Le chiavi di Portofino e altri racconti


Da qualche giorno è stato pubblicato da Youcanprint (www.youcanprint.it) il mio secondo libro di racconti intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. In questo articolo presento l’indice del libro con una breve sintesi di ognuno dei 19 capitoli. Alcuni di questi, evidenziati, sono già stati pubblicati sul blog nei mesi scorsi. Il libro riunisce racconti di contenuto vario, genuinamente prodotti dalla fantasia su spunti di fatti realmente accaduti.

Le chiavi di Portofino e altri racconti, disponibile presso Youcanprint, si può trovare anche presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it.

INDICE

Premessa

Diciannove racconti inediti di vario genere dei quali cinque, i più corposi, occupano metà del libro. Il primo, intitolato Le chiavi di Portofino, è di genere poliziesco. Un furto inspiegabile viene risolto da un brigadiere dei carabinieri con l’aiuto del RIS e dei padroni di casa. Il monastero di Santa Caterina, secondo racconto, di genere storico, trae ispirazione dalla ricerca condotta su un monastero di clausura lombardo soppresso alla fine del ‘500. Il terzo racconto, Patagonia, è dedicato alla terra argentina di natura selvaggia e di paesaggi incredibili sotto un cielo sterminato di stelle che paiono caderti addosso. Il modello, il quarto, è frutto della fantasia con spunti e riferimenti tecnico-scientifici. Uno studente di fisica sperimenta con un modello la possibilità di mitigare la temperatura dell’atmosfera di una città utilizzando d’estate il freddo invernale e d’inverno il caldo estivo. La pranoterapia è il tema del quinto racconto, Il guaritore, tratto da esperienze e fatti di cronaca conditi dalla fantasia. Un avvocato si scopre pranoterapeuta e, nonostante l’opposizione della moglie, decide di cambiare professione e stile di vita.

Gli altri racconti traggono spunto da fatti realmente accaduti, a livello personale o di amici. Anche in questi, la fantasia è sempre presente, come il prezzemolo.

Patagonia, Il modello, e Tuoni e fulmini hanno ragazzi come co-protagonisti e sono idonei a essere considerati racconti tutorial.

Le chiavi di Portofino

Una sera due coniugi anziani ricevono la visita dei ladri nella loro casa di vacanze mentre si trovano al ristorante con amici. Non riescono a capacitarsi di come possa essere avvenuto il furto perché le serrande della casa erano chiuse e l’allarme inserito. Svelerà il mistero un brigadiere dei carabinieri con l’aiuto del RIS e degli stessi coniugi.

La crostata di mele

Si crea confusione tra il marito e la cagnetta di una signora che chiede a un cameriere tre fette di torta.

Il crisantemo e la spada

Un ingegnere brasiliano, manager di una società di ingegneria e costruzione, impegnato in Giappone per l’acquisizione del controllo di un’azienda locale, scopre la vera natura della cultura giapponese. Ciò gli consente di concludere felicemente la trattativa entrata in stallo.

Il manuale

Il capo reparto di un importante impianto tecnologico aspira da tempo ad entrare in possesso del manuale in dotazione al tecnico tedesco che interviene per riparare i guasti all’impianto. Una volta fotocopiate, con uno stratagemma, tutte le pagine del manuale, si rende conto che avrebbe potuto averne una copia tutta per sé, semplicemente chiedendola al tecnico.

Il monastero di Santa Caterina

Alla fine del ‘500, in occasione di una visita apostolica a un monastero di clausura di montagna, una badessa cerca di tenere nascosto al vescovo visitatore l’esistenza di due monache incinte, temendo conseguenze per il monastero e per lei stessa. Una monaca è però costretta ad ammettere al vescovo d’esserne a conoscenza. Le due monache confessano di avere infranto il voto di castità e vengono punite severamente, così come tocca a due giovani, colpevoli di averle ingravidate. Il visitatore raccomanda la soppressione del monastero a causa della vulnerabilità e fatiscenza, e richiede che le monache siano trasferite in città ad altro monastero.

Reset

Resettare, ovvero ripristinare la configurazione usuale di un cellulare o di un tablet, è un’operazione che, soprattutto le prime volte, dà un po’ d’ansia anche alle persone non ansiose. Il trucco è tenere duro. Come si dovrebbe fare nella nostra vita, anche se in questo caso non appare un segnale (la melina bianca nel caso di Apple) che ci avverte che tutto andrà a posto.

Il portafoglio

Durante un viaggio in treno in uno scompartimento di prima classe, un manager è costretto ad assistere alle effusioni di una giovane coppia distesa comodamente sul divano opposto al proprio. Dopo avere bevuto un caffè bollente servito da uno strano addetto, cade addormentato. Al risveglio il portafoglio e la coppia sono scomparsi. Chi l’avrà alleggerito?

Titito mi amor

Un ingegnere italiano è impegnato nella costruzione di un impianto in Argentina, lontano dalla moglie. Invitato a pranzo dal Project Manager del cliente per seguire alla televisione la partita Italia-Argentina, per una serie di coincidenze finisce sotto le coperte con i padroni di casa. Non succede nulla, ma il ricordo di quel pomeriggio é ancora presente nella sua mente.

Patagonia

Un tributo all’Argentina e in particolare alla Patagonia terra di paesaggi incredibili, di natura selvaggia sotto un cielo sterminato di stelle che paiono caderti addosso. E il ricordo di una bella e duratura amicizia.

L’equivoco

Un manager milanese rivede dopo dieci anni una ex fiamma da lui rispettata in ogni senso durante il fidanzamento e dalla quale, causa una scivolata d’ala della madre, era stato lasciato. Si incontrano di nuovo e fanno l’amore con passione come lui avrebbe voluto se avesse potuto. Saputo il motivo dell’astinenza durante il fidanzamento, l’ex fiamma gli dà una notizia che lo lascia di sasso.

Tuoni e fulmini

In primavera inoltrata, durante un temporale, un nonno si trova sulla terrazza con due nipoti che lo interrogano sulla pericolosità dei fulmini e sull’origine e propagazione dei tuoni, domande cui puntualmente risponde. Spiega loro anche come calcolare la distanza di caduta dei fulmini.

Semplice curiosità

Al circolo, un giocatore di golf di una certa età viene invitato a giocare da un’ospite svizzero-tedesco, mancino e con la fede all’anulare sinistro. Il golfista, curioso, vuole avere conferma della religione dell’ospite che risponde dichiarandosi protestante fidanzato e non cattolico sposato, come poteva sembrare.

Il modello

Uno studente di fisica, con il consenso e supporto economico del padre, costruisce il modello di un sistema di mitigazione delle temperature per verificare la possibilità di mantenere l’atmosfera di una città alla temperatura di 20-22° durante tutto l’anno. Sperimenta positivamente il modello con il quale partecipa a un concorso per giovani inventori vincendo il secondo premio. Nonostante gli evidenti benefici in temimi di risparmio energetico e di miglioramento delle condizioni ambientali, la sperimentazione non trova pratica applicazione per l’elevato costo iniziale.

La relatività della vita

Tre amici dibattono sulla durata della vita di una farfalla e di una formica per concludere che anche la vita dell’uomo è effimera se comparata alla storia conosciuta del mondo. Pertanto, grande è l’insipienza di coloro che si comportano come fossero eterni.

La cumbia e il rock

Un ingegnere texano di Houston si trova a La Paz per un incontro di lavoro. Fa conoscenza con una bella ragazza uruguaiana e tra i due nasce grande simpatia. La invita al ristorante dell’hotel dov’è alloggiato e dopo una lauta cena perde conoscenza mentre si scatena in un rock nella discoteca dello stesso albergo. Si risveglia con una maschera d’ossigeno mentre viene portato in camera.

Moscerini pungenti

Tre amici discutono sull’origine e natura di moscerini pungenti di dimensione infinitesima che affliggono due di essi ed esprimono ipotesi sulla loro genesi.

Il guaritore

Un avvocato crede di essere in grado di guarire attraverso l’imposizione delle mani. Sebbene la moglie e il cognato medico lo scoraggino, ottiene da un’associazione qualificata la conferma di avere capacità pranoterapeutiche. Per un tempo continua ad esercitare la professione, coltivando la pranoterapia durante i weekend. A seguito degli ottimi risultati ottenuti, decide di dedicarsi esclusivamente alla nuova professione, cambiando stile di vita.

Cambio epocale

Tre amici discorrono sulla situazione di stallo creatasi a seguito del risultato delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 che attribuiscono al cambiamento epocale nella relazione tra partiti e cittadini, elettori e simpatizzanti. Due di loro sostengono che il cambiamento sia dovuto al migliore utilizzo di internet nella propaganda elettorale da parte di tre dei cinque principali partiti in lizza, attraverso le social app.

Anni 50

Alcune rimembranze degli anni ‘50 per coloro che non hanno vissuto quei tempi affinché abbiano un’idea di come si viveva allora e possano valutare il differenziale con i tempi attuali.

Le chiavi di Portofino e altri racconti è stato pubblicato


E’ stato pubblicato da Youcanprint (www.youcanprint.it) il mio secondo libro di racconti intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti che riunisce racconti di contenuto vario, genuinamente prodotti dalla fantasia e basati su spunti di fatti realmente accaduti. Si può acquistare presso Youcanprint e, tra le altre, presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Feltrinelli, ibs.it.

Di seguito riporto la Premessa al libro.

Diciannove racconti inediti di vario genere dei quali cinque, i più corposi, occupano metà del libro. Il primo, intitolato Le chiavi di Portofino, è di genere poliziesco. Un furto inspiegabile viene risolto da un brigadiere dei carabinieri con l’aiuto del RIS e dei padroni di casa. Il monastero di Santa Caterina, secondo racconto, di genere storico, trae ispirazione dalla ricerca condotta su un monastero di clausura lombardo soppresso alla fine del ‘500. Il terzo racconto, Patagonia, è dedicato alla terra argentina di natura selvaggia e di paesaggi incredibili sotto un cielo sterminato di stelle che paiono caderti addosso. Il modello, il quarto, è frutto della fantasia con spunti e riferimenti tecnico-scientifici. Uno studente di fisica sperimenta con un modello la possibilità di mitigare la temperatura dell’atmosfera di una città utilizzando d’estate il freddo invernale e d’inverno il caldo estivo. La pranoterapia è il tema del quinto racconto, Il guaritore, tratto da esperienze e fatti di cronaca conditi dalla fantasia. Un avvocato si scopre pranoterapeuta e, nonostante l’opposizione della moglie, decide di cambiare professione e stile di vita.

Gli altri racconti traggono spunto da fatti realmente accaduti, a livello personale o di amici. Anche per questi, la fantasia è sempre presente, come il prezzemolo.

Patagonia, Il modello, e Tuoni e fulmini hanno ragazzi come co-protagonisti e sono idonei a essere considerati racconti tutorial.

Patagonia


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Racconto pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Vuole rappresentare un tributo all’Argentina e in particolare alla Patagonia terra di paesaggi incredibili, di natura selvaggia sotto un cielo sterminato di stelle che paiono caderti addosso. E anche il ricordo di una bella e duratura amicizia. Le chiavi di Portofino e altri racconti è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Patagonia

“Nonno, guarda cosa abbiamo trovato nella libreria. Un libro con la copertina pelosa, proprio pelosa”. “E’ il Martin Fierro!”, rispose il nonno che stava scrivendo nel suo studio quando Lucio e Ginevra, due dei suoi nipoti, si avvicinarono con un libro voluminoso, con la copertina di pelle di vitello da latte, un regalo ricevuto da amici e colleghi argentini quasi cinquant’anni prima. “E’ un libro molto famoso in Argentina. Per me e la nonna rappresenta un ricordo del bellissimo tempo trascorso in quel paese tanti anni fa” “Ma … cos’è il Martin Fierro”, chiese Ginevra.                                                                 “Dovresti dire chi è, perché Martin Fierro era un gaucho, un cowboy della pampa argentina. Il libro narra la sua storia e ne esalta il carattere fiero e indipendente. È molto popolare in Argentina dove tanti considerano il gaucho l’autentico rappresentante del paese”. I nonni avevano ricevuto in regalo il Martin Fierro alla despedida, la festa di commiato che in Argentina si dà in onore degli amici che partono. Il nonno mostrò ai nipoti la pagina del libro con la lunga dedica e le firme degli amici e colleghi argentini.   “Il libro è molto bello”, disse Lucio accarezzando la copertina. “Quando siete stati in Argentina?”, chiese Ginevra. “Vedo che siete molto interessati. Pertanto, vi racconterò alcune storie dell’Argentina e della Patagonia, il territorio che occupa il cosiddetto cono sud del Sudamerica. Divisa tra Argentina e Cile, la Patagonia è grande circa tre volte l’Italia, se si include la Terra del Fuoco, la parte estrema del cono”. “Sì, nonno! Raccontale”, dissero in coro i nipoti.

“Poco meno di cinquant’anni fa, quando ero un giovane ingegnere di un gruppo italiano attivo nella produzione e commercio del cemento, fui inviato a fare esperienza presso un impianto che si trovava vicino a La Plata, la capitale della provincia di Buenos Aires. Con me c’era la nonna. Eravamo giovani, io non ancora trentenne, lei poco più che ventenne. Lì passammo venti mesi molto belli e formativi sia per il lavoro che per la vita. Avevamo tanti amici, con i quali partecipavamo a pantagrueliche grigliate di carne [asados] e passavamo lunghe serate a parlare di tutto. A quell’età, fu un’esperienza entusiasmante. Ricordo che il capodanno fummo invitati da Carlos Giuliani, un collega argentino di origine italiana, alla festa della famiglia che si teneva a Buenos Aires in casa del padre, noto imprenditore locale. Quella sera giungemmo, da italiani nordisti, puntualissimi all’appuntamento. Ci ricevettero con grande meraviglia. La festa non era ancora iniziata e gli invitati non erano ancora arrivati. Ci fecero accomodare e ci misero a nostro agio. Non sapevamo che in Argentina non si usa arrivare in orario alle feste! Dopo mezzanotte il padre di Carlos ci raccontò la storia della famiglia. Ci mostrò le fotografie di Luca, nonno di Carlos, che arrivò in Argentina nell’anno 1880 all’età di venticinque anni. Veniva dall’Abruzzo dove la numerosa famiglia aveva un allevamento di pecore, troppo piccolo per bastare a tutti. Emigrò in Argentina con un amico. Esperto di pastorizia, creò nella provincia di Buenos Aires un allevamento di pecore che incrementò molto in pochi anni. Nel frattempo, aveva sposato Lucia, la nonna di Carlos, una bella signora di origine lucana. Poi, a seguito dell’introduzione degli allevamenti bovini nella provincia di Buenos Aires – che scalzarono quelli ovini – gli interessi della famiglia si spostarono in Patagonia dove nonno Luca trasferì la numerosa figliolanza. Un luogo magnifico con spazi enormi e selvaggi battuti dai venti, che danno la sensazione di essere in una terra alla fine del mondo. Una natura maestosa e incontaminata fatta di laghi, montagne, vulcani, ghiacciai e cascate. Lì nonno Luca sviluppò ulteriormente l’attività di produzione e commercio della lana. Così nacque la fortuna della famiglia Giuliani in Argentina”. “Molto interessante, molto bravo il nonno di Carlos!”, commentò Ginevra, Lucio consenziente.

“Da quanto avete sentito”, continuò il nonno”, nacque il desiderio, di vostra nonna e mio, di fare un viaggio in Patagonia che, nei mesi in cui stemmo, non riuscimmo a visitare. Esattamente venti anni dopo il nostro rientro in Italia organizzammo, con una coppia di nostri amici, un viaggio in Patagonia e Terra del Fuoco, a cavallo di fine d’anno. Rivedemmo Buenos Aires dove avevamo passato molti week end, da soli o con gli amici. Teatro, film in lingua italiana, ristoranti di tutti i tipi e gusti, caffè, spettacoli di tango, i barrios [quartieri] di San Telmo, della Recoleta, di Palermo, le avenidas [grandi viali] con otto, dieci corsie. Il giorno dopo il nostro arrivo a Buenos Aires, Carlos organizzò un grande asado con gli amici dei vecchi tempi. Passammo una bellissima e simpatica serata. Dopo la rimpatriata, volammo per tre ore al sud per arrivare a Rio Gallegos, la capitale della provincia di Santa Cruz, nella Patagonia meridionale. L’Argentina è molto vasta, è nove volte più grande dell’Italia! In auto, percorrendo strade sterrate, dalla mattina alla sera attraversammo la Patagonia argentina dall’Oceano atlantico fino a El Calafate, sul Lago Argentino, alle pendici delle Ande. Una distesa sterminata di colline verdi e ondulate con pochi alberi, tutti con la chioma piegata, in centinaia d’anni, nella direzione del vento. Il nostro albergo era lo stesso usato dai famosi rocciatori Ragni dì Lecco quando si trovavano a El Calafate per scalare le difficili pareti delle montagne più famose delle Ande. Il giorno dopo andammo ad ammirare da vicino il grandioso ghiacciaio Perito Moreno, conosciuto in tutto il mondo. Vedemmo staccarsi dal ghiacciaio enormi ammassi di ghiaccio che, come piccoli iceberg, galleggiavano sul lago. Il giorno successivo facemmo una crociera sul lago fino agli immensi ghiacciai, un’estesa e accecante barriera all’ovest del bacino. Un altro giorno, ancora, attraversammo il confine con il Cile, presidiato da giganteschi gendarmi, con uniformi simili a quelle dei soldati tedeschi della seconda guerra mondiale, e giungemmo alle famose Torres del Paine. Uno spettacolo indimenticabile. Ritornati a Rio Gallegos, con un’ora di volo arrivammo a Ushuaia, la città più a sud della Terra del Fuoco argentina. In auto, attraversando un paesaggio da favola, raggiungemmo una estancia [grande fattoria] che ci avevano raccomandato di visitare. La proprietaria [estanciera] non c’era, Ci dissero che due giorni prima aveva lasciato l’estancia a cavallo con il gregge – 25.000 pecore! – e che sarebbe tornata dopo qualche giorno. Ci permisero egualmente di visitare l’estancia. Vedemmo i recinti [corrales] attraverso i quali le pecore sono avviate, incolonnate, al capannone [galpon] per essere tosate con macchinette elettriche. Ci spiegarono che nel capannone, la lana viene lavata ed essiccata prima di essere imballata con presse di fabbricazione tedesca, datate 1880! Toccammo così con mano l’industria della lana descrittaci vent’anni prima dal padre di Carlos. Ritornammo a Buenos Aires per una cena e un ultimo spettacolo di tango, prima di rientrare in Italia. Un viaggio magnifico che ricorderemo per sempre”.

Lucio e Ginevra avevano ascoltato il racconto in silenzio e con attenzione. “Non siete più tornati in Argentina?”, chiese Ginevra. “Sì, sei anni dopo, per una crociera in Antartide”. “Antartide?”, domandò Lucio. “Sì, il continente dove si trova il Polo Sud. Ci andammo pressappoco nello stesso periodo dell’anno, ai primi di gennaio, sempre con gli stessi amici. Arrivammo a Buenos Aires, dove ci fermammo un paio di giorni, proseguimmo con un lungo volo diretto fino a Ushuaia, nella Terra del Fuoco dove eravamo già stati nel precedente viaggio. Ci imbarcammo su una nave rompighiaccio tedesca – mi pare si chiamasse Bremen, con 160 passeggeri e 120 persone di equipaggio – e attraversammo tranquillamente, di notte, lo stretto di Drake, che separa il Sudamerica dall’Antartide, fino alla penisola antartica. Lì arrivati, raggiungemmo alcune isole, completamente coperte di neve e ghiacci, navigando su gommoni pilotati dal personale della nave. Sulle isole visitammo colonie di migliaia di pinguini – una grande puzza di guano, i loro escrementi -, vedemmo cormorani e altri uccelli marini, foche, trichechi, leoni ed elefanti marini. Un grande spettacolo! In Antartide alcune nazioni dispongono di basi stabili raggiungibili anche con aerei dotati di pattini. Attraccammo al pontile di una base argentina e la visitammo in lungo e in largo. Durante la crociera vedemmo anche paesaggi lunari, grigi come il piombo. Navigavamo nei canali tra le isole e la terraferma frantumando con il rompighiaccio il leggero strato solido che ricopriva la superficie del mare. Ricordo che al ritorno a Ushuaia attraversammo nuovamente lo stretto di Drake, questa volta con il mare molto agitato. Tranne me e qualche altro, tutti i passeggeri soffrivano il mal di mare e si erano rifugiati in cabina. Sebbene non sia un gran marinaio, raggiunsi la plancia di comando da dove assistetti con emozione allo spettacolo della prua che si inabissava nel mare per poi riemergere con prepotenza dalle onde.

Da Ushuaia volammo a Bariloche, località di montagna, anche sciistica, a circa 1.500 chilometri a sud-ovest di Buenos Aires, invitati da Alberto, vecchio amico ed ex compagno di università. Con Alberto e Dora, la moglie, facemmo un’escursione in battello sul lago. Immaginate il lago di Como, come poteva essere migliaia d’anni fa, libero da paesi sulle rive e sulle pendici dei monti. Da Bariloche volammo a Buenos Aires dove Carlos organizzò in nostro onore una simpatica cena con gli amici dei vecchi tempi e le mogli. Con Carlos sono rimasto sempre in contatto, oggi via mail”. “Una bella e lunga amicizia”, conclusero in coro i nipoti.

La moglie nuora e altri racconti


Nella seconda metà del 2017, volendo cimentarmi in qualcosa di diverso dalle precedenti pubblicazioni, provai a scrivere un libro di racconti che fosse un po’ “brioso”. Nacque così La moglie nuora e altri racconti, sedici storie brevi, ognuna con una base di verità originale derivata da esperienze personali, di amici e conoscenti o desunta da fatti di cronaca. In ogni racconto uno o più fatti realmente accaduti sono mixati con fatti e personaggi immaginari e trasposti in tempi e/o luoghi diversi, reali o fantastici. Denominatore comune dei racconti è la donna, con la sua determinante partecipazione. Di seguito troverete La Proposta uno dei capitoli del libro che tratta delle avventure di un ingegnere italiano in Messico che riceve una proposta irrinunciabile destinata a cambiare la sua vita. La copertina è stata ideata e realizzata da me. Il libro mi piace molto. Fatemi conoscere la vostra opinione.

La moglie nuora e altri racconti è stato pubblicato ed è disponibile presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it, L’editing dell’estratto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La Proposta (Valeria)

Franco, direttore commerciale di una società di costruzioni, si trovava a Città del Messico per partecipare a una riunione convocata per trovare una soluzione al finanziamento di un progetto siderurgico entrato in difficoltà con il cambio presidenziale. Era una tranquilla domenica mattina: aveva viaggiato il giorno prima con un volo da Milano via Amsterdam e passato la notte all’Hilton Reforma, uno dei più noti alberghi della città. Verso le dieci, dopo una leggera colazione a base di papaya e mango, decise di fare due passi lungo l’avenida fiancheggiata dall’hotel.

Venti minuti dopo si fermò a un caffè con tavolini all’aperto dove era stato altre volte nei precedenti viaggi. Lì si poteva gustare un ottimo Campari shakerato accompagnato da appetitosi bocadillos. Il bar era frequentato da persone per bene e anche per questo gli piaceva. Mentre sorseggiava il Campari in una grande coppa a forma di cono rovesciato, fu avvicinato da un signore di una certa età che si era alzato da un tavolino, distante qualche metro dal suo, dove si trovava seduto con un’altra persona.

“Buongiorno signore”

“Buongiorno a lei”, rispose Franco.

“Permette che mi presenti?”, chiese il signore con un leggero accento spagnolo, “il mio nome è Mauro Vincenzi”.

“Lieto di conoscerla”, rispose Franco e diede nome e cognome.

“Sa, è da tempo che il mio collega ed io la stiamo osservando, non solo oggi. Lei è già stato in questo caffè. Ci ha colpito per il suo contegno, per come veste e … per il suo portamento. Pensiamo che lei non sia né messicano né residente, ma italiano, a Messico per motivi di lavoro. Posso chiederle che attività svolge?”

“Sono ingegnere e sto seguendo un progetto a Monterrey”

“Ecco, immaginavo fosse ingegnere. Quanti anni ha?”

“Trentasei”

“Perfetto, anche il mio collega era sicuro che lei fosse la persona giusta!”

“Giusta per che cosa?”

“Giusta per la proposta che le vorremmo fare. Permette che chieda al collega di unirsi a noi?”

“Faccia pure”.

L’altro signore li raggiunse e sedette al tavolino. Parlando un discreto italiano, disse: “Sono molto lieto di fare la sua conoscenza: sono Giuseppe Soncini e vivo in Messico da più di cinquant’anni. Sbarcai a Veracruz con i miei genitori quando avevo dieci anni. Sono un imprenditore nel settore delle costruzioni, con un’attività molto ben avviata. Il signore col quale lei stava parlando è un avvocato, mio amico, che mi sta aiutando a portare a termine questo mandato. Dovrebbe sapere che Valeria, mia unica figlia, è rimasta vedova a soli ventitré anni. Una tragedia. Il marito, italiano, un ingegnere come lei, che l’amava moltissimo, morì due anni fa in un incidente aereo, in avioneta, all’età di trentadue anni. Dalla morte del marito Valeria si è chiusa in se stessa, non vuole vedere nessuno. Mia moglie ed io siamo molto preoccupati: abbiamo chiesto un parere all’amico avvocato che ci ha suggerito di presentare a Valeria un buon partito, come riteniamo sia lei”

“La ringrazio per la testimonianza e per la considerazione riposta nella mia persona nonostante non ci siamo mai incontrati prima. Si dà il caso, però, che io sia sposato con due figli e quindi …”

“Ma non le ho ancora detto tutto! Mia figlia è una bellissima ragazza, ha vinto concorsi di bellezza ed è un’ereditiera. Oltre alla dote di due milioni di dollari, che sono pronto a bonificare al futuro genero, con la morte del marito Valeria ha ereditato una fortuna in edifici e terreni pari a più di venti milioni di dollari. Ci pensi bene: sono molti soldi e in più una ragazza bellissima, il tutto da comparare con una moglie e due figli che lei potrebbe sempre mantenere in Italia, facendo fare loro una vita da nababbi”

“Si, ma …”

“Inoltre, lei avrebbe un ruolo importante nella mia impresa di costruzioni, vicepresidente per iniziare, per poi ereditarla dopo il mio ritiro”

“Certo, ma …”

“Dopotutto si tratterebbe di un doppio matrimonio in paesi lontani tra loro. Chi lo verrebbe a sapere? Da noi, chi può permetterselo ha almeno due famiglie. A lato della famiglia principale ne ha un’altra, detta casa chica, con moglie, figli e parenti. Nel nostro caso si tratterebbe di stabilire quale delle due è la casa chica: quella in Italia o quella in Messico. Per quanto detto, direi che la casa chica dovrebbe essere quella italiana”

“Se ho ben capito, non dovrei rinunciare ma declassare la mia famiglia a serie B per un’ereditiera che non conosco, che dovrebbe diventare la mia vera moglie. Mi pare una proposta indecente”

“Indecente, non direi”, replicò l’avvocato. È un contratto che tutti vorrebbero firmare, non solo per i soldi ma anche per la ragazza”

“Non le abbiamo ancora fatto vedere una foto di Valeria”, disse il padre. “Veda che bel viso, che bel sorriso, veda questa in bikini: cosa le avevo detto, ha vinto concorsi di bellezza. Ci pensi bene prima di rifiutare”

“Stando così le cose dovrei prendere in considerazione la vostra proposta. Datemi però tempo per riflettere. Non è un passo facile per una persona come me”

“Le andrebbe bene un mese per prendere la decisione? Ci ritroveremo qui ai primi del mese prossimo. Si ricordi che mia figlia non dovrà mai venire a sapere che il matrimonio è stato combinato. Molto lieto di averla conosciuta”. Poi pregò l’avvocato di lasciare a Franco il biglietto da visita.

“Arrivederci”, “Arrivederci”.

“Buongiorno”, “Buongiorno”.

Franco era lusingato della proposta, interessante sotto ogni aspetto, ma nel contempo molto dibattuto: era in gioco la famiglia con moglie e due figli. Come avrebbe potuto lasciarli o tenerli in secondo piano? Che fare? Dirlo a Daniela – la moglie – oppure aspettare per vedere come sarebbero andate le cose? Decise per il momento di non dirle nulla. Una volta conclusa la riunione del progetto rientrò a Milano e non sfiorò il tema con Daniela neppure quando gli disse che le sembrava preoccupato. “Questioni di lavoro”, tagliò corto Franco, “quasi certamente dovrò tornare a Messico alla fine del mese”. Decise che sarebbe andato comunque all’appuntamento per verificare come stavano veramente le cose e conoscere la ra-gazza. Per coincidenza – strana coincidenza pensò – fu indetta a Messico un’altra riunione del progetto per il secondo giorno del mese seguente. Chiese tre giorni di ferie in modo da disporre del tempo sufficiente per approfondire la proposta e dare la risposta.

Lì giunto, telefonò all’avvocato per fissare l’appuntamento con lui e il padre di Valeria. All’incontro disse che non aveva ancora preso una decisione anche se era interessato ad approfondire. Gli premeva conoscere due cose: la ragazza e la sua situazione patrimoniale. Decisero di procedere così: i documenti da esaminare sarebbero stati disponibili presso l’ufficio dell’avvocato, mentre l’incontro con la ragazza sarebbe avvenuto occasionalmente affinché Valeria non sospettasse che fosse stato combinato: Franco avrebbe partecipato a un vernissage di un promettente pittore messicano durante il quale, con una scusa qualsiasi, l’avvocato l’avrebbe presentato a Valeria. Il giorno dopo, nell’ufficio dell’avvocato, Franco ebbe la conferma dell’ottima situazione immobiliare e finanziaria della ragazza. Nel pomeriggio al vernissage gli venne presentata Valeria: una bellissima ragazza con viso e corpo splendidi. Portava un’elegante blusa ricamata sotto la quale si intravedevano seni sodi e puntuti.

“Molto lieto di conoscerla”, esordì Franco.

“Anche da parte mia”, rispose Valeria. “Parlo italiano perché ho studiato alla Dante Alighieri e ho avuto un marito romano”.

Seguì una piacevole conversazione che toccò diversi temi: arte, musica, vacanze e sport. Alla fine Franco la invitò a cena per la sera del giorno seguente.

“Potremmo fare questa sera?”, rispose Valeria, domani sera avrei un impegno”

“Va bene per questa sera”, rispose Franco, “potremmo cenare a La Taberna, un ristorante italiano vicino all’Hilton, dove al- loggio, alle otto e mezzo, se sei d’accordo”

“Va bene”, confermò Valeria, “ciao, a questa sera” “Ciao, a dopo”, la salutò Franco.

Una giornata impegnativa per il nostro: esame della situazione patrimoniale di Valeria, sua conoscenza e ora cena tête-à-tête con lei. Valeria giunse puntualissima al ristorante. Indossava un top da sera di lamé con calzoncini di velluto nero che mettevano in risalto le bellissime gambe abbronzate. Il ristorante era la versione messicana di una taverna italiana con grandi tavoli rettangolari, panche e tovaglie abbondanti a scacchi rossi e bianchi. Era presto per la cena a Messico, quindi non ci fu nessun problema per la scelta del posto. Sedettero uno di fronte all’altro nel mezzo di un tavolo d’angolo, un po’ appartato. Dopo gli ordini, continuarono la conversazione iniziata al vernissage. Mentre cenavano, approfondendo la conoscenza reciproca, arrivò, in compagnia di una ragazza, un amico di Valeria che la apostrofò così:

“Cosa fai con questo tipo, non dovresti stare con i tuoi amici?”

“Lasciami in pace”, rispose Valeria.

“Ti avevo avvertito”, ribatté l’amico con un atteggiamento tra lo scherzoso e il minaccioso, e si allontanò con la ragazza.

Dopo di ciò, come per chiedergli scusa dell’intrusione e per manifestargli la sua simpatia, allungandosi un poco sotto il tavolo, Valeria lo accarezzò dolcemente con il piede nudo: al primo momento, non capendo, Franco ebbe una sensazione di disagio, subito convertita in sorriso di compiacimento. E si domandò quale potesse essere il significato di un gesto così affettuoso. Sul finire della cena Franco invitò Valeria alla discoteca dell’Hilton che si trovava all’ultimo piano dell’hotel. All’entrata gli venne richiesta la giacca. “Scendiamo un attimo in camera a prenderla”, disse a Valeria. Arrivati nella stanza, mentre Franco toglieva la giacca dall’armadio, Valeria si levò il top e con grande naturalezza, a seno nudo, si volse a Franco sorridendo. Dopo l’abbraccio e il bacio che seguì, si avvicinarono al grande letto matrimoniale, dove si lasciarono cadere con delicatezza, continuando a baciarsi e a scambiarsi tenerezze. “Che bello. È magnifico”, commentò affettuosamente Valeria. Dopo avere fatto l’amore si infilarono sotto le coperte abbracciati. Ripeterono la performance a mezzanotte prima di addormentarsi e, infine, un’altra volta verso le cinque di mattina, prima che Valeria lasciasse l’hotel per non dare troppo nell’occhio.

Nacque così una grande passione, con sbandata da parte di entrambi, cui fece seguito un altro incontro la sera dopo, avendo Valeria annullato l’impegno. A seguito di questa seconda notte Franco fu sempre più convinto della strada da seguire e prese la decisione. Incontrò nuovamente il padre di Valeria al quale confermò l’accettazione della proposta. Chiese e ottenne una scrittura, sottoscritta dal futuro suocero e dall’avvocato, a conferma del bonifico di due milioni di dollari da eseguire il giorno delle nozze. Con scrittura a parte gli venne riconosciuta la nomina a vicepresidente e la cessione del 50% delle azioni dell’impresa di costruzioni quando il suocero si sarebbe ritirato. L’altro 50% sarebbe andato a Valeria che – da parte sua – aveva confermato che l’ingegnere italiano che le era stato presentato dall’avvocato le piaceva moltissimo e sa- rebbe stato il marito ideale.

Tornato a Milano Franco raccontò a Daniela l’occasione offertagli “da un impresario di origine italiana residente in Messico”. Spiegò: due milioni di dollari, l’impresa di costruzioni, la ragazza, la casa chica, naturalmente a Messico.

“Come hai potuto accettare tutto questo? Non hai pensato a noi?”, chiese Daniela.

“Ho pensato a voi e al vostro futuro. La decisione non è ancora stata presa, deve essere confermata, ma sarebbe un delitto non accettare la proposta”.

Dopo qualche giorno Daniela si mostrò disponibile a prendere in considerazione la proposta sia per non perdere definitivamente il marito sia per assicurare il futuro dei figli e suo. Trascorso un mese dal suo ultimo rientro a Milano, Franco ritornò a Messico una settimana, per lavoro. Il weekend si recò con Valeria, in avioneta, a Zihuatanejo, località esclusiva sul Pacifico. Valeria, in T shirt e pantaloncini bianchi, era abbronzatissima. Giocarono una partita di pallavolo con coetanei di Valeria, lei e le amiche in topless. Grande eccitazione. Notte d’amore in bungalow. “Che bello! Magnifico!”, ripeté più volte Valeria. La domenica pomeriggio, al rientro a Messico, non appena giunti sull’altopiano, l’avioneta iniziò a librarsi come fosse un foglio di carta in balia del vento. Le correnti ascensionali dovute alla differenza di temperatura tra pianura e altopiano facevano svolazzare il piccolo aereo mentre il pilota cercava, con difficoltà, di mantenerne il controllo. Improvvisamente si scatenò una tempesta e una violenta grandinata colpì le ali e la fusoliera dell’avioneta. Valeria andò in panico sia per il rumore assordante causato dalla grandine sulla fusoliera – che faceva rimbombare la cabina – sia per il ricordo del marito, morto in circostanze analoghe. Franco cercò di confortarla, pur essendo anch’egli scioccato e frastornato dal rumore. Cessata la grandine e passata la tempesta, tutto tornò come prima e i due ripresero colore e voglia di vivere e amarsi.

Il martedì seguente Franco rientrò a Milano dove ebbe il colloquio decisivo con la moglie. Daniela era ormai convinta che il marito avrebbe comunque accettato la proposta ed era preparata a tutto pur di salvaguardare il futuro dei figli e suo. Franco le confermò di avere accettato la proposta e che avrebbe sposato Valeria: in cambio avrebbe avuto molti soldi e un incarico importante in una azienda solida che un giorno sarebbe diventata sua. Cosa poteva desiderare di più?

“Come pensi di mantenere la promessa di assicurare ai nostri figli e a me un futuro onorevole, come se tu fossi ancora con noi?”, chiese Daniela.

“Non vi dovete preoccupare: depositerò sul tuo conto corrente un importo iniziale di 100.000 € per le spese extra e ogni mese riceverai un bonifico di 10.000 € per le spese correnti. Questo dovrebbe essere sufficiente per farvi condurre una vita più che decorosa.”

Daniela accettò la proposta economica di Franco sapendo che, se si fosse opposta, avrebbe comunque seguito il suo impulso. Franco chiese e ottenne dall’azienda un mese di ferie e ritornò a Messico per il matrimonio. Si sposò con rito civile: non accettò il matrimonio religioso adducendo di essere cattolico praticante. Il viaggio di nozze, offerto dal suocero, durò tre settimane e toccò Rio de Janeiro, le Cascate del Iguazu, Buenos Aires, la Patagonia e il Perito Moreno, la Terra del Fuoco. Un viaggio indimenticabile.

Al termine delle ferie rientrò in Italia. Diede le dimissioni motivandole con un lavoro molto promettente che gli era stato offerto in Messico. Gli venne concesso di ridurre il preavviso a un mese con la promessa di passare puntualmente le consegne al suo vice. Visse l’ultimo mese in Italia con i figli e la moglie alla quale bonificò sul conto corrente l’importo concordato per le spese extra e, prima di partire, il primo mensile per le spese correnti. Promise infine a lei e ai figli che sarebbe rientrato in Italia quattro volte all’anno.

Nonostante le buone intenzioni Franco tornò in Italia solo due volte all’anno i primi due anni, una sola volta il terzo, per poi non farsi più vedere. Negli anni seguenti non fece mancare nulla alla famiglia e in particolare ai figli, i quali ricevettero bei regali in occasione delle feste e dei compleanni. Daniela, ancora giovane e bella, trovò un altro compagno col quale visse splendidamente, senza alcun problema economico e affettivo. Qualche anno dopo Valeria si mise con Julio, il ragazzo che l’aveva apostrofata in tono tra lo scherzoso e il minaccioso la sera del loro primo incontro a La Taberna. Julio, innamorato di Valeria, non aveva mai rinunciato a lei e, soprattutto, non aveva accettato che si fosse risposata con un altro gachupin italiano. Alla fine Valeria, che non aveva avuto figli neanche da Franco, l’ebbe vinta: chiese e ottenne il divorzio in cambio della cessione gratuita, a Franco, dell’altro 50% delle azioni della società che aveva ricevuto dal padre al momento del suo ritiro. Franco, ormai assorbito totalmente dal lavoro, non si oppose al divorzio perché così avrebbe potuto disporre dell’impresa di costruzioni a suo piacimento. Un giorno avrebbe potuto cederla ad altri e, chissà, ritornare in Italia ricco come un nababbo, in barba a tutti.