La moglie nuora (Daniela)


La moglie nuora e altri racconti. Copertina

A grande richiesta, di seguito troverete La moglie Nuora, il racconto che ha dato il titolo al libro La moglie nuora e altri racconti che raccoglie sedici storie briose, più o meno brevi e di piacevole lettura. Narra la storia di Luca, un imprenditore di una certa età, vedovo, attivo e sportivo, che si innamora di Daniela, la giovane moglie di uno dei figli. Con il sovoir-faire dei grandi corteggiatori, poco a poco la irretisce fino a farla cedere. L’ars amatoria e le disponibilità economiche di Luca convincono Daniela a chiedere il divorzio al figlio che accetta in cambio del controllo azionario dell’azienda del padre. Trascorso un anno, Luca sposa la ex nuora e passa con lei tempi felici fintanto che un giorno si rende conto che Daniela lo tradisce con un un giovane di bell’aspetto.

La moglie nuora e altri racconti è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La moglie nuora (Daniela)

Luca, bell’uomo sui sessant’anni, ancora molto attivo e sportivo, era proprietario di una rinomata fabbrica di viti e bulloni cui dedicava ormai solo metà del suo tempo, destinando l’altra metà ad attività sportive: golf, nuoto, sci e, d’estate, barca a vela. Vedovo, viveva da solo nella bella villa di famiglia. Coltivava un fisico di tutto rispetto, asciutto e aggraziato, a differenza di quello di Giovanni, il figlio trentaduenne, sposato da due anni con Daniela, che lavorava senza grande convinzione nella bulloneria. Giovanni non praticava sport se non qualche rara partita di calcetto con gli amici coi quali aveva passato la giovinezza prima di conoscere la moglie. Non avere ancora avuto figli era un cruccio per Daniela, ma non per Giovanni che si diceva desideroso di godere della libertà, ancora per qualche tempo.

Daniela era un’attraente ragazza ventiseienne, un fiore nel vero senso della parola. Non aveva bisogno di truccarsi tanto il viso era stupendo né portare il reggiseno tanto i seni erano perfetti. Aveva gambe lunghe e affusolate e il lato “b” alto e modellato come quello di molte ragazze africane. Luca si rese conto direttamente di tanta grazia il giorno in cui entrò senza bussare nello spogliatoio della piscina della villa mentre la nuora stava indossando un costume da bagno. Daniela non si era preoccupata – dopotutto era suo suocero – e, senza fretta, aveva terminato di indossarlo in sua presenza. Luca fu colpito dalla visione di Daniela e ne ebbe un grande turbamento: aveva fantasticato sul fisico della nuora ma non aveva mai avuto l’occasione di vedere tutto quel ben di Dio. Fu un colpo di fulmine. Si innamorò di Daniela e da quel momento desiderò fare l’amore con lei. E Giovanni? Non aveva un grande concetto del figlio. A differenza degli altri due, Marco e Gabriella, che lavoravano e vivevano da tempo in altre città – Marco nella finanza, a Londra, e Gabriella col marito e il figlio ad Ancona, nel settore oceanografico – Giovanni non si era mai dato molto da fare. Il colpo della vita era stato avere sposato Daniela. Nel lavoro non si era ancora distinto nonostante fosse il figlio del proprietario.

Pertanto Luca non si sentì tanto in colpa nel desiderare la nuora anche se ogni tanto gli rigirava nel cervello il comandamento “Non desiderare la donna d’altri” e ciò, essendo religioso, gli dava qualche remora. Si mise così a fare, se si può dire, una corte discreta a Daniela, senza forzare, in modo che lei sapesse e gli altri, figli, amici e servitù non capissero. Piccoli regali, complimenti gentili su quanto da lei indossato o fatto, l’offrirsi d’accompagnarla in centro con l’auto per fare acquisti – Giovanni e Daniela abitavano in campagna, appena fuori città -. Fu proprio durante una di queste scorte che, arrivati in centro, Luca chiese alla nuora di accompagnarlo a una gioielleria di fiducia per acquistarle il regalo del compleanno, che sarebbe caduto dopo due settimane. Daniela fu colpita dall’invito – il primo da quando aveva conosciuto Giovanni – e lo seguì nella gioielleria dove Luca le regalò una lunga collana di perle naturali e oro. Un oggetto di grande valore che una persona non molto competente avrebbe potuto scambiare per una bigiotteria, nonostante costasse diverse migliaia di euro. Così, quando Giovanni notò il nuovo gioiello, Daniela poté rispondere che si trattava di una bigiotteria ben riuscita che aveva acquistato di saldo. E tutto finì lì.

Suocero e nuora continuarono a frequentarsi sempre più, senza che nessun altro si insospettisse. Alcuni pensarono che Luca avesse più tempo a disposizione perché Giovanni aveva aumentato notevolmente il suo impegno in fabbrica: rientrava a casa alle nove di sera, lavorava di sabato e talvolta di domenica. Diceva che i clienti non dovevano attendere. Rimanendo Daniela sempre più sola, Luca propose a Giovanni e a lei di lasciare la casa in campagna per trasferitisi nella villa di famiglia dove Daniela avrebbe potuto avere più compagnia. Giovanni accettò con slancio, anche perché la villa si trovava a poco più di un chilometro dalla fabbrica e ciò gli avrebbe permesso di andare e tornare dal lavoro camminando e in poco tempo. Daniela non fece alcuna obiezione.

Luca stava imbastendo la ragnatela: aveva tirato i fili di sostegno che convergono al centro e ora era pronto a tessere la trama a spirale, per catturare chi sapeva. Una volta trasferiti gli sposi nella villa, Daniela e Luca ebbero più occasioni di stare insieme. Con la bella stagione si moltiplicarono le possibilità di frequentazione con l’uso della piscina, i bagni e lo spogliatoio. Daniela si sentiva lusingata dalle attenzioni e dai regali di Luca e, a dimostrazione dell’apprezzamento delle sue gentilezze, in qualche occasione lasciò che la scorgesse, di sfuggita, senza veli, nello splendore dei suoi anni e, in altre, la abbracciasse. Un giorno, dopo il bagno, al bordo della piscina, Luca spiegò a Daniela il suo stato d’animo:  “Sono passati dieci anni dalla scomparsa di mia moglie e in tutto questo periodo non ho toccato donna. Sono ancora in gamba, nonostante l’età, e tu hai risvegliato in me un desiderio assopito da tempo. Potresti essermi di grande aiuto: toccherei il cielo con un dito se, anche per una sola volta, potessi fare l’amore con una ragazza magnifica come te, per la quale provo un forte desiderio e che sogno ogni notte!”.

Daniela, in segreto compiaciuta dalle parole di Luca e dalla rappresentazione della sua situazione, rispose ringraziando per i complimenti ma di non potere accogliere l’invito che andava al di là della relazione poco più che platonica che li legava da qualche tempo. Era la moglie di Giovanni, suo figlio, che non meritava un simile trattamento. Luca insistette molto garbatamente: “La richiesta non sottintende una relazione durevole. Come detto, si tratterebbe di una volta sola, un episodio che sarebbe noto solo a noi due e di cui nessuno verrebbe a sapere. Sarei l’uomo più felice del mondo”.

Dietro la garbata insistenza di Luca, Daniela non sapeva più come comportarsi. Sicuramente la cosa non sarebbe trapelata perché entrambi non ne avevano alcun interesse. Inoltre, non sarebbe stato un grave peccato perché non si sarebbe trattato di fare l’amore con un estraneo ma con Luca, che era pur sempre della famiglia. Il giorno dopo Daniela confermò a Luca la disponibilità: “E sia, però, per una volta sola, poi … amici come prima”. Luca fu felicissimo della risposta e le propose il successivo mercoledì pomeriggio, quando la servitù sarebbe stata di riposo settimanale.

E così fu. Il giorno stabilito si incontrarono nella camera matrimoniale principale della villa e passarono un pomeriggio bellissimo. Essendo l’accordo valido per una volta sola, quel pomeriggio Luca non perse un solo colpo e di colpi ne portò a segno almeno tre. Daniela, che aveva conosciuto solo Giovanni, rimase impressionata da tanta potenza e, rapita dall’ars amatoria di Luca, espresse nel modo più affettuoso il riconoscimento per tale superba attuazione. A sua volta, a dimostrazione del suo apprezzamento, Luca le regalò una Smart che da tempo Daniela aveva desiderato per muoversi autonomamente. Luca spiegò a Giovanni di avere pensato di venire incontro direttamente al desiderio di Daniela, in modo che l’acquisto non pesasse sul loro bilancio famigliare.

Qualora pensaste che la faccenda sia terminata così, sbagliereste, come si dice …. di grosso. La sempre garbata ma decisa insistenza di Luca e, soprattutto, il ricordo, da parte di Daniela, di un lungo e duraturo godimento – mai riscontrato prima -, li portarono a incontrarsi spesso, quasi sempre nel pomeriggio di mercoledì, libero dalla servitù. In più, di quando in quando, in altro giorno della settimana, si recavano a pranzo in un paesino fuori città, lontano da occhi indiscreti, presso una locanda con alloggio, dove si riposavano qualche ora dopo il pranzo.

Giovanni, preso come non mai dalla frenesia del lavoro, trascurava sempre più la moglie, felice che avesse acquisito più confidenza con il padre e non sospettando nulla di quanto stava accadendo. Trascorsi alcuni mesi di ménage à trois, Luca decise di chiedere a Daniela di diventare la sua donna. Come fare per convincerla? A seguito di delicate indagini, concluse che Daniela avrebbe acconsentito solamente se l’avesse sposata. E come? Escluse innominabili alternative, l’unica possibilità sarebbe stata il divorzio. E nessuno avrebbe dovuto pensare che causa del divorzio fosse la loro relazione. Quindi il divorzio doveva essere concesso per colpa di Giovanni. Ma per quale colpa? Lavorare troppo o non essere troppo affettuoso con la moglie difficilmente sarebbero stati considerati elementi sufficienti per ottenere il divorzio.

A questo punto Luca decise di assegnare a un’agenzia investigativa l’incarico di acquisire informazioni sull’attività del figlio. Dopo circa un mese, il responsabile dell’agenzia presentò a Luca un rapporto completo da cui emerse che le partite di calcetto erano uno dei pretesti per incontrare Lorenzo, l’amico con il quale Giovanni intratteneva da anni una relazione! Sebbene la notizia del figlio gay non fosse stata assolutamente gradita da Luca, fu comunque una mannaper i due amanti perché avrebbe consentito a Daniela di motivare la richiesta di divorzio. Avrebbe lasciato Giovanni senza alcun rimpianto, con gratitudine nei confronti di Luca per averla salvata da un futuro infelice.

Daniela richiese a Giovanni un incontro in presenza di Luca. Esordì dicendo: “Ho saputo che intrattieni con Lorenzo una relazione che risale ai tempi del liceo, tresca che mi hai sempre nascosto. Questa tendenza spiega perché in due anni di matrimonio abbiamo avuto rapporti poco frequenti e non sono rimasta incinta. Non ho alcuna intenzione di continuare con un marito che si divide tra me e l’amico e per questo chiederò il divorzio al più presto. Sono certa che me lo concederai, senza problemi, per fare chiarezza nei nostri rapporti, una volta per tutte”.

Luca, presente per volere di Daniela, a supporto disse solo poche parole: “Se questa è la situazione, peraltro a me non nota, non vedo altra alternativa al divorzio. Giovanni non puoi tenere il piede in due scarpe! Lascia libera Daniela!”.

Giovanni, sorpreso dell’atteggiamento di entrambi, rispose che ci avrebbe pensato e dato una risposta nel giro di un paio di giorni. Il giorno seguente Luca lo incontrò: gli promise che, qualora avesse accettato di concedere il divorzio, l’avrebbe nominato amministratore delegato della società. In più, essendo giunto il tempo di ritirarsi dall’attività, pur mantenendo simbolicamente la carica di Presidente, gli avrebbe ceduto gratuitamente il 60% delle azioni della società – che possedeva integralmente – lasciando il 20% a ciascuno dei fratelli. Giovanni, dopo avere consultato Lorenzo, accettò di concedere il divorzio.

Era tale l’amore per Daniela che, per averla tutta per sé, Luca aveva ceduto l’azienda creata e sviluppata in quarant’anni di lavoro. Unico grande beneficio immediato, derivante dalle concessioni fatte a Giovanni, fu il privilegio di passare ancora più tempo con lei. Daniela continuò a vivere nella villa mentre Giovanni si trasferì con Lorenzo nella casa fuori città dove aveva vissuto con Daniela. Ottenuto il divorzio, dopo un anno di rapporti discreti, più che altro per salvare la reputazione della famiglia, il padre sposò l’ex nuora. Per acconsentire al matrimonio, Daniela chiese e ottenne che le fosse intestata la proprietà della villa e assegnata una rendita mensile di diverse migliaia di euro, sotto forma di vitalizio.

Nove mesi dopo il matrimonio nacque Gianluca: il bambino era figlio di Luca, di cui avrebbe potuto essere nipote e fratellastro di Giovanni, di cui avrebbe potuto essere figlio. Luca era rinato a nuova giovinezza, fiero di essere ancora padre, nonostante l’età, e di avere per moglie una donna affascinante che tutti gli amici gli invidiavano. Uno di questi un giorno gli fece uno strano discorso a proposito delle signore che vanno a fare acquisti e che talvolta si fanno suggerire cosa comperare da un amico. “Vuoi dire amica, immagino”. “No, no, amico”.

Insospettito dal discorso, il giorno seguente Luca seguì Daniela al centro della città dove si era recata, come altre volte, a fare acquisti, dopo avere lasciato Gianluca alla tata. Aveva detto a Luca che non sarebbe tornata per pranzo perché aveva un impegno con un’amica. Luca parcheggiò l’auto e seguì Daniela che, lasciata la Smart, raggiunse i portici della piazza, entrò nella gioielleria dove tempo addietro le aveva acquistato la collana di perle e, dopo qualche minuto, uscì dal negozio con Roberto, il figlio del gioielliere. Luca pedinò la coppia fino al garage dove Roberto aveva parcheggiato l’auto e li vide andarsene. Non fece in tempo a seguirli perché aveva parcheggiato l’auto a un centinaio di metri di distanza dal garage.

La settimana seguente Luca pedinò di nuovo Daniela che gli aveva detto che sarebbe andata a fare acquisti e poi a pranzo con un’amica. Questa volta lasciò l’auto in prossimità del garage usato dal figlio del gioielliere e quando i due, lasciata la gioielleria, salirono sull’auto, li seguì con la sua, mantenendosi a rispettosa distanza. Uscirono dalla città in direzione a lui nota, per giungere, poco tempo dopo, alla locanda dove aveva passato bellissimi pomeriggi con Daniela, prima del loro matrimonio!

La tartaruga, la lumaca e la formica


La favola fa parte del libro Dieci nuove favole illustrate presentato in un precedente articolo. Narra la storia di una Tartaruga che, sentendosi in gran forma vuole trovare un contendente per una gara di corsa.  Una Lumaca si rifiuta per evidente impossibilià ma presenta come concorrente una Formica. La Tartaruga, riluttante, accetta la sfida della Formica concedendole un vantaggio. Nonostante ciò, con la Lumaca arbitro,  la Formica giunge prima al traguardo. Ripetuta la gara a richiesta della Tartaruga, la Formica vince di nuovo, questa volta un ricco premio.

Dieci nuove Favole illustrate è disponibile in edizione cartacea ed eBook presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it, L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La tartaruga, la lumaca e la formica

Personaggi: La tartaruga: Tartarella: La lumaca: Lentizia; La formica: Nerella.

C’era una volta una tartaruga che incontrò nel giardino una lumaca. Si conoscevano da tempo.

“Come stai?” chiese la tartaruga Tartarella alla lumaca Lentizia, “È da un po’ che non ci vediamo. Pensavo che avessi avuto qualche problema”

“No, grazie.” rispose Lentizia, “Va tutto bene”

“Oggi pensavo di fare una gara di corsa con qualcuno,” disse Lentizia, “ma non ho ancora incontrato nessuno oltre te”

“Farei volentieri una gara di corsa con te ma, come sai, sono molto, molto lenta. Potrei aiutarti a trovare un’altra concorrente disposta a gareggiare con te”

“Chi potrebbe essere?” Chiese Tartarella.

“Nerella, una formica che conosco, abita qui vicino”

“Una formica?”

“Nonostante la dimensione microscopica rispetto alla tua” disse Lentizia, “ penso proprio sia una buona cespuglio”

“Va bene, trovala per favore, ti farò un regalo”.

Lentizia si diede da fare, raggiunse la casa della formica, le raccontò del regalo promesso da Tartarella e la convinse a gareggiare. Dopo poco tempo Nerella incontrò Tartarella che le disse:

“Faremo una gara di corsa partendo da qui fino a quell’albero e ritorno. Il giudice di gara è Lentizia. Poiché non voglio strafare, partirai davanti a me, là dove c’è quel cespuglio, a metà strada tra qui e l’albero. Se vincerai avrai per premio un grosso calabrone”.

La formica andò al cespuglio indicato da Tartarella e Lentizia diede il via ai due concorrenti che partirono decisi a vincere. La formica arrivò all’albero per prima e ritornò verso il traguardo che raggiunse mantenendo il distacco iniziale che aveva dalla tartaruga, La vittoria di Lentizia diede molto fastidio a Tartarella, che era sicura di vincere. Allora si rivolse a Nerella dicendo:

“Hai vinto e avrai il premio. Ma sei arrivata prima perché ti ho dato un vantaggio. Scommetto che senza il vantaggio non avresti vinto”.

La formica rispose:

“Sono pronta a rifare la gara senza vantaggio. Se perdo, rinuncio al calabrone ma se vinco che cosa mi dai oltre al calabrone?”.

La tartaruga, sicura questa volta di vincere la gara, rispose con un’offerta che la formica non poteva rifiutare:

“Ti darò le provviste per tutto il formicaio per tre mesi!”.

La formica accettò volentieri e i concorrenti si misero sulla linea di partenza.

La gara iniziò, la tartaruga fece il massimo sforzo e raggiunse l’albero per prima, poi a metà del ritorno, forse per stanchezza, fu superata dalla formica che tagliò il traguardo per prima dando un piccolo distacco alla tartaruga.

Nerella fu dichiarata vincitrice da Lentizia e Tartarella le confermò il premio.

La Tartaruga ha commesso un errore nel valutare le capacità della formica nella corsa pensando d’essere più forte perché più grande e grossa. Molte volte l’apparenza inganna. Alcune persone che sembrano modeste e umili sono più efficienti di altre che sembrano capaci di spaccare i monti.

Vale la pena ricordare che le velocità delle tartarughe e delle formiche sono abbastanza simili: entrambe compiono circa 100 metri in un’ora – la lunghezza di un campo di calcio -. La lumaca, che è molto, molto più lenta, percorre in un’ora solamente 5 metri!

My Princess (Grace)


La moglie nuora e altri racconti. Copertina

Il racconto é tratto dal libro La moglie nuora e altri racconti che raccoglie sedici storie briose, più o meno brevi, e di piacevole lettura. Narra la storia di un direttore commerciale di una società di costruzioni che a Nairobi, Kenya, conosce Grace, una bellissima ragazza di colore della quale s’innamora nonostante sia un’escort. La frequenta durante i viaggi di lavoro e decide di farle cambiare vita. Fa in modo che Grace torni a scuola e, terminati gli studi, le trova un lavoro in Italia dove diviene la sua bellissima amante, invidiata da tutti gli amici.

La moglie nuora e altri racconti è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

My Princess (Grace)

“Sai che Massimo ha un’amante?”

“Un’amante!? Non ci credo”

“Anch’io non lo ritenevo possibile, poi ho dovuto ricredermi. Ho informazioni di prima mano …”

“E come sarebbe?”

“Questa è la storia, come me l’hanno raccontata. È un po’ lunga, però … merita”. Massimo, come sai, è il direttore commerciale di una impresa di costruzioni che era interessata a una gara per la realizzazione di una diga in Kenya. Attraverso una conoscenza a Roma, al Ministero degli Esteri, aveva fissato un incontro a Mombasa con un personaggio che gli avrebbe potuto fornire informazioni sui documenti di gara e dare eventuali dritte. Giunto a Mombasa – la seconda città del Kenya, dove si respira il profumo intenso dell’Africa – la sera incontrò il contatto il quale, dopo avergli dato le informazioni che sperava di ricevere, gli chiese di accompagnarlo al casinò della città, noto in tutta l’Africa orientale e centrale. Lì fu presentato a una bellissima ragazza di colore, una gazzella flessuosa con due occhi magnifici e brillanti, niente po’ po’ di meno che miss Kenya! Pensa un po’! Con lei quella sera giocarono a baccarat e alla roulette, vinsero, cenarono, ma tutto finì lì, senza alcun seguito. Al momento del commiato, il contatto gli disse che, per sapere molto di più sulla gara della diga, avrebbe dovuto incontrare a Nairobi un funzionario suo conoscente.

Seguendo le indicazioni avute dal contatto, Massimo si recò a Nairobi e alloggiò all’Hotel Hilton dove sapeva sarebbe stato avvicinato da una ragazza che l’avrebbe messo in contatto col funzionario. Seduto nella hall dell’albergo, mentre stava leggendo un giornale, fu avvicinato da una ragazza di colore che si fece riconoscere come colei che avrebbe dovuto incontrare. La ragazza, molto giovane e bella, assomigliava moltissimo a miss Kenya. Colpito dalla somiglianza, le chiese se fosse parente della miss. “Siamo entrambe di etnia kikuyo e della stessa tribù ed è per questo che ci assomigliamo”. Allora Massimo, non solo per farle un complimento, disse: “Poiché non sei meno bella di miss Kenya, anche tu avresti potuto essere eletta. Perché non hai partecipato al concorso?”. La ragazza, che si chiamava Grace, rispose che non avrebbe mai vinto il beauty contest a causa di una estesa bruciatura della pelle che occupava tutta la spalla destra, causata dalla caduta di una pentola d’acqua bollente quando era piccola. Nonostante il problema della pelle martoriata, il portamento e la fierezza di Grace erano tali che Massimo pensò potesse essere una principessa della tribù e, per questo motivo, da quel giorno la chiamò my princess.

La mattina dopo Grace gli presentò il funzionario con il quale stabilì un rapporto fattivo. La ragazza gli piaceva molto ed era molto simpatica: aveva però capito che, per arrotondare il bilancio, la princess si offriva di quando in quando a personaggi selezionati. E questo lo rendeva un po’ geloso. Ciononostante, anche lui entrò nella stretta cerchia dei privilegiati e continuò a rimanervi tutte le volte che ritornò a Nairobi per seguire la presentazione e il follow up dell’offerta.

Durante il secondo viaggio accompagnò Grace in una boutique esclusiva del centro e le regalò un abito elegante, una borsa di pregio e un paio di scarpe italiane firmate. Grace fu felicissima di “vestire come una signora” e lo ringraziò affettuosamente per tutta la notte. Ogni volta che lasciava Nairobi, Massimo pensava che avrebbe lasciato la sua princess in balìa dei pescecani.

Per evitare ciò, aveva pensato a una soluzione definitiva che le avrebbe permesso di liberarsi da quella schiavitù. L’ultima volta che ritornò a Nairobi fu per l’assegnazione del contratto di costruzione della diga, andata purtroppo a favore di un gruppo tedesco. In tale occasione Massimo le propose di riprendere gli studi presso il collegio delle suore Orsoline di Nairobi fino al compimento del ventunesimo anno. Lui stesso avrebbe pagato la retta e avrebbe versato una somma per le spese personali su un libretto a suo nome. Così Grace avrebbe potuto ottenere i diplomi di interprete swahili-inglese e swahili-italiano, molto richiesti dalle aziende che lavorano con l’Africa orientale e centrale. Sarebbe stata per lei un’altra vita e, inutile dirlo, Grace accettò con grande entusiasmo. Quella volta si dimostrò ancor più riconoscente, sapendo che difficilmente avrebbe rivisto Massimo un’altra volta. Terminati gli studi, che avevano contribuito a migliorare considerevolmente la sua preparazione generale e la sua educazione, Grace informò Massimo col quale aveva mantenuto contatti via posta elettronica. Allora lui mise in opera la seconda parte del piano: le fece avere un visto di lavoro come traduttrice in un’azienda internazionale di spedizioni con sede a Brescia – la città dove viveva con la famiglia e lavorava – e le affittò un appartamentino non distante dal proprio ufficio.

All’arrivo, ricevette la princess all’aeroporto della Malpensa. Pare che qualcuno li abbia visti insieme lì, per la prima volta. Lei è di una bellezza strepitosa, uno schianto senza paragoni. E fu così che divenne la sua amante; pare che ora la spalla destra sia perfetta, dopo un riuscito intervento di chirurgia plastica.

L’agreement (Xian Li)


 

La moglie nuora e altri racconti. Copertina

Il racconto é tratto dal libro La moglie nuora e altri racconti che raccoglie sedici storie briose, più o meno brevi, e di piacevole lettura. Narra la storia di un direttore commerciale di un caseificio lombardo che si reca in Cina per sottoscrivere un agreement di cessione di know how a un gruppo alimentare. L’agente cinese gli affianca come accompagnatrice una bellezza locale con la quale ha un bel rapporto in tutti i sensi. Superati  alcuni problemi con i cinesi sottoscrive l’agreement. Si rende però conto che l’accompagnatrice, spinta dalla controparte che non vorrebbe pagare quanto concordato, cerca di carpirgli le ricette di fabbricazione dei formaggi ….

La moglie nuora e altri racconti è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

L’Agreement (Xian Li)

 “Rappresento un gruppo cinese, attivo nel settore alimentare, che vuole impegnarsi nella produzione di formaggi italiani, i preferiti dai cinesi. Vorrebbero un incontro in Cina, a Luoyang, per conoscervi, discutere e firmare un accordo commerciale, un agreement”.

Giacomo, quarantenne direttore commerciale di un grande caseificio lombardo, noto a livello europeo per la qualità dei prodotti, un giorno fu avvicinato da Ulrich, un distinto ingegnere svizzero, che gli comunicò di essere partner di una società di trading con base a Shanghai che agiva per conto di un grande gruppo alimentare ubicato a Luoyang, a sud-ovest di Pechino, da cui dista circa 700 km.

Verificata nei giorni seguenti l’attendibilità dell’invito, Giacomo confermò l’interesse all’incontro e concordò con Ulrich il programma del viaggio in Cina. Un mese dopo raggiunse Pechino con un assistente e scese all’Hotel Regent, cinque stelle nel centro della città. Lì incontrò Ulrich, accompagnato da Xian Li e da un’interprete cinese-italiano, tutti ospiti dello stesso hotel. Xian Li era una bellissima ragazza cinese, di età indefinita, con portamento e struttura fisica occidentale – si diceva che fosse stata un’attrice – e con un sorriso molto accattivante. Parlava un inglese un po’ stentato però si faceva intendere. Tra lei e Giacomo nacque subito grande simpatia. La sera dell’arrivo i cinque cenarono insieme al ristorante dell’hotel. Dopo cena Ulrich, l’assistente e l’interprete si eclissarono, mentre Giacomo e Xian Li si trattennero al bar bevendo un paio di whisky. Verso mezzanotte Giacomo accompagnò Xian Li alla camera, posta allo stesso piano della sua: sperava in un invito ma rimase deluso. Un bel sorriso, il bacio della buona notte e niente più.

La mattina seguente, i cinque partirono in aereo per Luoyang dove furono ricevuti e invitati a pranzo dal presidente del gruppo alimentare. Al pranzo parteciparono diciotto persone, inclusi loro cinque. Il tavolo era circolare, gigantesco, con una particolarità: l’anello esterno, dove erano stati apparecchiati i coperti, era fisso, mentre il disco centrale, dove erano state poste le pietanze, sotto l’impulso dato da una piccola spinta ruotava dolcemente come fosse una grande trottola. C’erano bevande in abbondanza: tra queste, una simile alla birra e due diverse grappe con le quali il presidente invitò gli ospiti a ripetuti brindisi. Durante il lauto pranzo i partecipanti si scambiarono convenevoli ma non parlarono di lavoro. Alla fine vi fu l’usuale scambio di regali: Giacomo aveva portato alcuni piccoli oggetti d’argento che furono molto apprezzati dai cinesi che, a loro volta, regalarono agli ospiti pergamene e tessuti con disegni molto belli. A Giacomo, il presidente omaggiò un cavallo di ceramica blu smaltata, di finissima fattura.

Tolta rapidamente dal grande tavolo ogni traccia del pranzo, iniziarono le presentazioni del gruppo alimentare cinese e del caseificio, cui seguirono le conversazioni sul tema dell’agreement per la cessione di know how. A seguito di una lunga e incomprensibile discussione tra i cinesi, venne accettata la proposta di Giacomo. Le parti convennero poi che Giacomo avrebbe preparato la bozza dell’agreement per l’incontro conclusivo del giorno dopo. La riunione si sciolse e i nostri raggiunsero l’hotel, prenotato dal gruppo cinese, di tipico stile locale, con camere molto sobrie e con pareti dipinte di colore verde pallido. Terminata la cena nel ristorante dell’hotel, forse per festeggiare l’avvenimento, Xian Li invitò Giacomo a passare da lei. Una volta impostata sul computer la bozza dell’agreement, Giacomo si recò da Xian Li ed ebbe con lei un rapporto molto affettuoso e nuovo: era infatti alla sua prima esperienza asiatica. Rientrato in camera riprese la stesura del documento che completò la mattina presto, non appena desto.

L’incontro conclusivo fu organizzato presso gli uffici del gruppo cinese in una grande sala addobbata con striscioni di benvenuto e inneggianti la cooperazione tra il caseificio e il gruppo alimentare. Il tavolo della riunione era rettangolare, lungo alcuni metri e largo circa due: da un lato – al centro sedeva Giacomo affiancato da Xian Li, Ulrich, l’assistente e l’interprete. Il presidente del gruppo, a sua volta affiancato da diversi funzionari, sedeva di fronte a Giacomo del quale studiava attentamente le reazioni, pur non conoscendo una parola di italiano e di inglese. Non appena iniziata la riunione, mentre una solerte segretaria provvedeva a stampare la bozza dell’agreement in inglese inviatole per posta elettronica da Giacomo, ci fu una sorpresa. I cinesi avevano prodotto – nonostante quanto concordato – una bozza di agreement alternativa che fu distribuita su carta velina verde. Giacomo esaminò rapidamente la bozza e si rese conto che erano state stravolte alcune decisioni prese durante la riunione del giorno prima. Queste riguardavano il maggior numero degli addetti che si sarebbero dovuti trasferire a Luoyang per la cessione del know how, l’allungamento della durata  del  training e la riduzione delle tariffe giornaliere del personale espatriato. Giacomo si mostrò decisamente contrariato e disse che non avrebbe mai firmato l’agreement così come redatto dalla controparte. Ulrich e Xian Li cercarono di convincerlo ad accettare la bozza ma Giacomo fu irremovibile. La riunione fu sospesa. Xian Li allora parlò con la controparte e, dopo un paio d’ore, il presidente riaprì la riunione per accettare -dopo avere letto ad alta voce la traduzione cinese – il testo inglese redatto da Giacomo, affermando che in sostanza coincideva con la loro stesura. “Mah!”, pensò Giacomo, “come sono complicati questi cinesi!”.

Si passò quindi alla firma dell’agreement cui seguì un rinfresco in grande stile con i soliti brindisi a base di grappa. Per finire, in onore degli ospiti, i cinesi organizzarono una visita alle famose grotte di Longmen, a circa mezz’ora d’auto da Luoyang, dove i nostri poterono ammirare santuari rupestri con i Buddha scavati nella roccia delle colline circostanti. Rientrati a Luoyang, i cinque raggiunsero Pechino, in serata, con un treno ad alta velocità. All’arrivo si decise di lasciare serata libera a tutti

Xian Li bussò alla porta della camera mentre Giacomo, al computer, stava preparando il rapporto sull’esito della visita. Al primo momento pensò che Xian Li volesse scusarsi per avere cercato di convincerlo, in mattinata, ad accettare la bozza di agreement proposta dai cinesi. Non era solo per questo, perché Xian Li, una volta entrata in camera, gli si avvicinò, lo baciò teneramente, sussurrandogli che voleva fare l’amore con lui. Giacomo sospese la redazione del rapporto, la prese in braccio e l’adagiò delicatamente sul letto. Seguì uno scambio  di amorose  tenerezze dopo  di che  decisero di scendere al ristorante. Xian Li disse che avrebbe fatto la doccia per prima. Entrò nel box, si lavò rapidamente e lasciò subito il posto a Giacomo che, mentre si trovava sotto la doccia, vide Xian Li, riflessa nel grande specchio del bagno, intenta a maneggiare il computer. Per non destare la sua attenzione lasciò la doccia senza interrompere il flusso dell’acqua e, così come si trovava, irruppe nella camera chiedendole perentoriamente: “Cosa stai facendo?”

“Sto navigando nel sito del caseificio, per conoscervi meglio”

“Ma … sei nell’area riservata del sito. Come hai fatto ad entrare? Chi ti ha dato la password? Cosa stai cercando?”

“Ho captato la password durante la riunione di questa mattina mentre cercavi un’informazione. Volevo accedere alla documentazione tecnica riservata ma ho capito che è necessaria un’altra password, che non conosco”

“Cosa speravi di trovare? Le ricette per la preparazione dei formaggi?”

“Mi hanno obbligato a cercarle. Il gruppo alimentare con il quale hai sottoscritto l’agreement vorrebbe averle per evitare di pagare quanto avete convenuto. Mi sono dovuta prestare a questa ignobile azione perché altrimenti mi avrebbero licenziata”.

“Chi può pensare che nel sito del caseificio si possano trovare i segreti del know how?”, disse Giacomo, “I veri segreti sono riposti nei nostri mastri casari, mentre le ricette presenti sul sito sono artatamente incomplete. Quindi è fatica sprecata cercare quelle giuste. Potrei farti avere le stesse informazioni che si trovano sul sito, senza alcun problema per il caseificio”

“Vieni amore mio. Non perdiamo tempo. Domani partirai e non so se ci rivedremo ancora”, lo pregò Xian Li.

Dieci nuove favole illustrate


Nel 2016 pensai che sarebbe stato bello scrivere un libro di favole illustrate per i nipoti. Ideai una prima favola, la scrissi, la illustrai e la raccontai ai nipoti più grandi che ne furono entusiasti. Seguendo il loro desiderio ne scrissi e illustrai altre nove con l’idea di realizzare un libro di favole. I loro commenti favorevoli mi spinsero a pubblicare per tutti i bambini il libro Dieci nuove favole illustrate. Le 49 illustrazioni e la copertina sono state da me ideate e realizzate.

Dieci nuove favole illustrate è disponibile presso Youcanprint,Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it.

Come esempio riporto una tra le prime favole da me create e illustrate che racconta la storia di un Asinello, con la maiuscola, e dei suoi tre compari. L’editing dell’estratto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

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L’asinello e gli allegri compari

Copertina
Copertina

Personaggi: L’Asinello: Yoyo, La Gallinella: Coccodella, Lo Scoiattolo: Ciop, La Scimmietta: Cita, I Briganti.

La Gallinella Coccodella

Cera una volta un Asinello che andava al mercato a ritirare la spesa della padrona. Portava in groppa due grandi ceste vuote. A metà strada incontrò una Gallinella che gli disse:  “Caro amico, mi chiamo Coccodella. Tu come ti chiami? Dove stai andando?”. “Mi chiamo Yoyo e sto andando al mercato”. “Che bellezza! Anch’io sto andando al mercato a vendere una dozzina di uova. Mi dai un passaggio? Mi faresti un grande favore perché risparmierei un bel po’ di tempo e fatica”. “Va bene, ma tu cosa mi dai in cambio?”. “Ti do due uova. Va bene?”. “Va bene per le due uova. Monta in groppa”.

Lo scoiattolo Ciop

Dopo un po’ di cammino i due compari incontrarono uno Scoiattolo che stava andando al mercato a vendere un grosso sacchetto di nocciole. Anche lo Scoiattolo chiese un passaggio. Si chiamava Ciop. Yoyo accettò in cambio di una dozzina di belle nocciole. Ciop montò in groppa e fece subito amicizia con Coccodella. Dopo un altro po’ di cammino i tre compari incontrarono una Scimmietta che stava andando al mercato per vendere un casco di banane. Anche la Scimmietta, di nome Cita, chiese un passaggio e Yoyo accettò in cambio di tre banane. Cita montò in groppa a Yoyo e diventò subito amica di tutti.

La Scimmietta Cita

La comitiva continuò il cammino verso il mercato cantando una filastrocca: Com’è bello andare al mercato in groppa a un caro amico/ Com’è bravo Yoyo/ Come si viaggia veloci in groppa a un caro amico/ Com’è bravo Yoyo.

Dopo una curva della strada la comitiva venne circondata dai Briganti. Appena si rese conto del pericolo, Yoyo raccomandò ai compari di nascondersi sul fondo delle ceste, sotto le loro provviste, e di stare in assoluto silenzio.

Il Capo dei Briganti interrogò Yoyo

“Dove stai andando?”, chiese all’Asinello il Capo dei Briganti. “Vado al mercato a ritirare le spesa della mia padrona”, rispose Yoyo. “Che cosa trasporti?”, chiese ancora il Capo dei Briganti. “Non porto nulla nelle ceste perché devo ritirare la spesa. Ho con me solo uova, nocciole e banane che la padrona mi ha dato per fare merenda durante il viaggio”.

Un Brigante controllò se l’asinello aveva detto la verità. I tre compari si erano nascosti così bene sul fondo delle ceste che non furono visti. Il Brigante trovò invece le uova, le nocciole e le banane sotto le quali i compari si erano nascosti.

Il Capo dei Briganti allora disse: “Portiamo l’Asinello al nostro accampamento, domami andremo con lui al mercato a ritirare la spesa della padrona e poi gliela porteremo via!”. I Briganti con Yoyo e i tre compari nascosti sul fondo delle ceste – che quasi non osavano respirare – raggiunsero l’accampamento che si trovava nel mezzo di un bosco fitto dove nessuno osava entrare. Yoyo venne legato con una corda a un albero non distante dal recinto dove si trovavano i cavalli dei Briganti. Quando iniziò a fare buio Yoyo chiese ai compari proposte per fuggire dall’accampamento.

Cita diede un suggerimento subito accettato da tutti: “Dividiamoci i compiti. Quando sarà buio, io andrò alle tende dei Briganti per cercare di recuperare le nostre provviste. Ciop taglierà con i denti la corda che tiene legato Yoyo all’albero. Coccodella, quando Yoyo si sarà slegato, correrà tra le zampe dei cavalli per spaventarli, creando così una grande confusione”.

E così fu: non appena giunta la notte, Cita, saltando da un ramo all’altro, si diresse verso le tende dei Briganti. Ciop, di buona lena, si mise a rosicchiare la corda che, per fortuna era un po’ malandata. Non appena la corda fu tagliata, Coccodella saltò dalla groppa di Yoyo e raggiunse il recinto dei cavalli. Lì creò una grande confusione al punto che alcuni cavalli si slegarono dai loro lacci e si misero a correre come forsennati tra le tende dell’accampamento.

La Fuga notturna dall'accampamento dei Brigati

Compiuto il proprio dovere, Coccodella ritornò velocemente in groppa a Yoyo proprio mentre Cita stava rientrando dal giro tra le tende con un sacco sulle spalle. Anche lei saltò in groppa a Yoyo e, approfittando della confusione, tutti insieme fuggirono dall’accampamento senza essere visti dai Briganti. Fu allora che Cita disse ai compari: “Non sono riuscita a trovare le nostre provviste e, in mancanza d’altro, ho preso quattro piatti d’argento per ripagarci di quanto i Briganti ci hanno rubato. Uno per ciascuno di noi”.

La comitiva, seguendo altre strade per non essere inseguita dai Briganti, raggiunse il mercato dove i quattro piatti d’argento furono venduti a un ottimo prezzo. Yoyo caricò la spesa della padrona e tutti insieme ritornarono alle loro case cantando allegramente la filastrocca, contenti di essersi salvati dai Briganti e di avere ottenuto un bel po’ di soldi dalla vendita dei piatti d’argento: Com’è bello viaggiare in groppa a un caro amico/ Com’è bravo Yo-yo/ Come si viaggia sicuri in groppa a un caro amico/ Com’è bravo Yo-yo.                                   

Project Management per tutti


Visto il grande successo di Project Management per tutti, del quale sono state acquistate più di cento copie, ho pensato di fare conoscere l’indice, il testo di 6 dei 40 capitoli e tutte le illustrazioni contenute nel libro. Copertina e illustrazioni sono state realizzate da Renato Restelli, architetto, amico e collega. Il tempo di lettura del libro, che conta 108 pagine, è di circa 4-6 ore. Project manager per tutti si può trovare a prezzo contenuto presso Youcanprint, Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it..

Di seguito una sintesi del contenuto:

Il project management è una tecnica di gestione che facilita la realizzazione dei progetti nei tempi prestabiliti, con un costo finale allineato alle stime iniziali e con la qualità definita in fase d’impostazione. Questa tecnica è anche una filosofia d’azione, uno stile di vita che merita di essere portato a conoscenza di tutti coloro che sono interessati a migliorare sé stessi, a vivere meglio e in un mondo migliore. Project Management per tutti nasce a seguito dell’intuizione di amici che mi pregarono di scrivere un libro sul project management applicato alla vita corrente, in cui tutti potessero riconoscersi. Pertanto il libro ha per finalità la grande divulgazione e l’ambizione di essere letto e compreso anche da persone solamente interessate ad apprendere cose nuove. Due parole per quanto riguarda la struttura del libro: alla prima parte, che ha lo scopo di introdurre brevemente il tema del project management a chi ne è digiuno, segue la seconda con esempi di applicazione del project management alla vita corrente.

L’editing dello scritto che segue è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

INDICE

Premessa

PRIMA PARTE

Project management per tutti

Il project manager

Le Tre Fasi di realizzazione del progetto

Le Tre P

Tre sono i fattori chiave del project management e tutti iniziano per “P”: Progettazione, Preventivo e Programma. Vale la pena ricordare che, in qualsiasi settore di attività, non esiste progetto se non in presenza di tutte le “Tre P”.

“Ho un progetto interessante da realizzare! Posso presentartelo?”.

Prima di tutto, quali sono gli obiettivi e le motivazioni che ti spingono a proporre la realizzazione del progetto? In sintesi, perché ritieni che il progetto meriti di essere preso in considerazione? Conosci lo scopo del lavoro del progetto? Hai una prima valutazione dei tempi di esecuzione delle principali attività? Hai una stima, seppure preliminare, dei costi di realizzazione? Se disponi di tutte queste informazioni sei sulla buona strada per definire le “Tre P” del progetto.

La prima “P” sta per Progettazione. La descrizione sintetica dello scopo del lavoro: che cosa intendi realizzare, dove e come vuoi realizzare il tuo progetto, con il contributo di chi. Lo scopo del lavoro dovrebbe essere il più possibile completo, non troppo dettagliato, in modo tale da consentire una prima valutazione dell’entità e della complessità del progetto. Ciò è fondamentale ai fini della stesura del programma di esecuzione delle attività e del preventivo di costo dell’investimento.

La seconda “P” sta per Programma. Quando è previsto che abbia inizio il progetto? Nel Programma sono evidenziati i tempi di esecuzione delle attività e gli eventi principali? Sono stati considerati i tempi di ottenimento dei permessi e delle autorizzazioni per dare inizio ai lavori di costruzione e, una volta completati i lavori, i tempi necessari per l’esecuzione dei collaudi e la presa in consegna delle opere realizzate?

La terza “P” sta per Preventivo. Sono stati stimati, seppure in forma preliminare, anche i costi di investimento relativi alle fasi di realizzazione, ai collaudi e alla messa in marcia delle opere realizzate?

Progettazione

Programma

Preventivo

Il triangolo Costi, Tempi e Qualità

SECONDA PARTE

Project management come filosofia di vita

Tutti vorremmo vivere bene e desiderare il bene dei nostri cari, degli amici e delle persone che si dedicano agli altri. Due sono sostanzialmente gli stili di vita: organizzato e non organizzato, con diverse sfumature di grigio, tra il bianco e il nero dei due stili.

La persona che vive in forma organizzata conosce la mattina cosa farà nella giornata e lunedì cosa andrà a fare nella settimana. Ricorda le date dei compleanni dei nipoti, delle partite della squadra di calcio, dei tornei di golf, di carte. A tale scopo questa persona utilizza un’agenda cartacea oppure elettronica, se è già entrata nell’era digitale/informatica. Alcune agende danno una visione settimanale degli impegni e consentono più agevolmente di confermarne uno nuovo in relazione a quelli già presi. In definitiva la persona organizzata dispone del proprio tempo e non vuole essere sopraffatta dagli eventi: ha pertanto la necessità di conoscere con anticipo i propri impegni in forma chiara e sintetica (il Programma).

La persona che vive in forma organizzata vuole sapere come spende i propri soldi e a tale scopo prende nota delle spese effettuate. C’è chi registra ogni spesa attribuendole un “cartellino” virtuale con i dati relativi all’importo dell’acquisto, il luogo dov’è stato effettuato, con quale mezzo, carta di credito, bancomat, assegni o liquidi. C’é chi, invece, suddivide le spese per gruppi merceologici (ad esempio, alimentazione, vestiario, assicurazioni, sport, spettacoli). C’é chi, infine, produce all’inizio dell’anno una previsione più o meno accurata delle spese che sosterrà nei dodici mesi a venire e, man mano gli effettivi esborsi si verificano, li confronta con le previsioni fatte e le aggiorna, ottenendo così, di anno in anno, previsioni di spesa sempre più accurate (il Preventivo).

Chi vive in forma organizzata è, in generale, una persona “curiosa” che, ad esempio, vuole conoscere bene e in anticipo lo spettacolo teatrale che andrà a vedere, oppure come si prepara il piatto appetitoso che ha assaggiato nel tal ristorante, oppure ancora il dettaglio di che cosa va ad acquistare (Progetto).

Per contro, chi non ha interesse a vivere in forma organizzata non dispone di un’agenda, né cartacea né elettronica, ma si affida alla propria memoria che, come si sa, è una variabile dipendente da diversi fattori e, in particolare, inversamente proporzionale all’età. Molte volte i non organizzati accettano un invito che poi sono costretti a declinare non appena si rendono conto di avere già preso altro impegno coincidente.

Non chiedete a una persona non organizzata come gestisce la finanza di casa. La risposta, addirittura, potrebbe essere: metto un importo mensile in un cassetto e mia moglie ed io preleviamo da lì ciò che serve per le nostre spese. E i Bancomat, le carte di credito, gli assegni? Sì, li utilizziamo, ma in generale non controlliamo gli estratti conto.

A parte eccezioni, una persona non organizzata non è solitamente curiosa in quanto non prova particolare interesse a conoscere ciò che la circonda. Lascia scorrere, ovvero, senza accorgersi, si fa trascinare dagli eventi non avendo alcun desiderio di conoscere e cercare di controllare la situazione.

Come avrete intuito il project management che abbiamo conosciuto nei capitoli precedenti può essere un buon riferimento per seguire la strada di una vita organizzata, non necessariamente troppo organizzata, ma sufficientemente organizzata in relazione al nostro carattere ed alle nostre esigenze. L’applicazione del project management alla vita di tutti i giorni dovrebbe essere vista come un’attitudine personale com’è, ad esempio, la guida dell’auto o, al limite, il gioco delle carte. Tutti sappiamo guidare l’auto, però alcuni sanno guidare meglio di altri. In generale tutti sappiamo giocare a scopa, ma solo pochi sanno giocare veramente bene.

Nei prossimi capitoli troveremo alcune situazioni di vita corrente che mettono in evidenza l’opportunità di seguire uno stile di vita improntato al project management. Così, una volta terminata la lettura del libro, saremo nelle condizioni di decidere se seguire lo spirito del project management, per lo meno in parte, oppure continuare la nostra vita senza lasciarci coinvolgere. Mia speranza e augurio è che alcuni di noi facciano il grande passo e migliorino così il loro stile di vita.

I contenuti

Realizzare e gestire

Guardare avanti

Tutto si fa

Fare bene e fare male

Chi più spende

Ben fatto a buon mercato e veloce

Three kinds of service:

Good – Cheap – Fast:

– Good & Cheap won’t be Fast

– Fast & Good won’t be Cheap

– Cheap & Fast won’t be Good

Tradotto liberamente suonerebbe così:

Tre tipi di servizio:

Ben fatto – A buon mercato – Veloce:

– Ben fatto e a buon mercato non sarà mai veloce

– Veloce e ben fatto non sarà mai a buon mercato

– A buon mercato e veloce non sarà mai ben fatto.

L’aforisma, tratto da una rivista tecnica inglese, colpisce per la sua semplicità, sintesi e pragmatismo. Sono presenti le tre variabili: qualità (ben fatto), costi (a buon mercato) e tempi (veloce) a dimostrazione dell’universalità della ormai famosa terna di variabili e della loro stretta interdipendenza. Dovremmo fare nostro l’aforisma nella vita di tutti i giorni. Solamente riuscendo a bilanciare le tre variabili, potremmo realizzare – o pretendere da altri – un lavoro ben fatto, veloce e a buon mercato. Inoltre, dall’aforisma potremmo dedurre le seguenti semplici regole di vita:

> non ricercare la perfezione perché costa e richiede molto tempo;

> non pretendere di non spendere se vogliamo avere un buon servizio in tempi stretti;

> non pensare di ottenere tutto subito senza essere disposti a spendere molto.

I millantatori

Il messaggio a Garcia

Le cose impossibili

Gestione dei rischi

Le previsioni trimestrali

Deleghe e circolazione delle informazioni

Problemi urgenti e importanti

La parola “problema” è molto inflazionata. Infatti, non è detto che tutto ciò che consideriamo un problema lo sia veramente. Avremo sentito dire: “Sabato non mi è possibile, ho un problema: devo andare a trovare i miei genitori”. Per un figlio/a questo incontro non dovrebbe essere un problema, piuttosto un dovere-piacere, tuttalpiù un’incombenza, un compito.

Come comportarci quando ci sentiamo – ma non è detto che siamo – sommersi dai problemi? Il peso esercitato dai problemi è prevalentemente soggettivo. I cosiddetti problemi sono molte volte temi, argomenti o attività, non necessariamente problemi.

Come prima cosa dovremmo scrivere l’elenco dei problemi. Una volta elencati – e quindi circoscritti in numero – dovremmo dare loro un ordine di priorità ricordando che è fondamentale la distinzione tra problemi urgenti e importanti. Molte volte ci buttiamo sui problemi urgenti dimenticando quelli importanti.

Vale sempre il detto: “Sono urgenti i problemi importanti, non sono importanti i problemi urgenti”.

In cima al nostro elenco metteremo: (i) i temi importanti e nello stesso tempo urgenti, poi (ii) quelli importanti e infine (iii) quelli urgenti. Stabilite queste priorità, passeremo a liquidare un problema alla volta iniziando dal primo nell’elenco, dedicandogli la massima attenzione. Ci concentreremo sul problema come se non ne esistessero altri, facendo un’analisi approfondita dello stesso e della situazione al contorno. Quindi vaglieremo, se necessario, alternative di soluzione, prima di prendere la decisione su come procedere. Una volta risolto il problema, lo cancelleremo dall’elenco tracciandogli una “bella” riga sopra. Seguiremo poi con il secondo nell’elenco, procedendo allo stesso modo e così via. Così, alla fine del giorno, un elenco di dieci problemi potrebbe essere ridotto a sei/sette.

La nostra soddisfazione per la riduzione dell’elenco sarà molto grande perché i problemi cancellati erano ai primi posti, quindi con un’importanza superiore ai sottostanti. Inoltre, l’evidenza dei problemi risolti e cancellati contribuirà a rinforzare in noi stessi la certezza di riuscire a superare anche gli altri non ancora risolti. La gratificazione aumenterà la nostra autostima, facilitandoci così l’uscita dalla spirale negativa nella quale talvolta cadiamo quando ci sentiamo sommersi dai problemi.

I controlli

L’attività di controllo è alla base del lavoro di team ed è classica del project management. Conosciamo l’importanza del controllo dell’avanzamento dei costi di investimento, dei tempi di realizzazione e della qualità e sicurezza del progetto. In mancanza di controllo, il progetto andrebbe allo sbando, con previsioni finali molto approssimate dei costi, tempi e qualità.

Allo stesso modo, dovremmo controllare alcune attività della vita corrente, soprattutto se legate ai nostri cari, ai beni e alle spese più importanti.

“Oggi vado al prelievo per l’esame del sangue. Hai controllato se le richieste dei miei esami semestrali, che hai consegnato al medico di base, corrispondono alle prescrizioni che ti ha rilasciato?”

“No, non l’ho fatto. Perché non dovrebbero corrispondere?”

“Controllo io ora” …. “Mancano tre esami. Troppo tardi, il prelievo è per questa mattina. Pagheremo noi gli esami non prescritti!”.

“Hai annotato le ore spese dai muratori per i lavori di ripristino?”

“No, non l’ho fatto, non ho avuto tempo”

“Come posso controllare se le ore di mano d’opera indicate nella fattura dell’impresa corrispondono a quelle impiegate?”

“Saranno stati due/tre muratori per tre/quattro giorni”

“Sì, però questa informazione non serve per un controllo, semmai per un’idea di massima. Pertanto pagheremo la fattura così com’é”.

“Il giardiniere ha terminato i lavori. Hai controllato se ha fatto tutto quanto annotato nell’elenco che gli abbiamo consegnato?”

“No, ….. dovevo farlo io?”

“Ma …. non sei tu che segui il giardino?”

“Sì, ….ma ormai l’ho pagato”

“Di bene in meglio!”.

Perché, allora, non fare i controlli? Per pigrizia? Per mancanza di tempo? Per incapacità? Per fiducia verso chi ha eseguito la prestazione? Perché riteniamo che il controllo non sia di nostra competenza? o per ……… e chi più ne ha, più ne metta.

Le decisioni

Trasparenza

Lo spirito d’osservazione

La roulette russa

Manager e dipendenti

Il Pratone

Precisione, pignoleria e superficialità

Scienza, tecnica e inventiva

Ti allego

Quante volte abbiamo ricevuto un’email, un messaggio sms oppure WhatsApp con scritto: “Ti allego”. Questa nuova formula stona moltissimo perché in un primo momento fa pensare che chi scrive voglia allegare noi alla sua mail, come fossimo un file. Com’è possibile? Che senso ha?

Questo vezzo è dovuto a una scivolata d’ala dei nostri interlocutori che avrebbero dovuto scrivere “ti invio in allegato” e, per tagliare corto, sono usciti con un “ti allego”. Perché non evitiamo questa bizzarra formula e scriviamo invece “allego alla mail” o semplicemente “allego” come faremmo se scrivessimo una lettera o un memorandum?

Se non sbaglio alcuni scrivono addirittura “ti posto” invece di “ti invio per posta”. Dovrebbero allora scrivere “ti pianto”, per dire “ti invio una pianta”, o “ti articolo”, per dire “ti invio un articolo”. È così via. Che stranezze!

Il parcheggio multipiano

Progetti complessi

Parlare in pubblico

Project management nell’attività imprenditoriale

Project management nel settore turistico

Project management nel settore immobiliare

Project management nell’educazione stradale

La moglie nuora e altri racconti


A seguito del grande interesse dimostrato per i racconti fino ad oggi pubblicati sul Blog ho pensato di fare conoscere l’indice di La moglie nuora e altri racconti  che riporto qui sotto con una breve sintesi dei soli racconti pubblicati. Il libro ha 96 pagine. Il tempo di lettura è di circa 3-4 ore. Di seguito una breve introduzione:

Nella seconda metà del 2017, volendo cimentarmi in qualcosa di diverso dalle precedenti pubblicazioni, provai a scrivere un libro di racconti che fosse un po’ “brioso”. Nacque così La moglie nuora e altri racconti, con sedici storie brevi, ognuna con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono mixati con fatti e personaggi immaginari e trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. La copertina è di mia creazione. Il libro è molto godibile. La moglie nuora e altri raccontiè stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

INDICE

Premessa

La moglie nuora – Daniela

Luca, un imprenditore di una certa età, vedovo, attivo e sportivo, si innamora di Daniela, la giovane moglie di uno dei figli. Con il sovoir-faire dei grandi corteggiatori, poco a poco la irretisce fino a farla cedere. L’ars amatoria e le disponibilità economiche di Luca convincono Daniela a chiedere il divorzio al figlio che accetta in cambio del controllo azionario dell’azienda del padre. Trascorso un anno, Luca sposa la ex nuora e passa con lei tempi felici fintanto che un giorno si rende conto che Daniela lo tradisce con un un giovane di bell’aspetto.

Il bidone – Elena

Un sottotenente di complemento di stanza a Torino in una caserma di fanteria corteggia assiduamente una bella ragazza senza riuscire a concludere. Dopo qualche tempo a un party la ragazza finalmente si concede ma il sottotenente rifiuta. Per vendicarsi la ragazza gli fa avere al bar del circolo ufficiali un bel bidone infiocchettato. Segue riappacificazione e celebrazione senza convinziione…

Il rullino – Chiara

Una moglie trova per caso un vecchio rullino fotografico e, incuriosita, vuole conoscerne il contenuto. Lo fa sviluppare e stampare e vi riconosce il marito in compagnia di una bionda, giovane e procace, in un hotel cinque stelle di un paese esotico. Approfonditi luogo e circostanze del “tradimento”, mette con le spalle al muro il marito che alla fine confessa. Per il quieto vivere della famiglia e proprio, lascia la bionda che, nel frattempo, era diventata la sua amante.

My princess – Grace

Un direttore commerciale di una società di costruzioni a Nairobi, Kenya, conosce Grace, una bellissima ragazza di colore della quale s’innamora nonostante sia un’escort. La frequenta durante i viaggi di lavoro e decide di farle cambiare vita. Fa in modo che Grace torni a scuola e, terminati gli studi, le trova un lavoro in Italia dove diviene la sua bellissima amante, invidiata da tutti gli amici.

La proposta – Valeria

Un ingegnere italiano in Messico riceve un’offerta irrinunciabile da un imprenditore facoltoso che gli propone di sposare la figlia, bella, giovane e vedova. In cambio offre una cifra milionaria, una posizione importante nell’azienda e, dopo la sua morte, il 50% delle azioni della stessa. Dopo avere conosciuto la ragazza e verificato la sua dotazione patrimoniale, accetta. Comunica la decisione alla moglie che, vista la sua determinazione, dà il consenso in cambio di congruo vitalizio. Rientrato in Messico, sposa la ragazza che nel frattempo si era innamorata di lui. Però, dopo qualche anno la ragazza lo abbandona per un amore giovanile cedendogli in compenso il rimanente 50% delle azioni.

La cognata vergine – Bea

L’agreement – Xian Li

Un direttore commerciale di un caseificio lombardo si reca in Cina per sottoscrivere un agreement di cessione di know how a un gruppo alimentare. L’agente cinese gli affianca come accompagnatrice una bellezza locale con la quale ha un bel rapporto in tutti i sensi. Superati  alcuni problemi con i cinesi sottoscrive l’agreement. Si rende però conto che l’accompagnatrice, spinta dalla controparte che non vorrebbe pagare quanto concordato, cerca di carpirgli le ricette di fabbricazione dei formaggi ….

Due tempi – Oksana

La badante– Valentina

Una badante di una coppia agiata di anziani, lei ammalata, lui ancora pimpante, decide di prendere il controllo della situazione. A tal fine prima irretisce il marito, poi elimina la moglie con un meccanismo non comune. Commette però un errore che le costerà dieci anni di carcere al termine dei quali, però, sposerà il ricco vedovo.

Il congresso – Laura

Volo Madrid Messico – Julia

Cambio gomme – Giuliana

Un signore di una certa età, che si crede grande corteggiatore, vuole a tutti i costi conquistare l’attenzione di una giovane donna. Alla fine riesce ma a scapito di farle conoscere, ahimè, la propria età.

La trattativa – Stella

Gigolò – Alice

Nove buche – Eleonora

Gita in barca – Lidia e Gloria

Il Ragno e la Mosca


img_20171212_0002-2La favola del Ragno e la Mosca fa parte del libro Dieci nuove favole illustrateed è stata la prima ad essere ideata e illustrata. Narra la storia di Jasmine, principessa Mosca, che giocando con le amiche s’impiglia in una ragnatela. Affinchè il Ragno la lasci libera promette una pioggia di bocconcini d’insetti e un grosso moscone. La Regina sua madre mantiene la promessa inviando i bocconcini con uno sciame di mosche e, subito dopo, il suo alfiere, il Moscone Spartacus. Per soddisfare la promessa della Principessa, Spartacus  finge di impigliarsi nella ragnatela  per poi liberarsi lasciando il Ragno con un palmo di naso.

Dieci nuove favole illustrate è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Il Ragno e la Mosca

Personaggi
Il Ragno: Galeotto; La Mosca: Jasmine; La Ragnatela; La Regina delle mosche: Morgana; Il Moscone: Spartacus; Il Ciambellano

C’era una volta un Ragno che aveva appena costruito una bella ragnatela tra i rami di un albero. Una Mosca, che giocava a nascondino con le amiche, rimase intrappolata nella ragnatela. Il Ragno la raggiunse rapidamente e mentre stava per avvolgerla con la sua bava – la stessa che utilizza per costruire la ragnatela – la Mosca lo supplicò: “Ragno mio, lasciami andare, che male ti ho fatto per finire imbalsamata come una mummia!”
“Mosca cara, non posso. Sono cacciatore di insetti ed è con voi che mi alimento”
“Sii gentile Ragno, per favore. Se mi lasci andare, prometto che ti farò avere un Moscone bello, grosso e grasso che ti piacerà molto di più di una semplice mosca”
“Come farai?”
“Non preoccuparti, vedrai che riuscirò. Sono figlia di Morgana, la Regina delle mosche. Inoltre, mentre aspetti l’arrivo del Moscone, le mosche mie compagne ti faranno avere in regalo prelibati bocconcini di insetti”
“Va bene, mi hai convinto, Principessa Mosca, ma non mancare alla tua promessa!”.
Il Ragno liberò la Mosca che ringraziò e si allontanò rapidamente raggiungendo le amiche con le quali stava giocando. Tutte insieme si recarono al Castello delle Mosche per raccontare l’avventura alla Regina.

IMG_0850“Cara Madre, mi sono spaventata moltissimo. Non mi era mai capitato di finire in una ragnatela. I fili appiccicosi mi hanno impedito i movimenti e, mentre cercavo di liberarmi, è arrivato il Ragno, un mostro orribile, grande, con otto zampe!”
“Come hai fatto a salvarti, mia cara”, chiese la Regina.
“L’ho supplicato di risparmiarmi ma ho dovuto promettergli due cose: una pioggia di bocconcini di insetti e, purtroppo, un Moscone!”
“Per i bocconcini non ci sono problemi, glieli mandiamo subito”, disse la Regina. “Puoi provvedere tu, Ciambellano?”
“Immediatamente mia Regina!”, rispose il Ciambellano.
“Per quanto riguarda il Moscone la cosa è più complessa. Potrei chiedere a Spartacus, mio campione nei tornei, di fare un colpo di mano. Fate chiamare Spartacus”.

3 Il Moscone Spartacus copiaSpartacus venne condotto al cospetto della Regina che gli si rivolse dicendogli:
“Mio campione, tutti conoscono il tuo valore e la devozione che hai per la tua Regina. Abbiamo una parola da mantenere, data dalla Principessa Jasmine che, per non essere mangiata da un Ragno cattivo, ha dovuto promettergli in cambio un Moscone”. La Regina aggiunse: “Solo tu puoi fare in modo di mantenere la parola data e nello stesso tempo avere salva la vita”
“Ai tuoi ordini, mia Regina, con tutto il mio cuore”
“Vai, Spartacus, mio valoroso, e ritorna vincitore.”

Nel frattempo uno sciame di Mosche uscì dal Castello con una grande quantità di bocconcini di insetti che lasciò cadere sulla ragnatela. Il Ragno prontamente ne divorò una parte e avvolse l’altra con la bava per cibarsene in seguito.
Rintanato dietro una foglia, gustando un bocconcino succulento, il Ragno pensò tra sé e sé: “Come sono fortunato! La mia giornata è iniziata bene. Come sono gustosi questi bocconcini. E tra poco avrò anche un bel Moscone, grosso e grasso”.  In quel mentre sopraggiunse un secondo sciame di Mosche che accompagnava Spartacus, come le navi affiancano la portaerei. Lo sciame si diresse verso la ragnatela quando, improvvisamente, cambiò direzione. Non così fece Spartacus che finì in picchiata nella ragnatela impigliandosi nelle maglie.

IMG_0627
Il Ragno si precipitò ad avvolgere la grossa preda proprio mentre Spartacus riusciva a divincolarsi e fuggire, aprendo un grande squarcio nella ragnatela.
IMG_0851Spartacus, una volta libero, volando in tondo sopra la ragnatela devastata dalla sua fuga, si rivolse al Ragno dicendogli: “Come vedi, caro Ragno, prima lezione: ‘Chi troppo vuole nulla stringe’; seconda lezione: ‘Chi si loda s’imbroda!’”.

La Legge di Murphy


NOS management

Rileggendo NOS Management – introdotto in un mio precedente articolo – nella parte finale del libro ho ritrovato tre capitoli intitolati, in ordine, Il Principio di PeterLa Legge di Parkinson e La Legge di Murphy. Le prime due testimoniano grandi verità e sono ancora attuali, soprattutto se applicati a strutture gerarchicamente e/o burocraticamente organizzate. La terza legge, che è presentata in questo articolo, è la riedizione di un famoso detto popolare applicato ai nostri tempi con tono apparentemente umoristico. Il Principio e le due leggi sono stati oggetto di diverse applicazioni che li hanno resi famosi anche al pubblico non specializzato.

NOS Management fu stampato e distribuito in milleduecento esemplari a favore della Fondazione Ariel. È previsto che prossimamente il testo sia aggiornato e pubblicato. L’editing dell’estratto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La Legge di Murphy

La cosiddetta legge di Murphy è un insieme di detti popolari della cultura occidentale a carattere ironico e caricaturale, riassunti nel primo assioma che è conosciuto come legge di Murphy e che ha dato il titolo al pensiero “murphologico”.

La legge stabilisce che:

Le cose andranno male in ogni possibile situazione “se viene data loro la possibilità di andare male”

Altre volte viene anche citato: “Se un lavoro o compito può dare più di un risultato e uno di questi risultati può essere negativo o dare luogo ad una conseguenza indesiderata, allora qualcuno farà in modo che ciò accada”, oppure “Se qualcosa può andare male allora andrà male”. Oppure, in alternativa, “Se qualcosa può andare male, andrà male, nel peggiore possibile momento e nel peggiore possibile dei modi” oppure, ancora “Qualunque cosa che può andare storto, andrà storto” e, infine “Se qualche cosa può andare male, andrà male e nel momento più inopportuno”.

L’autore della summa sulla murphologia è Arthur Bloch, un umorista statunitense, che pubblicò il primo libro della fortunata serie “La legge di Murphy” nel 1977. Negli anni seguenti Bloch pubblicò il secondo ed il terzo libro di Murphy e, negli anni successivi, altre opere collegate.

Nel primo libro della legge di Murphy viene citato come postulatore il capitano Edward A. Murphy, un ingegnere che alla fine degli anni ‘40 lavorava presso una base della U.S. Air Force al progetto MX981. Il progetto aveva lo scopo di verificare la tolleranza del corpo umano a subitanee decelerazioni. L’esecuzione delle prove prevedeva che il soggetto da sottoporre al test fosse collocato su di una slitta montata su un carrello ferroviario spinto da razzi. L’impatto della decelerazione veniva misurato mediante alcuni accelerometri posizionati sul corpo del soggetto. Un giorno, dopo avere trovato che i sensori erano stati posizionati male dal suo assistente, Murphy sanzionò il suo comportamento pronunciando la frase: “Se c’è una possibilità di fare male una cosa, lui la trova”.

Uno dei colleghi di Murphy ricorda che la denominazione della Legge venne decisa durante una riunione con gli altri membri del gruppo di lavoro a seguito dell’accaduto; la massima fu condensata in “se può capitare, capiterà” e così chiamata in scherno alla supposta arroganza di Murphy nei confronti dell’assistente. Secondo Robert Murphy, figlio di Edward, la massima del padre fu invece la seguente: “Se ci sono più alternative per eseguire un lavoro e una di esse porta al disastro, allora qualcuno seguirà questa alternativa”.

Subito dopo il fatto, il medico della base USAF (Dr. Paul Stapp) che aveva provato la decelerazione della slitta da molti “g”, tenne una conferenza stampa nella quale disse che i buoni risultati ottenuti dal progetto MX981 erano dovuti al credito dato dal gruppo di lavoro alla legge di Murphy e alla necessità di fare tutto il possibile per eluderla. Stapp poi riassunse la legge e disse che in generale essa vuole significare che è importante considerare tutte le situazioni possibili che potrebbero risolversi negativamente prima di condurre un test, per poi procedere a neutralizzarle. La visione della legge di Murphy da parte di Stapp è pertanto molto diversa da quella voluta da Murphy. Mentre la visione di Murphy è apparentemente negativa, quella di Stapp è un’affermazione che ciò di negativo che si può prevedere può essere superato con un’attenta pianificazione e sufficiente ridondanza.

Secondo alcuni, indipendentemente dalla esatta stesura e origine della massima, essa sottende il principio del defensive design (“progettazione in difesa”) che cerca di anticipare gli errori che l’utente finale potrebbe commettere. I sensori del test sulla decelerazione fallirono perché esistevano due possibilità di collegamento elettrico: una di esse avrebbe permesso letture corrette dei dati mentre l’altra non avrebbe consentito alcuna lettura. L’utente finale, in questo caso l’assistente di Murphy, doveva fare una scelta nel collegamento dei cavi. Facendo la scelta sbagliata ha fatto in modo che i sensori non funzionassero bene. Da notare che il defensive design è talvolta citato come procedura a prova di Murphy (“Murphy proof”).

Nelle tecnologie ben progettate per servire il cliente medio, gli utilizzi erronei sono il più possibile evitati. Per esempio i floppy disk da 3,5 pollici, una volta in uso nei PC, non entravano nello slot del drive se non erano orientati nel modo corretto. Invece i vecchi floppy da 5,25 pollici potevano essere infilati negli slot anche in modo da danneggiare il floppy disk o il drive. Altro esempio di defensive design noto a tutti è offerto dal posizionamento obbligato delle batterie nei cellulari e nelle macchine fotografiche digitali. Esiste un solo modo, e non sempre immediato, di posizionare queste batterie nei loro alloggiamenti. Da notare che la tecnologia dei CD ROM e dei DVD consente un orientamento del disco non univoco: il disco può essere inserito nello slot con la faccia rivolta in su o in giù ma, ciononostante, non vi è alcun pericolo per l’integrità del disco.

La legge di Murphy è vista talvolta come una filosofia di vita. Molti la vedono semplicemente come una strada da seguire nell’approccio a qualsiasi problematica che può dare luogo a difetti come, ad esempio, un progetto di ingegneria. Prendendo per tempo le necessarie precauzioni, si può essere ragionevolmente sicuri che i difetti non si verificheranno o che si verificheranno in numero ed entità il più possibile limitati. Alcuni considerano questo il vero significato che Murphy voleva dare alla sua legge, ovvero una semplice filosofia di defensive design che è stata male interpretata.

La badante (Valentina)


La moglie nuora e altri racconti. Copertina

Il racconto é tratto dal libro La moglie nuora e altri racconti che raccoglie sedici storie briose, più o meno brevi e di piacevole lettura. Narra la storia di una badante di una coppia agiata di anziani, lei ammalata, lui ancora pimpante, che decide di prendere il controllo della situazione. A tal fine prima irretisce il marito poi elimina la moglie con un meccanismo non comune. Commette però una errore che le costerà dieci anni di carcere al termine dei quali sposerà il ricco vedovo.

La moglie nuora e altri racconti è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La badante (Valentima)

Dalla cronaca del quotidiano “La Provincia di Pordenone”: La magistratura sta indagando sulla morte della signora Rosaclara Taramelli che, come noto, cessò di vivere due sere fa a causa di un infarto cardiaco acuto. A seguito di autopsia, richiesta dal magistrato in caso di morte improvvisa, il medico legale ha escluso l’infarto riscontrando una lesione al muscolo cardiaco portata meccanicamente da un agente esterno. Si attendono sviluppi che saranno resi disponibili non appena noti.

Rosaclara, detta Rosy, gentile signora sessantanovenne, era sposata da 48 anni con Vincenzo, coetaneo di bell’aspetto, giocatore di golf e di carte, sempre abbronzato per le nove buche che faceva a giorni alterni. Vivevano a Pordenone da soli, nella casa di famiglia, dopo che la figlia Gabriella, con il nipote, aveva raggiunto il marito, manager di un grande albergo a Parigi. Il figlio maschio, Luigi, ingegnere all’ENI, si era trasferito tre anni prima con la moglie in Nigeria dove sarebbe rimasto per almeno altrettanti anni. Vincenzo e Rosy avevano passato anni molto felici insieme. Lui era stato il direttore generale di un importante ente regionale, cosa che gli aveva consentito di percepire stipendi superiori alla media e una pensione cosiddetta d’oro dagli invidiosi. Erano tanto amorevolmente legati che gli amici li chiamavano con affetto Filemone e Bauci, dai nomi dei due anziani contadini delle Metamorfosi di Ovidio, che si amavano immensamente. Ciononostante, Vincenzo e Rosy dormivano in camere separate come i regnanti, anche perché con l’età preferivano così.

Una mattina Vincenzo, prima di recarsi al golf a giocare con un amico, passò a salutare Rosy che gli disse di non riuscire a muovere bene una gamba e di sentirsi un po’ strana. “Strana come, amore mio?”, domandò Vincenzo. “Strana, caro, non ti sei mai sentito strano?”. Vincenzo capì che c’era qualcosa che non andava. Chiamò con urgenza il dr. Brugnaro, il medico di famiglia suo amico, che venne di corsa e, dopo avere visitato Rosy, in separata sede gli comunicò: “Meglio chiamare subito il 118. Ci sono tutti i sintomi di un ictus”.

Così fecero. L’autoambulanza arrivò subito e Rosy fu trasportata all’ospedale dove fu confermata la diagnosi di ictus. Lì rimase due settimane prima di essere trasferita a un centro specializzato in riabilitazione neurologica in cui restò altri due mesi. Vincenzo smise di giocare a golf per stare vicino alla moglie per tutto il periodo di ospedalizzazione, nonostante Rosy gli avesse raccomandato di ridurre l’impegno, ma non abbandonare il golf. Gli ultimi quindici giorni trascorsi al centro furono dedicati alla terapia occupazionale, essenziale per ricuperare gran parte delle azioni e attività quotidiane messe in grandissima difficoltà dall’ictus. Ciononostante, quando Rosy tornò a casa il dr. Brugnaro e Vincenzo decisero di seguire il consiglio del centro di riabilitazione che aveva raccomandato che Rosy fosse affiancata da un’assistente per anziani, una badante. Un’agenzia specializzata ne segnalò una molto referenziata: bielorussa, di Minsk, trentatreenne, ingegnere nel suo paese, si era messa in gioco come badante per iniziare a inserirsi nel tessuto lavorativo del paese che l’ospitava. Aveva seguito un corso per badanti di sei mesi, col quale aveva appreso tutto il necessario. Parlava un discreto italiano. Grande atout della badante, il cui nome era stato italianizzato in Valentina, era la bellezza fuori dal comune. Una bionda affascinante, come le russe possono esserlo, a detta degli amici di Vincenzo e del dr. Brugnaro che continuava a seguire Rosy.

Valentina era molto organizzata ed efficiente: la sua forma mentis le imponeva di programmare tutto con il dovuto anticipo ed eseguire le azioni nel modo migliore e più economico, seguendo il programma. Anche per questo motivo non era soddisfatta di come si disimpegnava il personale della casa – cuoca e donna di servizio – che secondo il suo parere buttava via metà del tempo. Questo fu lo spunto utilizzato da Valentina per acquisire il controllo della gestione della casa. Un giorno disse ai coniugi, parlando nel suo italiano: “Sono con voi da oramai sei mesi e ho avuto occasione di studiare bene l’andazzo della casa. Mia opinione che buttate via molti euro con cuoca e donna servizio. Io posso fare anche cuoca mentre sufficiente donna polizie giorni quinconce e donna stiro due volte settimana. Grande risparmio e maggiore efficienza!”.

Vincenzo e Rosy, che subivano il fascino di questa valchiria super efficiente e sempre molto disponibile, accettarono la proposta e le diedero carta bianca. Valentina prese così le redini della gestione della casa decidendo autonomamente qualsiasi cosa e informando i coniugi di tanto in tanto, come fossero gli azionisti di una società. I cordoni della borsa erano però saldamente nelle mani di Vincenzo che aveva sempre gestito il patrimonio famigliare, inclusi immobili, vari conti correnti e fondi di investimento. Il piano di Valentina era però prendere il controllo di tutto, incluse le finanze e proprietà della famiglia. Perché ciò si avverasse avrebbe dovuto stare molto attenta affinché i figli e i rispettivi consorti non subodorassero nulla, anzi, fossero certi di avere lasciato i genitori in buone mani. Così, quando vennero in visita in occasione delle feste di Natale, Valentina mantenne un comportamento ineccepibile che piacque a figli, consorti e nipoti.

Il suo piano era arrivare al controllo del tutto in tre passi successivi: a) irretire Vincenzo; b) eliminare Rosy; c) sposare Vincenzo. Come irretire Vincenzo? Nel pomeriggio, mentre Rosy riposava in camera, Valentina usava prendere una doccia nell’ex bagno dei figli, ora riservato agli ospiti, vicino alla propria camera. Un pomeriggio, invece, Valentina andò a lavarsi nella vasca che si trovava nel bagno principale a lato della camera matrimoniale dove dormiva Vincenzo. Sapeva che a metà pomeriggio lui avrebbe usato il bagno grande: riempì la vasca e vi sedette in attesa del suo arrivo: quando sentì che la porta si stava aprendo, si alzò in piedi nella vasca mostrando tutta la sua straordinaria e statuaria avvenenza. Senza cercare di coprirsi in qualche modo, chiese a Vincenzo, rimasto sulla porta come imbalsamato, di passarle l’accappatoio. Vincenzo entrò nel bagno e, in ammirazione della totale magnifica nudità di Valentina, solo vagheggiata sotto la sua uniforme, la aiutò a indossare l’accappatoio, cogliendo l’occasione di guardare da vicino tutto quel ben di Dio. Così Vincenzo era cascato nella rete e il primo dei tre passi era stato bene avviato. Nel giro di una settimana, approfittando del riposo pomeridiano di Rosy e dell’assenza della servitù, i due trascorrevano alcune ore in amorosi conversari, nonostante l’età avanzata di Vincenzo, la cui sessualità era stata risvegliata dalla carica erotica della badante.

A questo punto Valentina avrebbe dovuto attuare il secondo passo e, allo scopo, aveva già vagliato alcune possibilità:

  • l’avvelenamento all’arsenico: non andava bene perché, da quanto letto su Wikipedia, l’arsenico sarebbe stato scoperto subito, e lei sarebbe stata la prima indiziata;
  • l’avvelenamento al plutonio: utilizzato in Russia, avrebbe lasciato poche tracce, ma non sarebbe stato facile reperire l’elemento chimico;
  • la simulazione di una rapina con l’uccisione di una dei rapinati: esclusa perché avrebbe coinvolto in qualche modo Vincenzo che doveva rimanere assolutamente estraneo all’eliminazione di Rosy.

Proprio mentre stava valutando le alternative per il delitto, vide alla televisione un documentario sull’imperatore Francesco Giuseppe e sua moglie Sissi, assassinata a Ginevra alla fine dell’ottocento da un anarchico italiano per mezzo di uno spillone infilato nel cuore. L’anarchico aveva atteso l’imperatrice nei giardini dell’hotel dov’era alloggiata e, dopo averla incrociata, l’aveva spinta violentemente a terra piantandole uno spillone dritto nel cuore. Valentina pensò: “Se l’anarchico è riuscito nell’intento perché non dovrei farlo io, con tutta la calma necessaria, mentre Rosy è addormentata? Con questo stratagemma nessuno, e tantomeno Vincenzo, si renderebbe conto”.

Organizzò tutto per bene, come sapeva fare. La sera in cui Vincenzo si trovava all’assemblea del circolo del golf, mise a letto Rosy, aspettò che si addormentasse poi la sedò appoggiandole su naso e bocca cotone imbevuto di cloroformio. Le pose, poi, sotto la parte sinistra della schiena, in corrispondenza del cuore, una tavoletta di legno che aveva acquistato qualche giorno prima. Prese lo spillone appuntito – lungo circa trentacinque centimetri – che aveva comperato in un negozio di ferramenta, chiedendo di uno spiedino gigante per barbecue. Seguendo le istruzioni impartite nel corso di badante trovò la posizione esatta del cuore. Poi, dando un colpo deciso, infilò lo spillone nel torace di Rosy che ebbe un piccolo sussulto e smise di respirare. C’era riuscita, anche se non era stato facile. Era però la condizione necessaria per il terzo passo che le avrebbe permesso di fare la signora per il resto della vita.

Ma non aveva tenuto in conto che la ferita, seppure molto piccola, avrebbe sanguinato e sporcato la maglietta e la camicia da notte. Per prima cosa la spogliò, tamponò le ferite sul torace e sulla schiena in modo che, una volta rimarginate, lasciassero solo due segni simili a nei. Poi le mise una maglietta e una camicia da notte pulite. Prese con sé maglietta e camicia da notte sporche di sangue, le mise in un sacchetto con la tavoletta e lo spillone, spense la luce e andò in camera sua.

Quella notte Vincenzo rientrò tardi e andò direttamente a letto. La mattina dopo, abbastanza presto, si recò a salutare la moglie. Si avvicinò al letto, la baciò – sembrava che dormisse – e si rese conto che era gelata. Pensò al peggio: chiamò immediatamente il dr. Brugnaro che, dopo un rapido esame, diagnosticò che un infarto cardiaco acuto aveva causato la morte di Rosy, nel sonno.

La figlia Gabriella si trovava in città presso la suocera che aveva avuto problemi di salute. Il giorno prima del decesso era passata a visitare Rosy, rimasta a letto tutto il giorno perché si sentiva debole. Vincenzo le telefonò e la pregò di correre a casa perché la mamma stava molto male. Arrivata, Gabriella vide la madre morta. Non riusciva a capacitarsi come le fosse stato possibile morire di infarto acuto non avendo mai avuto problemi di cuore. Nell’esaminare il viso di Rosy per trovare una spiegazione all’accaduto, commentò: “Ieri pomeriggio la mamma aveva una camicia da notte diversa da quella che porta ora. Come mai? Chi gliel’ha cambiata? È stata lei Valentina?”. “Sì, signora, l’ho cambiata questa mattina”, rispose la badante, “Va bene, grazie”.

La notte precedente, prima del rientro di Vincenzo, Valentina aveva sotterrato in giardino il sacchetto con maglietta, camicia da notte, tavoletta e spillone. A seguito della risposta data a Gabriella, Valentina sarebbe dovuta andare, al più presto, a ricuperare il sacchetto, lavare la camicia da notte e riunirla con la biancheria da stirare. Doveva però aspettare il momento propizio, in cui nessuno l’avrebbe vista. Quel momento non venne mai. Infatti, la mattina in cui fu scoperto il cadavere, un magistrato amico di Vincenzo, venuto a sapere dell’accaduto, ordinò che fosse eseguita con urgenza un’autopsia, esame che fu compiuto nel pomeriggio dello stesso giorno. Il medico legale stabilì che la morte era stata “causata da un’agente esterno filiforme che aveva trapassato il miocardio della defunta”. Appena noto il risultato, il magistrato avviò immediatamente le indagini. La mattina del giorno dopo giunse alla casa un vice commissario di polizia che interrogò Vincenzo, Valentina e, di seguito, la donna delle pulizie e la stiratrice. Nello stesso tempo gli agenti arrivati con il vice commissario perlustrarono la casa alla ricerca dell’oggetto appuntito, di legno, di metallo o di vetro che fosse, che aveva causato la morte di Rosy. Fu perlustrato anche il giardino con l’aiuto di una coppia di cani addestrati che, dopo avere annusato un indumento della defunta, seguirono le tracce per fermarsi entrambi in un punto dove la terra era stata smossa di recente e in parte compattata di nuovo: lì trovarono il sacchetto occultato da Valentina.

L’esame del contenuto rilevò la presenza di: una maglietta e una camicia da notte sporche di sangue, una tavoletta di legno e uno spillone, l’oggetto contundente che gli agenti stavano ricercando. Valentina capì di essere stata incastrata. Fu immediatamente arrestata anche perché non poté negare di avere detto a Gabriella di avere cambiato la camicia da notte a Rosy, affermazione confermata da testimoni. Negli interrogatori che seguirono, per evitare che Vincenzo fosse coinvolto nell’omicidio, Valentina confessò di avere ucciso Rosy, simulando un arresto cardiaco, con lo scopo di occultare il furto di alcuni gioielli della defunta.

Vincenzo, riservatamente, pregò un noto avvocato suo amico di assumere, a sue spese, la difesa di Valentina. L’avvocato, dopo avere tentato l’impossibile, chiese il rito abbreviato e invocò le attenuanti del caso. La sentenza risultò non particolarmente severa. Valentina fu condannata a quindici anni dei quali scontò solo dieci, per buona condotta. Uscì dal carcere all’età di quarantatré anni, ancora molto bella e piacente. Vincenzo, che aveva mantenuto con lei contatti discreti durante la reclusione, prima che Valentina lasciasse il carcere vendette la casa di città per trasferirsi in campagna in una bella villa. Assunse Valentina come badante e dopo qualche mese la sposò civilmente, segretamente, nonostante l’opposizione dei figli che non avrebbero mai pensato di avere per matrigna l’assassina della madre.