro Dieci nuove favole illustrate. Alcune immagini di questi dipinti e illustrazioni sono state allegate come esempi al post sopra citato. Suddividerei i miei dipinti per località: Como, Lago di Como, Golfo del Tigullio, Paraggi, Portofino, Polignano a mare, Val di Funes, Circolo Golf e Tennis Rapallo, Circolo Golf Villa D’Este.

Tradizionalmente i paesaggi sono stati e sono realizzati all’aperto, mediante tela, cavalletto, sedile, pennelli, tavolozza dei colori. Per la realizzazione di un paesaggio mediante tecnica digitale sarebbe possibile seguire un procedimento simile: si dovrebbe sostituire alla tela la tavoletta elettronica (nel mio caso lo schermo dell’iPad) e ai pennelli e alla tavolozza gli strumenti presenti nell’app (nel mio caso Paper 53). Procedendo così ho sperimentato difficoltà nel realizzare paesaggi all’aperto con l’iPad sia per la dimensione limitata dello schermo sia, soprattutto, per i riflessi di luce che ne rendono problematico l’utilizzo per l’esecuzione di un buon dipinto digitale.

Come procedere? Per realizzare un paesaggio scatto in loco fotografie da diversi punti di vista e ipotizzo la vista che adotterei. Una volta a casa, stampo le foto in dimesione 13×18 o, meglio ancora, A4. Poi confermo la vista da usare e procedo a schizzare il disegno sull’iPad tenendo come riferimento la foto prescelta. Le altre foto potranno essere utili per confermare alcuni dettagli ai confini della foto di riferimento. Sono convinto che se la macchina fotografica digitale avesse avuto nel passato la diffusione che ha raggiunto oggi con i cellulari, molti pittori avrebbero seguito un procedinento simile al mio.

In prossimi post allegherò a ciascuno una o due foto fino a un totale massimo di una dozzina, accompagnate da un titolo, dall’indicazione della località e da una breve descrizione della genesi della fotografia.

La passione di dipingere


Alla fine del 2013 venni a sapere delle possibilità offerte dalla pittura digitale (Digital painting). Esaminai diverse alternative e all’inizio fui attratto dall’hardware di Wacom (Intuos e Cintiq). Dopo attenta valutazione, anche economica, scelsi di utilizzare l’hardware dell’iPad. BFAB0DE1-79D6-4EEA-AF1A-B47643C9DA7CA quel tempo l’App Store offriva applicazioni di Digital painting che si potevano scaricare pagando qualche euro. Scelsi Adobe Ideas (oggi Adobe Raw), un’applicazione relativamente facile che in tempi bervi mi permise di realizzare dipinti da semplici a via via sempre più complessi. Il primo dipinto fu la Buca #1 del Golf Club La Pinetina, un disegno semplice e schematico cui seguirono dipinti dedicati al golf e ad altri soggetti. Il buon risultato ottenuto mi diede lo stimolo a proseguire con Adobe Ideas. Il dipinto più complesso che realizzai con questa applicazione fu il porto di Portofino visto dal molo dei pescatori, disegno di grande dettaglio ed effetto che mi tenne occupato per tre mesi durante l’estate del 2014.

Per l’esecuzione dei dipinti digitali è necessario utilizzare una penna elettronica, oltre a una tavoletta elettronica (es Wacom) o, in alternativa, l’iPad. Provai a utilizzare diverse penne, anche costose, tra le quali Wacom e Adonit, che mi consentirono di disegnare con fluidità e discreta precisione e che conservo ancora con devozione.

Penne per digital painting
Penne per Digital painting

A metà del 2014 scoprii Paper 53 (detta anche Paper by Fifty Three). Per qualche mese utilizzai questa nuova applicazione contemporaneamente ad Adobe Ideas e a Pen & Ink (che continuo ad usare saltuariamente). Alla fine dell’anno adottai definitivamente Paper 53 e la penna dell’app detta Pencil 53.

Grande supporto all’’utilizzo di Paper 53 mi fu dato dal blog “Mastering Paper 53” dl Michael Rose dove è possibile trovare non solo iprimi rudimenti per l’utilizzo dell’applicazione ma anche tecniche più o meno sofisticate.
Blog di Mastering Paper by Fiftythree
L’uscita di iPad Pro 12,9″, da lungo tempo attesa, fu decisiva per la conferma dell’utilizzo dell’iPad con Paper 53, soprattutto perché permise di superare la limitazione della dimensione dello schermo insita nel modello di iPad base. Altra grande novità fu l’utilizzo dell’Apple Pencil al posto di Pencil 53, consentita dall’app a seguito di un accordo con Apple. Con l’Apple Pencil fu superato, tra l’altro, il problema della qualità del tratto e della durabilità delle punte della penna, critica per la Pencil 53.

Ad oggi, anzi a ieri, perché nell’ultimo anno ho ridotto notevolmente la realizzaione di dipinti per impegni più pressanti, ho prodotto quasi cinquanta dipinti di soggetti diversi, ambientati in differenti località. A questi si aggiungono cinquanta illustrazioni del libro Dieci nuove favole illustrate citato nell’articolo La Passione dello scrivere. Di seguito alcuni dipinti e illustrazioni..

Molti dipinti sono stati pubblicati sul mio blog in Tumblr (enos43).

Blog di NOS in Tumblr

Grande è l’interesse dei miei nipoti per il disegno digitale eseguito con Paper 53. Ciascuno dei quattro con più di 5 anni ha una cartella all’interno dell’applicazione presente sul mio iPad, con la quale dipinge utilizzando la Pencil 53 oppure, in via eccezionale, l’Apple Pencil.

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Una volta completati, i dipinti possono essere apprezzati sullo stesso iPad, dove sono esaltati dalla luminosità dello schermo. Possono essere inviati ad altri mediante email, messaggi, Air Drop, come fossero fotografie. Inoltre i dipinti possono essere stampati con buoni risultati su carta fotografica formato A4 opaca e lucida. Il migliore risultato si ottiene con la stampa fotografica su tela la cui struttura consente di ottenere un effetto simile alla pittura tradizionale. A Como, con Foto Tagliabue realizzai le prima due stampe su tela con dimensione 30×40. In seguito scoprii che si ottengono ottimi risultati anche con la dimensione 40×50, sempre che il peso delle immagini sia superiore a qualche Mb.
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La passione dello scrivere


Ho scritto per diletto e pubblicato libri cartacei e digitali. Ho iniziato con il libro intitolato NOS Management (febbraio 2008). Da diversi anni avevo preso in considerazione di scrivere un libro sulla mia esperienza professionale e di vita che potesse essere fonte d’ispirazione sia per coloro che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, sia in generale per i giovani e, in particolare per i miei figli, le mie nuore e i figli degli amici. Perché il titolo NOS Management? Per rappresentare l’essenza del contenuto del libro: la mia visione del management in senso ampio, nel lavoro e nella vita. NOS è sempre stata la mia sigla, da quando entrai a far parte di Techint. Il libro non venne pubblicato ma stampato in 1.200 copie che furono distribuite per ottenere donazioni a favore della #Fondazione Ariel.

Quattro anni dopo diedi alle stampe Project Management per esordienti e curiosi (dicembre 2012). Alcuni lettori di NOS Management che pensavano di avere ricevuto un libro sul project management, mi raccomandarono di scrivere un secondo libro dedicato a quest’ultimo argomento. È così che nella primavera del 2012 mi accinsi a scrivere Project Management per esordienti e curiosi cercando di dare al libro un’esposizione chiara e semplice, in modo che potesse avere allo stesso tempo finalità educative e divulgative, senza la pretesa di essere un testo scientifico e tantomeno un manuale. Anche questo libro fu stampato in un migliaio di copie e distribuito a favore della Fondazione Ariel.

In vista del Natale 2015 mio fratello Marco ed io decidemmo di scrivere e dare alle stampe un piccolo libro intitolato 250 Storpiature, Strafalcioni e Svarioni (dicembre 2015). Avevamo iiniziato per gioco a riunire le citazioni, poi integrate nel libro, partendo da alcune storpiature ricordate da sempre in famiglia, uscite dalla donna di servizio della mamma, ormai cinquant’anni fa: “baffutolo” di cotone, scopa di “selvaggina”, il rosso del “necroforo”, eccetera. A questo impianto base abbiamo aggiunto altre citazioni colte nei discorsi di persone particolarmente fertili nel produrre spontaneamente storpiature, strafalcioni e svarioni inimmaginabili. Altri spunti sono stati tratti da articoli di giornale o da pubblicazioni varie o, addirittura, dall’eloquio di giornalisti televisivi: “il trombettista dell’esercito ha suonato il silenzio”. Anche questo libro fu stampato in 600 esemplari e distribuito a parenti, colleghi, amici dei colleghi e a favore della Fondazione Ariel.

Alcuni amici, lettori di Project Management per esordienti e curiosi, mi suggerirono di scrivere un libro per raccontare il project management alla gente comune, citando esempi della sua applicazione alla vita quotidiana. Scrissi così Project Managment per tutti (maggio 2016) per i non naddetti ai lavori e coloro che hanno sentito parlare di project management e vogliono capire cos’è in modo semplice. Per questo libro, dopo attenta valutazione, decisi di procedere alla pubblicazione attraverso selfpublishing con la casa editrice Youcanprint. Questa esperienza, che si rivelò positiva, fu molto utile per la pubblicazione dei libri successivi.

Durante l’estate e l’autunno del 2016 decisi di scrivere un libro di favole illustrate per bambini, destinato inizialmente ai miei nipoti. Cominciai per gioco a ideare una favola, a scriverla e infine a illustrarla. Poi, seguendo il desiderio dei nipoti ne scrissi e illustrai altre sei, pensando di realizzare un libro di sette favole. A questo punto raccontai loro alcune di queste mostrando come esempio qualche illustrazione. I loro commenti favorevoli mi confermarono d’essere sulla buona strada e pertanto decisi di scrivere e illustrare le ultime tre favole a completamento del contenuto di Dieci nuove favole illustrate (dicembre 2016). Nel libro, che contiene ben 49 illustrazioni, gli animali agiscono, parlano e sentono come gli uomini in favole ambientate in terra, mare e cielo. Il libro fu pubblicato da Youcanprint.

Più recentemente, volendo cimentarmi in qualcosa di radicalmente diverso dalle precedenti pubblicazioni, dopo non breve meditazione decisi di scrivere un libro di racconti leggermente piccanti. Nacque così il libro intitolato La moglie nuora e altri racconti (ottobre 2017), sedici racconti brevi, ognuno con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici, e riuniti con fatti e personaggi immaginari. Questi ultimi sono agitati da sentimenti intensi quali la passione e il desiderio, la seduzione e la sensualità, conditi da sete di potere, infedeltà e ripicche. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. Anche questo libro fu pubblicato da Youcanprint.

Una nota: i libri pubblicati da Youcanprint sono disponibili sia presso Youcanprint, sia presso le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it, e presso Amazon.
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