Qualche settimana fa ho letto su Foreign Affairs, una autorevole rivista americana dedicata alle relazioni internazionali e alla politica estera, un articolo di Maurizio Molinari che tratta un tema riguardante i destini dell’Europa. Ho pensato che potesse essere utile una sintesi ragionata dello scritto per chi non avesse avuto l’opportunità di leggere l’articolo.
La tesi
L’Europa affronta una minaccia esistenziale a due facce – esterna e interna – e secondo Molinari l’unica via d’uscita è completare l’integrazione, fondendo l’agenda di riforma di Mario Draghi con la leadership politica della Germania di Friedrich Merz.
Il fronte esterno: un mondo “sottosopra”
Trump viene presentato come il principale fattore di instabilità: le minacce su Groenlandia, i dazi, l’attacco all’Iran (che ha scatenato una crisi energetica) e il sostegno implicito alle destre europee. Sul piano Ucraina, gli europei leggono in Putin il tentativo di riscrivere l’ordine post-Guerra Fredda a danno dell’UE, mentre l’avvicinamento Mosca-Pechino (esercitazioni cinesi in Bielorussia, supporto indiretto di Pechino a Mosca) fa temere una saldatura tra le due minacce. Molinari ipotizza tre scenari da un’eventuale intesa Trump-Putin-Xi: guerra tra grandi potenze, una “nuova Yalta” con sfere d’influenza, o un disfacimento dell’ordine internazionale verso un mondo hobbesiano – tutti dannosi per Bruxelles.
Il fronte interno: il populismo
- Francia: instabilità cronica (cinque premier in due anni), con il Rassemblement National dato in vantaggio nei sondaggi.
- Germania: l’AfD è appaiata o davanti alla CDU; per la prima volta dal dopoguerra l’estrema destra potrebbe puntare alla cancelleria nel 2029.
- Italia: Meloni offre stabilità, ma nel 2027 rischia pressioni sia da Salvini (Lega) sia da una possibile alleanza PD-M5S.
- Regno Unito: Reform UK di Farage in crescita, con possibile freno alla cooperazione UE-UK su difesa e migrazione.
L’immigrazione è indicata come motore principale del malcontento populista – un nodo che Molinari ritiene troppo divisivo da affrontare subito, suggerendo di puntare prima su riforme economiche e benessere sociale, rinviando la questione migratoria a un momento politicamente più favorevole.
La proposta: idee italiane, potenza tedesca
Il piano Draghi (rapporto 2024 per la Commissione) si basa su quattro pilastri: competitività economica, investimenti in AI, riforma energetica, difesa comune, il tutto subordinato al superamento del voto all’unanimità in favore del voto a maggioranza. Draghi non ha però il potere per realizzarlo; né lo hanno Meloni (coalizione euroscettica), né Macron (troppo debole). Resta solo Merz, leader di una coalizione centrista CDU-SPD, descritto come l’unico capace di tradurre in pratica l’agenda di Draghi – per il suo pragmatismo verso Trump (Groenlandia, Iran), il riarmo tedesco e i recenti accordi con Meloni e con altri leader UE su competitività e difesa.
Le guerre in corso come banco di prova
I conflitti avrebbero mostrato sia le falle (difesa frammentata: dieci tipi diversi di obici forniti all’Ucraina dai vari Stati membri) sia un modello promettente — la cooperazione ad hoc tra alcuni Stati (Francia, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Spagna, con il Regno Unito) per proteggere Cipro e i partner del Golfo. Da qui la proposta di procurement comune delle armi e di un mercato energetico unificato (acquisti congiunti di gas, reti elettriche transfrontaliere, eurobond per finanziare il tutto).
Conclusione di Molinari
Se l’agenda Draghi e la leadership Merz si fondessero con successo, l’UE potrebbe evitare di essere vittima sia della convergenza Trump-Putin-Xi sia del populismo interno, diventando un attore geopolitico autonomo nel ridisegno dell’ordine internazionale del XXI secolo.