Il Falco e il Gabbiano


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La favola fa parte del libro Dieci nuove favole illustrate. Narra la storia di un falco di lago che si perse nella nebbia inseguendo un gabbiano in riva al mare. Trovata la via d’uscita, giunse a un deserto abitato da avvoltoi che lo fecero prigioniero. Un giorno, durante la caccia del Re, salvò la vita al capo degli avvoltoi e, come premio, gli venne ridata la libertà. Sulla via del ritorno al lago incrociò il gabbiano e, questa volta, forte della sua recente esperienza, non lo insegui ma lo trattò come un amico.

Dieci nuove Favole illustrate è disponibile in edizione cartacea ed eBook presso Youcanprint. Inoltre si può trovare presso Amazon e le librerie online e fisiche di Mondadori, Hoepli, Feltrinelli, ibs.it, L’editing del racconto è differente da quello del libro a causa dei diversi programmi di scrittura.

Il Falco e il Gabbiano

Personaggi: Il falco: Chetto; Il gabbiano: Betto; Il capo degli avvoltoi: Toio; il Re

C’era una volta un falco che volteggiava sulle colline e sulla pianura in riva al mare.

I falchi sono uccelli rapaci che cacciano per nutrirsi sia piccoli animali che vivono nelle pianure e sulle montagne, sia uccelli in volo. Per cacciare le prede a terra rimangono immobili nell’aria sfruttando le correnti; dopo avere avere adocchiato una preda, si buttano in una velocissima picchiata favorita dal loro corpo a forma d’aereo, con ali lunghe e appuntite e una lunga coda.

Il nostro falco vide un gabbiano, un bellissimo uccello bianco che quando è in volo sembra un aliante, e si mise a seguirlo per cacciarlo e abbatterlo.

Il gabbiano ha un bel becco giallo, lungo e robusto, e zampe palmate come le papere e tutti gli uccelli acquatici. Vive in colonie e costruisce il nido lungo le coste del mare e dei laghi. Si nutre di pesci, uova e avanzi. Gli piacciono anche gli insetti grandi, come le libellule, e piccoli, come le formiche volanti, e i vermi.

Il gabbiano Betto, con un volo veloce ma non come quello del falco che lo inseguiva, aumentò al massimo la velocità e si buttò a capofitto in un banco di nebbia che si trovava sopra il mare. Il falco seguì il gabbiano come un razzo ma, una volta entrato nella nebbia, perse l’orientamento, e non capì più dove si trovava e dove stava andando. Dopo avere vagato inutilmente, all’improvviso vide un chiarore e capì che poteva uscire dalla nebbia. Uscì e si trovò sopra un deserto, con rocce e sabbie rossastre. Spaesato, atterrò e, subito dopo, fu avvicinato da un avvoltoio.

Gli avvoltoi sono grandi uccelli rapaci che non hanno piume sulla testa e sul collo e hanno le zampe coperte di penne fino alle caviglie. Hanno artigli che, a differenza di altri uccelli rapaci, come il falco, non sono aguzzi ma arrotondati, più adatti per camminare che per afferrare le prede.

L’avvoltoio disse al falco:

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“Mi chiamo Toio, questa zona è sotto il controllo mio e dei miei compari che vedi su quell’albero. Dimmi chi sei, da dove vieni e perché sei qui”.

C47A9183-6E96-437A-B360-2BEEFAB238D5.jpeg“Il mio nome è Chetto, sono un falco di lago, vengo dalla pianura, che si trova al di là della nebbia, dopo avere attraversato il mare. Non riesco a ritornare a casa, nonostante i miei tentativi. Sono qui per caso: stavo cacciando un gabbiano e senza accorgermi sono stato avvolto dalla nebbia da cui sono uscito seguendo un chiarore”.

“Sei sicuro di ciò che stai dicendo? Non racconti frottole? Magari sei venuto a caccia di topi del deserto e di animaletti simili che so che vi piacciono molto!”.

“Assolutamente no, è come ti ho detto. Non voglio rimanere qui ma tornare a casa”.

“Per ora non se ne parla. Rimarrai qui con noi per deliziarci con i tuoi volteggi e picchiate. Noi siamo uccelli pesanti e un po’ goffi e non abbiamo la tua abilità nel volo”-

A sentire questo Chetto si rattristò ma, non avendo alternative, dovette accettare senza fiatare.

Dopo qualche tempo si udirono squilli di tromba. Stava arrivando, a caccia di avvoltoi, il Re con il capo-caccia e il seguito. Il capo-caccia preparò il fucile per il Re e Toio e i suoi compari si misero a debita distanza per non essere colpiti. Il Re sparò il primo colpo e uccise uno dei compari di Toio gettando lo scompiglio tra tutti gli altri.

“Com’é possibile che il tiro sia arrivato fin qui?”. Dicevano gli avvoltoi mentre si allontanavano di gran carriera.

Il Re, che stava usando un fucile nuovo che tirava più lontano e poteva sparare più colpi di seguito, riprese immediatamente la mira per colpire questa volta lo stesso Toio. In quell’istante Chetto, da dove volteggiava, si lanciò come una meteora sul Re sfiorandogli la corona per poi risalire come un razzo verso il cielo. Questa manovra fece sbagliare la mira al Re e salvò la vita a Toio.

A67D9DF0-B7F3-4347-A7CC-FC4B3E2072CCUna volta partito il Re, dispiaciuto di non avere ucciso un altro avvoltoio – gli altri avvoltoi erano intanto fuggiti molto lontano – Toio convocò Chetto per ringraziarlo di avergli salvato la vita.

“Hai dimostrato lealtà verso di noi e in particolare verso me e meriti una ricompensa. Cosa desideri?”

“Tornare a casa, sempre che non vi dispiaccia.”

“Siamo ormai abituati a te e ci spiace molto. Ma capiamo che per te è giunto il momento di fare ritorno a casa. Ti mostrerò io stesso il passaggio attraverso la nebbia per il rientro”.

Chello ringraziò molto Toio, entrò nella nebbia e, seguendo le sue istruzioni, la attraversò e raggiunse il mare, di fronte alla pianura, e al lago dove aveva sempre vissuto.

Mentre sorvolava il mare incontrò Betto che, appena lo vide, si mise a fuggire. Ma Chello lo chiamò con stridi amichevoli e gli disse. “Non ti devi preoccupare, ho imparato che gli uccelli non si cacciano tra di loro perché sono amici. Un amico è la cosa più preziosa che tu possa avere ed è la cosa migliore che tu possa essere”.

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