Il necrologio


Il racconto andrà a fare parte del libro intitolato provvisoriamente “Racconti e scritti preferiti” che riunirà i racconti per i quali i lettori hanno mostrato particolare gradimento una volta pubblicati su WordPress, Facebook, Linkedin, Pinterest e Tumblr.

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Il necrologio

Tutto cominciò una domenica mattina quando Giulio lesse alla pagina dei necrologi del Corriere:

Leandro e Lucilla Montagna piangono la scomparsa di Giulio Raimondi sincero amico, mentore e collega, acuto osservatore delle vicende della vita, capace di ogni sensibilità, e partecipano al grande lutto della famiglia.

Al momento pensò a un caso di omonimia. Una volta aveva letto alla rubrica Lettere al Direttore del Corriere di un altro Giulio Raimondi cui il Direttore aveva risposto a proposito di un quesito sull’Odissea. Incuriosito era andato su Google e, inserito nome e cognome, l’omonimo era risultato essere un professore di lettere antiche che aveva scritto due libri: La vita dei Cesari e Domiziano imperatore. Non pensò fosse uno scherzo, perché sarebbe stato uno scherzo macabro. Da parte di chi? Colleghi di lavoro dell’INAIL o amici del caffè dove andava a bere ogni tanto un Campari shakerato? Lo escluse.


Mentre elucubrava sulla possibile origine del necrologio arrivò Laura, la moglie che, ignara, disse di avere ricevuto una telefonata da un tale Dario che con voce di circostanza le aveva fatto le condoglianze e chiesto com’era accaduto. Aveva letto l’annuncio sul Corriere e si era premurato di fare le condoglianze,
«Al primo momento non avevo capito di chi parlasse, poi ho intuito che si riferiva a te! Mi ha detto che eri una brava persona e che non meritavi di morire così giovane!».
«Gli ho risposto ringraziandolo della cortesia, precisando che godevi di ottima salute ed eri vivo e vegeto. Si è sentito sollevato, si è scusato per la chiamata e mi ha pregato di salutarti tanto». Seguì un trillo di cellulare. Era Lorenzo. «Ciao Giulio, vedo che sei in gran forma. Sei il solito spiritoso burlone, ma stavolta hai voluto superare te stesso. Addirittura, darti per morto. Non è neanche il primo di aprile …». Giulio rispose che non era uno scherzo, almeno non suo scherzo, che stava bene e che anche lui era rimasto scioccato: «Non ho ancora capito chi e per quale motivo, sempre che ci sia, possa avere pubblicato il necrologio. Probabilmente un’omonimia piuttosto che uno scherzo, che sarebbe lugubre, di cattivo gusto».


Nella mattinata ricevette altre due telefonate da amici che volevano avere notizie sulla sua salute. Pensò allora di chiamare i cugini di Firenze e di Milano per evitare che si preoccupassero inutilmente. Si consultò con Laura che disse che per lo stesso motivo avrebbe chiamato le sorelle e la madre.
Nel pomeriggio giunsero tre composizioni floreali. Una di queste, con dedica Al caro Giulio con tutto il mio affetto. Armida insospettì molto Laura che lo subissò di domande per sapere chi fosse.
«Armida …, chi è costei? Non potevi scioglierne una con un nome più bello?».
«Armida, maga mussulmana, personaggio della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso!», rispose Giulio, aggiungendo che era una ex collega che aveva aiutato in un momento di difficoltà. La faccenda non finì lì perché in seguito fu ripresa più volte da Laura.
Nel tardo pomeriggio Giulio ricevette ancora due telefonate: una da Gerolamo, un collega che chiamava anche per conto di altri colleghi per avere notizie sul decesso, l’altra da Luigi, uno dei due cognati, che disse che alcuni conoscenti gli avevano chiesto come fosse accaduto. «Ti hanno visto venerdì pomeriggio al caffè, vivo e vegeto e volevano sapere come, perché e quando era successo. Non ne sapevo nulla perché Gabriella non mi aveva ancora informato della telefonata di Laura»


La mattina seguente, mentre si accingeva ad uscire di casa per andare in ufficio, il custode gli mostrò una grande e bella corona di fiori con la dedica I colleghi INAIL. Gli domandò che cosa volesse significare. Uno scherzo? No, rispose Giulio e spiegò l’accaduto con grande stupore del custode. Prima di andare in ufficio passò al caffè dove alcuni lo guardarono senza proferire verbo. Il barista con un gran sorriso gli disse che era felice di vederlo in forma smagliante anche se un necrologio del Corriere riportava che i funerali si sarebbero svolti alle 11.30 dello stesso lunedì. Uno dei presenti, sollevato, volendo essere spiritoso, gli disse che avrebbe dovuto affrettarsi per non arrivare tardi al suo funerale.
Giunto alla sede dell’INAIL, ai tornelli le guardie lo salutarono senza commenti. Entrato nel corridoio degli uffici, i colleghi, che quella mattina erano stati informati tempestivamente da radio scarpa, lo festeggiarono con abbracci, pacche sulle spalle e strette di mano come fosse resuscitato. Dissero che erano spiacenti di non essere riusciti a fermare la consegna della corona perché chi si era premurato di inviarla non era stato informato dell’equivoco per tempo.
Tutto per un’omonimia! Chi era deceduto? Forse il professore o chissà chi altro e chissà che cosa aveva combinato in vita!

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