An Iranian Vision of the New Middle East


Per porre fine alla guerra e garantire la pace è necessario un nuovo approccio alla sicurezza regionale

Titolo e sottotitolo del post sono tratti da un saggio di M. Javad Zarif – ex ministro degli Esteri iraniano e accademico – pubblicato il 20 luglio 2026 su Foreign Affairs, un’autorevole rivista americana dedicata alle relazioni internazionali e alla politica estera.

Il contesto

M. Javad Zarif scrive dopo il fallimento dell’intesa raggiunta a giugno tra Teheran e Washington in Svizzera. Il disaccordo si è concentrato sullo Stretto di Hormuz: l’Iran riteneva di aver promesso solo un “impegno al meglio” per il transito sicuro delle navi commerciali per 60 giorni, mentre gli USA interpretavano l’accordo come un libero passaggio incondizionato. Trump ha dichiarato l’intesa conclusa, e le ostilità sono riprese.

La tesi centrale

Secondo Zarif, né l’Iran né gli USA hanno interesse a proseguire la guerra. Washington, sostiene, sta distraendo risorse dal suo vero obiettivo strategico di lungo periodo — il “pivot” verso l’Indo-Pacifico — e la pressione militare non ha piegato né il governo né la popolazione iraniana, dimostrando che Teheran non può essere esclusa da un futuro assetto di sicurezza regionale.

Lo Stretto di Hormuz

L’autore giustifica la chiusura dello stretto come misura esistenziale di sicurezza in tempo di guerra, non come coercizione economica: poiché armi e componenti militari destinati contro l’Iran transitano per quelle acque, Teheran ritiene legittimo limitarne l’accesso finché dura il conflitto. Riconosce però che questa leva è fragile, perché rischia di isolare l’Iran diplomaticamente e di incentivare rotte alternative (pipeline, corridoi terrestri) che ne annullerebbero il valore strategico.

Una proposta di pace

Zarif delinea un possibile accordo: gli USA riconoscerebbero l’integrità territoriale iraniana, revocherebbero le sanzioni e le designazioni terroristiche e contribuirebbero a un fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari; in cambio l’Iran offrirebbe garanzie permanenti di non proliferazione nucleare (ratifica del Protocollo Aggiuntivo IAEA, codificazione legale della fatwa del defunto Ayatollah Ali Khamenei contro le armi nucleari).

Il ruolo di Israele

L’autore indica Israele come principale ostacolo alla pace, accusandolo di aver innescato i conflitti recenti e di opporsi sistematicamente a ogni distensione, citando anche la situazione a Gaza e in Libano. Chiede a Washington di esercitare pressione su Gerusalemme.

Una nuova architettura regionale

Infine, Zarif propone che gli stati del Golfo Persico costruiscano una sicurezza autonoma dalle potenze esterne, basata su dialogo istituzionalizzato, un consorzio regionale di arricchimento nucleare a scopi pacifici (con il coinvolgimento di Cina, Russia e USA), un fondo di sviluppo condiviso e infrastrutture di connettività regionale (ferrovie, energia, digitale).

Lascia un commento