La cumbia e il rock


o006_noseda_cover_15x21_25062018 copiaRacconto inedito pubblicato nel libro intitolato Le chiavi di Portofino e altri racconti. Trae spunto da un fatto realmente accaduto qualche anno fa. Un ingegnere texano di Houston si trova a La Paz per un incontro di lavoro. Fa conoscenza con una bella ragazza uruguaiana e tra i due nasce grande simpatia. La invita al ristorante dell’hotel dov’è alloggiato e dopo una lauta cena perde conoscenza mentre si scatena in un rock nella discoteca dello stesso albergo. Si risveglia con una maschera d’ossigeno mentre viene accompagnato in camera dal personale dell’albergo. L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

La cumbia e il rock

Non tutti conoscono La Paz, la capitale amministrativa della Bolivia, fondata dai conquistadores spagnoli nel 1548, ai tempi della colonizzazione delle Ande. In origine fu detta Nuestra Señora de La Paz per commemorare il ripristino della pace. È una città piena di contrasti dove il mix di culture, tra cui la spagnola e l’indigena, crea un’atmosfera magica. Si trova a un’altitudine media di 3.650 metri sopra il livello del mare ed è la capitale più alta nel mondo.

L’Hotel Camino Real, cinque stelle, si trova nelle vicinanze di un grande parco, non distante dal centro. Lì Ray Carter, ingegnere minerario texano sui quarant’anni, si registrò un martedì di aprile, a fine mattinata, dopo essere atterrato all’aeroporto internazionale di El Alto. Era partito da Houston il pomeriggio del giorno precedente. Il giorno dopo l’arrivo gli era stato fissato un appuntamento con il direttore generale del Ministero delle risorse minerarie. Scopo dell’incontro ottenere maggiori informazioni su una gara indetta per lo sfruttamento di un campo del giacimento di litio di Uyuni, il più grande del mondo, con una superficie pari al 3% dell’Italia. Secondo riviste specializzate, sotto il lago salato di Uyuni, si troverebbe addirittura la metà delle riserve mondiali di litio!

Dopo il check-in in albergo, un ragazzo lo guidò alla camera, molto spaziosa ed elegante. Per riprendersi dal lungo viaggio fece una doccia e si sdraiò sul letto per una siesta. Si svegliò alle quattro del pomeriggio. Chiese al servizio in camera un club sandwich e una birra, si vestì con jeans, camicia e golf, prese un taxi e si fece portare alla Plaza Mayor, nel centro della città, dove sedette a un caffè all’aperto. Al tavolino vicino sedeva una bella ragazza bruna sui trent’anni, che stava leggendo con attenzione una guida turistica. Vistasi osservata, la ragazza accennò un leggero sorriso che Ray scambiò per un invito a scambiare quattro chiacchiere. “Mi chiamò Ray, texano di Houston”, disse, “lavoro nel settore minerario. Mi trovo qui, per la prima volta, per affari. Mi fermerò un paio di giorni”. Le chiese se conoscesse luoghi caratteristici della città da visitare. Lei disse di chiamarsi Selene, uruguaiana, turista, da due giorni a la Paz dopo avere visitato Sucre, l’altra capitale della Bolivia. “La guida”, precisò, “cita, da non perdere, la Cattedrale, il Museo Nacional de Etnografia y Folklore, il mercato centrale, Plaza Murillo, dove si trovano il Palacio Legislativo e il Palacio Presidencial, e il Mirador Killi Killi, un punto panoramico da cui si gode una vista della città a 360 gradi”. Prima che scendesse la sera, decisero di andare insieme al Mirador che si trova su una collina non distante dal centro. Una vista mozzafiato sulla città e sui monti che la circondano tra cui l’Illamani che si staglia imponente con le tre cime sempre innevate. I custodi del Mirador spiegarono loro che il nome dell’osservatorio deriva da un piccolo uccello rapace che un tempo viveva da quelle parti. Selene era molto carina e si trovavano bene insieme. Ray pensò di invitarla a cena al ristorante del Camino Real. La ragazza accettò volentieri e disse che si sarebbe trovata nella hall dell’hotel alle 20.00, dopo essersi cambiata d’abito.

Puntualissima, Selene si presentò con un vestito molto elegante, con una scollatura vertiginosa che colpì immediatamente la fantasia di Ray. Si sedettero a un bel tavolo d’angolo, ordinarono una cena coi fiocchi e bevvero ottimo vino rosso spagnolo. La conoscenza si era rapidamente trasformata in amicizia e, secondo Ray, in qualcosa di più. Decisero di andare alla discoteca dell’hotel, una delle meglio frequentate della città, pregustando entrambi quanto sarebbe seguito. Ray volle ballare la cumbia, una danza a coppie accompagnata da musica popolare colombiana. Poi si scatenò in un rock fino a quando, senza rendersi conto, perse conoscenza. Si svegliò con una maschera d’ossigeno sul volto mentre il personale dell’hotel lo accompagnava in camera. Selene era scomparsa. Si era dileguata pensando a un infarto. Sconcertata e preoccupata, non voleva essere coinvolta.

La mattina seguente Ray era tornato in forma a seguito di una lunga e pesante dormita, un caffè bollente e una doccia giusta. Andò all’appuntamento con il direttore generale del Ministero ed ebbe tutte le informazioni per le quali era andato a La Paz. Al Ministero incrociò l’addetto commerciale dell’ambasciata americana, pure lui texano, di Dallas, che, sentito il racconto della serata, gli raccomandò: “Se vuoi fare l’amore a La Paz devi bere tè di coca e non vino. Dovresti cenare leggero, per esempio con una trota di lago che, tra l’altro, qui è molto buona. Non dovresti andare in discoteca a ballare in modo sfrenato come hai fatto ma, piuttosto, dovresti andare direttamente in camera con l’amica. In ogni caso, per prudenza, sarebbe meglio avere a portata di mano una maschera di ossigeno!”

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