Il Guaritore


E’ un racconto inedito che prevedo di pubblicare prossimamente in un libro intitolato provvisoriamente Storie Brevi. Trae spunto da episodi realmente accaduti esposti con fatti e personaggi immaginari. Un avvocato crede di essere in grado di lenire il dolore attraverso l’imposizione delle mani. Nonostante la moglie e il cognato medico lo scoraggino, ottiene da un’associazione qualificata la conferma di avere capacità di pranoterapeuta.. Per un tempo continua ad esercitare la professione, dedicandosi alla pranoterapia durante i weekend. Riesce così bene nella seconda attività che decide di dedicarsi esclusivamente a questa, cambiando totalmente lo stile di vita.

Mentre stava leggendo il giornale sull’iPad, Giorgio sentì una fitta all’articolazione del pollice della mano sinistra. Mise per qualche minuto il pollice e l’indice della mano destra, a tenaglia, attorno alla parte dolente e il dolore scomparve. Lasciò passare dieci minuti e il dolore non ritornò. In circostanze analoghe Giorgio si era comportato allo stesso modo, traendone giovamento, senza farne gran caso. Ricordò di avere applicato, tempo addietro, i polpastrelli di due dita su un punto dolente della testa, facendo pressione per qualche minuto fino alla scomparsa del dolore.

Molti anni prima, a Skt. Moritz, quando all’età di dieci anni iniziò a sciare, cadde durante una lezione collettiva e si fece male all’articolazione di un ginocchio. Il dolore era forte ma ancora più grande era il desiderio di non perdere la lezione di sci del giorno dopo. Una volta a letto mise le mani a forma di cuffia attorno al ginocchio dolente e si addormentò. La mattina seguente il dolore era scomparso e potè partecipare senza problemi alla lezione con gli altri bambini.

Parlò della sua recente esperienza a Emma, la moglie che, scettica come sempre, gli disse: “C’è chi crede di avere il dono di guarire con l’imposizione delle mani. Anch’io qualche volta ho pensato d’averlo ma mi sono ricreduta. Dopo poco tempo il dolore è sempre ricomparso. E poi cosa vorresti fare? Sei un avvocato, hai una professione, un buon lavoro presso la società di assicurazioni. Vorresti diventare un guaritore?”

“Non è questione di diventarlo. È che magari lo sono e quindi potrei essere utile anche agli altri che non hanno questo dono e vorrebbero alleviare il proprio dolore”

“Senti”, rispose Emma, “come ricorderai ho un dolore al collo del piede destro che mi è rimasto dopo una slogatura. Perché non provi a esercitare i tuoi poteri, eliminandolo?”. Giorgio mise per cinque minuti una mano sul punto dolente del piede: il dolore scomparve senza che Emma sentisse alcun riscaldamento, come si diceva avvenisse con l’imposizione delle manidei guaritori. “Aspettiamo un’ora per vedere se il dolore ricompare”, disse la moglie. Passata l’ora il dolore non tornò.

Riprovò l’imposizione delle mani in altre occasioni su se stesso e sulla moglie, dopo averne vinto la resistenza, con tempi di applicazione delle mani sempre più lunghi. Il dolore si ripresentava con un’intensità in proporzione inversa alla durata dell’imposizione. Con un’imposizione di poco più di dieci minuti il dolore scompariva sempre, totalmente.

Decise di documentarsi con Wikipedia. “L’imposizione delle mani ha avuto un ruolo curativo nelle credenze pre-scientifiche di molte culture. Le origini sono più che altro di stampo magico. Non si conosce il periodo esatto di nascita di queste pratiche, né i luoghi in cui esse hanno avuto inizio. Si sa che sono citate in alcuni papiri egizi, in trattati di epoca romana e sono presenti nella cultura giapponese. Lungo il corso della storia, le pratiche di imposizione delle mani sono state messe in relazione con guaritori popolari ai quali si attribuivano facoltà curative. A partire dal 1600 queste pratiche suscitarono maggior interesse negli studiosi dell’epoca che, per spiegare alcune guarigioni alle quali non riuscivano a dare motivazione, formularono teorie in cui si postulava l’esistenza di “flussi di energia” non meglio precisati, ma identificati come artefici delle guarigioni”.

Con chi provare le proprie supposte capacità? Con Silvia, la segretaria? Un giorno le chiese se fosse d’accordo ad aiutarlo in un esperimento. Le raccontò brevemente di cosa si trattava e lei si rese immediatamente disponibile. Le domandò se avesse qualche dolore fisico che l’importunava. Rispose che aveva un fastidio all’osso sacro.

“Qualcosa di meno intimo?”, le domandò di nuovo.

“Un dolore al gomito, cosiddetto gomito del tennista, anche se non ho mai giocato a tennis!”.

“Mi faccia provare”, le chiese.

Giorgio impose la mano destra sul gomito e dopo dieci minuti di applicazione Silvia non ebbe più dolore.

“Complimenti avvocato, lei è un guaritore! Non sapevo che avesse anche questo dono!”

“Mi raccomando, Silvia, acqua in bocca. Non si deve sapere in giro, almeno per ora”

“Si fidi di me, avvocato, come sempre”.

Fece allora due altri tentativi durante la pausa pranzo in ufficio. Il primo con Vincenzo, il fattorino, noto a tutti per la sua discrezione, il secondo con Alessandro, suo collega, al quale chiese la massima riservatezza. I risultati furono molto positivi.

Decise poi, su sollecitazione di Emma, di fare un’ulteriore prova con il cognato Franco, medico e scettico per tutte le pratiche di medicina alternativa. Franco dovette ricredersi: il  dolore cervicale scomparve dopo che Giorgio gli impose le mani per una decina di minuti. Per approfondire il tema dell’imposizione delle mani, Franco gli consigliò di rivolgersi all’APT “Associazione Pranoterapeuti Ticinesi”, con sede a Lugano, Svizzera. Da parte sua gli anticipò quanto conosceva sulla pranoterapia: “È una pratica di medicina alternativa che consiste nell’imposizione delle mani in corrispondenza della parte malata del corpo allo scopo di permettere il passaggio del prana – il “soffio vitale” – dal corpo dell’operatore, il  pranoterapeuta, a quello del paziente. Essendo il prana un concetto religioso mutuato dall’induismo, questa pratica dovrebbe essere utilizzata per il benessere spirituale. Tuttavia è proposta da alcuni operatori come pratica terapeutica, nonostante non abbia ancora avuto alcun riscontro scientifico al riguardo dell’efficacia”.

Malgrado questa anticipazione poco incoraggiante, che scontava la diffidenza del cognato per le medicine alternative, si recò alla sede dell’Associazione a Lugano. Fu ricevuto da Veronica, la segretaria generale, che molto cortesemente lo ascoltò e gli disse che ciò che le aveva raccontato era estremamente interessante. Secondo la sua esperienza, Giorgio avrebbe potuto essere un pranoterapeuta. Gli spiegò che ci sono due grandi categorie di pranoterpeuti: il guaritore classico e il guaritore psichico, e che entrambe le categorie sono suddivise in sotto categorie. E77B7EDA-2D19-4AA6-B1BC-4BC3847DC6C5
Sempre in base alla sua esperienza, Giorgio avrebbe potuto essere un guaritore classico, ovvero un pranoterapeuta che trasmette per biorisonanza campi magnetici cerebrali, ovvero biofotoni. Con una apposita apparecchiatura avrebbe potuto testare la frequenza di emissione dei biofotoni consentendogli così di documentare le sue facoltà pranoterapeutiche.  Il risultato della prova confermò quanto ipotizzato da Veronica: Giorgio era un pranoterapeuta classico – di grado theta – con frequenze predominanti fino a 8 Hz. Anche Veronica ne fu contenta. Tra loro era nato un feeling che andava al di là del rapporto associativo. Era una ragazza molto carina, sui trentacinque anni, sempre disponibile e allegra. Non proprio come Emma, un po’ pedante e apprensiva, incapace di uscire dal tran tran quotidiano. Veronica gli confermò che le sue capacità sarebbero migliorate attraverso continue esercitazioni e, soprattutto, con l’esercizio della professione di guaritore. Sapeva che Giorgio era un avvocato ma non conosceva quale attività svolgesse e, soprattutto i suoi impegni. Una volta saputi, gli suggerì di iniziare con esercitazioni su soggetti che volontariamente si prestavano, dopo essersi rivolti alla APT per avere indicazioni su chi incontrare per trattamenti pranoterapeutici. In cambio della disponibilità non veniva fatta pagare loro la prestazione. Dopo un paio di mesi di pratica avrebbe potuto iniziare la professione di pranoterapeuta, previa iscrizione all’albo dell’Associazione che gli avrebbe messo a disposizione uno studio per i trattamenti, con segreteria, nello stesso edificio dell’Associazione. Veronica si sarebbe attivata per ottenere il permesso di lavoro in Svizzera.
Così fece e, dopo tre mesi di pratica con esiti molto positivi, Giorgio iniziò le visite dal venerdì pomeriggio al sabato pomeriggio e, talvolta, in caso di urgenza, la domenica mattina. All’inizio passava la notte di venerdì e – se necessario – di sabato, in hotel. Poi, col passare del tempo e l’approfondimento dell’amicizia, a casa di Veronica. Direte: passi da gigante nella professione di guaritore e nella vita affettiva!

Raccontò a Emma gli sviluppi della sua passione, guardandosi bene dal toccare il tema Veronica. Emma non era assolutamente contenta della scelta di esercitare la pranoterapia part time, anche se questa non intaccava il tran tran della professione di avvocato e il ménage della casa, salvo il particolare – non trascurabile – della sua assenza nei weekend! Nonostante ciò, per il quieto vivere Emma lasciò correre. Invece se la prese moltissimo quando Giorgio le disse che avrebbe abbandonato la professione di avvocato per dedicarsi a tempo pieno alla pranoterapia. Non fu sufficiente spiegarle che dopo più di un anno era più che convinto che il suo futuro fosse quello del guaritore, attività che gli dava soddisfazione dai punti di vista etico e materiale. I ricavi ottenuti dalla professione, in franchi svizzeri, erano tre-quattro volte superiori a quelli di avvocato presso la società di assicurazioni.

Emma, che sotto sotto era una donna gelosa, cominciò a sospettare che ci fosse di mezzo una donna. Pensò: “Mi sbaglierò, ma con il cambio radicale della professione … qui gatta ci cova!”. Giorgio le aveva parlato di Veronica, di come l’aveva aiutato all’inizio per aprirgli la strada della pranoterapia. Al momento non gli aveva fatto caso, ma poi … “Due più due fa quattro”. L’affrontò dicendogli: “Te la fai con Veronica! Non te lo permetterò fino a quando vivremo sotto lo stesso tetto! Ti dirò di più: o lei o me”. E fu così che Giorgio decise di trasferirsi definitivamente a Lugano da Veronica.

Due anni dopo era diventato uno dei pranoterapeuti più quotati della città, con richiamo dal Canton Ticino e dall’area di Como e Varese. Ottenuto il divorzio da Emma sposò Veronica e iniziò una nuova vita.

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