Vecchi tempi


Alcune rimembranze degli anni ‘50 per coloro che non hanno vissuto quei tempi affinché abbiano un’idea di come si viveva allora e possano valutare il differenziale con i tempi attuali.

Vecchi tempi

Quando alle elementari chi poteva portava in cartella un pezzo di legno per alimentare la stufa di terracotta che riscaldava l’aula.

Quando alle elementari si raccoglievano pacchi di indumenti per gli alluvionati del Polesine.

Quando d’estate c’erano le ghiacciaie con grossi pezzi di ghiaccio venduti ogni giorno per strada da un addetto che segnalava il passaggio con il suono di una trombetta.

Quando le case erano riscaldate da stufe e si andava a letto con il pigiama di lana e, se faceva più freddo, con la bottiglia di ottone piena di acqua calda.

Quando dopo cena la famiglia riunita ascoltava la radio e l’immaginazione dei ragazzi correva aiutata dalla fantasia.

Quando un vecchietto entrava nel cortile di casa suonando il mandolino per raccogliere monete di poche lire che gli venivano buttate dalle finestre.

Quando l’arrotino passava per le strade con la bicicletta che funzionava anche come molatrice e la gente accorreva con coltelli e forbici da affilare.

Quando lo stagnino si accampava in uno spiazzo con gli attrezzi per riparare le pentole.

Quando all’oratorio con la mancia settimanale di 50 lire era possibile mangiare una granita, vedere un film e comperare dieci Golia!

Quando si giocava al pallone in cortile.

Quando le partite di calcio si ascoltavano alla radio commentate da maestri della comunicazione che facevano vivere ogni attimo del gioco.

Quando i gelati si vendevano per la strada sui carrettini.

Quando si facevano gli esami alla fine della seconda e della quinta elementare e per essere ammessi alle medie.

Quando alle medie si studiava il latino.

Quando alle medie, all’intervallo, un bidello vendeva meline caramellate infilate su bastoncini di legno.

Quando per un ragazzo la bicicletta rappresentava il premio di un risultato importante.

Quando Coppi e Bartali si sfidavano sulle montagne del Giro d’Italia

Quando per simulare il rumore di un motorino mosquito una cartolina veniva infilata nei raggi della bicicletta e fissata alla forcella con una molletta dei panni.

Quando i tabaccai vendevano le sigarette a numero in bustine di carta velina.

Quando andare in vacanza al mare era un lusso che non tutte le famiglie potevano permettersi.

Quando si andava in vacanza in campagna tutta l’estate nella casa dei nonni.

Quando in campagna si attaccava il rotolo di carta moschicida al lampadario della cucina.

Quando in campagna ci si lavava in camera con una brocca d’acqua e un catino.

Quando in campagna i wc erano ancora alla turca.

Quando durante le vacanze nelle giornate di pioggia si facevano partite interminabili di Monopoli con gli amici.

Quando a Pasqua si mangiava il prosciutto crudo con l’insalata russa in cestini coperti di gelatina.

Quando a Natale con il panettone si mangiavano i fichi ripieni di mandorle spediti dalla Sicilia da qualche conoscente.

Quando al liceo si facevano chilometri a piedi per andare a scuola e per passeggiare in “vasca” con gli amici e le amiche.

Quando al liceo i bidelli vendevano all’intervallo rosette imbottite di salame o di prosciutto cotto.

Quando al liceo si andava in gita scolastica per qualche giorno e come bagaglio si portava una borsa.

Quando lo scooter era il sogno di ogni liceale.

Quando imperversava il Rock and Roll.

Quando gli italiani erano innamorati di Brigitte Bardot.

Quando la Fiat 500 era l’auto per tutti.

Quando la prima Fiat 1100 costava 1.000 lire al chilo (oggi una berlina equivalente costa quasi 20 € al chilo).

Quando la gente andava dal vicino per seguire alla televisione “Lascia o raddoppia”.

Quando al cinema la proiezione del film iniziava alla fine di “Lascia o raddoppia”.

Quando tutti impazzivano per i Beatles.

Quando le canzoni di Frank Sinatra andavano per la maggiore.

Quando fu eletto papa Giovanni XXIII, il papa buono.

Cambiamento epocale


Tre amici discorrono sulla situazione di stallo che si è creata in seguito al risultato delle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

A1 Tu affermi che il risultato delle elezioni è dovuto a un cambiamento sostanziale, addirittura epocale, nei rapporti tra partiti e cittadini, dovuto alla nuova strategia attuata per fidelizzare gli elettori mediante internet.

A2 Dico questo a ragion veduta: hai mai sentito di così pochi comizi e visto in giro così pochi manifesti elettorali?

A3 È vero: si sono verificati pochi disordini non solo per la maggiore maturità dei cittadini ma anche perché non ci sono state molte occasioni. E che dire della propaganda cartacea via posta che é praticamente scomparsa? E i famosi santini? Io non li ho più visti!

A2 Sta cambiando, e per alcuni partiti è già cambiato, l’approccio con i cittadini. Cade l’importanza delle sedi del partito, delle adunanze e assemblee per la presa d’atto di decisioni assunte dalla cupola. Oggi gli elettori sono consultati direttamente dai partiti prima di prendere decisioni importanti, via posta come ha fatto recentemente l’SPD in Germania per l’avallo della Grosse Koalition oppure, come fa ormai da tempo il movimento 5 Stelle, via internet.

A3 Personalmente … sono convinto che in futuro tutti i partiti agiranno così.

A1 Cosa intendete dire? Che sta scomparendo il rapporto diretto dei partiti con i cittadini, simpatizzanti ed elettori, così come l’abbiamo sempre visto, e che in futuro il rapporto si svolgerà tramite internet?

A2 Non sarà piū come fino all’altro ieri quando per farsi un’opinione si leggevano i giornali, si seguiva Tribuna Politica oppure Porta a porta, senza vincitori né vinti. In più, si partecipava a comizi o a loro surrogati, come adunanze o riunioni patrocinate dai partiti attraverso i loro clienti (confederazioni, enti e istituti vari).

A3 Per esperienza personale, era comunque difficile farsi un’idea di chi votare. Valeva di più il passaparola tra amici, colleghi e conoscenti.

A2 Oggi il passaparola ha raggiunto una dimensione teoricamente illimitata: attraverso internet é possibile raggiungere molti più amici e conoscenti, facilitati in ciò dalle app social (Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube, WhatsApp, Instagram, ecc.)

A1 Intendete dire che la carta stampata e la televisione siano destinate a sparire dalle campagne elettorali e dal rapporto dei cittadini con la politica?

A2 Non scompariranno, ma la loro influenza sul risultato delle elezioni è destinata a decadere molto più velocemente di quanto si pensi. I giornali prima, la televisione poi, sono stati a loro volta, cambiamenti epocali del modo di fare politica. Fino agli anni 70 del ‘900 la carta stampata, giornali, manifesti, brochure, ecc. sono stati l’unico mezzo a disposizione dei partiti oltre a comizi, riunioni in sede, adunanze e assemblee. Una volta preso piede, la televisione è stata individuata dai partiti come importante strumento di propaganda per entrare nelle case degli italiani. Grande beneficiaria di questa strategia è stata Forza Italia che negli anni ’90, in presenza di una situazione bipolare, ha riscosso un notevole successo elettorale equiparabile a quello odierno dei 5 Stelle. In ogni caso, allora come allora, l’obiettivo era portare gli elettori ai partiti e non i partiti agli elettori.

A3 Attraverso i social su internet i partiti arrivano sullo smartphone di tutti o di quasi tutti i potenziali elettori. Questi possono così ricevere notizie, informazioni e attraverso lo streaming partecipare ad adunanze o assemblee senza riunirsi fisicamente, ma essere presenti in diretta, grazie alla combinazione televisione+internet.

A1 Ma, allora, pensate che tutto vada a cambiare?

A2 I successi di 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia sono in gran parte dovuti a questa nuova strategia, in aggiunta a un robusto contatto diretto dei leader con il territorio. Tutti i partiti hanno assoldato un guru, inclusi FI e PD che, però, non sono riusciti a sfruttare a fondo i nuovi media privilegiando una campagna elettorale con una componente tradizionale ancora molto importante. L’utilizzo di internet da parte dei leader di FI e PD è risultato ridotto rispetto a quello immediato, sintetico e talvolta dissacrante dei leader degli altri tre partiti.

A3 Il trend è talmente evidente che ormai si può affermare che è (non che sarà) cambiato il modo di fare politica dei partiti. La popolazione anziana per natura è destinata a scomparire sostituita da nuove leve che sono ormai digitalizzate, fino dalle elementari.

A1 Mi é venuto un dubbio: non è che, prima di noi, Brexit e i risultati delle recenti elezioni americane, francesi e tedesche siano stati influenzati dallo stesso fenomeno?

A3 È molto possibile, si dovrebbe dire certo. D’altra parte la nostra esterofilia è nota …..

A1 Il discorso mi pare chiaro anche se non mi avete convinto del tutto. Ho preso molti spunti e li approfondirò. Grazie.

Project Management per tutti


Visto il grande successo di Project Management per tutti, del quale sono state acquistate più di cento copie, ho pensato di fare conoscere l’indice, il testo di 6 dei 40 capitoli e tutte le illustrazioni contenute nel libro. Copertina e illustrazioni sono state realizzate da Renato Restelli, architetto, amico e collega. Il tempo di lettura del libro, che conta 108 pagine, è di circa 4-6 ore. Project manager per tutti si può trovare a prezzo contenuto presso Youcanprint, Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it..

Di seguito una sintesi del contenuto:

Il project management è una tecnica di gestione che facilita la realizzazione dei progetti nei tempi prestabiliti, con un costo finale allineato alle stime iniziali e con la qualità definita in fase d’impostazione. Questa tecnica è anche una filosofia d’azione, uno stile di vita che merita di essere portato a conoscenza di tutti coloro che sono interessati a migliorare sé stessi, a vivere meglio e in un mondo migliore. Project Management per tutti nasce a seguito dell’intuizione di amici che mi pregarono di scrivere un libro sul project management applicato alla vita corrente, in cui tutti potessero riconoscersi. Pertanto il libro ha per finalità la grande divulgazione e l’ambizione di essere letto e compreso anche da persone solamente interessate ad apprendere cose nuove. Due parole per quanto riguarda la struttura del libro: alla prima parte, che ha lo scopo di introdurre brevemente il tema del project management a chi ne è digiuno, segue la seconda con esempi di applicazione del project management alla vita corrente.

L’editing dello scritto che segue è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

INDICE

Premessa

PRIMA PARTE

Project management per tutti

Il project manager

Le Tre Fasi di realizzazione del progetto

Le Tre P

Tre sono i fattori chiave del project management e tutti iniziano per “P”: Progettazione, Preventivo e Programma. Vale la pena ricordare che, in qualsiasi settore di attività, non esiste progetto se non in presenza di tutte le “Tre P”.

“Ho un progetto interessante da realizzare! Posso presentartelo?”.

Prima di tutto, quali sono gli obiettivi e le motivazioni che ti spingono a proporre la realizzazione del progetto? In sintesi, perché ritieni che il progetto meriti di essere preso in considerazione? Conosci lo scopo del lavoro del progetto? Hai una prima valutazione dei tempi di esecuzione delle principali attività? Hai una stima, seppure preliminare, dei costi di realizzazione? Se disponi di tutte queste informazioni sei sulla buona strada per definire le “Tre P” del progetto.

La prima “P” sta per Progettazione. La descrizione sintetica dello scopo del lavoro: che cosa intendi realizzare, dove e come vuoi realizzare il tuo progetto, con il contributo di chi. Lo scopo del lavoro dovrebbe essere il più possibile completo, non troppo dettagliato, in modo tale da consentire una prima valutazione dell’entità e della complessità del progetto. Ciò è fondamentale ai fini della stesura del programma di esecuzione delle attività e del preventivo di costo dell’investimento.

La seconda “P” sta per Programma. Quando è previsto che abbia inizio il progetto? Nel Programma sono evidenziati i tempi di esecuzione delle attività e gli eventi principali? Sono stati considerati i tempi di ottenimento dei permessi e delle autorizzazioni per dare inizio ai lavori di costruzione e, una volta completati i lavori, i tempi necessari per l’esecuzione dei collaudi e la presa in consegna delle opere realizzate?

La terza “P” sta per Preventivo. Sono stati stimati, seppure in forma preliminare, anche i costi di investimento relativi alle fasi di realizzazione, ai collaudi e alla messa in marcia delle opere realizzate?

Progettazione

Programma

Preventivo

Il triangolo Costi, Tempi e Qualità

SECONDA PARTE

Project management come filosofia di vita

Tutti vorremmo vivere bene e desiderare il bene dei nostri cari, degli amici e delle persone che si dedicano agli altri. Due sono sostanzialmente gli stili di vita: organizzato e non organizzato, con diverse sfumature di grigio, tra il bianco e il nero dei due stili.

La persona che vive in forma organizzata conosce la mattina cosa farà nella giornata e lunedì cosa andrà a fare nella settimana. Ricorda le date dei compleanni dei nipoti, delle partite della squadra di calcio, dei tornei di golf, di carte. A tale scopo questa persona utilizza un’agenda cartacea oppure elettronica, se è già entrata nell’era digitale/informatica. Alcune agende danno una visione settimanale degli impegni e consentono più agevolmente di confermarne uno nuovo in relazione a quelli già presi. In definitiva la persona organizzata dispone del proprio tempo e non vuole essere sopraffatta dagli eventi: ha pertanto la necessità di conoscere con anticipo i propri impegni in forma chiara e sintetica (il Programma).

La persona che vive in forma organizzata vuole sapere come spende i propri soldi e a tale scopo prende nota delle spese effettuate. C’è chi registra ogni spesa attribuendole un “cartellino” virtuale con i dati relativi all’importo dell’acquisto, il luogo dov’è stato effettuato, con quale mezzo, carta di credito, bancomat, assegni o liquidi. C’é chi, invece, suddivide le spese per gruppi merceologici (ad esempio, alimentazione, vestiario, assicurazioni, sport, spettacoli). C’é chi, infine, produce all’inizio dell’anno una previsione più o meno accurata delle spese che sosterrà nei dodici mesi a venire e, man mano gli effettivi esborsi si verificano, li confronta con le previsioni fatte e le aggiorna, ottenendo così, di anno in anno, previsioni di spesa sempre più accurate (il Preventivo).

Chi vive in forma organizzata è, in generale, una persona “curiosa” che, ad esempio, vuole conoscere bene e in anticipo lo spettacolo teatrale che andrà a vedere, oppure come si prepara il piatto appetitoso che ha assaggiato nel tal ristorante, oppure ancora il dettaglio di che cosa va ad acquistare (Progetto).

Per contro, chi non ha interesse a vivere in forma organizzata non dispone di un’agenda, né cartacea né elettronica, ma si affida alla propria memoria che, come si sa, è una variabile dipendente da diversi fattori e, in particolare, inversamente proporzionale all’età. Molte volte i non organizzati accettano un invito che poi sono costretti a declinare non appena si rendono conto di avere già preso altro impegno coincidente.

Non chiedete a una persona non organizzata come gestisce la finanza di casa. La risposta, addirittura, potrebbe essere: metto un importo mensile in un cassetto e mia moglie ed io preleviamo da lì ciò che serve per le nostre spese. E i Bancomat, le carte di credito, gli assegni? Sì, li utilizziamo, ma in generale non controlliamo gli estratti conto.

A parte eccezioni, una persona non organizzata non è solitamente curiosa in quanto non prova particolare interesse a conoscere ciò che la circonda. Lascia scorrere, ovvero, senza accorgersi, si fa trascinare dagli eventi non avendo alcun desiderio di conoscere e cercare di controllare la situazione.

Come avrete intuito il project management che abbiamo conosciuto nei capitoli precedenti può essere un buon riferimento per seguire la strada di una vita organizzata, non necessariamente troppo organizzata, ma sufficientemente organizzata in relazione al nostro carattere ed alle nostre esigenze. L’applicazione del project management alla vita di tutti i giorni dovrebbe essere vista come un’attitudine personale com’è, ad esempio, la guida dell’auto o, al limite, il gioco delle carte. Tutti sappiamo guidare l’auto, però alcuni sanno guidare meglio di altri. In generale tutti sappiamo giocare a scopa, ma solo pochi sanno giocare veramente bene.

Nei prossimi capitoli troveremo alcune situazioni di vita corrente che mettono in evidenza l’opportunità di seguire uno stile di vita improntato al project management. Così, una volta terminata la lettura del libro, saremo nelle condizioni di decidere se seguire lo spirito del project management, per lo meno in parte, oppure continuare la nostra vita senza lasciarci coinvolgere. Mia speranza e augurio è che alcuni di noi facciano il grande passo e migliorino così il loro stile di vita.

I contenuti

Realizzare e gestire

Guardare avanti

Tutto si fa

Fare bene e fare male

Chi più spende

Ben fatto a buon mercato e veloce

Three kinds of service:

Good – Cheap – Fast:

– Good & Cheap won’t be Fast

– Fast & Good won’t be Cheap

– Cheap & Fast won’t be Good

Tradotto liberamente suonerebbe così:

Tre tipi di servizio:

Ben fatto – A buon mercato – Veloce:

– Ben fatto e a buon mercato non sarà mai veloce

– Veloce e ben fatto non sarà mai a buon mercato

– A buon mercato e veloce non sarà mai ben fatto.

L’aforisma, tratto da una rivista tecnica inglese, colpisce per la sua semplicità, sintesi e pragmatismo. Sono presenti le tre variabili: qualità (ben fatto), costi (a buon mercato) e tempi (veloce) a dimostrazione dell’universalità della ormai famosa terna di variabili e della loro stretta interdipendenza. Dovremmo fare nostro l’aforisma nella vita di tutti i giorni. Solamente riuscendo a bilanciare le tre variabili, potremmo realizzare – o pretendere da altri – un lavoro ben fatto, veloce e a buon mercato. Inoltre, dall’aforisma potremmo dedurre le seguenti semplici regole di vita:

> non ricercare la perfezione perché costa e richiede molto tempo;

> non pretendere di non spendere se vogliamo avere un buon servizio in tempi stretti;

> non pensare di ottenere tutto subito senza essere disposti a spendere molto.

I millantatori

Il messaggio a Garcia

Le cose impossibili

Gestione dei rischi

Le previsioni trimestrali

Deleghe e circolazione delle informazioni

Problemi urgenti e importanti

La parola “problema” è molto inflazionata. Infatti, non è detto che tutto ciò che consideriamo un problema lo sia veramente. Avremo sentito dire: “Sabato non mi è possibile, ho un problema: devo andare a trovare i miei genitori”. Per un figlio/a questo incontro non dovrebbe essere un problema, piuttosto un dovere-piacere, tuttalpiù un’incombenza, un compito.

Come comportarci quando ci sentiamo – ma non è detto che siamo – sommersi dai problemi? Il peso esercitato dai problemi è prevalentemente soggettivo. I cosiddetti problemi sono molte volte temi, argomenti o attività, non necessariamente problemi.

Come prima cosa dovremmo scrivere l’elenco dei problemi. Una volta elencati – e quindi circoscritti in numero – dovremmo dare loro un ordine di priorità ricordando che è fondamentale la distinzione tra problemi urgenti e importanti. Molte volte ci buttiamo sui problemi urgenti dimenticando quelli importanti.

Vale sempre il detto: “Sono urgenti i problemi importanti, non sono importanti i problemi urgenti”.

In cima al nostro elenco metteremo: (i) i temi importanti e nello stesso tempo urgenti, poi (ii) quelli importanti e infine (iii) quelli urgenti. Stabilite queste priorità, passeremo a liquidare un problema alla volta iniziando dal primo nell’elenco, dedicandogli la massima attenzione. Ci concentreremo sul problema come se non ne esistessero altri, facendo un’analisi approfondita dello stesso e della situazione al contorno. Quindi vaglieremo, se necessario, alternative di soluzione, prima di prendere la decisione su come procedere. Una volta risolto il problema, lo cancelleremo dall’elenco tracciandogli una “bella” riga sopra. Seguiremo poi con il secondo nell’elenco, procedendo allo stesso modo e così via. Così, alla fine del giorno, un elenco di dieci problemi potrebbe essere ridotto a sei/sette.

La nostra soddisfazione per la riduzione dell’elenco sarà molto grande perché i problemi cancellati erano ai primi posti, quindi con un’importanza superiore ai sottostanti. Inoltre, l’evidenza dei problemi risolti e cancellati contribuirà a rinforzare in noi stessi la certezza di riuscire a superare anche gli altri non ancora risolti. La gratificazione aumenterà la nostra autostima, facilitandoci così l’uscita dalla spirale negativa nella quale talvolta cadiamo quando ci sentiamo sommersi dai problemi.

I controlli

L’attività di controllo è alla base del lavoro di team ed è classica del project management. Conosciamo l’importanza del controllo dell’avanzamento dei costi di investimento, dei tempi di realizzazione e della qualità e sicurezza del progetto. In mancanza di controllo, il progetto andrebbe allo sbando, con previsioni finali molto approssimate dei costi, tempi e qualità.

Allo stesso modo, dovremmo controllare alcune attività della vita corrente, soprattutto se legate ai nostri cari, ai beni e alle spese più importanti.

“Oggi vado al prelievo per l’esame del sangue. Hai controllato se le richieste dei miei esami semestrali, che hai consegnato al medico di base, corrispondono alle prescrizioni che ti ha rilasciato?”

“No, non l’ho fatto. Perché non dovrebbero corrispondere?”

“Controllo io ora” …. “Mancano tre esami. Troppo tardi, il prelievo è per questa mattina. Pagheremo noi gli esami non prescritti!”.

“Hai annotato le ore spese dai muratori per i lavori di ripristino?”

“No, non l’ho fatto, non ho avuto tempo”

“Come posso controllare se le ore di mano d’opera indicate nella fattura dell’impresa corrispondono a quelle impiegate?”

“Saranno stati due/tre muratori per tre/quattro giorni”

“Sì, però questa informazione non serve per un controllo, semmai per un’idea di massima. Pertanto pagheremo la fattura così com’é”.

“Il giardiniere ha terminato i lavori. Hai controllato se ha fatto tutto quanto annotato nell’elenco che gli abbiamo consegnato?”

“No, ….. dovevo farlo io?”

“Ma …. non sei tu che segui il giardino?”

“Sì, ….ma ormai l’ho pagato”

“Di bene in meglio!”.

Perché, allora, non fare i controlli? Per pigrizia? Per mancanza di tempo? Per incapacità? Per fiducia verso chi ha eseguito la prestazione? Perché riteniamo che il controllo non sia di nostra competenza? o per ……… e chi più ne ha, più ne metta.

Le decisioni

Trasparenza

Lo spirito d’osservazione

La roulette russa

Manager e dipendenti

Il Pratone

Precisione, pignoleria e superficialità

Scienza, tecnica e inventiva

Ti allego

Quante volte abbiamo ricevuto un’email, un messaggio sms oppure WhatsApp con scritto: “Ti allego”. Questa nuova formula stona moltissimo perché in un primo momento fa pensare che chi scrive voglia allegare noi alla sua mail, come fossimo un file. Com’è possibile? Che senso ha?

Questo vezzo è dovuto a una scivolata d’ala dei nostri interlocutori che avrebbero dovuto scrivere “ti invio in allegato” e, per tagliare corto, sono usciti con un “ti allego”. Perché non evitiamo questa bizzarra formula e scriviamo invece “allego alla mail” o semplicemente “allego” come faremmo se scrivessimo una lettera o un memorandum?

Se non sbaglio alcuni scrivono addirittura “ti posto” invece di “ti invio per posta”. Dovrebbero allora scrivere “ti pianto”, per dire “ti invio una pianta”, o “ti articolo”, per dire “ti invio un articolo”. È così via. Che stranezze!

Il parcheggio multipiano

Progetti complessi

Parlare in pubblico

Project management nell’attività imprenditoriale

Project management nel settore turistico

Project management nel settore immobiliare

Project management nell’educazione stradale

La relatività della vita


Racconto inedito che sarà pubblicato nel libro provvisoriamente intitolato Storie brevi. Trae spunto dall’insipienza di coloro che si comportano come fossero eterni.

Tre amici dibattono sulla durata della vita in relazione a quella di altre creature.

A1 Quanto vive una farfalla?

A2 Qualche giorno, tutt’al più una settimana o due.

A3 Così poco? Un soffio rispetto alla nostra vita. E una formica?

A2 Un anno, dicono, forse due.

A3 Anche lei, poveretta, che vita breve rispetto alla nostra! Vive l’1 o 2% della nostra vita, considerando la nostra di 100 anni.

A1 Sì, ma chi l’ha detto che un anno da formica non sia equivalente ai nostri cento anni o addirittura cinquecento o mille?

A2 Ne dubito.

A1 Ma … dimmi da quando si conosce la storia del mondo?

A2 Dal tempo degli Egizi. Diciamo 6.000 anni.

A1 Per cui anche la durata della nostra vita è poco meno del 2% della storia conosciuta del mondo.

A3 Immagina quanto rappresenterebbe rispetto alla storia dell’universo, di miliardi d’anni.

A2 Allora la nostra storia personale non sarebbe molto differente da quella della formica.

A1 Perché allora compiangiamo la farfalla e la formica? Perché non facciamo lo stesso con noi?

Moscerini pungenti


Racconto inedito che sarà pubblicato nel libro provvisoriamente intitolato Storie brevi. Trae spunto dalla presenza di fastidiosi moscerini pungenti in casa di conoscenti.

Tre amici discutono sull’origine e natura di moscerini pungenti di dimensione infinitesima che affliggono due di essi.

A1 Sono comparsi qualche tempo fa, un anno o poco più.

A2 Per me non esistono, o meglio, se esistessero potrebbero essere quelli della frutta.

A3 Non sono quelli della frutta, sono molto più piccoli.

A1 Sono piccolissimi.

A2 Come li vedete?

A1 Non si vedono ma si sentono con le loro punture, non ronzano, non si sente il ronzio.

A3 Punture microscopiche che sono stilettate. In pochi casi i ponfi rimangono per qualche giorno, nella maggior parte scompaiono velocemente, nel giro di un giorno.

A1 Pungono la cute, infiltrandosi attraverso i capelli, le palpebre e le estremità degli occhi. In questo caso, per stritolarli, devi chiudere velocemente la palpebra e massaggiarla.

A3 Si infilano nel naso e pungono la mucosa. Pungono il padiglione dell’orecchio e talvolta si infilano nella tromba. Stilettata, dito nell’orecchio, stritolamento.

A1 Pungono in generale le parti molli della testa come le tempie, la fronte in prossimità dei capelli, persino le parti morbide delle mani.

A2 Quando li vedete?

A1 Sia d’estate che d’inverno.

A3 Attaccano solo me e non mia moglie, se non eccezionalmente. Chissà perché!

A1 Solamente dopo le sei di sera. Dopo il tramonto.

A2 Da dove vengono?

A1 Non dagli animali. Non ne abbiamo più da tempo.

A3 Potrebbero venire dai fiori, dalle piante grasse.

A1 Per me arrivano con l’età man mano si approssima la fine. Sono quelli che ti accompagnano alla sepoltura e che lì sopravvivono cibandosi delle spoglie. Ecco perché voglio essere cremato. Una grande fuoco e tutto è finito per l’eternità.

A2 Ma non è che sono come i moscerini della maledizione di Tutankhamen?

A1 E cioè?

A2 La maledizione che avrebbe colpito i membri della spedizione organizzata da un lord inglese per scoprire la tomba del faraone Tutankhamen. Come castigo per avere violato la sepoltura del Faraone, dove furono trovati moscerini piccolissimi e pungenti. Il capo della spedizione morì dopo un anno, gli altri membri negli anni seguenti in circostanze più o meno chiarite.

A1 Speriamo proprio che non sia così. Ad ogni modo, confermo, meglio la cremazione!

La moglie nuora e altri racconti


A seguito del grande interesse dimostrato per i racconti fino ad oggi pubblicati sul Blog ho pensato di fare conoscere l’indice di La moglie nuora e altri racconti  che riporto qui sotto con una breve sintesi dei soli racconti pubblicati. Il libro ha 96 pagine. Il tempo di lettura è di circa 3-4 ore. Di seguito una breve introduzione:

Nella seconda metà del 2017, volendo cimentarmi in qualcosa di diverso dalle precedenti pubblicazioni, provai a scrivere un libro di racconti che fosse un po’ “brioso”. Nacque così La moglie nuora e altri racconti, con sedici storie brevi, ognuna con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono mixati con fatti e personaggi immaginari e trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. La copertina è di mia creazione. Il libro è molto godibile. La moglie nuora e altri raccontiè stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

INDICE

Premessa

La moglie nuora – Daniela

Luca, un imprenditore di una certa età, vedovo, attivo e sportivo, si innamora di Daniela, la giovane moglie di uno dei figli. Con il sovoir-faire dei grandi corteggiatori, poco a poco la irretisce fino a farla cedere. L’ars amatoria e le disponibilità economiche di Luca convincono Daniela a chiedere il divorzio al figlio che accetta in cambio del controllo azionario dell’azienda del padre. Trascorso un anno, Luca sposa la ex nuora e passa con lei tempi felici fintanto che un giorno si rende conto che Daniela lo tradisce con un un giovane di bell’aspetto.

Il bidone – Elena

Un sottotenente di complemento di stanza a Torino in una caserma di fanteria corteggia assiduamente una bella ragazza senza riuscire a concludere. Dopo qualche tempo a un party la ragazza finalmente si concede ma il sottotenente rifiuta. Per vendicarsi la ragazza gli fa avere al bar del circolo ufficiali un bel bidone infiocchettato. Segue riappacificazione e celebrazione senza convinziione…

Il rullino – Chiara

Una moglie trova per caso un vecchio rullino fotografico e, incuriosita, vuole conoscerne il contenuto. Lo fa sviluppare e stampare e vi riconosce il marito in compagnia di una bionda, giovane e procace, in un hotel cinque stelle di un paese esotico. Approfonditi luogo e circostanze del “tradimento”, mette con le spalle al muro il marito che alla fine confessa. Per il quieto vivere della famiglia e proprio, lascia la bionda che, nel frattempo, era diventata la sua amante.

My princess – Grace

Un direttore commerciale di una società di costruzioni a Nairobi, Kenya, conosce Grace, una bellissima ragazza di colore della quale s’innamora nonostante sia un’escort. La frequenta durante i viaggi di lavoro e decide di farle cambiare vita. Fa in modo che Grace torni a scuola e, terminati gli studi, le trova un lavoro in Italia dove diviene la sua bellissima amante, invidiata da tutti gli amici.

La proposta – Valeria

Un ingegnere italiano in Messico riceve un’offerta irrinunciabile da un imprenditore facoltoso che gli propone di sposare la figlia, bella, giovane e vedova. In cambio offre una cifra milionaria, una posizione importante nell’azienda e, dopo la sua morte, il 50% delle azioni della stessa. Dopo avere conosciuto la ragazza e verificato la sua dotazione patrimoniale, accetta. Comunica la decisione alla moglie che, vista la sua determinazione, dà il consenso in cambio di congruo vitalizio. Rientrato in Messico, sposa la ragazza che nel frattempo si era innamorata di lui. Però, dopo qualche anno la ragazza lo abbandona per un amore giovanile cedendogli in compenso il rimanente 50% delle azioni.

La cognata vergine – Bea

L’agreement – Xian Li

Un direttore commerciale di un caseificio lombardo si reca in Cina per sottoscrivere un agreement di cessione di know how a un gruppo alimentare. L’agente cinese gli affianca come accompagnatrice una bellezza locale con la quale ha un bel rapporto in tutti i sensi. Superati  alcuni problemi con i cinesi sottoscrive l’agreement. Si rende però conto che l’accompagnatrice, spinta dalla controparte che non vorrebbe pagare quanto concordato, cerca di carpirgli le ricette di fabbricazione dei formaggi ….

Due tempi – Oksana

La badante– Valentina

Una badante di una coppia agiata di anziani, lei ammalata, lui ancora pimpante, decide di prendere il controllo della situazione. A tal fine prima irretisce il marito, poi elimina la moglie con un meccanismo non comune. Commette però un errore che le costerà dieci anni di carcere al termine dei quali, però, sposerà il ricco vedovo.

Il congresso – Laura

Volo Madrid Messico – Julia

Cambio gomme – Giuliana

Un signore di una certa età, che si crede grande corteggiatore, vuole a tutti i costi conquistare l’attenzione di una giovane donna. Alla fine riesce ma a scapito di farle conoscere, ahimè, la propria età.

La trattativa – Stella

Gigolò – Alice

Nove buche – Eleonora

Gita in barca – Lidia e Gloria

La fondazione di Novum Comum


I comaschi, alleaati dei Galli Insubri, combatterono con fierezza i Romani dai quali furono sconfitti nel 196 a.C. in un una sanguinosa battaglia. Non furono assoggettati in modo traumatico e il processo di romanizzazione del territorio comasco portò a una forte integrazione tra i due popoli volta in primis alla difesa dei confini settentrionali con le popolazioni retiche. Per rinsaldare tali confini, nel 59 a.C. Giulio Cesare fondò Novum Comum, così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la città preesistente distrutta dai Romani nel 196 a.C. L’arrivo di alcune migliaia di coloni con le famiglie, voluto da Giulio Cesare, sommato alla presenza degli altri coloni insediati nei precedenti quarant’anni, diede vita alla realizzazione di una grande città il cui progetto fu approvato dal Senato di Roma. Quanto segue è in gran parte un estratto dal libro “Civiglio e il convento di san Tomaso”, in corso di redazione da parte di mio fratello e mia, e trae ispirazione dall’opera di Giorgio Luraschi intitolata Storia di Como antica. Saggi di archeologia, diritto e storia.

img_1557Nel III secolo a.C., a seguito dell’espansione nell’area centrale della penisola, l’interesse di Roma volse all’Italia settentrionale dove i Galli rappresentavano un elemento di forte instabilità. I Galli Insubri tentarono di confrontarsi con la potenza romana nell’Italia centrale e ciò convinse Roma che la sottomissione delle popolazioni galliche dovesse essere ottenuta solamente con la conquista della Pianura padana. La supremazia romana venne però messa in discussione con la seconda guerra Punica (218-202 a.C.) e la discesa in Italia di Annibale (settembre 218 a.C.). I Galli si allearono ai Cartaginesi ma furono sconfitti dai Romani che mossero così alla riconquista della Gallia Cisalpina.

A nord del Po, i Galli Insubri, decisi a non sottomettersi, promossero un’alleanza anti img_1560-1romana alla quale parteciparono anche i Comensi. Il primo impatto cruento dei Comensi con i Romani fu nel 196 a.C. quando, a seguito di una sanguinosa battaglia in cui persero la vita oltre quarantamila uomini, la città di Como – Comum oppidum – venne espugnata dal console Marco Claudio Marcello. Subito dopo si arresero ventotto piazzeforti, ossia i ventotto castelli che rappresentavano i distretti in cui era diviso il territorio lariano. Rimane insoluto il problema dell’ubicazione di Comum Oppidum. È possibile che, pur ridotta in dimensioni, occupasse un’area sul versante ovest delle colline della Spina Verde nei pressi di Prestino (località segnata in rosso sulla mappa del Parco della Spina Verde).

L’assoggettamento dell’Insubria non fu un fatto traumatico. I Romani strinsero un trattato di amicizia con i Comensi e incoraggiarono gli scambi commerciali tra il settentrione e il centro Italia, mediante la realizzazione di grandi infrastrutture viarie, come la via Emilia. Il processo di romanizzazione del territorio lariano venne inizialmente avviato con una minima presenza di coloni e senza forme amministrative, lasciando ai comaschi la loro identità culturale, sotto la protezione romana. La mancanza di uno stabile presidio militare romano rese però precaria la sicurezza dell’abitato comasco. Così nell’89 a.C. avvenne un’incursione da parte di popolazioni Retiche, stanziate a nord del Lario, che scesero fino a Como e la devastarono, disperdendone la popolazione. In base al trattato di amicizia che legava i Comensi ai Romani e per rendere più stabile l’area subalpina, il console Pompeo Strabone intervenne a sostegno di Como riconducendovi le popolazioni disperse, garantendone la sicurezza e restaurando l’abitato. Sempre nell’89 a.C., con l’intervento di Pompeo Strabone Como ottenne il privilegio dello “jus latii”, che le fu concesso affinché costituisse una zona di sicura fedeltà contro i pericolosi movimenti dei Galli nell’area transalpina. Con lo “jus latii” i comensi acquisirono gli ambíti diritti e privilegi delle colonie latine, a un passo dall’ottenere la cittadinanza romana.

Per rinforzare i confini verso i Reti, sempre in agitazione e con il fine di ripopolare img_1547l’area, nell’89 Strabone fece arrivare un primo gruppo di coloni. In seguito, nel 77 a.C., a Caio Scipione si deve l’arrivo a Como di 3.000 coloni con le famiglie. Infine nel 59 a.C., all’inizio delle guerre galliche, Giulio Cesare fondò Novum
Comum, con il fine di assicurare una maggiore capacità di resistenza alle invasioni. Novum Comum venne così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la vecchia città espugnata dal console Marcello 140 anni prima. La fondazione di Novum Comum fu un evento di grande risonanza: ne riferiscono ben sei autori: Catullo, Cicerone, Strabone, Plutarco, Svetonio e Appiano. Per consentire la realizzazione dell’impianto urbano furono deviati tre torrenti immissari del lago (Cosia, Valduce, Fiume Aperto), prosciugati gli acquitrini che rendevano inospitale la piana prospiciente il lago e posta mano alla costruzione delle mura della città. Resti delle mura romane si possono ancora oggi scorgere in alcuni sotterranei lungo il perimetro della città, pochi metri all’interno delle mura di Federico Barbarossa delle quali ricalcano federesti mura romanelmente il tracciato.

Il progetto di Cesare, approvato dal Senato romano, fu un’iniziativa in grande scala cheimg_1544-1 coinvolse ben 5.000 nuovi coloni, con le loro famiglie, cui sono da aggiungere i 3.000 coloni condotti da Scipione nel 77 a.C., sempre con famiglia, per un totale di almeno 32.000 persone. Di questi, si pensa che 10.000 circa siano stati ospitati in città mentre gli altri si siano insediati nelle campagne, da poco dissodate e rese produttive. Dei 5.000 coloni portati da Cesare 500 erano della Magna Grecia. È probabile che Cesare intendesse affidare loro, notoriamente abili naviganti, lo sviluppo della navigazione lacuale e dei commerci transalpini. Una loro eredità è verosimilmente il comballo, dal greco Kumbalion, tipica barca da trasporto lariana che sopravvisse fino a qualche decina d’anni fa. Strabone ricorda che alcuni coloni greci erano nobili e ad essi fu concessa la cittadinanza romana. Di questi solo una parte si fermarono in Città; altri, essendo attratti dal Lario, si trasferirono sulle sue sponde e sulle vicine colline. Non è da escludere che ad essi si debba l’introduzione delle colture della vite e dell’ulivo sulle sponde del lago. Ancora oggi si incontrano località che ricordano nel nome la Grecia: Nesso (Nasso), Piona (Peonia), Corenno (Corinto), Lenno (Lemno), Dervio (Delfo), Peglio (Pelio).

Giulio Cesare, una volta passato il Rubicone e   sconfitto Pompeo a Farsalo (48 a.C.), divenne signore di Roma. Non dimenticò i Galli cisalpini e volle ricompensare la fedeltà dimostrata nelle battaglie in Gallia concedendo la cittadinanza romana a tutti coloro che abitavano tra il fiume Po e le Alpi. Como venne ascritta alla tribù Ofentina e ottenne l’onore di diventare Municipio, potendo così conservare le antiche leggi e scegliere i propri magistrati.

 

Le origini storiche di Como


Molte persone sono alla ricerca delle loro radici o, perlomeno, desidererebbero conoscerle. Sono prevalentemente coloro che vivono nei paesi del nuovo mondo nei quali gli antenati emigrarono da uno a più secoli. In generale, la conoscenza delle proprie origini dà un maggiore senso di appartenenza e la consapevolezza della propria condizione. Questo articolo racconta le origini storiche del comprensorio comense partendo dalle ipotesi sulla provenienza dei primi abitanti. Per la redazione ho attinto in parte al libro Civiglio e il convento di san Tomaso, in corso di redazione da parte di mio fratello Marco e mia. e a documentazione disponibile sul Web.

Le origini di Como

Storici comaschi, da Plinio il giovane a Maurizio Monti e a Cesare Cantù, hanno ipotizzato che i primi abitanti del territorio comasco siano stati gli Orobi, montanari stanziati nella zona oggi chiamata Insubria. L’origine degli Orobi è controversa. Alcuni storici ritengono che provengano dall’Anatolia e abbiano inizialmente preso possesso delle montagne a nord della Pianura padana.  Altri li fanno discendere dai Liguri oppure attribuiscono loro un’origine Celtica oppure, infine, li dicono discendenti dagli Umbri o dagli Etruschi.

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Grotta del Buco del Piombo

Alla fine dell’Era Glaciale le prime popolazioni che abitarono la zona lariana furono probabilmente gruppi di cacciatori e raccoglitori che, nel periodo interglaciale, si spostavano senza costruire insediamenti stabili. Alcuni reperti di selci lavorate, riferibili a circa 40 mila anni a.C. sono state rinvenute nelle grotte del Buco del Piombo (Albavilla) e nell’alta valle del Cosia, presso Como. Verso la tarda Età della Pietra (5500-5000 a.C.) le popolazioni divennero più stabili e scelsero come luoghi di residenza le rive dei laghi della Brianza dove rimasero fino all’Età del Rame (5000-3500 a.C.). Le popolazioni della zona alpina e padana si dedicavano alla coltivazione di cereali, alla pastorizia, alla caccia, alla lavorazione della ceramica e alla raccolta di prodotti spontanei dalla terra. Diedero vita a una civiltà unitaria, comunque in grande ritardo rispetto all’area mediterranea, dove da tempo si erano affermate le grandi civiltà che avevano sperimentato i sistemi politici, sociali, economici e religiosi.

Alla fine della tarda Età del Bronzo (ca. 1200 a.C.), con l’avvento nell’area comasca dell’Età del Ferro, il rito dell’incinerazione delle salme sostituì quello dell’inumazione, fino ad allora utilizzato. L’origine di questo rito funebre sembra collocarsi nella penisola anatolica da dove, portato da genti di stirpe indoeuropea, si propagò nelle pianure dell’Europa centrale, per poi estendersi alla Pianura padana attraverso i passi friulani. Un secondo flusso migratorio sarebbe da attribuire a popolazioni che, attraverso le Alpi Marittime, entrarono nella Pianura padana dalla Liguria. Un terzo flusso sarebbe provenuto dall’arco alpino attraverso i passi svizzeri per poi diffondersi in Lombardia scendendo lungo i corsi dei fiumi Ticino e Adda.

Queste migrazioni provocarono contraccolpi alle popolazioni stanziali che mossero dai villaggi vicini ai laghi della Brianza alle colline adiacenti il Lago di Como, zone non facilmente accessibili e quindi molto meglio difendibili. pre_proto19È da questi incontri/scontri tra i nuovi arrivati e gli indigeni che si sviluppò la nuova cultura detta di Golasecca, attestata da numerosissime testimonianze archeologiche, fiorita nel primo millennio a.C. Ciò colloca il comprensorio comense, soprattutto a partire dalla metà del VII secolo a.C. fino alle invasioni celtiche del IV secolo a.C., come centro di un vasto territorio, culturalmente uniforme, esteso da Bergamo fino al Ticino.

In questi secoli Como, che non era ubicata nella sede attuale bensì più a sud sul versante ovest della Spina Verde dove oggi si trova la frazione di Prestino, sviluppò una civiltà che viene chiamata comense o della Ca’ Morta, dal nome della necropoli comasca, centro dei riti funebri sino dal X secolo a.C..

Tra i secoli VI e III a.C. Como conobbe una fase di espansione economica e culturale che vide emergere ampi strati della popolazione dedita alla produzione agricola, a lavorazioni artigianali e a scambi commerciali. Diventò così una sorta di capitale di una federazione di villaggi, in gran parte autonomi, probabilmente sotto la guida di un capo che rispondeva a un’assemblea. Como era un importante centro commerciale che sorgeva sulla via principale che tuttora collega il Mediterraneo con il Nord Europa. Fu così che Como trovò il suo ruolo di intermediazione commerciale e culturale con il mondo Celtico, Etrusco e Greco. Alcuni oggetti rinvenuti negli scavi archeologici documentano una rete di rapporti con tali popolazioni.

L’espansione dei Celti dal 700 al 150 a.C.

Verso il IV secolo a.C. i Celti, originari delle aree tra la Senna e la Garonna, mossero alla volta dell’Italia settentrionale alla ricerca di migliori terre e pascoli per le loro mandrie. Sulle sponde del Ticino sconfissero gli Etruschi, giunti anni prima e vissuti pacificamente nelle nostre terre, e si stanziarono nella zona in seguito chiamata Gallia Cisalpina, tra le Alpi e il Rubicone. A Como i Celti, detti Galli dai Romani, si riunirono con le popolazioni esistenti, pur mantenendo la diversità tra le genti. Vennero bonificate paludi, coltivati terreni incolti e fondate nuove città tra le quali è da ricordare Milano.

Nel III secolo a.C. Como fu considerata capoluogo di una vasta area culturalmente omogenea che si estendeva dal Sottocenere (Canton Ticino) a tutto il Lario fino all’Adda, al Brembo e al Serio, forse coincidente con quel territorio che a distanza di anni avrebbe ricalcato l’antica diocesi di Como. Nonostante le popolazioni comensi fossero uscite abbastanza indenni dalle grandi penetrazioni celtiche, l’influenza dei Galli Insubri, stabilmente stanziati nell’area del Milanese, cominciò a farsi sentire dal III secolo a.C. e Como entrò progressivamente nell’orbita gallica con l’insediamento nella zona lariana di nuclei di questa gente. La presenza dei Galli Insubri nel territorio condizionò la partecipazione dei comaschi alla guerra condotta dai Galli contro Roma che portò alla distruzione di Comum Oppidum nel 196 a.C.. Da lì prese avvio la romanizzazione del comprensorio comasco. Il tema sarà trattato nel prossimo articolo La fondazione di Novum Comum.