Autolavaggio


Quando Giorgio ritirò l’auto dall’autolavaggio, era soddisfatto. La carrozzeria brillava come uno specchio e perfino i cerchi sembravano appena usciti dal concessionario.

Mentre stava per salire, uno degli addetti gli si avvicinò.

«Mi scusi, ingegnere… abbiamo trovato una cosa che forse è meglio che sappia.»

Giorgio si fermò.

«È successo qualcosa?»

«Nulla di grave. Però, durante la pulizia dell’abitacolo, abbiamo avvertito un odore piuttosto sgradevole. Lo abbiamo eliminato.»

Giorgio spalancò gli occhi.

«Un odore? Io non ho mai sentito niente.»

L’uomo annuì con aria comprensiva.

«Capita spesso. Chi usa l’auto tutti i giorni finisce per abituarsi. Noi, invece, lo percepiamo subito.»

«E da dove proveniva?»

«Dalle prese d’aria tra il cofano e il parabrezza. Molto probabilmente un gatto è salito sul cofano ancora caldo e… ha lasciato un ricordo.»

«Pipì di gatto?»

«Esattamente.»

Giorgio restò perplesso.

«Ma la mia macchina è parcheggiata sempre nel garage di casa o in quello dell’ufficio.»

«Basta una sola sosta all’aperto. Un parcheggio davanti al supermercato, una visita da un amico… I gatti hanno una fantasia sorprendente.»

La spiegazione sembrava plausibile. In fondo, qualche volta l’auto l’aveva lasciata fuori.

«Come avete fatto a eliminarlo?»

L’addetto estrasse un piccolo barattolo.

«Con questa polvere specifica. È l’unica che neutralizza completamente il problema.»

«Vi devo qualcosa?»

«No, ci mancherebbe. Però, visto che il barattolo è stato aperto proprio per lei, se vuole può portarlo a casa. Costa tredici euro. Con lo sconto.»

Tredici euro.

Una cifra così modesta da non meritare una discussione.

Giorgio pagò, infilò il barattolo nel bagagliaio e tornò a casa.

La sera raccontò l’episodio alla moglie.

«Pensa un po’: un gatto aveva fatto pipì sulla macchina.»

Lei lo guardò incuriosita.

«Ma tu l’odore l’avevi sentito?»

«No.»

«Io nemmeno.»

Per qualche secondo rimasero in silenzio.

Poi Giorgio scoppiò a ridere.

«Sai qual è la cosa strana?»

«Cosa?»

«Da quando mi hanno parlato di quell’odore… mi sembra quasi di sentirlo.»

Qualche giorno dopo incontrò un vecchio amico, professore di psicologia.

Gli raccontò la vicenda.

L’amico sorrise.

«Forse il gatto è esistito davvero. Oppure no. Non è questo il punto.»

«E quale sarebbe?»

«Che una volta suggerito un problema, il nostro cervello comincia a cercarne le prove. E più il problema è invisibile, più diventa difficile dimostrare che non esista.»

Giorgio rimase pensieroso.

Ripensò a quante volte aveva visto lo stesso meccanismo all’opera.

Consulenti che scoprivano rischi impensati, esperti che individuavano nuove emergenze, venditori che rivelavano difetti mai notati prima. Tutti pronti, naturalmente, a offrire la soluzione.

Forse qualcuno risolveva davvero problemi autentici.

Ma altri sembravano avere un talento diverso: inventarli.

Perché eliminare un problema è un mestiere rispettabile.

Crearne uno, e poi farsi pagare per farlo sparire, può essere ancora più redditizio.

Da allora Giorgio conservò quel piccolo barattolo nel bagagliaio.

Non lo usò mai.

Ogni tanto lo guardava e sorrideva.

Non gli ricordava un gatto.

Gli ricordava quanto sia facile convincere una persona di avere bisogno di una soluzione… quando prima le si è insegnato ad avere paura di un problema che, forse, non aveva mai avuto.

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