Il debito pubblico italiano ha ormai superato una soglia simbolica: 3.000 miliardi di euro. Secondo i dati più recenti della Banca d’Italia, nel 2025 il debito ha raggiunto circa 3.095 miliardi. Una cifra impressionante, che spesso domina il dibattito pubblico. Ma il valore assoluto da solo non basta per capire se il debito sia sostenibile. Per valutare davvero la situazione bisogna guardare soprattutto a due fattori: il rapporto tra debito e Pil e il costo degli interessi.
Debito pubblico / PIL (2010–2025)

Come si è evoluto il debito negli ultimi quindici anni?
L’andamento del debito italiano negli ultimi quindici anni è stato fortemente influenzato da tre grandi eventi economici.
La crisi dello spread (2010–2013)
Tra il 2010 e il 2013 l’Italia attraversò uno dei momenti più difficili della sua storia finanziaria recente. Durante la crisi del debito sovrano europeo:
. il PIL ristagnò o diminuì,
. lo spread sui BTP superò i 500 punti,
. il costo del finanziamento del debito aumentò rapidamente.
In soli tre anni il rapporto debito/PIL passò dal 115% a circa il 129%.
La lunga stagione dei tassi bassi (2015–2021)
Dal 2013 la politica monetaria della Banca Centrale Europea cambiò radicalmente lo scenario. I tassi di interesse scesero ai minimi storici e l’acquisto di titoli pubblici da parte della BCE ridusse molto il costo del debito.
Questo creò una situazione quasi paradossale: il debito continuava ad aumentare, ma il peso degli interessi diminuiva.
Lo shock pandemico (2020)
Nel 2020 la pandemia provocò uno shock senza precedenti:
. il debito aumentò di circa 160 miliardi
. il PIL crollò bruscamente
Il risultato fu un’impennata del rapporto debito/PIL fino al 155%, il livello più alto della serie storica recente. Negli anni successivi, grazie alla ripresa economica e all’inflazione che ha fatto crescere il PIL nominale (*), il rapporto è tornato a scendere fino a circa 135% nel 2023–2024, prima di risalire leggermente nel 2025.
Spesa per interessi sul debito (2010–2025)

Il ritorno dei tassi: perché gli interessi stanno aumentando
Dopo anni di condizioni finanziarie molto favorevoli, lo scenario è cambiato rapidamente. Con il ritorno dell’inflazione nel 2022, la Banca Centrale Europea ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse. Questo ha avuto un effetto diretto sul costo del debito pubblico.
La spesa annuale per interessi è passata da:
. 57 miliardi nel 2021
. 79 miliardi nel 2023
. circa 85 miliardi nel 2024
. oltre 90 miliardi stimati nel 2025
Il motivo è strutturale: ogni anno lo Stato italiano deve rifinanziare circa 350–400 miliardi di titoli di Stato. Quando i tassi salgono, il nuovo costo si trasferisce gradualmente su tutto lo stock di debito.
Il vero nodo: crescita economica contro costo degli interessi
Il punto decisivo non è soltanto quanto è grande il debito. La sostenibilità dipende soprattutto da un equilibrio fondamentale tra due variabili:
. la crescita nominale dell’economia(*)
. il tasso medio di interesse sul debito
Se l’economia cresce più rapidamente dei tassi, il rapporto debito/Pil può diminuire anche con un debito in aumento.
Se invece la crescita rallenta e i tassi restano elevati, il peso degli interessi torna rapidamente a pesare sui conti pubblici.
Dopo la lunga parentesi favorevole dei tassi bassissimi tra il 2015 e il 2021, l’Italia sembra quindi entrare in una nuova fase in cui la gestione del costo del debito diventerà uno dei temi centrali delle prossime politiche di bilancio.
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(*) nominale: include l’inflazione