La moglie nuora e altri racconti


A seguito del grande interesse dimostrato per i racconti fino ad oggi pubblicati sul Blog ho pensato di fare conoscere l’indice di La moglie nuora e altri racconti  che riporto qui sotto con una breve sintesi dei soli racconti pubblicati. Il libro ha 96 pagine. Il tempo di lettura è di circa 3-4 ore. Di seguito una breve introduzione:

Nella seconda metà del 2017, volendo cimentarmi in qualcosa di diverso dalle precedenti pubblicazioni, provai a scrivere un libro di racconti che fosse un po’ “brioso”. Nacque così La moglie nuora e altri racconti, con sedici storie brevi, ognuna con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono mixati con fatti e personaggi immaginari e trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. La copertina è di mia creazione. Il libro è molto godibile. La moglie nuora e altri raccontiè stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it,

INDICE

Premessa

La moglie nuora – Daniela

Luca, un imprenditore di una certa età, vedovo, attivo e sportivo, si innamora di Daniela, la giovane moglie di uno dei figli. Con il sovoir-faire dei grandi corteggiatori, poco a poco la irretisce fino a farla cedere. L’ars amatoria e le disponibilità economiche di Luca convincono Daniela a chiedere il divorzio al figlio che accetta in cambio del controllo azionario dell’azienda del padre. Trascorso un anno, Luca sposa la ex nuora e passa con lei tempi felici fintanto che un giorno si rende conto che Daniela lo tradisce con un un giovane di bell’aspetto.

Il bidone – Elena

Un sottotenente di complemento di stanza a Torino in una caserma di fanteria corteggia assiduamente una bella ragazza senza riuscire a concludere. Dopo qualche tempo a un party la ragazza finalmente si concede ma il sottotenente rifiuta. Per vendicarsi la ragazza gli fa avere al bar del circolo ufficiali un bel bidone infiocchettato. Segue riappacificazione e celebrazione senza convinziione…

Il rullino – Chiara

Una moglie trova per caso un vecchio rullino fotografico e, incuriosita, vuole conoscerne il contenuto. Lo fa sviluppare e stampare e vi riconosce il marito in compagnia di una bionda, giovane e procace, in un hotel cinque stelle di un paese esotico. Approfonditi luogo e circostanze del “tradimento”, mette con le spalle al muro il marito che alla fine confessa. Per il quieto vivere della famiglia e proprio, lascia la bionda che, nel frattempo, era diventata la sua amante.

My princess – Grace

Un direttore commerciale di una società di costruzioni a Nairobi, Kenya, conosce Grace, una bellissima ragazza di colore della quale s’innamora nonostante sia un’escort. La frequenta durante i viaggi di lavoro e decide di farle cambiare vita. Fa in modo che Grace torni a scuola e, terminati gli studi, le trova un lavoro in Italia dove diviene la sua bellissima amante, invidiata da tutti gli amici.

La proposta – Valeria

Un ingegnere italiano in Messico riceve un’offerta irrinunciabile da un imprenditore facoltoso che gli propone di sposare la figlia, bella, giovane e vedova. In cambio offre una cifra milionaria, una posizione importante nell’azienda e, dopo la sua morte, il 50% delle azioni della stessa. Dopo avere conosciuto la ragazza e verificato la sua dotazione patrimoniale, accetta. Comunica la decisione alla moglie che, vista la sua determinazione, dà il consenso in cambio di congruo vitalizio. Rientrato in Messico, sposa la ragazza che nel frattempo si era innamorata di lui. Però, dopo qualche anno la ragazza lo abbandona per un amore giovanile cedendogli in compenso il rimanente 50% delle azioni.

La cognata vergine – Bea

L’agreement – Xian Li

Un direttore commerciale di un caseificio lombardo si reca in Cina per sottoscrivere un agreement di cessione di know how a un gruppo alimentare. L’agente cinese gli affianca come accompagnatrice una bellezza locale con la quale ha un bel rapporto in tutti i sensi. Superati  alcuni problemi con i cinesi sottoscrive l’agreement. Si rende però conto che l’accompagnatrice, spinta dalla controparte che non vorrebbe pagare quanto concordato, cerca di carpirgli le ricette di fabbricazione dei formaggi ….

Due tempi – Oksana

La badante– Valentina

Una badante di una coppia agiata di anziani, lei ammalata, lui ancora pimpante, decide di prendere il controllo della situazione. A tal fine prima irretisce il marito, poi elimina la moglie con un meccanismo non comune. Commette però un errore che le costerà dieci anni di carcere al termine dei quali, però, sposerà il ricco vedovo.

Il congresso – Laura

Volo Madrid Messico – Julia

Cambio gomme – Giuliana

Un signore di una certa età, che si crede grande corteggiatore, vuole a tutti i costi conquistare l’attenzione di una giovane donna. Alla fine riesce ma a scapito di farle conoscere, ahimè, la propria età.

La trattativa – Stella

L’Amministratore Delegato di una società di ingegneria si trova a Mosca per partecipare in consorzio con altre due società a un’importante trattativa che si sta protraendo nel tempo. Una bella ragazza bruna che conosceva da tempo gli chiede di sposarlo. Rifiuta essendo felicemente sposato con prole. La ragazza, comparsa inaspettatamente al tavolo della trattativa, in separata sede gli indica come arrivare a ottenere il contratto. I consorziati seguono le indicazioni e concludono positivamente la trattativa.

Gigolò – Alice

Nove buche – Eleonora

Gita in barca – Lidia e Gloria

La fondazione di Novum Comum


I comaschi, alleaati dei Galli Insubri, combatterono con fierezza i Romani dai quali furono sconfitti nel 196 a.C. in un una sanguinosa battaglia. Non furono assoggettati in modo traumatico e il processo di romanizzazione del territorio comasco portò a una forte integrazione tra i due popoli volta in primis alla difesa dei confini settentrionali con le popolazioni retiche. Per rinsaldare tali confini, nel 59 a.C. Giulio Cesare fondò Novum Comum, così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la città preesistente distrutta dai Romani nel 196 a.C. L’arrivo di alcune migliaia di coloni con le famiglie, voluto da Giulio Cesare, sommato alla presenza degli altri coloni insediati nei precedenti quarant’anni, diede vita alla realizzazione di una grande città il cui progetto fu approvato dal Senato di Roma. Quanto segue è in gran parte un estratto dal libro “Civiglio e il convento di san Tomaso”, in corso di redazione da parte di mio fratello e mia, e trae ispirazione dall’opera di Giorgio Luraschi intitolata Storia di Como antica. Saggi di archeologia, diritto e storia.

img_1557Nel III secolo a.C., a seguito dell’espansione nell’area centrale della penisola, l’interesse di Roma volse all’Italia settentrionale dove i Galli rappresentavano un elemento di forte instabilità. I Galli Insubri tentarono di confrontarsi con la potenza romana nell’Italia centrale e ciò convinse Roma che la sottomissione delle popolazioni galliche dovesse essere ottenuta solamente con la conquista della Pianura padana. La supremazia romana venne però messa in discussione con la seconda guerra Punica (218-202 a.C.) e la discesa in Italia di Annibale (settembre 218 a.C.). I Galli si allearono ai Cartaginesi ma furono sconfitti dai Romani che mossero così alla riconquista della Gallia Cisalpina.

A nord del Po, i Galli Insubri, decisi a non sottomettersi, promossero un’alleanza anti img_1560-1romana alla quale parteciparono anche i Comensi. Il primo impatto cruento dei Comensi con i Romani fu nel 196 a.C. quando, a seguito di una sanguinosa battaglia in cui persero la vita oltre quarantamila uomini, la città di Como – Comum oppidum – venne espugnata dal console Marco Claudio Marcello. Subito dopo si arresero ventotto piazzeforti, ossia i ventotto castelli che rappresentavano i distretti in cui era diviso il territorio lariano. Rimane insoluto il problema dell’ubicazione di Comum Oppidum. È possibile che, pur ridotta in dimensioni, occupasse un’area sul versante ovest delle colline della Spina Verde nei pressi di Prestino (località segnata in rosso sulla mappa del Parco della Spina Verde).

L’assoggettamento dell’Insubria non fu un fatto traumatico. I Romani strinsero un trattato di amicizia con i Comensi e incoraggiarono gli scambi commerciali tra il settentrione e il centro Italia, mediante la realizzazione di grandi infrastrutture viarie, come la via Emilia. Il processo di romanizzazione del territorio lariano venne inizialmente avviato con una minima presenza di coloni e senza forme amministrative, lasciando ai comaschi la loro identità culturale, sotto la protezione romana. La mancanza di uno stabile presidio militare romano rese però precaria la sicurezza dell’abitato comasco. Così nell’89 a.C. avvenne un’incursione da parte di popolazioni Retiche, stanziate a nord del Lario, che scesero fino a Como e la devastarono, disperdendone la popolazione. In base al trattato di amicizia che legava i Comensi ai Romani e per rendere più stabile l’area subalpina, il console Pompeo Strabone intervenne a sostegno di Como riconducendovi le popolazioni disperse, garantendone la sicurezza e restaurando l’abitato. Sempre nell’89 a.C., con l’intervento di Pompeo Strabone Como ottenne il privilegio dello “jus latii”, che le fu concesso affinché costituisse una zona di sicura fedeltà contro i pericolosi movimenti dei Galli nell’area transalpina. Con lo “jus latii” i comensi acquisirono gli ambíti diritti e privilegi delle colonie latine, a un passo dall’ottenere la cittadinanza romana.

Per rinforzare i confini verso i Reti, sempre in agitazione e con il fine di ripopolare img_1547l’area, nell’89 Strabone fece arrivare un primo gruppo di coloni. In seguito, nel 77 a.C., a Caio Scipione si deve l’arrivo a Como di 3.000 coloni con le famiglie. Infine nel 59 a.C., all’inizio delle guerre galliche, Giulio Cesare fondò Novum
Comum, con il fine di assicurare una maggiore capacità di resistenza alle invasioni. Novum Comum venne così detta per essere distinta da Comum Oppidum, la vecchia città espugnata dal console Marcello 140 anni prima. La fondazione di Novum Comum fu un evento di grande risonanza: ne riferiscono ben sei autori: Catullo, Cicerone, Strabone, Plutarco, Svetonio e Appiano. Per consentire la realizzazione dell’impianto urbano furono deviati tre torrenti immissari del lago (Cosia, Valduce, Fiume Aperto), prosciugati gli acquitrini che rendevano inospitale la piana prospiciente il lago e posta mano alla costruzione delle mura della città. Resti delle mura romane si possono ancora oggi scorgere in alcuni sotterranei lungo il perimetro della città, pochi metri all’interno delle mura di Federico Barbarossa delle quali ricalcano federesti mura romanelmente il tracciato.

Il progetto di Cesare, approvato dal Senato romano, fu un’iniziativa in grande scala cheimg_1544-1 coinvolse ben 5.000 nuovi coloni, con le loro famiglie, cui sono da aggiungere i 3.000 coloni condotti da Scipione nel 77 a.C., sempre con famiglia, per un totale di almeno 32.000 persone. Di questi, si pensa che 10.000 circa siano stati ospitati in città mentre gli altri si siano insediati nelle campagne, da poco dissodate e rese produttive. Dei 5.000 coloni portati da Cesare 500 erano della Magna Grecia. È probabile che Cesare intendesse affidare loro, notoriamente abili naviganti, lo sviluppo della navigazione lacuale e dei commerci transalpini. Una loro eredità è verosimilmente il comballo, dal greco Kumbalion, tipica barca da trasporto lariana che sopravvisse fino a qualche decina d’anni fa. Strabone ricorda che alcuni coloni greci erano nobili e ad essi fu concessa la cittadinanza romana. Di questi solo una parte si fermarono in Città; altri, essendo attratti dal Lario, si trasferirono sulle sue sponde e sulle vicine colline. Non è da escludere che ad essi si debba l’introduzione delle colture della vite e dell’ulivo sulle sponde del lago. Ancora oggi si incontrano località che ricordano nel nome la Grecia: Nesso (Nasso), Piona (Peonia), Corenno (Corinto), Lenno (Lemno), Dervio (Delfo), Peglio (Pelio).

Giulio Cesare, una volta passato il Rubicone e   sconfitto Pompeo a Farsalo (48 a.C.), divenne signore di Roma. Non dimenticò i Galli cisalpini e volle ricompensare la fedeltà dimostrata nelle battaglie in Gallia concedendo la cittadinanza romana a tutti coloro che abitavano tra il fiume Po e le Alpi. Como venne ascritta alla tribù Ofentina e ottenne l’onore di diventare Municipio, potendo così conservare le antiche leggi e scegliere i propri magistrati.

Le origini storiche di Como


Molte persone sono alla ricerca delle loro radici o, perlomeno, desidererebbero conoscerle. Sono prevalentemente coloro che vivono nei paesi del nuovo mondo nei quali gli antenati emigrarono da uno a più secoli. In generale, la conoscenza delle proprie origini dà un maggiore senso di appartenenza e la consapevolezza della propria condizione. Questo articolo racconta le origini storiche del comprensorio comense partendo dalle ipotesi sulla provenienza dei primi abitanti. Per la redazione ho attinto in parte al libro Civiglio e il convento di san Tomaso, in corso di redazione da parte di mio fratello Marco e mia. e a documentazione disponibile sul Web.

Le origini di Como

Storici comaschi, da Plinio il giovane a Maurizio Monti e a Cesare Cantù, hanno ipotizzato che i primi abitanti del territorio comasco siano stati gli Orobi, montanari stanziati nella zona oggi chiamata Insubria. L’origine degli Orobi è controversa. Alcuni storici ritengono che provengano dall’Anatolia e abbiano inizialmente preso possesso delle montagne a nord della Pianura padana.  Altri li fanno discendere dai Liguri oppure attribuiscono loro un’origine Celtica oppure, infine, li dicono discendenti dagli Umbri o dagli Etruschi.

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Grotta del Buco del Piombo

Alla fine dell’Era Glaciale le prime popolazioni che abitarono la zona lariana furono probabilmente gruppi di cacciatori e raccoglitori che, nel periodo interglaciale, si spostavano senza costruire insediamenti stabili. Alcuni reperti di selci lavorate, riferibili a circa 40 mila anni a.C. sono state rinvenute nelle grotte del Buco del Piombo (Albavilla) e nell’alta valle del Cosia, presso Como. Verso la tarda Età della Pietra (5500-5000 a.C.) le popolazioni divennero più stabili e scelsero come luoghi di residenza le rive dei laghi della Brianza dove rimasero fino all’Età del Rame (5000-3500 a.C.). Le popolazioni della zona alpina e padana si dedicavano alla coltivazione di cereali, alla pastorizia, alla caccia, alla lavorazione della ceramica e alla raccolta di prodotti spontanei dalla terra. Diedero vita a una civiltà unitaria, comunque in grande ritardo rispetto all’area mediterranea, dove da tempo si erano affermate le grandi civiltà che avevano sperimentato i sistemi politici, sociali, economici e religiosi.

Alla fine della tarda Età del Bronzo (ca. 1200 a.C.), con l’avvento nell’area comasca dell’Età del Ferro, il rito dell’incinerazione delle salme sostituì quello dell’inumazione, fino ad allora utilizzato. L’origine di questo rito funebre sembra collocarsi nella penisola anatolica da dove, portato da genti di stirpe indoeuropea, si propagò nelle pianure dell’Europa centrale, per poi estendersi alla Pianura padana attraverso i passi friulani. Un secondo flusso migratorio sarebbe da attribuire a popolazioni che, attraverso le Alpi Marittime, entrarono nella Pianura padana dalla Liguria. Un terzo flusso sarebbe provenuto dall’arco alpino attraverso i passi svizzeri per poi diffondersi in Lombardia scendendo lungo i corsi dei fiumi Ticino e Adda.

Queste migrazioni provocarono contraccolpi alle popolazioni stanziali che mossero dai villaggi vicini ai laghi della Brianza alle colline adiacenti il Lago di Como, zone non facilmente accessibili e quindi molto meglio difendibili. pre_proto19È da questi incontri/scontri tra i nuovi arrivati e gli indigeni che si sviluppò la nuova cultura detta di Golasecca, attestata da numerosissime testimonianze archeologiche, fiorita nel primo millennio a.C. Ciò colloca il comprensorio comense, soprattutto a partire dalla metà del VII secolo a.C. fino alle invasioni celtiche del IV secolo a.C., come centro di un vasto territorio, culturalmente uniforme, esteso da Bergamo fino al Ticino.

In questi secoli Como, che non era ubicata nella sede attuale bensì più a sud sul versante ovest della Spina Verde dove oggi si trova la frazione di Prestino, sviluppò una civiltà che viene chiamata comense o della Ca’ Morta, dal nome della necropoli comasca, centro dei riti funebri sino dal X secolo a.C..

Tra i secoli VI e III a.C. Como conobbe una fase di espansione economica e culturale che vide emergere ampi strati della popolazione dedita alla produzione agricola, a lavorazioni artigianali e a scambi commerciali. Diventò così una sorta di capitale di una federazione di villaggi, in gran parte autonomi, probabilmente sotto la guida di un capo che rispondeva a un’assemblea. Como era un importante centro commerciale che sorgeva sulla via principale che tuttora collega il Mediterraneo con il Nord Europa. Fu così che Como trovò il suo ruolo di intermediazione commerciale e culturale con il mondo Celtico, Etrusco e Greco. Alcuni oggetti rinvenuti negli scavi archeologici documentano una rete di rapporti con tali popolazioni.

L’espansione dei Celti dal 700 al 150 a.C.

Verso il IV secolo a.C. i Celti, originari delle aree tra la Senna e la Garonna, mossero alla volta dell’Italia settentrionale alla ricerca di migliori terre e pascoli per le loro mandrie. Sulle sponde del Ticino sconfissero gli Etruschi, giunti anni prima e vissuti pacificamente nelle nostre terre, e si stanziarono nella zona in seguito chiamata Gallia Cisalpina, tra le Alpi e il Rubicone. A Como i Celti, detti Galli dai Romani, si riunirono con le popolazioni esistenti, pur mantenendo la diversità tra le genti. Vennero bonificate paludi, coltivati terreni incolti e fondate nuove città tra le quali è da ricordare Milano.

Nel III secolo a.C. Como fu considerata capoluogo di una vasta area culturalmente omogenea che si estendeva dal Sottocenere (Canton Ticino) a tutto il Lario fino all’Adda, al Brembo e al Serio, forse coincidente con quel territorio che a distanza di anni avrebbe ricalcato l’antica diocesi di Como. Nonostante le popolazioni comensi fossero uscite abbastanza indenni dalle grandi penetrazioni celtiche, l’influenza dei Galli Insubri, stabilmente stanziati nell’area del Milanese, cominciò a farsi sentire dal III secolo a.C. e Como entrò progressivamente nell’orbita gallica con l’insediamento nella zona lariana di nuclei di questa gente. La presenza dei Galli Insubri nel territorio condizionò la partecipazione dei comaschi alla guerra condotta dai Galli contro Roma che portò alla distruzione di Comum Oppidum nel 196 a.C.. Da lì prese avvio la romanizzazione del comprensorio comasco. Il tema sarà trattato nel prossimo articolo La fondazione di Novum Comum.

La città di Como


Como è situata all’estremità meridionale del ramo occidentale del Lago di Como, in una convalle circondata da boscose colline di origine morenica. Raccontare Como è per me un piacere. Conosco la città da quando ero ragazzo e vi giravo in bicicletta solo o in compagnia di amici che in gran parte – salvo qualche dolorosa eccezione – sono tuttora i miei amici. Nei decenni la città si è espansa urbanisticamente ma non altrettanto demograficamente: oggi conta circa 85.000 abitanti contro circa 87.000 del 1990. Degli attuali abitanti, nel 2015 circa 12.000 erano stranieri. Ricordo che, in una zona della Città dove ora vi sono quartieri residenziali, fino agli anni ’60 vi era un’enorme piazza d’armi con alle spalle una collina per le esercitazioni dei militari addestrati dal CAR. Stessa sorte è toccata alle fabbriche ubicate in Città e ad alcune parti delle colline che circondano la convalle.

La storia di Como ha avuto inizio più di 5000 anni fa ed è appassionante. Dalla fine dell’Età della Pietra all’Età del Ferro, alle invasioni di popolazioni di diversa origine, anatolica, ligure, etrusca, greca, celtica, fino all’arrivo dei Romani che fecero di Como un importante centro di raccordo tra le culture cispadane e transalpine. Due prossimi articoli saranno dedicate a Le Origini storiche di Como e a La Fondazione di Novum Comum, la città costruita nel 59 a.C. per volere di Giulio Cesare. L’impianto romano di Como è tuttora presente. La cosidetta città murata, per gran parte ancora circondata dalle mura del Barbarossa difese da tre alte torri, racchiude il centro storico della Città e, in particolare, la città medioevale, sorta sulla preesistenze romane, con edifici e strade di quel periodo storico.

Negli ultimi anni Como è divenuta meta di turismo su vasta scala, attività nel passato snobbata dai comaschi, forti della rilevante presenza nell’industria tessile. Questa opportunità  potrebbe rilevarsi ora una leva importante per risollevare le sorti di una città con ha notevolmente ridotto la sua vocazione manifatturiera.

La Città dispone di bellissime basilche, monumenti ed edifici di pregio architettonico nonché bellezze naturali non comuni. Tra i primi basterebbe citare le basiliche di S. Abbondio, S. Carpoforo, S. Fedele e la Cattedrale; le case medioevali del centro città; il Monumento ai Caduti,il Tempio Voltiano; la Casa del Fascio, il Transatlantico, l’Asilo di Sant’Elia e la Fontana di Camerlata. Tra le bellezze naturali: in primis, il Lago con i suoi magnifci paesaggi, le colline della Spina Verde, il Castello Baradello, la Funicolare di Brunate, San Maurizio con il Faro Voltiano

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Da ricordare, inoltre, i principali Musei presenti in Città: Archeologico, Storico Giuseppe Garibaldi, Didattico della Seta, la Pinacoteca e le Terme Romane.

Capitolo a parte meritano le numerose passeggiate che si possono effettuare nel comprensario comasco e, in particolare, sulle colline che circondano il lago, sulle quali mi propongo di scrivere un articolo.

Per avere in pochi minuti una rappresentazione visiva di quanto sopra accennato suggerisco prendere visione del video molto bene realizzato dall’Assessorato del Comune di Como

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Reset


o006_noseda_cover_15x21_25062018 copiaRacconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Resettare, ovvero ripristinare la configurazione usuale di un cellulare o di un tablet, è un’operazione che, soprattutto le prime volte, dà un po’ d’ansia anche alle persone non ansiose. Il trucco è tenere duro. Come si dovrebbe fare nella nostra vita, anche se in questo caso non appare un segnale (la melina bianca nel caso di Apple) che ci avverte che tutto andrà a posto. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Reset

Avete mai fatto un reset del cellulare? Si premono contemporaneamente due tasti e si attende che lo schermo, diventato completamente nero, riprenda la schermata usuale. L’operazione dura poco tempo ma pare interminabile: nei pochi secondi, che ci sembrano lunghissimi, si teme che il cellulare non si risvegli più dalla condizione di morte apparente in cui l’abbiamo volontariamente cacciato. E se non si risvegliasse come faremmo con tutto quello che gli abbiamo accumulato dentro? Perché non abbiamo fatto il back up? Cosa succederebbe se togliessimo la pressione sui tasti? Trascorsi questi interminabili secondi d’ansia riappare la schermata usuale. Il trucco è tenere duro fino a quando non appare un’indicazione – per Apple una melina bianca – che ci dice che sicuramente tutto andrà a posto.

Così dovrebbe essere per le difficoltà della vita. Dobbiamo tenere duro, senza mollare, perché sappiamo che saremo capaci di superare le difficoltà, come abbiamo sempre fatto, e che tutto tornerà come prima, forse anche meglio. Solo che a noi non appare la melina per avvertirci che sicuramente tutto andrà a posto.

I dipinti digitali


Come accennato nel post La passione di dipingere, fino ad oggi ho realizzato circa cinquanta dipinti digitali, nella quasi totalità paesaggi, più, per essere precisi, quarantanove illustrazioni contenute nel libro Dieci nuove favole illustrate. Alcune immagini di questi dipinti e illustrazioni sono state allegate come esempi al post sopra citato. Suddividerei i miei dipinti per località: Como, Lago di Como, Golfo del Tigullio, Paraggi, Portofino, Polignano a mare, Val di Funes, Circolo Golf e Tennis Rapallo, Circolo Golf Villa D’Este.

Tradizionalmente i paesaggi sono stati e sono realizzati all’aperto, mediante tela, cavalletto, sedile, pennelli, tavolozza dei colori. Per la realizzazione di un paesaggio mediante tecnica digitale sarebbe possibile seguire un procedimento simile: si dovrebbe sostituire alla tela la tavoletta elettronica (nel mio caso lo schermo dell’iPad) e ai pennelli e alla tavolozza gli strumenti presenti nell’app (nel mio caso Paper 53). Procedendo così ho sperimentato difficoltà nel realizzare paesaggi all’aperto con l’iPad sia per la dimensione limitata dello schermo sia, soprattutto, per i riflessi di luce che ne rendono problematico l’utilizzo per l’esecuzione di un buon dipinto digitale.

Come procedere? Per realizzare un paesaggio scatto in loco fotografie da diversi punti di vista e ipotizzo la vista che adotterei. Una volta a casa, stampo le foto in dimesione 13×18 o, meglio ancora, A4. Poi confermo la vista da usare e procedo a schizzare il disegno sull’iPad tenendo come riferimento la foto prescelta. Le altre foto potranno essere utili per confermare alcuni dettagli ai confini della foto di riferimento. Sono convinto che se la macchina fotografica digitale avesse avuto nel passato la diffusione che ha raggiunto oggi con i cellulari, molti pittori avrebbero seguito un procedinento simile al mio.

In prossimi post allegherò a ciascuno una o due foto fino a un totale massimo di una dozzina, accompagnate da un titolo, dall’indicazione della località e da una breve descrizione della genesi della fotografia.

La passione di dipingere


Alla fine del 2013 venni a sapere delle possibilità offerte dalla pittura digitale (Digital painting). Esaminai diverse alternative e all’inizio fui attratto dall’hardware di Wacom (Intuos e Cintiq). Dopo attenta valutazione, anche economica, scelsi di utilizzare l’hardware dell’iPad. BFAB0DE1-79D6-4EEA-AF1A-B47643C9DA7CA quel tempo l’App Store offriva applicazioni di Digital painting che si potevano scaricare pagando qualche euro. Scelsi Adobe Ideas (oggi Adobe Raw), un’applicazione relativamente facile che in tempi bervi mi permise di realizzare dipinti da semplici a via via sempre più complessi. Il primo dipinto fu la Buca #1 del Golf Club La Pinetina, un disegno semplice e schematico cui seguirono dipinti dedicati al golf e ad altri soggetti. Il buon risultato ottenuto mi diede lo stimolo a proseguire con Adobe Ideas. Il dipinto più complesso che realizzai con questa applicazione fu il porto di Portofino visto dal molo dei pescatori, disegno di grande dettaglio ed effetto che mi tenne occupato per tre mesi durante l’estate del 2014.

Per l’esecuzione dei dipinti digitali è necessario utilizzare una penna elettronica, oltre a una tavoletta elettronica (es Wacom) o, in alternativa, l’iPad. Provai a utilizzare diverse penne, anche costose, tra le quali Wacom e Adonit, che mi consentirono di disegnare con fluidità e discreta precisione e che conservo ancora con devozione.

Penne per digital painting
Penne per Digital painting

A metà del 2014 scoprii Paper 53 (detta anche Paper by Fifty Three). Per qualche mese utilizzai questa nuova applicazione contemporaneamente ad Adobe Ideas e a Pen & Ink (che continuo ad usare saltuariamente). Alla fine dell’anno adottai definitivamente Paper 53 e la penna dell’app detta Pencil 53.

Grande supporto all’’utilizzo di Paper 53 mi fu dato dal blog “Mastering Paper 53” dl Michael Rose dove è possibile trovare non solo iprimi rudimenti per l’utilizzo dell’applicazione ma anche tecniche più o meno sofisticate.
Blog di Mastering Paper by Fiftythree
L’uscita di iPad Pro 12,9″, da lungo tempo attesa, fu decisiva per la conferma dell’utilizzo dell’iPad con Paper 53, soprattutto perché permise di superare la limitazione della dimensione dello schermo insita nel modello di iPad base. Altra grande novità fu l’utilizzo dell’Apple Pencil al posto di Pencil 53, consentita dall’app a seguito di un accordo con Apple. Con l’Apple Pencil fu superato, tra l’altro, il problema della qualità del tratto e della durabilità delle punte della penna, critica per la Pencil 53.

Ad oggi, anzi a ieri, perché nell’ultimo anno ho ridotto notevolmente la realizzaione di dipinti per impegni più pressanti, ho prodotto quasi cinquanta dipinti di soggetti diversi, ambientati in differenti località. A questi si aggiungono cinquanta illustrazioni del libro Dieci nuove favole illustrate citato nell’articolo La Passione dello scrivere. Di seguito alcuni dipinti e illustrazioni..

Molti dipinti sono stati pubblicati sul mio blog in Tumblr (enos43).

Blog di NOS in Tumblr

Grande è l’interesse dei miei nipoti per il disegno digitale eseguito con Paper 53. Ciascuno dei quattro con più di 5 anni ha una cartella all’interno dell’applicazione presente sul mio iPad, con la quale dipinge utilizzando la Pencil 53 oppure, in via eccezionale, l’Apple Pencil.

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Una volta completati, i dipinti possono essere apprezzati sullo stesso iPad, dove sono esaltati dalla luminosità dello schermo. Possono essere inviati ad altri mediante email, messaggi, Air Drop, come fossero fotografie. Inoltre i dipinti possono essere stampati con buoni risultati su carta fotografica formato A4 opaca e lucida. Il migliore risultato si ottiene con la stampa fotografica su tela la cui struttura consente di ottenere un effetto simile alla pittura tradizionale. A Como, con Foto Tagliabue realizzai le prima due stampe su tela con dimensione 30×40. In seguito scoprii che si ottengono ottimi risultati anche con la dimensione 40×50, sempre che il peso delle immagini sia superiore a qualche Mb.
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La passione dello scrivere


Ho scritto per diletto e pubblicato libri cartacei e digitali. Ho iniziato con il libro intitolato NOS Management (febbraio 2008). Da diversi anni avevo preso in considerazione di scrivere un libro sulla mia esperienza professionale e di vita che potesse essere fonte d’ispirazione sia per coloro che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, sia in generale per i giovani e, in particolare per i miei figli, le mie nuore e i figli degli amici. Perché il titolo NOS Management? Per rappresentare l’essenza del contenuto del libro: la mia visione del management in senso ampio, nel lavoro e nella vita. NOS è sempre stata la mia sigla, da quando entrai a far parte di Techint. Il libro non venne pubblicato ma stampato in 1.200 copie che furono distribuite per ottenere donazioni a favore della #Fondazione Ariel.

Quattro anni dopo diedi alle stampe Project Management per esordienti e curiosi (dicembre 2012). Alcuni lettori di NOS Management che pensavano di avere ricevuto un libro sul project management, mi raccomandarono di scrivere un secondo libro dedicato a quest’ultimo argomento. È così che nella primavera del 2012 mi accinsi a scrivere Project Management per esordienti e curiosi cercando di dare al libro un’esposizione chiara e semplice, in modo che potesse avere allo stesso tempo finalità educative e divulgative, senza la pretesa di essere un testo scientifico e tantomeno un manuale. Anche questo libro fu stampato in un migliaio di copie e distribuito a favore della Fondazione Ariel.

In vista del Natale 2015 mio fratello Marco ed io decidemmo di scrivere e dare alle stampe un piccolo libro intitolato 250 Storpiature, Strafalcioni e Svarioni (dicembre 2015). Avevamo iiniziato per gioco a riunire le citazioni, poi integrate nel libro, partendo da alcune storpiature ricordate da sempre in famiglia, uscite dalla donna di servizio della mamma, ormai cinquant’anni fa: “baffutolo” di cotone, scopa di “selvaggina”, il rosso del “necroforo”, eccetera. A questo impianto base abbiamo aggiunto altre citazioni colte nei discorsi di persone particolarmente fertili nel produrre spontaneamente storpiature, strafalcioni e svarioni inimmaginabili. Altri spunti sono stati tratti da articoli di giornale o da pubblicazioni varie o, addirittura, dall’eloquio di giornalisti televisivi: “il trombettista dell’esercito ha suonato il silenzio”. Anche questo libro fu stampato in 600 esemplari e distribuito a parenti, colleghi, amici dei colleghi e a favore della Fondazione Ariel.

Alcuni amici, lettori di Project Management per esordienti e curiosi, mi suggerirono di scrivere un libro per raccontare il project management alla gente comune, citando esempi della sua applicazione alla vita quotidiana. Scrissi così Project Managment per tutti (maggio 2016) per i non naddetti ai lavori e coloro che hanno sentito parlare di project management e vogliono capire cos’è in modo semplice. Per questo libro, dopo attenta valutazione, decisi di procedere alla pubblicazione attraverso selfpublishing con la casa editrice Youcanprint. Questa esperienza, che si rivelò positiva, fu molto utile per la pubblicazione dei libri successivi.

Durante l’estate e l’autunno del 2016 decisi di scrivere un libro di favole illustrate per bambini, destinato inizialmente ai miei nipoti. Cominciai per gioco a ideare una favola, a scriverla e infine a illustrarla. Poi, seguendo il desiderio dei nipoti ne scrissi e illustrai altre sei, pensando di realizzare un libro di sette favole. A questo punto raccontai loro alcune di queste mostrando come esempio qualche illustrazione. I loro commenti favorevoli mi confermarono d’essere sulla buona strada e pertanto decisi di scrivere e illustrare le ultime tre favole a completamento del contenuto di Dieci nuove favole illustrate (dicembre 2016). Nel libro, che contiene ben 49 illustrazioni, gli animali agiscono, parlano e sentono come gli uomini in favole ambientate in terra, mare e cielo. Il libro fu pubblicato da Youcanprint.

Più recentemente, volendo cimentarmi in qualcosa di radicalmente diverso dalle precedenti pubblicazioni, dopo non breve meditazione decisi di scrivere un libro di racconti leggermente piccanti. Nacque così il libro intitolato La moglie nuora e altri racconti (ottobre 2017), sedici racconti brevi, ognuno con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici, e riuniti con fatti e personaggi immaginari. Questi ultimi sono agitati da sentimenti intensi quali la passione e il desiderio, la seduzione e la sensualità, conditi da sete di potere, infedeltà e ripicche. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. Anche questo libro fu pubblicato da Youcanprint.

Una nota: i libri pubblicati da Youcanprint sono disponibili sia presso Youcanprint, sia presso le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it, e presso Amazon.
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Facciamo conoscenza


IMG_0016Comasco, classe 1943, abito da sempre nella città che dá il nome all’omonimo lago noto in tutto il mondo (Lake Como) e diede i natali a Alessandro Volta, inventore della Pila. Ingegnere al Politecnico di Milano, laureato nel 1967, poco più di 50 anni fa. Da 47 anni con il gruppo Techint, ancora attivo – ma non operativo – nelle gestione del patrimonio immobiliare del gruppo Humanitas in qualità di consigliere di amministrazione. La nostra famiglia è grande: moglie, tre figli, tre nuore e sei nipoti da dieci a quasi un anno. Con mia moglie e i figli ho vissuto fino alla metà degli anni ’80 in Argentina e Messico. Ho soggiornato per lavoro in diversi paesi extra europei (USA, Brasile, Venezuela, Russia, Giappone, Cina, Malesia).

CIMG0020Mia moglie Luisa è la pietra angolare della gestione della casa (io mi dedico esclusivamente alla parti amministrativa e tecnica) ed é, tra l’altro, un ottimo capo ufficio acquisti e un’eccellente cuoca.

In questi ultimi anni ho scritto e scrivo libri (vedi l’articolo La passione dello scrivere), ho dipinto e dipingo con il metodo del digital painting (vedi l’articolo La passione di dipingere), leggo prevalentemente romanzi, racconti, libri di attualità e di storia. Sono sempre disponibile per i figli e i nipoti che rappresentano la continuità della famiglia. Mi piace molto stare con loro. Gioco a golf (nove buche) un paio di volte la settimana. Ho fatto nel passato, e qualche volta in questi ultimi tempi, molte passeggiate con gli amici. Per finire mi sono occupato di  volontariato (Fondazione Ariel).

Oltre a quanto sopra citato, i miei interessi riguardano l’informatica (software e hardware) e le sue applicazioni alla vita quotidiana. Seguo la politica ma non ho mai aderito ad alcun partito. Unica esperienza fu, più di vent’anni fa, la partecipazione alle elezioni comunali con la lista civica Como per Como.

Ho praticato, sempre a livello dilettantistico, la  scherma, il tennis, lo sci e ora il golf. Mi piace molto la barca vela (tutti i figli sono bravi velisti)