Due pesi e due misure


Spiaggia di Forte dei Marmi, ore nove del mattino. Giorgio, dopo aver sistemato il lettino di Laura in modo che sia ben esposto al sole, si è messo tranquillo a leggere le notizie sull’iPhone, sdraiato sotto l’ombrellone. Una leggera brezza rende piacevole la mattinata. Laura, arrivata all’ombrellone prima di lui, era andata a fare una passeggiata lungo la battigia.

La lettura viene interrotta dal bagnino. «Mi scusi, signor Briganti. Mi spiace disturbarla, ma questa mattina avete occupato l’ombrellone numero 7 invece del vostro numero 6.» 

«Mi spiace, mia moglie è arrivata prima di me e non ci ho fatto caso.» 

«Nessun problema, sistemo tutto io.» In pochi istanti il bagnino sposta le spugne, la borsa e riposiziona i lettini.

«Grazie, Pino, molto gentile.»

Quando Laura torna dalla passeggiata, Giorgio le racconta tutto con delicatezza. Lei, con un sorriso che rivela un po’ di sorpresa, risponde: «È successo perché ho pensato che il nostro ombrellone fosse accanto a quello già occupato, come capita ogni mattina. Comunque, Giorgio, visto che la colpa è sempre mia, potresti almeno controllare il numero dell’ombrellone prima di sistemarti sul lettino come un pascià.»

Ora, proviamo a immaginare la stessa scena, ma con i ruoli invertiti. È stato Giorgio ad aver occupato per errore l’ombrellone numero 7.

Al ritorno dalla passeggiata, Giorgio informa Laura con gentilezza: «Il bagnino ci ha avvertiti che abbiamo occupato l’ombrellone 7 invece del 6. Mi sono confuso perché l’ombrellone vicino era occupato, come succede ogni mattina.»

Laura lo guarda e risponde con un sorrisino: «Come si fa a sbagliare una cosa del genere? Bastava leggere il numero sull’asta dell’ombrellone.»

«Mi spiace, mi sono lasciato trarre in inganno.»

«Hai sempre una scusa. Perché non ammetti semplicemente di non aver prestato attenzione?»

Lo stesso errore. Le stesse circostanze. Due giudizi completamente diversi.

È davvero interessante osservare come a volte siamo indulgenti con noi stessi quando facciamo un errore, ma severi con gli altri quando lo fanno. L’imparzialità comincia quando applichiamo a noi stessi il rigore che riserviamo agli altri, e agli altri la comprensione che pretendiamo per noi.

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