Il racconto fa parte di un nuovo libro in corso di pubblicazione che riunisce i più recenti racconti per i quali i lettori hanno mostrato particolare gradimento una volta postati su WordPress, Facebook, Linkedin, Pinterest e Tumblr.

Stress da ricarica
Decisero di trascorrere il fine settimana a Santa Margherita. Enrico era un grande appassionato di nuove tecnologie e, in particolare di auto elettriche. Nel 2020 possedeva una BMW i3, una delle prime auto elettriche, un gioiellino, come amava ripetere a chi gli chiedeva informazioni sull’auto. L’autonomia massima della i3 era di 260-280 km e, come per tutti i veicoli elettrici, dipendeva da diversi fattori, tra cui lo stile di guida e, soprattutto, il percorso da affrontare. Ad esempio, l’autostrada è penalizzante per la velocità costante ad alti regimi e soprattutto perché non è possibile recuperare energia elettrica durante i rallentamenti e le frenate, cosa che invece avviene su un percorso misto su strada o, meglio ancora, in città.
Quella volta, nel tentativo di non dover ricaricare l’auto durante il viaggio, Enrico la ricaricò al 95% a Milano, prima di partire. Il computer di bordo della i3 registrò un’autonomia nominale di 260 km. Invece, il navigatore, impostato sulla destinazione Santa Margherita, calcolò un’autonomia effettiva di 220 km. La riduzione di 40 km rispetto ai chilometri nominali era dovuta alla valutazione del suo stile di guida e del percorso, prevalentemente autostradale. All’arrivo, avrebbe dovuto disporrei di un’autonomia residua di 60 km, calcolata sottraendo dalla autonomia effettiva dell’auto i 160 km di distanza tra Milano e Santa Margherita.
Marco sapeva che per viaggiare in sicurezza avrebbe dovuto mantenere il margine di 60 km e che, qualora durante il viaggio l’autonomia residua prevista all’arrivo fosse scesa sotto i 50 km, avrebbe dovuto fermarsi a ricaricare l’auto a Ronco Scrivia, a circa 120 km da Milano. Lì si trovava una stazione di ricarica rapida di Enel X dove avrebbe ricaricato la i3 al 75% in mezz’ora. In autostrada, procedette senza forzare a una velocità di 115 km/h, fino a qualche chilometro prima dell’uscita di Ronco Scrivia quando l’autonomia residua prevista all’arrivo scese rapidamente sotto il limite prefissato dei 50 km. Nonostante ciò, dato che aveva iniziato la discesa verso il mare, contro il parere della moglie, decise di non fermarsi a Ronco Scrivia per ricaricare l’auto e per un “pi-stop”. Come previsto, la discesa aumentò l’autonomia residua prevista all’arrivo a 80 km e, sollevato, lo comunicò alla moglie. Purtroppo, appena superata l’uscita di Bolzaneto, si imbatterono in una lunga coda, seppur scorrevole, che proseguì fino al bivio tra le direzioni di Livorno e Ventimiglia. Arrivati lì, a causa della impercorribilità della galleria che porta a Livorno, furono costretti a proseguire in direzione Ventimiglia e uscire a Genova Ovest.
Il mancato pi-stop si faceva sentire. Durante la discesa verso Genova Enrico cercò, senza successo, una piazzola dove poter sostare. Inoltre, a causa del cambio di itinerario, l’autonomia residua prevista all’arrivo scese a 40 km. Sapeva che, per rientrare in autostrada, avrebbe dovuto raggiungere l’accesso autostradale di Genova Est e, pertanto, attraversare la città percorrendo la sopraelevata, operazione che, con un’autonomia così limitata, sarebbe stata rischiosa. Inoltre, era a conoscenza che alla stazione di servizio di Sant’Ilario, l’unica sull’autostrada fino a Rapallo, non era possibile effettuare alcuna ricarica. Trasmise inconsciamente l’inquietudine alla moglie che iniziò a lamentarsi. «Te l’avevo detto che avremmo dovuto fermarci per la ricarica. Non avremmo avuto questo problema. Non avevi detto che ci saremmo fermati per un “pi-stop”?».
Il disagio per la sosta mancata divenne insopportabile. Una volta uscito a Genova Ovest, fermò l’auto all’incrocio con la viabilità cittadina, al di là del quale si può accedere alla sopraelevata, e scese per un “pi-stop” improvvisato in una piazzola dove erano parcheggiate alcune auto. A mali estremi, estremi rimedi. Uno dei due problemi era risolto. Sollevato, salì sull’auto, l’accese e si rese conto che l’autonomia residua prevista all’arrivo era precipitata a 20 km! Il calcolatore di bordo aveva ricalcolato l’autonomia residua in relazione al nuovo percorso cittadino. Pur trovandosi in grande difficoltà rifletté bene sul da farsi. Cercò sul cellulare la stazione di carica più vicina: si trovava a 11 km, in città. La moglie tornò alla carica: «Perché non ci siamo fermati? E ora cosa facciamo?!». Poi, come in un flash back, Enrico ricordò il suggerimento di Clara, un’amica di Camogli: «Se dovessi trovare chiusa la galleria per Livorno, esci a Genova Ovest, non prendere la sopraelevata ma gira subito a sinistra e prosegui in salita fino all’ingresso di Genova Ovest, che si trova subito dopo l’uscita dalla galleria». Seguì le sue indicazioni e, in pochi minuti, rientrò in autostrada felice e disteso. Nel frattempo, il computer di bordo aveva ricalcolato l’autonomia residua all’arrivo in 60 km, considerando di nuovo il percorso autostradale.
Arrivarono a Santa Margherita con quaranta minuti di ritardo rispetto al tempo previsto dal navigatore a Milano, che non disponeva dell’informazione aggiornata sull’impercorribilità della galleria. Erano entrambi molto sollevati.