Occhi verdi (Elli)


Era il 1964 quando Guido, studente del terzo anno del Politecnico, trascorse i mesi di luglio e agosto a Zwolle, nel nord-est dei Paesi Bassi, per uno stage presso la Stork Diesel Motoren. L’azienda produceva motori diesel marini per piccole navi, come pescherecci, e per grandi navi con pistoni delle dimensioni di una cabina d’ascensore.

L’Interfacoltà, l’organizzazione che aveva organizzato lo stage, gli aveva trovato una sistemazione non molto lontano dalla fabbrica, presso una famiglia che offriva agli studenti mezza pensione con cena. Il padrone di casa era un gran personaggio: diceva di essere agnostico e sacerdote della cat religion. Raccontava che, ad Amsterdam, durante la Seconda guerra mondiale, per sopravvivere aveva dovuto mangiare, come molti altri olandesi, topi di fogna grossi come gatti.

Guido non frequentava molte persone al di fuori dell’ambiente di lavoro, dove era apprezzato per l’accuratezza con cui svolgeva le attività che gli venivano assegnate. Un giorno, a metà luglio, affacciandosi alla finestra della sua camera da letto, notò una ragazza dai capelli biondi alla finestra della casa di fronte. Lei mostrò di gradire il suo interesse, rispondendogli con un gran sorriso e salutandolo con la mano.

Nei giorni seguenti, i due si scambiarono saluti e baci dalle finestre, finché non decisero di uscire insieme il sabato seguente. Elli era molto simpatica e bella. Aveva un bel sorriso, occhi verdi magnifici e una carnagione leggermente ambrata, diversa dal pallore delle altre ragazze del posto. Quel sabato, Elli volle mostrare la città a Guido. A piedi, attraversarono un canale su una chiatta collegata a un cavo con uno stelo e spinta da un barcaiolo, come se fosse una gondola, e arrivarono al centro della città, dove si teneva un mercato molto affollato. Si fermarono per uno spuntino in una birreria all’aperto, dotata di lunghe tavole con ombrelloni, dove mangiarono fish and chips e bevvero un’ottima Amstel.

Nei sabati seguenti si incontrarono ancora, fecero lunghe passeggiate, chiacchierarono a lungo e si scambiarono teneri baci da fidanzati. Finché un giorno lei gli comunicò che il padre voleva conoscerlo. Così, Guido si recò a casa di Elli, dove, in piedi al suo fianco, incontrò il signor Bert De Wit, un rispettabile contabile di cinquant’anni, comodamente seduto su una poltrona nel soggiorno. Dopo lo scambio di saluti, il padre lo apostrofò così:

«Elli dice che sei italiano. Conosco bene gli italiani: hanno i capelli lunghi, le basette folte e portano il coltello dietro alla cintura».

Guido, sorpreso, rispose in perfetto inglese: «Forse lei ha conosciuto solo emigrati italiani poveri e poco istruiti. In Italia vivono anche persone rispettabili come lei e come me».

Il signor De Wit, sorpreso ma colpito dalla pronta risposta, fece cenno a Guido di accomodarsi per approfondire la conoscenza. Dopo aver ricevuto risposte chiare ed esaurienti alle domande riguardanti gli studi universitari, la famiglia e la città in cui Guido viveva, la conversazione si concluse con queste parole: «Va bene. Mia moglie e io usciamo, voi potete rimanere».

Fu così che Guido ed Elli, con il consenso dei genitori, trascorsero una serata indimenticabile che, ai tempi, i loro coetanei italiani avrebbero potuto solo sognare.

 

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