Le chiavi di Portofino e altri racconti è stato pubblicato


E’ stato pubblicato da Youcanprint (www.youcanprint.it) il mio secondo libro di racconti intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti che riunisce racconti di contenuto vario, genuinamente prodotti dalla fantasia e basati su spunti di fatti realmente accaduti. Si può acquistare presso Youcanprint e, tra le altre, presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Feltrinelli, ibs.it.

Di seguito riporto la Premessa al libro.

Diciannove racconti inediti di vario genere dei quali cinque, i più corposi, occupano metà del libro. Il primo, intitolato Le chiavi di Portofino, è di genere poliziesco. Un furto inspiegabile viene risolto da un brigadiere dei carabinieri con l’aiuto del RIS e dei padroni di casa. Il monastero di Santa Caterina, secondo racconto, di genere storico, trae ispirazione dalla ricerca condotta su un monastero di clausura lombardo soppresso alla fine del ‘500. Il terzo racconto, Patagonia, è dedicato alla terra argentina di natura selvaggia e di paesaggi incredibili sotto un cielo sterminato di stelle che paiono caderti addosso. Il modello, il quarto, è frutto della fantasia con spunti e riferimenti tecnico-scientifici. Uno studente di fisica sperimenta con un modello la possibilità di mitigare la temperatura dell’atmosfera di una città utilizzando d’estate il freddo invernale e d’inverno il caldo estivo. La pranoterapia è il tema del quinto racconto, Il guaritore, tratto da esperienze e fatti di cronaca conditi dalla fantasia. Un avvocato si scopre pranoterapeuta e, nonostante l’opposizione della moglie, decide di cambiare professione e stile di vita.

Gli altri racconti traggono spunto da fatti realmente accaduti, a livello personale o di amici. Anche per questi, la fantasia è sempre presente, come il prezzemolo.

Patagonia, Il modello, e Tuoni e fulmini hanno ragazzi come co-protagonisti e sono idonei a essere considerati racconti tutorial.

 

Patagonia


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Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Vuole rappresentare un tributo all’Argentina e in particolare alla Patagonia terra di paesaggi incredibili, di natura selvaggia sotto un cielo sterminato di stelle che paiono caderti addosso. E anche il ricordo di una bella e duratura amicizia. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Patagonia

“Nonno, guarda cosa abbiamo trovato nella libreria. Un libro con la copertina pelosa, proprio pelosa”. “E’ il Martin Fierro!”, rispose il nonno che stava scrivendo nel suo studio quando Lucio e Ginevra, due dei suoi nipoti, si avvicinarono con un libro voluminoso, con la copertina di pelle di vitello da latte, un regalo ricevuto da amici e colleghi argentini quasi cinquant’anni prima. “E’ un libro molto famoso in Argentina. Per me e la nonna rappresenta un ricordo del bellissimo tempo trascorso in quel paese tanti anni fa” “Ma … cos’è il Martin Fierro”, chiese Ginevra.                                                                 “Dovresti dire chi è, perché Martin Fierro era un gaucho, un cowboy della pampa argentina. Il libro narra la sua storia e ne esalta il carattere fiero e indipendente. È molto popolare in Argentina dove tanti considerano il gaucho l’autentico rappresentante del paese”. I nonni avevano ricevuto in regalo il Martin Fierro alla despedida, la festa di commiato che in Argentina si dà in onore degli amici che partono. Il nonno mostrò ai nipoti la pagina del libro con la lunga dedica e le firme degli amici e colleghi argentini.   “Il libro è molto bello”, disse Lucio accarezzando la copertina. “Quando siete stati in Argentina?”, chiese Ginevra. “Vedo che siete molto interessati. Pertanto, vi racconterò alcune storie dell’Argentina e della Patagonia, il territorio che occupa il cosiddetto cono sud del Sudamerica. Divisa tra Argentina e Cile, la Patagonia è grande circa tre volte l’Italia, se si include la Terra del Fuoco, la parte estrema del cono”. “Sì, nonno! Raccontale”, dissero in coro i nipoti.

“Poco meno di cinquant’anni fa, quando ero un giovane ingegnere di un gruppo italiano attivo nella produzione e commercio del cemento, fui inviato a fare esperienza presso un impianto che si trovava vicino a La Plata, la capitale della provincia di Buenos Aires. Con me c’era la nonna. Eravamo giovani, io non ancora trentenne, lei poco più che ventenne. Lì passammo venti mesi molto belli e formativi sia per il lavoro che per la vita. Avevamo tanti amici, con i quali partecipavamo a pantagrueliche grigliate di carne [asados] e passavamo lunghe serate a parlare di tutto. A quell’età, fu un’esperienza entusiasmante. Ricordo che il capodanno fummo invitati da Carlos Giuliani, un collega argentino di origine italiana, alla festa della famiglia che si teneva a Buenos Aires in casa del padre, noto imprenditore locale. Quella sera giungemmo, da italiani nordisti, puntualissimi all’appuntamento. Ci ricevettero con grande meraviglia. La festa non era ancora iniziata e gli invitati non erano ancora arrivati. Ci fecero accomodare e ci misero a nostro agio. Non sapevamo che in Argentina non si usa arrivare in orario alle feste! Dopo mezzanotte il padre di Carlos ci raccontò la storia della famiglia. Ci mostrò le fotografie di Luca, nonno di Carlos, che arrivò in Argentina nell’anno 1880 all’età di venticinque anni. Veniva dall’Abruzzo dove la numerosa famiglia aveva un allevamento di pecore, troppo piccolo per bastare a tutti. Emigrò in Argentina con un amico. Esperto di pastorizia, creò nella provincia di Buenos Aires un allevamento di pecore che incrementò molto in pochi anni. Nel frattempo, aveva sposato Lucia, la nonna di Carlos, una bella signora di origine lucana. Poi, a seguito dell’introduzione degli allevamenti bovini nella provincia di Buenos Aires – che scalzarono quelli ovini – gli interessi della famiglia si spostarono in Patagonia dove nonno Luca trasferì la numerosa figliolanza. Un luogo magnifico con spazi enormi e selvaggi battuti dai venti, che danno la sensazione di essere in una terra alla fine del mondo. Una natura maestosa e incontaminata fatta di laghi, montagne, vulcani, ghiacciai e cascate. Lì nonno Luca sviluppò ulteriormente l’attività di produzione e commercio della lana. Così nacque la fortuna della famiglia Giuliani in Argentina”. “Molto interessante, molto bravo il nonno di Carlos!”, commentò Ginevra, Lucio consenziente.

“Da quanto avete sentito”, continuò il nonno”, nacque il desiderio, di vostra nonna e mio, di fare un viaggio in Patagonia che, nei mesi in cui stemmo, non riuscimmo a visitare. Esattamente venti anni dopo il nostro rientro in Italia organizzammo, con una coppia di nostri amici, un viaggio in Patagonia e Terra del Fuoco, a cavallo di fine d’anno. Rivedemmo Buenos Aires dove avevamo passato molti week end, da soli o con gli amici. Teatro, film in lingua italiana, ristoranti di tutti i tipi e gusti, caffè, spettacoli di tango, i barrios [quartieri] di San Telmo, della Recoleta, di Palermo, le avenidas [grandi viali] con otto, dieci corsie. Il giorno dopo il nostro arrivo a Buenos Aires, Carlos organizzò un grande asado con gli amici dei vecchi tempi. Passammo una bellissima e simpatica serata. Dopo la rimpatriata, volammo per tre ore al sud per arrivare a Rio Gallegos, la capitale della provincia di Santa Cruz, nella Patagonia meridionale. L’Argentina è molto vasta, è nove volte più grande dell’Italia! In auto, percorrendo strade sterrate, dalla mattina alla sera attraversammo la Patagonia argentina dall’Oceano atlantico fino a El Calafate, sul Lago Argentino, alle pendici delle Ande. Una distesa sterminata di colline verdi e ondulate con pochi alberi, tutti con la chioma piegata, in centinaia d’anni, nella direzione del vento. Il nostro albergo era lo stesso usato dai famosi rocciatori Ragni dì Lecco quando si trovavano a El Calafate per scalare le difficili pareti delle montagne più famose delle Ande. Il giorno dopo andammo ad ammirare da vicino il grandioso ghiacciaio Perito Moreno, conosciuto in tutto il mondo. Vedemmo staccarsi dal ghiacciaio enormi ammassi di ghiaccio che, come piccoli iceberg, galleggiavano sul lago. Il giorno successivo facemmo una crociera sul lago fino agli immensi ghiacciai, un’estesa e accecante barriera all’ovest del bacino. Un altro giorno, ancora, attraversammo il confine con il Cile, presidiato da giganteschi gendarmi, con uniformi simili a quelle dei soldati tedeschi della seconda guerra mondiale, e giungemmo alle famose Torres del Paine. Uno spettacolo indimenticabile. Ritornati a Rio Gallegos, con un’ora di volo arrivammo a Ushuaia, la città più a sud della Terra del Fuoco argentina. In auto, attraversando un paesaggio da favola, raggiungemmo una estancia [grande fattoria] che ci avevano raccomandato di visitare. La proprietaria [estanciera] non c’era, Ci dissero che due giorni prima aveva lasciato l’estancia a cavallo con il gregge – 25.000 pecore! – e che sarebbe tornata dopo qualche giorno. Ci permisero egualmente di visitare l’estancia. Vedemmo i recinti [corrales] attraverso i quali le pecore sono avviate, incolonnate, al capannone [galpon] per essere tosate con macchinette elettriche. Ci spiegarono che nel capannone, la lana viene lavata ed essiccata prima di essere imballata con presse di fabbricazione tedesca, datate 1880! Toccammo così con mano l’industria della lana descrittaci vent’anni prima dal padre di Carlos. Ritornammo a Buenos Aires per una cena e un ultimo spettacolo di tango, prima di rientrare in Italia. Un viaggio magnifico che ricorderemo per sempre”.

Lucio e Ginevra avevano ascoltato il racconto in silenzio e con attenzione. “Non siete più tornati in Argentina?”, chiese Ginevra. “Sì, sei anni dopo, per una crociera in Antartide”. “Antartide?”, domandò Lucio. “Sì, il continente dove si trova il Polo Sud. Ci andammo pressappoco nello stesso periodo dell’anno, ai primi di gennaio, sempre con gli stessi amici. Arrivammo a Buenos Aires, dove ci fermammo un paio di giorni, proseguimmo con un lungo volo diretto fino a Ushuaia, nella Terra del Fuoco dove eravamo già stati nel precedente viaggio. Ci imbarcammo su una nave rompighiaccio tedesca – mi pare si chiamasse Bremen, con 160 passeggeri e 120 persone di equipaggio – e attraversammo tranquillamente, di notte, lo stretto di Drake, che separa il Sudamerica dall’Antartide, fino alla penisola antartica. Lì arrivati, raggiungemmo alcune isole, completamente coperte di neve e ghiacci, navigando su gommoni pilotati dal personale della nave. Sulle isole visitammo colonie di migliaia di pinguini – una grande puzza di guano, i loro escrementi -, vedemmo cormorani e altri uccelli marini, foche, trichechi, leoni ed elefanti marini. Un grande spettacolo! In Antartide alcune nazioni dispongono di basi stabili raggiungibili anche con aerei dotati di pattini. Attraccammo al pontile di una base argentina e la visitammo in lungo e in largo. Durante la crociera vedemmo anche paesaggi lunari, grigi come il piombo. Navigavamo nei canali tra le isole e la terraferma frantumando con il rompighiaccio il leggero strato solido che ricopriva la superficie del mare. Ricordo che al ritorno a Ushuaia attraversammo nuovamente lo stretto di Drake, questa volta con il mare molto agitato. Tranne me e qualche altro, tutti i passeggeri soffrivano il mal di mare e si erano rifugiati in cabina. Sebbene non sia un gran marinaio, raggiunsi la plancia di comando da dove assistetti con emozione allo spettacolo della prua che si inabissava nel mare per poi riemergere con prepotenza dalle onde.

Da Ushuaia volammo a Bariloche, località di montagna, anche sciistica, a circa 1.500 chilometri a sud-ovest di Buenos Aires, invitati da Alberto, vecchio amico ed ex compagno di università. Con Alberto e Dora, la moglie, facemmo un’escursione in battello sul lago. Immaginate il lago di Como, come poteva essere migliaia d’anni fa, libero da paesi sulle rive e sulle pendici dei monti. Da Bariloche volammo a Buenos Aires dove Carlos organizzò in nostro onore una simpatica cena con gli amici dei vecchi tempi e le mogli. Con Carlos sono rimasto sempre in contatto, oggi via mail”. “Una bella e lunga amicizia”, conclusero in coro i nipoti.

Anni 50


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Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Alcune rimembranze degli anni ‘50 per coloro che non hanno vissuto quei tempi affinché abbiano un’idea di come si viveva allora e possano valutare il differenziale con i tempi attuali. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Anni 50

Quando alle elementari chi poteva portava in cartella un pezzo di legno per alimentare la stufa di terracotta che riscaldava l’aula.

Quando alle elementari si raccoglievano pacchi di indumenti per gli alluvionati del Polesine.

Quando d’estate c’erano le ghiacciaie con grossi pezzi di ghiaccio venduti ogni giorno per strada da un addetto che segnalava il passaggio con il suono di una trombetta.

Quando le case erano riscaldate da stufe e si andava a letto con il pigiama di lana e, se faceva più freddo, con la bottiglia di ottone piena di acqua calda.

Quando dopo cena la famiglia riunita ascoltava la radio e l’immaginazione dei ragazzi correva aiutata dalla fantasia.

Quando un vecchietto entrava nel cortile di casa suonando il mandolino per raccogliere monete di poche lire che gli venivano buttate dalle finestre.

Quando l’arrotino passava per le strade con la bicicletta che funzionava anche come molatrice e la gente accorreva con coltelli e forbici da affilare.

Quando lo stagnino si accampava in uno spiazzo con gli attrezzi per riparare le pentole.

Quando all’oratorio con la mancia settimanale di 50 lire era possibile mangiare una granita, vedere un film e comperare dieci Golia!

Quando si giocava al pallone in cortile.

Quando le partite di calcio si ascoltavano alla radio commentate da maestri della comunicazione che facevano vivere ogni attimo del gioco.

Quando i gelati si vendevano per la strada sui carrettini.

Quando si facevano gli esami alla fine della seconda e della quinta elementare e per essere ammessi alle medie.

Quando alle medie si studiava il latino.

Quando alle medie, all’intervallo, un bidello vendeva meline caramellate infilate su bastoncini di legno.

Quando per un ragazzo la bicicletta rappresentava il premio di un risultato importante.

Quando Coppi e Bartali si sfidavano sulle montagne del Giro d’Italia

Quando per simulare il rumore di un motorino mosquito una cartolina veniva infilata nei raggi della bicicletta e fissata alla forcella con una molletta dei panni.

Quando i tabaccai vendevano le sigarette a numero in bustine di carta velina.

Quando andare in vacanza al mare era un lusso che non tutte le famiglie potevano permettersi.

Quando si andava in vacanza in campagna tutta l’estate nella casa dei nonni.

Quando in campagna si attaccava il rotolo di carta moschicida al lampadario della cucina.

Quando in campagna ci si lavava in camera con una brocca d’acqua e un catino.

Quando in campagna i wc erano ancora alla turca.

Quando durante le vacanze nelle giornate di pioggia si facevano partite interminabili di Monopoli con gli amici.

Quando a Pasqua si mangiava il prosciutto crudo con l’insalata russa in cestini coperti di gelatina.

Quando a Natale con il panettone si mangiavano i fichi ripieni di mandorle spediti dalla Sicilia da qualche conoscente.

Quando al liceo si facevano chilometri a piedi per andare a scuola e per passeggiare in “vasca” con gli amici e le amiche.

Quando al liceo i bidelli vendevano all’intervallo rosette imbottite di salame o di prosciutto cotto.

Quando al liceo si andava in gita scolastica per qualche giorno e come bagaglio si portava una borsa.

Quando lo scooter era il sogno di ogni liceale.

Quando imperversava il Rock and Roll.

Quando gli italiani erano innamorati di Brigitte Bardot.

Quando la Fiat 500 era l’auto per tutti.

Quando la prima Fiat 1100 costava 1.000 lire al chilo (oggi una berlina equivalente costa quasi 20 € al chilo).

Quando la gente andava dal vicino per seguire alla televisione “Lascia o raddoppia”.

Quando al cinema la proiezione del film iniziava alla fine di “Lascia o raddoppia”.

Quando tutti impazzivano per i Beatles.

Quando le canzoni di Frank Sinatra andavano per la maggiore.

Quando fu eletto papa Giovanni XXIII, il papa buono.

Cambio epocale


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Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Tre amici discorrono sulla situazione di stallo che si è creata in seguito al risultato delle elezioni politiche del 4 marzo 2018L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Cambio epocale

A1 Tu affermi che il risultato delle elezioni è dovuto a un cambiamento sostanziale, addirittura epocale, nei rapporti tra partiti e cittadini, dovuto alla nuova strategia attuata per fidelizzare gli elettori mediante internet.

A2 Dico questo a ragion veduta: hai mai sentito di così pochi comizi e visto in giro così pochi manifesti elettorali?

A3 È vero: si sono verificati pochi disordini non solo per la maggiore maturità dei cittadini ma anche perché non ci sono state molte occasioni. E che dire della propaganda cartacea via posta che é praticamente scomparsa? E i famosi santini? Io non li ho più visti!

A2 Sta cambiando, e per alcuni partiti è già cambiato, l’approccio con i cittadini. Cade l’importanza delle sedi del partito, delle adunanze e assemblee per la presa d’atto di decisioni assunte dalla cupola. Oggi gli elettori sono consultati direttamente dai partiti prima di prendere decisioni importanti, via posta come ha fatto recentemente l’SPD in Germania per l’avallo della Grosse Koalition oppure, come fa ormai da tempo il movimento 5 Stelle, via internet.

A3 Personalmente … sono convinto che in futuro tutti i partiti agiranno così.

A1 Cosa intendete dire? Che sta scomparendo il rapporto diretto dei partiti con i cittadini, simpatizzanti ed elettori, così come l’abbiamo sempre visto, e che in futuro il rapporto si svolgerà tramite internet?

A2 Non sarà piū come fino all’altro ieri quando per farsi un’opinione si leggevano i giornali, si seguiva Tribuna Politica oppure Porta a porta, senza vincitori né vinti. In più, si partecipava a comizi o a loro surrogati, come adunanze o riunioni patrocinate dai partiti attraverso i loro clienti (confederazioni, enti e istituti vari).

A3 Per esperienza personale, era comunque difficile farsi un’idea di chi votare. Valeva di più il passaparola tra amici, colleghi e conoscenti.

A2 Oggi il passaparola ha raggiunto una dimensione teoricamente illimitata: attraverso internet é possibile raggiungere molti più amici e conoscenti, facilitati in ciò dalle app social (Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube, WhatsApp, Instagram, ecc.)

A1 Intendete dire che la carta stampata e la televisione siano destinate a sparire dalle campagne elettorali e dal rapporto dei cittadini con la politica?

A2 Non scompariranno, ma la loro influenza sul risultato delle elezioni è destinata a decadere molto più velocemente di quanto si pensi. I giornali prima, la televisione poi, sono stati a loro volta, cambiamenti epocali del modo di fare politica. Fino agli anni 70 del ‘900 la carta stampata, giornali, manifesti, brochure, ecc. sono stati l’unico mezzo a disposizione dei partiti oltre a comizi, riunioni in sede, adunanze e assemblee. Una volta preso piede, la televisione è stata individuata dai partiti come importante strumento di propaganda per entrare nelle case degli italiani. Grande beneficiaria di questa strategia è stata Forza Italia che negli anni ’90, in presenza di una situazione bipolare, ha riscosso un notevole successo elettorale equiparabile a quello odierno dei 5 Stelle. In ogni caso, allora come allora, l’obiettivo era portare gli elettori ai partiti e non i partiti agli elettori.

A3 Attraverso i social su internet i partiti arrivano sullo smartphone di tutti o di quasi tutti i potenziali elettori. Questi possono così ricevere notizie, informazioni e attraverso lo streaming partecipare ad adunanze o assemblee senza riunirsi fisicamente, ma essere presenti in diretta, grazie alla combinazione televisione+internet.

A1 Ma, allora, pensate che tutto vada a cambiare?

A2 I successi di 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia sono in gran parte dovuti a questa nuova strategia, in aggiunta a un robusto contatto diretto dei leader con il territorio. Tutti i partiti hanno assoldato un guru, inclusi FI e PD che, però, non sono riusciti a sfruttare a fondo i nuovi media privilegiando una campagna elettorale con una componente tradizionale ancora molto importante. L’utilizzo di internet da parte dei leader di FI e PD è risultato ridotto rispetto a quello immediato, sintetico e talvolta dissacrante dei leader degli altri tre partiti.

A3 Il trend è talmente evidente che ormai si può affermare che è (non che sarà) cambiato il modo di fare politica dei partiti. La popolazione anziana per natura è destinata a scomparire sostituita da nuove leve che sono ormai digitalizzate, fino dalle elementari.

A1 Mi é venuto un dubbio: non è che, prima di noi, Brexit e i risultati delle recenti elezioni americane, francesi e tedesche siano stati influenzati dallo stesso fenomeno?

A3 È molto possibile, si dovrebbe dire certo. D’altra parte la nostra esterofilia è nota …..

A1 Il discorso mi pare chiaro anche se non mi avete convinto del tutto. Ho preso molti spunti e li approfondirò. Grazie.

Project Management per tutti


Visto il grande successo di Project Management per tutti, del quale sono state acquistate più di cento copie, ho pensato di fare conoscere l’indice, il testo di 6 dei 40 capitoli e tutte le illustrazioni contenute nel libro. Copertina e illustrazioni sono state realizzate da Renato Restelli, architetto, amico e collega. Il tempo di lettura del libro, che conta 108 pagine, è di circa 4-6 ore. Project manager per tutti si può trovare a prezzo contenuto presso Youcanprint, Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it..

Di seguito una sintesi del contenuto:

Il project management è una tecnica di gestione che facilita la realizzazione dei progetti nei tempi prestabiliti, con un costo finale allineato alle stime iniziali e con la qualità definita in fase d’impostazione. Questa tecnica è anche una filosofia d’azione, uno stile di vita che merita di essere portato a conoscenza di tutti coloro che sono interessati a migliorare sé stessi, a vivere meglio e in un mondo migliore. Project Management per tutti nasce a seguito dell’intuizione di amici che mi pregarono di scrivere un libro sul project management applicato alla vita corrente, in cui tutti potessero riconoscersi. Pertanto il libro ha per finalità la grande divulgazione e l’ambizione di essere letto e compreso anche da persone solamente interessate ad apprendere cose nuove. Due parole per quanto riguarda la struttura del libro: alla prima parte, che ha lo scopo di introdurre brevemente il tema del project management a chi ne è digiuno, segue la seconda con esempi di applicazione del project management alla vita corrente.

L’editing dello scritto che segue è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

INDICE

Premessa

PRIMA PARTE

Project management per tutti

Il project manager

Le Tre Fasi di realizzazione del progetto

Le Tre P

Tre sono i fattori chiave del project management e tutti iniziano per “P”: Progettazione, Preventivo e Programma. Vale la pena ricordare che, in qualsiasi settore di attività, non esiste progetto se non in presenza di tutte le “Tre P”.

“Ho un progetto interessante da realizzare! Posso presentartelo?”.

Prima di tutto, quali sono gli obiettivi e le motivazioni che ti spingono a proporre la realizzazione del progetto? In sintesi, perché ritieni che il progetto meriti di essere preso in considerazione? Conosci lo scopo del lavoro del progetto? Hai una prima valutazione dei tempi di esecuzione delle principali attività? Hai una stima, seppure preliminare, dei costi di realizzazione? Se disponi di tutte queste informazioni sei sulla buona strada per definire le “Tre P” del progetto.

La prima “P” sta per Progettazione. La descrizione sintetica dello scopo del lavoro: che cosa intendi realizzare, dove e come vuoi realizzare il tuo progetto, con il contributo di chi. Lo scopo del lavoro dovrebbe essere il più possibile completo, non troppo dettagliato, in modo tale da consentire una prima valutazione dell’entità e della complessità del progetto. Ciò è fondamentale ai fini della stesura del programma di esecuzione delle attività e del preventivo di costo dell’investimento.

La seconda “P” sta per Programma. Quando è previsto che abbia inizio il progetto? Nel Programma sono evidenziati i tempi di esecuzione delle attività e gli eventi principali? Sono stati considerati i tempi di ottenimento dei permessi e delle autorizzazioni per dare inizio ai lavori di costruzione e, una volta completati i lavori, i tempi necessari per l’esecuzione dei collaudi e la presa in consegna delle opere realizzate?

La terza “P” sta per Preventivo. Sono stati stimati, seppure in forma preliminare, anche i costi di investimento relativi alle fasi di realizzazione, ai collaudi e alla messa in marcia delle opere realizzate?

Progettazione

Programma

Preventivo

Il triangolo Costi, Tempi e Qualità

SECONDA PARTE

Project management come filosofia di vita

Tutti vorremmo vivere bene e desiderare il bene dei nostri cari, degli amici e delle persone che si dedicano agli altri. Due sono sostanzialmente gli stili di vita: organizzato e non organizzato, con diverse sfumature di grigio, tra il bianco e il nero dei due stili.

La persona che vive in forma organizzata conosce la mattina cosa farà nella giornata e lunedì cosa andrà a fare nella settimana. Ricorda le date dei compleanni dei nipoti, delle partite della squadra di calcio, dei tornei di golf, di carte. A tale scopo questa persona utilizza un’agenda cartacea oppure elettronica, se è già entrata nell’era digitale/informatica. Alcune agende danno una visione settimanale degli impegni e consentono più agevolmente di confermarne uno nuovo in relazione a quelli già presi. In definitiva la persona organizzata dispone del proprio tempo e non vuole essere sopraffatta dagli eventi: ha pertanto la necessità di conoscere con anticipo i propri impegni in forma chiara e sintetica (il Programma).

La persona che vive in forma organizzata vuole sapere come spende i propri soldi e a tale scopo prende nota delle spese effettuate. C’è chi registra ogni spesa attribuendole un “cartellino” virtuale con i dati relativi all’importo dell’acquisto, il luogo dov’è stato effettuato, con quale mezzo, carta di credito, bancomat, assegni o liquidi. C’é chi, invece, suddivide le spese per gruppi merceologici (ad esempio, alimentazione, vestiario, assicurazioni, sport, spettacoli). C’é chi, infine, produce all’inizio dell’anno una previsione più o meno accurata delle spese che sosterrà nei dodici mesi a venire e, man mano gli effettivi esborsi si verificano, li confronta con le previsioni fatte e le aggiorna, ottenendo così, di anno in anno, previsioni di spesa sempre più accurate (il Preventivo).

Chi vive in forma organizzata è, in generale, una persona “curiosa” che, ad esempio, vuole conoscere bene e in anticipo lo spettacolo teatrale che andrà a vedere, oppure come si prepara il piatto appetitoso che ha assaggiato nel tal ristorante, oppure ancora il dettaglio di che cosa va ad acquistare (Progetto).

Per contro, chi non ha interesse a vivere in forma organizzata non dispone di un’agenda, né cartacea né elettronica, ma si affida alla propria memoria che, come si sa, è una variabile dipendente da diversi fattori e, in particolare, inversamente proporzionale all’età. Molte volte i non organizzati accettano un invito che poi sono costretti a declinare non appena si rendono conto di avere già preso altro impegno coincidente.

Non chiedete a una persona non organizzata come gestisce la finanza di casa. La risposta, addirittura, potrebbe essere: metto un importo mensile in un cassetto e mia moglie ed io preleviamo da lì ciò che serve per le nostre spese. E i Bancomat, le carte di credito, gli assegni? Sì, li utilizziamo, ma in generale non controlliamo gli estratti conto.

A parte eccezioni, una persona non organizzata non è solitamente curiosa in quanto non prova particolare interesse a conoscere ciò che la circonda. Lascia scorrere, ovvero, senza accorgersi, si fa trascinare dagli eventi non avendo alcun desiderio di conoscere e cercare di controllare la situazione.

Come avrete intuito il project management che abbiamo conosciuto nei capitoli precedenti può essere un buon riferimento per seguire la strada di una vita organizzata, non necessariamente troppo organizzata, ma sufficientemente organizzata in relazione al nostro carattere ed alle nostre esigenze. L’applicazione del project management alla vita di tutti i giorni dovrebbe essere vista come un’attitudine personale com’è, ad esempio, la guida dell’auto o, al limite, il gioco delle carte. Tutti sappiamo guidare l’auto, però alcuni sanno guidare meglio di altri. In generale tutti sappiamo giocare a scopa, ma solo pochi sanno giocare veramente bene.

Nei prossimi capitoli troveremo alcune situazioni di vita corrente che mettono in evidenza l’opportunità di seguire uno stile di vita improntato al project management. Così, una volta terminata la lettura del libro, saremo nelle condizioni di decidere se seguire lo spirito del project management, per lo meno in parte, oppure continuare la nostra vita senza lasciarci coinvolgere. Mia speranza e augurio è che alcuni di noi facciano il grande passo e migliorino così il loro stile di vita.

I contenuti

Realizzare e gestire

Guardare avanti

Tutto si fa

Fare bene e fare male

Chi più spende

Ben fatto a buon mercato e veloce

Three kinds of service:

Good – Cheap – Fast:

– Good & Cheap won’t be Fast

– Fast & Good won’t be Cheap

– Cheap & Fast won’t be Good

Tradotto liberamente suonerebbe così:

Tre tipi di servizio:

Ben fatto – A buon mercato – Veloce:

– Ben fatto e a buon mercato non sarà mai veloce

– Veloce e ben fatto non sarà mai a buon mercato

– A buon mercato e veloce non sarà mai ben fatto.

L’aforisma, tratto da una rivista tecnica inglese, colpisce per la sua semplicità, sintesi e pragmatismo. Sono presenti le tre variabili: qualità (ben fatto), costi (a buon mercato) e tempi (veloce) a dimostrazione dell’universalità della ormai famosa terna di variabili e della loro stretta interdipendenza. Dovremmo fare nostro l’aforisma nella vita di tutti i giorni. Solamente riuscendo a bilanciare le tre variabili, potremmo realizzare – o pretendere da altri – un lavoro ben fatto, veloce e a buon mercato. Inoltre, dall’aforisma potremmo dedurre le seguenti semplici regole di vita:

> non ricercare la perfezione perché costa e richiede molto tempo;

> non pretendere di non spendere se vogliamo avere un buon servizio in tempi stretti;

> non pensare di ottenere tutto subito senza essere disposti a spendere molto.

I millantatori

Il messaggio a Garcia

Le cose impossibili

Gestione dei rischi

Le previsioni trimestrali

Deleghe e circolazione delle informazioni

Problemi urgenti e importanti

La parola “problema” è molto inflazionata. Infatti, non è detto che tutto ciò che consideriamo un problema lo sia veramente. Avremo sentito dire: “Sabato non mi è possibile, ho un problema: devo andare a trovare i miei genitori”. Per un figlio/a questo incontro non dovrebbe essere un problema, piuttosto un dovere-piacere, tuttalpiù un’incombenza, un compito.

Come comportarci quando ci sentiamo – ma non è detto che siamo – sommersi dai problemi? Il peso esercitato dai problemi è prevalentemente soggettivo. I cosiddetti problemi sono molte volte temi, argomenti o attività, non necessariamente problemi.

Come prima cosa dovremmo scrivere l’elenco dei problemi. Una volta elencati – e quindi circoscritti in numero – dovremmo dare loro un ordine di priorità ricordando che è fondamentale la distinzione tra problemi urgenti e importanti. Molte volte ci buttiamo sui problemi urgenti dimenticando quelli importanti.

Vale sempre il detto: “Sono urgenti i problemi importanti, non sono importanti i problemi urgenti”.

In cima al nostro elenco metteremo: (i) i temi importanti e nello stesso tempo urgenti, poi (ii) quelli importanti e infine (iii) quelli urgenti. Stabilite queste priorità, passeremo a liquidare un problema alla volta iniziando dal primo nell’elenco, dedicandogli la massima attenzione. Ci concentreremo sul problema come se non ne esistessero altri, facendo un’analisi approfondita dello stesso e della situazione al contorno. Quindi vaglieremo, se necessario, alternative di soluzione, prima di prendere la decisione su come procedere. Una volta risolto il problema, lo cancelleremo dall’elenco tracciandogli una “bella” riga sopra. Seguiremo poi con il secondo nell’elenco, procedendo allo stesso modo e così via. Così, alla fine del giorno, un elenco di dieci problemi potrebbe essere ridotto a sei/sette.

La nostra soddisfazione per la riduzione dell’elenco sarà molto grande perché i problemi cancellati erano ai primi posti, quindi con un’importanza superiore ai sottostanti. Inoltre, l’evidenza dei problemi risolti e cancellati contribuirà a rinforzare in noi stessi la certezza di riuscire a superare anche gli altri non ancora risolti. La gratificazione aumenterà la nostra autostima, facilitandoci così l’uscita dalla spirale negativa nella quale talvolta cadiamo quando ci sentiamo sommersi dai problemi.

I controlli

L’attività di controllo è alla base del lavoro di team ed è classica del project management. Conosciamo l’importanza del controllo dell’avanzamento dei costi di investimento, dei tempi di realizzazione e della qualità e sicurezza del progetto. In mancanza di controllo, il progetto andrebbe allo sbando, con previsioni finali molto approssimate dei costi, tempi e qualità.

Allo stesso modo, dovremmo controllare alcune attività della vita corrente, soprattutto se legate ai nostri cari, ai beni e alle spese più importanti.

“Oggi vado al prelievo per l’esame del sangue. Hai controllato se le richieste dei miei esami semestrali, che hai consegnato al medico di base, corrispondono alle prescrizioni che ti ha rilasciato?”

“No, non l’ho fatto. Perché non dovrebbero corrispondere?”

“Controllo io ora” …. “Mancano tre esami. Troppo tardi, il prelievo è per questa mattina. Pagheremo noi gli esami non prescritti!”.

“Hai annotato le ore spese dai muratori per i lavori di ripristino?”

“No, non l’ho fatto, non ho avuto tempo”

“Come posso controllare se le ore di mano d’opera indicate nella fattura dell’impresa corrispondono a quelle impiegate?”

“Saranno stati due/tre muratori per tre/quattro giorni”

“Sì, però questa informazione non serve per un controllo, semmai per un’idea di massima. Pertanto pagheremo la fattura così com’é”.

“Il giardiniere ha terminato i lavori. Hai controllato se ha fatto tutto quanto annotato nell’elenco che gli abbiamo consegnato?”

“No, ….. dovevo farlo io?”

“Ma …. non sei tu che segui il giardino?”

“Sì, ….ma ormai l’ho pagato”

“Di bene in meglio!”.

Perché, allora, non fare i controlli? Per pigrizia? Per mancanza di tempo? Per incapacità? Per fiducia verso chi ha eseguito la prestazione? Perché riteniamo che il controllo non sia di nostra competenza? o per ……… e chi più ne ha, più ne metta.

Le decisioni

Trasparenza

Lo spirito d’osservazione

La roulette russa

Manager e dipendenti

Il Pratone

Precisione, pignoleria e superficialità

Scienza, tecnica e inventiva

Ti allego

Quante volte abbiamo ricevuto un’email, un messaggio sms oppure WhatsApp con scritto: “Ti allego”. Questa nuova formula stona moltissimo perché in un primo momento fa pensare che chi scrive voglia allegare noi alla sua mail, come fossimo un file. Com’è possibile? Che senso ha?

Questo vezzo è dovuto a una scivolata d’ala dei nostri interlocutori che avrebbero dovuto scrivere “ti invio in allegato” e, per tagliare corto, sono usciti con un “ti allego”. Perché non evitiamo questa bizzarra formula e scriviamo invece “allego alla mail” o semplicemente “allego” come faremmo se scrivessimo una lettera o un memorandum?

Se non sbaglio alcuni scrivono addirittura “ti posto” invece di “ti invio per posta”. Dovrebbero allora scrivere “ti pianto”, per dire “ti invio una pianta”, o “ti articolo”, per dire “ti invio un articolo”. È così via. Che stranezze!

Il parcheggio multipiano

Progetti complessi

Parlare in pubblico

Project management nell’attività imprenditoriale

Project management nel settore turistico

Project management nel settore immobiliare

Project management nell’educazione stradale

La relatività della vita


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Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Trae spunto dall’insipienza di coloro che si comportano come fossero eterni. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La relatività della vita

Tre amici dibattono sulla durata della vita in relazione a quella di altre creature.

A1 Quanto vive una farfalla?

A2 Qualche giorno, tutt’al più una settimana o due.

A3 Così poco? Un soffio rispetto alla nostra vita. E una formica?

A2 Un anno, dicono, forse due.

A3 Anche lei, poveretta, che vita breve rispetto alla nostra! Vive l’1 o 2% della nostra vita, considerando la nostra di 100 anni.

A1 Sì, ma chi l’ha detto che un anno da formica non sia equivalente ai nostri cento anni o addirittura cinquecento o mille?

A2 Ne dubito.

A1 Ma … dimmi da quando si conosce la storia del mondo?

A2 Dal tempo degli Egizi. Diciamo 6.000 anni.

A1 Per cui anche la durata della nostra vita è poco meno del 2% della storia conosciuta del mondo.

A3 Immagina quanto rappresenterebbe rispetto alla storia dell’universo, di miliardi d’anni.

A2 Allora la nostra storia personale non sarebbe molto differente da quella della formica.

A1 Perché allora compiangiamo la farfalla e la formica? Perché non facciamo lo stesso con noi?

Moscerini pungenti


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Racconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Trae spunto dalla presenza di fastidiosi moscerini pungenti in casa di conoscenti. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Moscerini pungenti

Tre amici discutono sull’origine e natura di moscerini pungenti di dimensione infinitesima che affliggono due di essi.

A1 Sono comparsi qualche tempo fa, un anno o poco più.

A2 Per me non esistono, o meglio, se esistessero potrebbero essere quelli della frutta.

A3 Non sono quelli della frutta, sono molto più piccoli.

A1 Sono piccolissimi.

A2 Come li vedete?

A1 Non si vedono ma si sentono con le loro punture, non ronzano, non si sente il ronzio.

A3 Punture microscopiche che sono stilettate. In pochi casi i ponfi rimangono per qualche giorno, nella maggior parte scompaiono velocemente, nel giro di un giorno.

A1 Pungono la cute, infiltrandosi attraverso i capelli, le palpebre e le estremità degli occhi. In questo caso, per stritolarli, devi chiudere velocemente la palpebra e massaggiarla.

A3 Si infilano nel naso e pungono la mucosa. Pungono il padiglione dell’orecchio e talvolta si infilano nella tromba. Stilettata, dito nell’orecchio, stritolamento.

A1 Pungono in generale le parti molli della testa come le tempie, la fronte in prossimità dei capelli, persino le parti morbide delle mani.

A2 Quando li vedete?

A1 Sia d’estate che d’inverno.

A3 Attaccano solo me e non mia moglie, se non eccezionalmente. Chissà perché!

A1 Solamente dopo le sei di sera. Dopo il tramonto.

A2 Da dove vengono?

A1 Non dagli animali. Non ne abbiamo più da tempo.

A3 Potrebbero venire dai fiori, dalle piante grasse.

A1 Per me arrivano con l’età man mano si approssima la fine. Sono quelli che ti accompagnano alla sepoltura e che lì sopravvivono cibandosi delle spoglie. Ecco perché voglio essere cremato. Una grande fuoco e tutto è finito per l’eternità.

A2 Ma non è che sono come i moscerini della maledizione di Tutankhamen?

A1 E cioè?

A2 La maledizione che avrebbe colpito i membri della spedizione organizzata da un lord inglese per scoprire la tomba del faraone Tutankhamen. Come castigo per avere violato la sepoltura del Faraone, dove furono trovati moscerini piccolissimi e pungenti. Il capo della spedizione morì dopo un anno, gli altri membri negli anni seguenti in circostanze più o meno chiarite.

A1 Speriamo proprio che non sia così. Ad ogni modo, confermo, meglio la cremazione!

La moglie nuora e altri racconti


A seguito del grande interesse dimostrato per i racconti fino ad oggi pubblicati sul Blog ho pensato di fare conoscere l’indice di La moglie nuora e altri racconti  che riporto qui sotto con una breve sintesi dei soli racconti pubblicati. Il libro ha 96 pagine. Il tempo di lettura è di circa 3-4 ore. Di seguito una breve introduzione:

Nella seconda metà del 2017, volendo cimentarmi in qualcosa di diverso dalle precedenti pubblicazioni, provai a scrivere un libro di racconti che fosse un po’ “brioso”. Nacque così La moglie nuora e altri racconti, con sedici storie brevi, ognuna con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono mixati con fatti e personaggi immaginari e trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. La copertina è di mia creazione. Il libro è molto godibile. La moglie nuora e altri raccontiè stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

INDICE

Premessa

La moglie nuora – Daniela

Luca, un imprenditore di una certa età, vedovo, attivo e sportivo, si innamora di Daniela, la giovane moglie di uno dei figli. Con il sovoir-faire dei grandi corteggiatori, poco a poco la irretisce fino a farla cedere. L’ars amatoria e le disponibilità economiche di Luca convincono Daniela a chiedere il divorzio al figlio che accetta in cambio del controllo azionario dell’azienda del padre. Trascorso un anno, Luca sposa la ex nuora e passa con lei tempi felici fintanto che un giorno si rende conto che Daniela lo tradisce con un un giovane di bell’aspetto.

Il bidone – Elena

Un sottotenente di complemento di stanza a Torino in una caserma di fanteria corteggia assiduamente una bella ragazza senza riuscire a concludere. Dopo qualche tempo a un party la ragazza finalmente si concede ma il sottotenente rifiuta. Per vendicarsi la ragazza gli fa avere al bar del circolo ufficiali un bel bidone infiocchettato. Segue riappacificazione e celebrazione senza convinziione…

Il rullino – Chiara

Una moglie trova per caso un vecchio rullino fotografico e, incuriosita, vuole conoscerne il contenuto. Lo fa sviluppare e stampare e vi riconosce il marito in compagnia di una bionda, giovane e procace, in un hotel cinque stelle di un paese esotico. Approfonditi luogo e circostanze del “tradimento”, mette con le spalle al muro il marito che alla fine confessa. Per il quieto vivere della famiglia e proprio, lascia la bionda che, nel frattempo, era diventata la sua amante.

My princess – Grace

Un direttore commerciale di una società di costruzioni a Nairobi, Kenya, conosce Grace, una bellissima ragazza di colore della quale s’innamora nonostante sia un’escort. La frequenta durante i viaggi di lavoro e decide di farle cambiare vita. Fa in modo che Grace torni a scuola e, terminati gli studi, le trova un lavoro in Italia dove diviene la sua bellissima amante, invidiata da tutti gli amici.

La proposta – Valeria

Un ingegnere italiano in Messico riceve un’offerta irrinunciabile da un imprenditore facoltoso che gli propone di sposare la figlia, bella, giovane e vedova. In cambio offre una cifra milionaria, una posizione importante nell’azienda e, dopo la sua morte, il 50% delle azioni della stessa. Dopo avere conosciuto la ragazza e verificato la sua dotazione patrimoniale, accetta. Comunica la decisione alla moglie che, vista la sua determinazione, dà il consenso in cambio di congruo vitalizio. Rientrato in Messico, sposa la ragazza che nel frattempo si era innamorata di lui. Però, dopo qualche anno la ragazza lo abbandona per un amore giovanile cedendogli in compenso il rimanente 50% delle azioni.

La cognata vergine – Bea

L’agreement – Xian Li

Un direttore commerciale di un caseificio lombardo si reca in Cina per sottoscrivere un agreement di cessione di know how a un gruppo alimentare. L’agente cinese gli affianca come accompagnatrice una bellezza locale con la quale ha un bel rapporto in tutti i sensi. Superati  alcuni problemi con i cinesi sottoscrive l’agreement. Si rende però conto che l’accompagnatrice, spinta dalla controparte che non vorrebbe pagare quanto concordato, cerca di carpirgli le ricette di fabbricazione dei formaggi ….

Due tempi – Oksana

La badante– Valentina

Una badante di una coppia agiata di anziani, lei ammalata, lui ancora pimpante, decide di prendere il controllo della situazione. A tal fine prima irretisce il marito, poi elimina la moglie con un meccanismo non comune. Commette però un errore che le costerà dieci anni di carcere al termine dei quali, però, sposerà il ricco vedovo.

Il congresso – Laura

Volo Madrid Messico – Julia

Cambio gomme – Giuliana

Un signore di una certa età, che si crede grande corteggiatore, vuole a tutti i costi conquistare l’attenzione di una giovane donna. Alla fine riesce ma a scapito di farle conoscere, ahimè, la propria età.

La trattativa – Stella

Gigolò – Alice

Nove buche – Eleonora

Gita in barca – Lidia e Gloria

La fondazione di Novum Comum


I comaschi, alleaati dei Galli Insubri, combatterono con fierezza i Romani dai quali furono sconfitti nel 196 a.C. in un una sanguinosa battaglia. Non furono assoggettati in modo traumatico e il processo di romanizzazione del territorio comasco portò a una forte integrazione tra i due popoli volta in primis alla difesa dei confini settentrionali con le popolazioni retiche. Per rinsaldare tali confini, nel 59 a.C. Giulio Cesare fondò Novum Comum, così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la città preesistente distrutta dai Romani nel 196 a.C. L’arrivo di alcune migliaia di coloni con le famiglie, voluto da Giulio Cesare, sommato alla presenza degli altri coloni insediati nei precedenti quarant’anni, diede vita alla realizzazione di una grande città il cui progetto fu approvato dal Senato di Roma. Quanto segue è in gran parte un estratto dal libro “Civiglio e il convento di san Tomaso”, in corso di redazione da parte di mio fratello e mia, e trae ispirazione dall’opera di Giorgio Luraschi intitolata Storia di Como antica. Saggi di archeologia, diritto e storia.

img_1557Nel III secolo a.C., a seguito dell’espansione nell’area centrale della penisola, l’interesse di Roma volse all’Italia settentrionale dove i Galli rappresentavano un elemento di forte instabilità. I Galli Insubri tentarono di confrontarsi con la potenza romana nell’Italia centrale e ciò convinse Roma che la sottomissione delle popolazioni galliche dovesse essere ottenuta solamente con la conquista della Pianura padana. La supremazia romana venne però messa in discussione con la seconda guerra Punica (218-202 a.C.) e la discesa in Italia di Annibale (settembre 218 a.C.). I Galli si allearono ai Cartaginesi ma furono sconfitti dai Romani che mossero così alla riconquista della Gallia Cisalpina.

A nord del Po, i Galli Insubri, decisi a non sottomettersi, promossero un’alleanza anti img_1560-1romana alla quale parteciparono anche i Comensi. Il primo impatto cruento dei Comensi con i Romani fu nel 196 a.C. quando, a seguito di una sanguinosa battaglia in cui persero la vita oltre quarantamila uomini, la città di Como – Comum oppidum – venne espugnata dal console Marco Claudio Marcello. Subito dopo si arresero ventotto piazzeforti, ossia i ventotto castelli che rappresentavano i distretti in cui era diviso il territorio lariano. Rimane insoluto il problema dell’ubicazione di Comum Oppidum. È possibile che, pur ridotta in dimensioni, occupasse un’area sul versante ovest delle colline della Spina Verde nei pressi di Prestino (località segnata in rosso sulla mappa del Parco della Spina Verde).

L’assoggettamento dell’Insubria non fu un fatto traumatico. I Romani strinsero un trattato di amicizia con i Comensi e incoraggiarono gli scambi commerciali tra il settentrione e il centro Italia, mediante la realizzazione di grandi infrastrutture viarie, come la via Emilia. Il processo di romanizzazione del territorio lariano venne inizialmente avviato con una minima presenza di coloni e senza forme amministrative, lasciando ai comaschi la loro identità culturale, sotto la protezione romana. La mancanza di uno stabile presidio militare romano rese però precaria la sicurezza dell’abitato comasco. Così nell’89 a.C. avvenne un’incursione da parte di popolazioni Retiche, stanziate a nord del Lario, che scesero fino a Como e la devastarono, disperdendone la popolazione. In base al trattato di amicizia che legava i Comensi ai Romani e per rendere più stabile l’area subalpina, il console Pompeo Strabone intervenne a sostegno di Como riconducendovi le popolazioni disperse, garantendone la sicurezza e restaurando l’abitato. Sempre nell’89 a.C., con l’intervento di Pompeo Strabone Como ottenne il privilegio dello “jus latii”, che le fu concesso affinché costituisse una zona di sicura fedeltà contro i pericolosi movimenti dei Galli nell’area transalpina. Con lo “jus latii” i comensi acquisirono gli ambíti diritti e privilegi delle colonie latine, a un passo dall’ottenere la cittadinanza romana.

Per rinforzare i confini verso i Reti, sempre in agitazione e con il fine di ripopolare img_1547l’area, nell’89 Strabone fece arrivare un primo gruppo di coloni. In seguito, nel 77 a.C., a Caio Scipione si deve l’arrivo a Como di 3.000 coloni con le famiglie. Infine nel 59 a.C., all’inizio delle guerre galliche, Giulio Cesare fondò Novum
Comum, con il fine di assicurare una maggiore capacità di resistenza alle invasioni. Novum Comum venne così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la vecchia città espugnata dal console Marcello 140 anni prima. La fondazione di Novum Comum fu un evento di grande risonanza: ne riferiscono ben sei autori: Catullo, Cicerone, Strabone, Plutarco, Svetonio e Appiano. Per consentire la realizzazione dell’impianto urbano furono deviati tre torrenti immissari del lago (Cosia, Valduce, Fiume Aperto), prosciugati gli acquitrini che rendevano inospitale la piana prospiciente il lago e posta mano alla costruzione delle mura della città. Resti delle mura romane si possono ancora oggi scorgere in alcuni sotterranei lungo il perimetro della città, pochi metri all’interno delle mura di Federico Barbarossa delle quali ricalcano federesti mura romanelmente il tracciato.

Il progetto di Cesare, approvato dal Senato romano, fu un’iniziativa in grande scala cheimg_1544-1 coinvolse ben 5.000 nuovi coloni, con le loro famiglie, cui sono da aggiungere i 3.000 coloni condotti da Scipione nel 77 a.C., sempre con famiglia, per un totale di almeno 32.000 persone. Di questi, si pensa che 10.000 circa siano stati ospitati in città mentre gli altri si siano insediati nelle campagne, da poco dissodate e rese produttive. Dei 5.000 coloni portati da Cesare 500 erano della Magna Grecia. È probabile che Cesare intendesse affidare loro, notoriamente abili naviganti, lo sviluppo della navigazione lacuale e dei commerci transalpini. Una loro eredità è verosimilmente il comballo, dal greco Kumbalion, tipica barca da trasporto lariana che sopravvisse fino a qualche decina d’anni fa. Strabone ricorda che alcuni coloni greci erano nobili e ad essi fu concessa la cittadinanza romana. Di questi solo una parte si fermarono in Città; altri, essendo attratti dal Lario, si trasferirono sulle sue sponde e sulle vicine colline. Non è da escludere che ad essi si debba l’introduzione delle colture della vite e dell’ulivo sulle sponde del lago. Ancora oggi si incontrano località che ricordano nel nome la Grecia: Nesso (Nasso), Piona (Peonia), Corenno (Corinto), Lenno (Lemno), Dervio (Delfo), Peglio (Pelio).

Giulio Cesare, una volta passato il Rubicone e   sconfitto Pompeo a Farsalo (48 a.C.), divenne signore di Roma. Non dimenticò i Galli cisalpini e volle ricompensare la fedeltà dimostrata nelle battaglie in Gallia concedendo la cittadinanza romana a tutti coloro che abitavano tra il fiume Po e le Alpi. Como venne ascritta alla tribù Ofentina e ottenne l’onore di diventare Municipio, potendo così conservare le antiche leggi e scegliere i propri magistrati.