La sindrome metabolica (Isabel)


Il racconto é parte di un nuovo libro intitolato Phishing e altri racconti, in corso di pubblicazione, che riunisce i più recenti racconti per i quali i lettori hanno mostrato particolare gradimento una volta postati su WordPress, Facebook, Linkedin e Tumblr.

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La sindrome metabolica

Lidia e Guido, coniugi ultrasettantenni, erano prossimi alle
nozze d’oro. Lui, ex ufficiale superiore del Genio in pensione, era ancora in forma: giocava a golf con il cart e alternava cyclette ed esercizi fisici. Lei, casalinga, era una moglie devota e madre di due figlie, nonché nonna di cinque nipoti, e si dedicava completamente alla famiglia. Guido non aveva mai avuto problemi di salute, a parte un diabete di tipo 2 manifestatosi dopo i sessant’anni. Lidia, sempre in salute e molto attiva, dopo i sessantacinque anni aveva iniziato ad accusare piccoli acciacchi. Essendosi leggermente incurvata, aveva iniziato a fare fisioterapia e ginnastica seguendo le indicazioni del fisiatra. Da sempre responsabile degli acquisti della famiglia, Guido si rivolgeva a lei per comperare qualsiasi cosa. Gli acquisti in farmacia rappresentavano una delle voci di spesa più importanti,
arrivando a sommare quasi cinquemila euro all’anno, gran parte dei quali erano parafarmaci contenenti ferro, calcio, vitamine varie, curcuma e omega 3. Nonostante stessero abbastanza bene di salute, non avevano rapporti intimi da quindici anni, dall’entrata in menopausa di Lidia. Una volta, un sacerdote chiese a Guido se fosse stato difficile per entrambi astenersi e mantenersi casti per tutto quel tempo. «No», gli rispose, «è stata una scelta di mia moglie. Mi sono adeguato, in parte per scelta e in parte per pigrizia». Il colloquio con il sacerdote gli aprì gli occhi e decise di recuperare in qualche modo il tempo perduto. Come? Lidia era molto gelosa, anche se ormai gli concedeva solo qualche carezza o un bacio due o tre volte all’anno, uno dei quali a Capodanno. Nel frattempo, il diabete di tipo 2 era precipitato nella sindrome metabolica, una condizione in cui diversi fattori, tra loro correlati, aumentano il rischio di sviluppare patologie cardiache e polmonari. Il diabetologo aveva raccomandato che un’infermiera si recasse da loro due volte a settimana per prelevare campioni di sangue e misurare la pressione e altri parametri utili al controllo della salute.

L’infermiera era una bella donna sui quarantacinque anni che piaceva molto a Guido. Era felice quando arrivava e, soprattutto, quando gli prendeva il braccio per il prelievo e per misurare la pressione. Il suo profumo inebriante lo faceva sentire bene. Con il tempo erano diventati amici e Guido aveva imparato a conoscere ogni aspetto della sua vita. Argentina di origini italiane, Loredana parlava un italiano perfetto. Si era sposata giovanissima nel suo paese e aveva una figlia di venticinque anni che l’aveva resa nonna due volte. Viveva da sola. Era la candidata ideale per tradire la moglie. Non potendo fare acquisti direttamente, Guido le aveva regalato alcune monete d’oro che aveva trovato sul fondo della cassaforte. Non pensava che valessero così tanto! Venti dollari d’oro equivalevano a poco meno di tremila euro!

Dopo alcuni mesi di avance velate, un giorno, mentre Lidia era uscita per fare acquisti, Guido passò dalle parole ai fatti. Dopo aver preso una compressa di Viagra, regalatagli tempo prima dal diabetologo, la prese sottobraccio, la portò in soggiorno e fece l’amore con lei sul divano. Il piacere fu immenso, nonostante fossero trascorsi quindici anni dall’ultima volta che l’aveva fatto. Anche Loredana si mostrò visibilmente compiaciuta della sua performance, non immaginando che Guido fosse capace di tanto. La tresca continuò per mesi. Decisero di incontrarsi a casa di Loredana e, per fare ciò, Guido dovette inventarsi degli incontri con i colleghi ufficiali del Genio, ai quali non poteva sottrarsi. Così si videro diverse volte. Per festeggiare il loro “fidanzamento”, Guido acquistò un anello prezioso in una gioielleria dove, per precauzione, non era mai entrato prima. Loredana apprezzò immensamente il regalo e quella sera Guido tornò da Lidia molto tardi. In seguito, passò a bonificare a Loredana somme sempre più importanti, cosa che poteva fare senza destare sospetti, dal momento che era l’unico a occuparsi delle finanze della famiglia.

Trascorso poco meno di un anno dai primi incontri, Guido chiese il divorzio, nonostante l’opposizione delle figlie, entrambe sposate bene, che non volevano uno scandalo. Le figlie non riuscivano a capire come i genitori potessero lasciarsi dopo quasi cinquant’anni di matrimonio. Lidia aveva accettato il divorzio, proiettata com’era sui nipoti, convinta che l’amore delle figlie le sarebbe bastato. Sebbene la causa di divorzio fosse basata sull’inadempimento dagli obblighi matrimoniali da parte di Lidia, alla fine il divorzio fu dichiarato consensuale. Inoltre, Guido acconsentì che la casa rimanesse a Lidia dopo la divisione dei beni. Pochi mesi dopo, Guido e Loredana si sposarono e si trasferirono a Buenos Aires, in Argentina. Grazie al capitale di cui disponeva, la cui entità era nota a Loredana, i due costruirono una nuova vita. Per qualche anno la loro relazione fu affettuosa, caratterizzata da frequenti manifestazioni di tenere attenzioni. Poi, però, Guido finì per essere soggiogato da Loredana, che si dimostrava sempre gentile e premurosa, ma con l’obiettivo di impossessarsi della sua fortuna. Somministrandogli una quantità sempre maggiore di zuccheri, arrivò a fargli raggiungere valori altissimi di glicemia. Guido accusava mal di testa e stanchezza, sintomi che Loredana attribuiva al cambio di stagione o ai postumi dell’influenza o del raffreddore. Guido, che riponeva la massima fiducia in lei, non sospettò nulla. Morì nel sonno, senza accorgersi di nulla, a causa di una iperglicemia che lo aveva fatto cadere in coma diabetico.

La storia, però, non finisce qui perché la morte di Guido, cittadino italiano, fu segnalata al Consolato che, per il rimpatrio della salma, espressamente voluto da Guido nel suo testamento, chiese l’autopsia prima dell’imbalsamazione. Nel testamento, Guido aveva nominato Loredana unica erede, riservando però una somma importante a ciascuno dei cinque nipoti. Il referto del medico legale indicò come causa della morte un coma diabetico, conseguenza di un’iperglicemia cronica che avrebbe potuto essere indotta da un agente esterno. Loredana fu indagata, incriminata e processata per procurato coma diabetico e condannata a vent’anni di reclusione senza attenuanti, in quanto moglie e infermiera patentata del defunto.

 

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