L’articolo del Financial Times “Why birth rates are falling everywhere all at once” di John Burn-Murdock sostiene che il crollo delle nascite nel mondo non dipende più soltanto dal fatto che le coppie fanno meno figli, ma soprattutto dal fatto che si formano meno coppie; e tra i possibili motori di questo cambiamento mette in primo piano la trasformazione della vita sociale prodotta da smartphone, social media e isolamento giovanile.

Di seguito un riassunto ragionato prodotto con Claude/Antropic.
La tesi centrale: il crollo dei tassi di natalità negli ultimi 10-15 anni è troppo rapido e troppo globale per essere spiegato dalle cause economiche classiche (precarietà dei giovani, gap di genere in istruzione e reddito), che sono cambiamenti graduali. Paesi con sistemi sanitari, regimi di welfare, leggi sull’aborto, tradizioni religiose e andamenti demografici molto diversi hanno tutti registrato una rottura simile nella stessa finestra temporale – un segnale che la causa dev’essere qualcosa di globale arrivato ovunque quasi nello stesso momento.
Il “colpevole” individuato: gli smartphone e la connettività mobile ad alta velocità. Le nascite sono diminuite prima e più rapidamente nelle aree che hanno ricevuto la connettività mobile ad alta velocità più precocemente, e la stessa dinamica si osserva a livello globale: Stati Uniti, Regno Unito e Australia dal 2007; Francia e Polonia dal 2009; Messico e Indonesia dal 2012; Ghana, Nigeria e Senegal dal 2013-15. Il calo è molto più marcato tra i giovanissimi: il tasso di natalità tra le 15-19enni negli USA è sceso del 71% tra il 2007 e il 2024, mentre tra le 35-39enni è addirittura aumentato del 9% – un andamento che ricalca esattamente i pattern d’uso dello smartphone per fascia d’età.
La portata del fenomeno: in più di due terzi dei 195 paesi del mondo il numero medio di figli per donna è sceso sotto il “tasso di sostituzione” di 2,1; in 66 paesi la media è ormai più vicina a 1 che a 2. Le previsioni ONU si sono rivelate clamorosamente sbagliate: nel 2023 si stimavano 350.000 nascite in Corea del Sud, contro le 230.000 reali. Anche paesi a reddito medio-basso come Messico, Brasile, Tunisia, Iran e Sri Lanka sono scesi sotto il tasso di natalità statunitense, invecchiando prima ancora di arricchirsi.
Le conseguenze: l’invecchiamento riduce la forza lavoro (la stagnazione giapponese dagli anni ’90 è quasi interamente spiegata da bassi tassi di natalità), e la spesa crescente per pensioni e assistenza toglie risorse agli investimenti in infrastrutture, alimentando una politica anti-sistema. Il punto chiave è che il calo delle nascite avviene spesso nonostante, non a causa di, i desideri delle persone – cioè molte persone vorrebbero ancora avere figli, ma qualcosa nel loro stile di vita digitale lo ostacola.